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Sindrome da burnout lavorativo

Burnout: significato, cause e sintomi

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Sindrome da burnout lavorativo

Burnout: significato, cause e sintomi

Il Burnout è una situazione clinica che si incontra sempre più spesso nella pratica quotidiana. A volte penso che corrisponda a quello che tanti anni fa veniva definito esaurimento nervoso e la mia esperienza clinica mi dice che rappresenta l’anticamera della Depressione vera e propria. Nella nostra società attuale, soprattutto del mondo occidentale, con l’esplosione delle tecnologie e delle modalità di comunicazione, sono aumentati in modo esponenziale i disagi emotivi legati a sovraccarichi di impegno lavorativo che conseguono a cambiamenti drastici e spesso sottovalutati nel loro impatto.

Durante la mia pratica in studio mi capita spesso di incontrare persone che ricoprono incarichi professionali di rilevanza, per i quali sono adeguatamente preparati, persone dotate di senso del dovere e di risorse personali, che nonostante ciò chiedono il mio aiuto per la comparsa di sintomi, prima vaghi e poi via via sempre più strutturati, di tipo depressivo o ansioso, sintomi che sono chiaramente correlabili ai tempi e ai modi con cui devono svolgere le loro funzioni lavorative. Non dimentichiamo che ciascuno di noi trascorre spesso più ore nel luogo di lavoro che a contatto con la propria famiglia o con il contesto sociale. Fino ad alcuni anni fa si riteneva che la sindrome da Burnout riguardasse soprattutto le persone che svolgono professioni di aiuto. In realtà si sta sempre più allargando la platea di coloro che soffrono e sviluppano sintomi fisici e psichici in conseguenza a qualche elemento disfunzionale nell’organizzazione della propria attività professionale.

Vediamo allora cosa si intende per Burnout lavorativo, come si manifesta e i possibili rimedi con l’aiuto della psicoterapia.

Cos’è la sindrome da Burnout? 

Il termine inglese Burnout può essere tradotto letteralmente come bruciato e va inteso appunto come esaurito. I soggetti che presentano questa sindrome vivono situazioni lavorative nelle quali esiste una cronica discrepanza tra le risorse personali, professionali e di tempo dedicato al lavoro rispetto alle richieste e alla natura dei compiti. Persone che hanno svolto le loro professioni con impegno e con una buona capacità di resilienza e ottimi risultati, si trovano ad interfacciarsi con cambiamenti sul posto di lavoro e nelle procedure che negli anni deteriorano e sfiancano progressivamente la loro efficienza e la loro motivazione al lavoro. La recente esplosione di queste situazioni cliniche non può più essere considerata soltanto come un sintomo di sofferenza personale ma rappresenta oramai un problema di natura sociale, sanitario ed economico.

Il Burnout rappresenta infatti una delle principali situazioni legate all’assenteismo lavorativo e alla necessità di ricorrere alle prestazioni sanitarie sociali o private. Se a ciò si aggiunge che. secondo stime dell’OMS, la Depressione sarà a breve la patologia più rappresentata, insieme alle neoplasie, possiamo immaginare l’enorme impatto di questa situazione a livello globale oltre che personale. È anche importante sottolineare che con il termine Burnout intendiamo solo quelle specifiche situazioni in cui il problema non nasce da carenze nell’impegno o nelle competenze del lavoratore ma da un problema specifico del contesto lavorativo nel quale il lavoratore opera.

Cause del Burnout

Evidenziamo ora alcune delle più frequenti ed importanti cause del burnout, che possono portare il lavoratore ad una situazione di esaurimento e di disinteresse per una professione che ha svolto per lungo tempo con piacere e con impegno. In generale, come spiegavo prima, è probabile che questa sindrome interessi maggiormente soggetti con delle caratteristiche personologiche che normalmente li facilitano nello svolgimento della propria professione. Si tratta spesso di persone competenti, preparate, motivate e dedite al proprio lavoro, che grazie a queste caratteristiche ottengono buoni risultati. Questi soggetti dedicano alla loro vita professionale una grande quantità di tempo e a volte faticano a riconoscere la problematicità all’interno della struttura lavorativa. Tornando a quelle che possono essere le principali  cause della sindrome da Burnout, in primis il sovraccarico lavorativo legato anche al sotto dimensionamento del personale.

A ciò si aggiungono altri fattori stressogeni: il continuo aumento dell’età pensionabile, retribuzioni non adeguate, scarsa chiarezza sulle possibili evoluzioni di carriera, promozioni insufficienti ma anche avanzamenti di carriera troppo veloci, scarso riconoscimento e valorizzazione del proprio impegno, difficoltà nella comunicazione con i superiori, conflittualità con i colleghi o con i superiori,  impossibilità di accedere ad un sostegno per la condivisione e il problem-solving, precarietà. A ciò possiamo aggiungere turni eccessivamente lunghi o con orari rigidi che portano spesso anche all’isolamento fisico e sociale, condizioni che riguardano l’ambiente di lavoro che non risponde a quelle che sono le necessità e le direttive legate alle condizioni igienico sanitarie, come spazi troppo angusti, scarsa illuminazione, professioni svolte in contesti di open-space dove il lavoratore viene esposto a stimolazioni acustiche e visive continue.

Caratteristiche e sintomi del Burnout

I soggetti che sperimentano la sindrome da Burnout lamentano la comparsa di sintomi della sfera psichica come crisi di ansia, attacchi di panico, calo del tono dell’umore con sensazione di impotenza, insicurezza e difficoltà a prendere decisioni che prima venivano assunte senza evidenti difficoltà. Sesso viene anche riferito stato di irritabilità, rimuginazioni continue su questioni inerenti al lavoro, demotivazione al lavoro stesso, disturbi del sonno e disturbi della condotta alimentare come Bulimia e Binge Eating Disorder. Sono sempre presenti i disturbi cognitivi come la mancanza di concentrazione e i deficit di memoria. Trattandosi di una sindrome da stress cronico, che sottende una attivazione persistente dei meccanismi di risposta allo stress, è molto frequente osservare in questi soggetti sintomi che riguardano la somatizzazione a livello fisico dello stato di tensione, soprattutto un aumento della pressione arteriosa, aritmie cardiache, cefalea, somatizzazioni gastriche e intestinali.

Nei casi in cui lo stress è più intenso e dura da più tempo e facile che il paziente riferisca uso incongruo di farmaci contro l’ansia, di farmaci per dormire, abuso di alcol o di altre sostanze psicotrope. Dal 2008 la valutazione e la gestione dello stress lavoro correlato sono normate per legge e sono a carico del datore di lavoro con il supporto del medico competente. Periodicamente quindi i datori di lavoro devono svolgere valutazioni e controlli, con una frequenza che dipende dal livello di rischio e di condizioni potenzialmente stressanti sul luogo di lavoro. Lo stress a cui viene sottoposto il lavoratore non può essere considerato come una vera e propria malattia professionale mentre viene considerata come malattia professionale la eventuale patologia derivante dallo stress lavoro correlato, questo solo nel caso in cui questa patologia sia chiaramente e strettamente legata allo stress subito nel contesto lavorativo e che abbia una conseguenza evidente sul funzionamento socio-lavorativo del soggetto e sulla sua salute.

Prevenzione del Burnout

La prevenzione e cura del Burnout, che come ricordiamo rappresenta una delle maggiori cause di abbandono o assenteismo del posto di lavoro, dovrebbero prendere in considerazione interventi su due livelli differenti. Sarebbero necessari interventi che riguardano la revisione e le modifiche delle disfunzionalità organizzative e relazionali sul posto di lavoro. Questi interventi sono i più difficili da realizzare anche perché spesso le organizzazioni non hanno consapevolezza dei necessari cambiamenti o non hanno le risorse per realizzarli. A questi vanno aggiunti gli interventi che possono, e devono, essere effettuati a livello personale quando si incorre in una condizione di Burnout. Sarebbe opportuno rivolgersi al proprio medico di base che dovrebbe richiedere una valutazione specialistica per un approfondimento dei sintomi.

Lo specialista psichiatra valuterà la necessità o meno di un intervento per contenere questi sintomi ansioso-depressivi e l’insonnia. Sarà anche compito dello specialista consigliare al paziente il percorso psicologico più adatto per affrontare le disfunzioni del suo contesto di lavoro, per sviluppare più capacità di fare fronte ai problemi e anche più capacità di non rimanere eccessivamente invischiati e coinvolti in situazioni che non dipendono da noi e su cui non è possibile mantenere un controllo costante.

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