Depressione e Social Media

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DEPRESSIONE E SOCIAL MEDIA

LA DEPRESSIONE COME PSICOPATOLOGIA MULTIFATTORIALE

La depressione è considerata una psicopatologia multifattoriale, risulta cioè correlata ad una combinazione complessa di una serie di fattori, tra cui quelli sociali. Oltre alle componenti biologiche (quali la predisposizione genetica, le alterazioni nei livelli di neurotrasmettitori come la serotonina, la noradrenalina e la dopamina e il coinvolgimento di specifiche strutture cerebrali come il giro della corteccia anteriore del cingolo, l’ippocampo e l’amigdala) e psicologiche (quali ad esempio eventi stressanti), ad avere un impatto significativo sullo sviluppo e il mantenimento della depressione risultano individuabili anche una serie di fattori sociali. La piena comprensione di quanto e di come specifiche componenti ambientali giochino un ruolo in tal senso risulta di estrema importanza al fine di ampliare la conoscenza e la consapevolezza su eventuali elementi protettivi.

Di seguito solo alcuni dei fattori ambientali e sociali correlati alla predisposizione, al decorso e all’eventuale aggravarsi dei tratti depressivi:

  • Isolamento/supporto sociale: l’assenza/la ridotta presenza di una rete sociale può contribuire all’emergere e al mantenimento di significati e sentimenti di tristezza persistente. Al contrario, la presenza di supporto sociale (compresi rapporti familiari e amicali) risulta utile come fattore protettivo nella gestione della depressione, così come per far fronte all’esacerbarsi dello stress, a sua volta elemento spesso coinvolto nella depressione stessa;
  • Condizioni socioeconomiche: l’instabilità finanziaria e lavorativa (come nel caso della disoccupazione e della povertà), la difficoltà a gestire tutte le spese quotidiane con un reddito inferiore a quanto realmente necessario, così come la percezione di vivere in una posizione di disuguaglianza e di discriminazione socioeconomica rispetto ad individui con situazioni maggiormente privilegiate, possono concorrere a rendere più vulnerabili alla depressione;
  • Cultura e ambiente sociale: aspetti culturali (come credenze, norme socioculturali e lo stigma sociale associato alla depressione e al richiedere eventualmente un aiuto professionale) possono contribuire sia all’esperienza/percezione della depressione (che sarà diversa tra gli individui, con stesse/simili caratteristiche diagnostiche ma differenti significati e contenuti), sia su quanto ci si senta di condividere con l’altro la propria sofferenza, ricercando o meno sostegno terapeutico/comunitario.

In linea a quest’ultimo punto, come approfondiremo in seguito, un elemento che può avere una certa importanza come fattore di rischio e nel decorso della depressione è l’eventuale pressione e aspettativa sociale che gli individui tendono generalmente a sperimentare, anche attraverso l’uso dei social media, riferendosi a specifici standard (rispetto ad esempio al successo, al benessere e alla bellezza).

IL BRUTTO E IL BELLO DEI SOCIAL MEDIA

Se da una parte i social media offrono varie opportunità di connessione/d’interazione con gli altri (potenziale mezzo di supporto sociale), di senso di appartenenza, di espressione/affermazione, di accesso veloce e facile alle informazioni; dall’altra sono state riscontrate correlazioni statisticamente significative tra l’uso dei social media ed una serie di aspetti negativi. Alcuni di questi, sovente in relazione ad un utilizzo intenso, includono il rischio di dipendenza comportamentale, di cyberbullismo, di perdita di privacy, di riduzione della produttività e/o del proprio senso di efficacia, d’isolamento sociale (riduzione/sostituzione delle interazioni vis à vis) e di esposizione/confronto sociale dannoso. Inoltre, sembra esserci una relazione tra uso eccessivo dei social media e probabilità di sviluppare o esacerbare disturbi depressivi, ansiosi e del sonno.

Certamente, l’impatto positivo o negativo dei social media varia da persona a persona in base alla frequenza, al modo e al significato personale che ciascun individuo attribuisce a ciò che osserva/pubblica.

ASPETTATIVE SOCIALI NEI SOCIAL MEDIA E RISCHI CORRELATI

Nella pratica clinica, capita molto spesso di ascoltare pazienti che riportano sentimenti di inadeguatezza rispetto alla propria vita, sovente alla luce di un paragone sociale. Emerge la tendenza a valutare le proprie esperienze, opinioni e scelte di vita anche in base al confronto con gli altri. Tale propensione, che varia da persona a persona, sembra essere intensificata anche dall’uso dei social media. Diversi studi (quali: Nesi & Prinstein, 2015; Wang et al., 2020) dimostrano una correlazione positiva tra il paragone sociale, esperito attraverso i social media, e la sintomatologia depressiva.

Approfondendo quest’ultimo aspetto, risulta importante considerare che sulle piattaforme social gli individui generalmente tendono a condividere i momenti migliori della loro vita, attraverso foto e video spesso a loro volta modificate. Possono svilupparsi aspettative irrealistiche e ideali rispetto alle possibilità di vita altrui che appare, proprio in quanto immagine idealizzata, come maggiormente perfetta ed emozionante della propria. Vi è cioè la promozione di una rappresentazione idealizzata, che può portare chi osserva ad esperire emozioni disforiche, non sempre significate, per esempio d’invidia e d’insoddisfazione.

Le persone possono inoltre sentire la necessità di dimostrare successo e felicità costantemente, anche se dimensione distante dal reale vissuto esperito nella quotidianità. Può accadere di pubblicare/scorrere immagini e video senza rendersi conto di come si tenda a paragonare la vita altrui alla propria, influenzandone la percezione. Nonostante si possa sapere che quanto condiviso non rappresenti la realtà, non sempre questa consapevolezza coincide con una piena comprensione dell’esperienza emotiva sperimentata, che può assumere, soprattutto se non contestualizzata e capita, forme più patologiche (da senso generale d’inadeguatezza a forme di tristezza persistente).

A giocare un ruolo protettivo in tal senso può esserci la consapevolezza personale di una serie di fattori, quali ad esempio:

  • il modo in cui i social media rappresentino esclusivamente una parte della realtà;
  • quanto possano modellare le nostre percezioni e aspettative;
  • l’esperienza emotiva che si può sperimentare nella condivisione/visione di certi contenuti.

Per equilibrare l’uso dei social media, partendo da tali presupposti, potrebbe essere utile fissare limiti temporali e monitorare la propria modalità di utilizzo, per esempio filtrando in modo selettivo le informazioni d’interesse (tenendo anche conto dell’esistenza di specifici algoritmi che promuovono la presentazione di contenuti simili a quelli precedentemente cercati, esponendo esclusivamente a determinati scenari ed escludendone altri) e/o ponderandone l’esposizione (per esempio monitorando l’uso in termini di frequenza e modalità privata vs pubblica/attiva vs passiva).

 

Nesi J, & Prinstein MJ (2015). Using social media for social comparison and feedback-seeking: Gender and popularity moderate associations with depressive symptoms. Journal of Abnormal Child Psychology, 43, 1427–1438. doi:10.1007/s10802-015-0020-0 [PubMed: 25899879]

Wang, W., Wang, M., Hu, Q., Wang, P., Lei, L., & Jiang, S. (2020). Upward social comparison on mobile social media and depres- sion: The mediating role of envy and the moderating role of marital quality. Journal of Affective Disorders, 270, 143–149. https:// doi.org/10.1016/j.jad.2020.03.173

 

Articolo a cura della Dott.ssa Lucrezia Olivier

La dott.ssa Olivier Lucrezia, Psicologa-Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia ad indirizzo Cognitivo Neuropsicologico, seguendo un approccio ermeneutico fenomenologico, a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Cristina

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