Il Disturbo Narcisistico di Personalità

Nell’uso comune della nostra lingua siamo abituati a dare alla parola “narcisista” una connotazione negativa. In verità ci sono periodi della vita e dello sviluppo in cui essere narcisisti è sano ed opportuno e il piccolo narcisista deve essere adeguatamente accolto, riconosciuto ed apprezzato dai genitori. Ciò significa che i comportamenti grandiosi, egoisti ed egocentrici del bambino non devono essere potenziati in modo eccessivo ma nemmeno respinti, inibiti o ignorati. La parola giusta, direi, è regolati nella relazione con i genitori.

Anche nel periodo dell’adolescenza è piuttosto comune e fisiologico mostrare tratti e comportamenti di tipo narcisistico, ciò non è necessariamente patologico o certamente indicativo di un futuro disturbo della personalità.

Che cosa è il Disturbo Narcisistico di Personalità

Il Disturbo Narcisistico di Personalità è una struttura caratterizzata dall’ipersensibilità al giudizio e al rifiuto affettivo.

Si può manifestare con modalità differenti, che vengono definite narcisista overt, cioè evidente e narcisista covert, nascosto, che potremmo tradurre come il tipo arrogante e il tipo timido. Il modo di percepirsi, di apparire agli altri e di relazionarsi dei soggetti affetti dalle due modalità di presentazione del Disturbo Narcisistico sono apparentemente molto diverse ma ambedue sono accomunate da sentimenti di scarsa autostima, paura della umiliazione e del rifiuto.

Oggi parliamo del primo tipo di struttura narcisistica.

Il Disturbo Narcisistico Overt

Il Disturbo Narcisistico Overt caratterizza persone che appaiono decise, autonome, forti e affascinanti, adeguatamente inserite a livello sociale e lavorativo. Purtroppo queste persone non hanno capacità di entrare in intimità con gli altri, evitano il coinvolgimento profondo e le relazioni stabili e quindi appaiono spesso egoiste e presuntuose, paradossalmente fin troppo sicure di sé. Di fatto si tratta di persone fragili, sensibili, molto bisognose di ammirazione, che hanno costruito, inconsapevolmente, una barriera di difesa rispetto alla possibilità di sentirsi feriti ed emotivamente vulnerabili.

La loro caratteristica tipica è la mancanza di capacità empatica, cioè la difficoltà di riconoscere che anche gli altri hanno desideri, sentimenti e bisogni e stati d’animo. Per questo non amano essere coinvolti in situazioni in cui l’altro possa avere bisogno di loro o del loro aiuto e sono spesso inconsapevoli del disagio e del dolore che il loro atteggiamento può determinare a chi cerca di entrare in relazione con loro.

Per queste persone è difficile confrontarsi con possibili critiche o disapprovazioni, a volte anche di poco conto. Si sentono molto facilmente svalutati e sminuiti e preferiscono relazioni che non li mettano in discussione. La loro tendenza è di reagire alla critica, o a ciò che loro vivono come una critica, con rabbia e rottura della relazione. Si comportano, quindi, in modo difensivo ogni volta che percepiscono una, se pur velata, minaccia al loro senso di valore personale.

Senza saperlo sono alla disperata ricerca di situazioni interpersonali in cui ricevono approvazione e nelle quali possano soddisfare i loro bisogni e le loro priorità con l’obiettivo primario di mantenere la loro autonomia e autosufficienza, attraverso il non coinvolgimento emotivo e il ritiro affettivo. Queste persone sono molto restie a comunicare qualsiasi disagio fisico o psicologico, spesso non sono capaci di manifestazioni affettive e sono controllati e rigidi.

Raramente la persona affetta da questo tipo struttura di carattere richiede un aiuto e una terapia. Sebbene possano avere difficoltà a livello relazionale, raramente, ne sono consapevoli e sentono il desiderio di risolvere le loro difficoltà. Può però accadere che alcuni eventi di vita come una malattia o il fisiologico progredire dell’invecchiamento possano causare una ferita che questi pazienti, abituati al loro senso di efficacia, autonomia e di competenza non sono in grado di tollerare, sviluppando Depressione. Altre volte la crisi consegue all’abbandono a cui possono andare incontro date le difficoltà che generano nella relazione.
Circa il 75% dei soggetti con questo tipo di disturbo narcisistico è di sesso maschile.

Le cause del Disturbo Narcisistico di Personalità

Disturbi della Personalità originano dall’interazione del temperamento del bambino con l’ambiente relazionale nel quale cresce, hanno cioè un’origine biologica e psico-sociale.
Ogni bambino rappresenta una sfida per i genitori quando nasce con un temperamento difficile e la regolazione dell’emotività e dei tratti di personalità, che vanno formandosi, avviene all’interno della relazione con chi si prende cura del bambino. Ciò che è veramente decisivo è il tipo d’interazione reciproca che si genera tra il bambino e il suo ambiente, rappresentato soprattutto dalle figure di accudimento.

I pazienti narcisisti hanno vissuto esperienze precoci di attaccamento poco rassicuranti e accoglienti affettivamente e hanno reagito con un forte disinvestimento emotivo verso l’altro e rivolgendo le proprie attenzioni verso di sé. Ma dietro all’apparente autonomia del narcisista overt c’è in verità un vissuto (inconscio) di sé come di una persona spaventata dal rifiuto e dal bisogno di attenzioni che non è stato soddisfatto in modo adeguato, equilibrato. Nella convinzione di non poter ricevere le attenzioni necessarie e desiderate, questo tipo di persona sviluppa una difesa nell’autonomia, rifiutando l’amore e non chiedendo alcun tipo di sostegno, imparando a rinunciare alla vicinanza affettiva e all’intimità per difendersi dalla ferita del potenziale rifiuto.

Come si cura il Disturbo Narcisistico di Personalità

Come abbiamo in precedenza detto è più frequente che il trattamento venga richiesto in situazioni di emergenza emotiva scatenate da eventi di vita che mettono a dura prova il fittizio e delicato equilibrio del narcisista.

La terapia è in primo luogo la psicoterapia individuale ad orientamento psicodinamico, attraverso la quale  si cerca di mediare da una visione di sé grandiosa o svalutata ad una più realistica dove possano essere considerate fragilità, risorse e capacità. Tutto ciò migliora le modalità con cui questi pazienti entrano in relazione e la loro sensibilità interpersonale che li fa arrabbiare o a volte vergognare e ritirarsi.

La terapia farmacologica può essere di sostegno soltanto in situazioni in cui il paziente va incontro ad Episodi Depressivi o forme di Ansia Sociale. Per questo i farmaci più frequentemente prescritti sono gli Antidepressivi Serotoninergici e le Benzodiazepine.

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