
Disturbo da Alimentazione Compulsiva
Mangiare per riempire un vuoto
Il disturbo da alimentazione compulsiva, conosciuto anche come Binge Eating Disorder (BED), è una condizione spesso silenziosa, poco riconosciuta e profondamente sofferta.
Molte persone vivono episodi di ingestione compulsiva e incontrollata di cibo senza immaginare di poter chiedere aiuto, convinte che “basti la forza di volontà” e che sia semplicemente un problema di alimentazione scorretta.
In realtà, si tratta di un disturbo psicologico complesso, che merita comprensione e un percorso terapeutico mirato.
Cos’è il disturbo da alimentazione compulsiva
Il disturbo da alimentazione compulsiva si manifesta con episodi ricorrenti di abbuffate durante le quali vi è una totale perdita di controllo e il paziente ingerisce grandi quantità di cibo in un breve lasso di tempo, mangiando voracemente e spesso anche senza appetito.
Mancano i comportamenti compensatori come vomito autoindotto o uso di lassativi, il che differenzia questo disturbo dalla bulimia.
Gli episodi sono spesso vissuti in solitudine, nascosti e avvolti da un profondo disagio emotivo con sentimenti di vergogna, colpa e fallimento.
Questa patologia è una risposta emotiva complessa, che si colloca al confine tra gestione delle emozioni, regolazione dello stress, autostima e relazione con il corpo in soggetti
che presentano evidenti difficoltà di regolazione emotiva.
Le abbuffate spesso diventano un modo per calmare ansia, stress, tensione interna o per riempire un vuoto emotivo.
Sentirsi tristi, soli o annoiati può diventare insopportabile per alcune persone e in questo modo vengono sedate le emozioni, i pensieri e gli stati d’animo percepiti come ingestibili.
Un obiettivo della terapia è quindi imparare a riconoscere e nominare le emozioni e gli stati d’animo e trovare nuove strategie di adattamento e di gestione dello stress.
Molte persone con disturbo da alimentazione compulsiva hanno una lunga storia di diete rigide e di problemi rispetto alla accettazione della propria immagine corporea.
Il problema non è soltanto la quantità di cibo e le ripercussioni sulla salute fisica, a ciò si aggiunge la sofferenza emotiva di questi pazienti e l’impatto sulla qualità della loro vita.
Un percorso di cura efficace
La cura del disturbo da alimentazione compulsiva è possibile e oggi si basa su un approccio integrato.
La psicoterapia è il trattamento principale.
Può essere indicata la Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) che aiuta a riconoscere le emozioni e gli stati d’animo legati alle abbuffate e a trovare nuove strategie per lavorare sulle emozioni e sul rapporto con il corpo.Anche la Psicoterapia Psicodinamica è un approccio efficace che aiuta ad esplorare il significato emotivo profondo degli episodi, le radici affettivo-relazionali nella storia del paziente che sono alla base della difficoltà di regolazione emotiva.Alla psicoterapia può essere associato un percorso di Mindfulness, ed in specifico di Mindful-eating (alimentazione consapevole) allo scopo di ridurre impulsività e gli automatismi aumentando la consapevolezza sulle sensazioni corporee e sulle emozioni.
Portando l’attenzione al momento presente sulle sensazioni del corpo, sui pensieri e sulle emozioni è possibile lavorare sugli schemi abituali che portano all’ingestione eccessiva di cibo.
Quando necessario, possono essere consigliati farmaci che riducono la compulsività e modulano la percezione emotiva in modo da permettere al paziente una maggiore consapevolezza e gestione delle emozioni che solitamente portano all’agito.
Va valutata la necessità di terapia farmacologica anche quando sono presenti in concomitanza eventuali Disturbi d’Ansia o depressivi.
Collaborare con un nutrizionista specializzato può aiutare a creare a una relazione più serena e non giudicante con il cibo e con il corpo, evitando restrizioni estreme e le conseguenti abbuffate, stabilizzando il ritmo alimentare.
Recentemente sono stati messi in commercio i farmaci Antagonisti del GLP, un ormone che regola il senso di sazietà.
Vengono utilizzati in alcune serie forme di obesità, sotto stretto controllo medico, perché possono aiutare a controllare la fame, l’impulsività verso il cibo.
Questi farmaci vanno utilizzati soltanto in casi specifici sotto stretto controllo di un dietologo o di un endocrinologo.
Non sono farmaci di prima scelta in questo disturbo e vanno eventualmente prescritti soltanto all’interno di un serio percorso psicologico e nutrizionale.
Molte persone convivono per anni con il disturbo da alimentazione compulsiva, spesso in silenzio e in solitudine; parlarne con uno specialista è un passo coraggioso, che permette di trasformare il sintomo in un percorso di cura comprendendo che non si tratta soltanto di volontà.
Il Disturbo da Alimentazione Compulsiva è una condizione complessa ma curabile.
Riconoscerlo è il primo passo per comprenderne le radici.
Il percorso terapeutico permette di recuperare il controllo, migliorare la qualità della vita e ritrovare una relazione più stabile e gentile con sé stessi.