La Depressione è una patologia in notevole incremento e allo stesso modo stanno aumentando i Disturbi d’Ansia. L’elevata prevalenza di queste patologie rappresenta un dato particolarmente preoccupante per la salute pubblica.
Cerchiamo di capire perché la società del benessere ci rende psicologicamente più fragili.
Stiamo vivendo in un’epoca caratterizzata da un’evoluzione tecnologica senza precedenti, risposte immediate a ogni nostro bisogno o curiosità e una connessione costante con il resto del mondo. Eppure, dietro questa facciata di efficienza e comodità, si nasconde una realtà silenziosa e preoccupante: i disturbi legati alla salute mentale sono in costante aumento. In particolare, il legame tra depressione e stile di vita moderno è diventato un tema centrale per psicologi, medici e ricercatori in tutto il mondo.
Le cause della depressione non risiedono solo nei fattori genetici o biologici. Le abitudini quotidiane che consideriamo “normali” sono tutt’altro che fisiologiche per il nostro organismo. I ritmi di lavoro frenetici, la costante pressione a performare non solo nella vita professionale ma anche in quella personale, l’iperconnessione digitale, la sedentarietà, l’isolamento sociale, una alimentazione frettolosa e poco curata, stanno alterando profondamente i nostri equilibri biochimici e psicologici.
Essere sottoposti ad uno stress cronico non rappresenta più un’eccezione, ma la regola. Viviamo in una epoca caratterizzata da un livello di iperconnessione virtuale senza precedenti della storia umana, ed è anche l’epoca in cui molti di noi si sentono sempre più soli e isolati. Questo paradosso della società digitale è uno dei fattori scatenanti più subdoli della depressione moderna.
Trascorriamo ore ogni giorno a controllare gli schermi e i social media, convinti di coltivare relazioni, ma la realtà psicologica è molto diversa. La possibilità di essere costantemente connessi non coincide necessariamente con la presenza di relazioni autentiche e significative che rimangono uno dei principali fattori di protezione per la salute mentale. I social ci mostrano inoltre solo i momenti migliori, filtrati e idealizzati, della vita degli altri.
Questo costante confronto può generare un senso di inadeguatezza, bassa autostima e la sensazione che la nostra vita sia povera e insignificante. Oggi si parla di FOMO per indicare un vissuto psicologico (Fear of Missing Out), cioè la paura di essere tagliati fuori da esperienze gratificanti che ci spinge a controllare compulsivamente lo smartphone, nell’illusione di una vicinanza e di una partecipazione. I neuroscienziati stanno studiando questi fenomeni e le loro gravi conseguenze e segnalano come le connessioni virtuali non attivano nel cervello lo stesso rilascio di neurotrasmettitori e le stesse connessioni neuronali che si attivano durante un vero abbraccio o una conversazione di persona. Sostituire i rapporti reali con quelli virtuale porta ad un profondo senso di isolamento sociale e di malessere psichico, rendendoci più vulnerabili agli sbalzi di umore e sintomi depressivi.
Pensiamo ai ritmi di vita contemporanei, caratterizzati da richieste costanti di aggiornamento di formazione e di adattamento in ambito lavorativo. Ciò costituisce sicuramente un fattore di stress significativo, bisogna essere sempre al passo con i cambiamenti, continuare ad acquisire nuove competenze. Per molti di noi queste richieste superano le risorse individuali e soprattutto non sono adeguate ai tempi che sarebbero necessari per adeguarsi e ciò aumenta il rischio di sviluppare disturbi dell’umore e soprattutto disturbi d’ansia che sono estremamente frequenti nella pratica clinica.
E’ sempre più difficile ritagliare nella propria giornata dei momenti di recupero da dedicare al riposo, ai propri hobby, alle relazioni o all’attività fisica eppure questi spazi rappresentano importanti fattori di protezione per il benessere psicologico e contribuiscono a ridurre il rischio di stress cronico e depressione. Molte persone trascorrono gran parte della loro giornata sedute tra lavoro al computer e spostamenti in auto, la sedentarietà non ha conseguenze soltanto sulla salute fisica ma influisce anche sulla salute mentale. Numerosi studi hanno dimostrato che un basso livello di attività fisica è associato a un maggiore rischio di sviluppare sintomi depressivi e ansiosi. Al contrario l’attività fisica regolare favorisce il rilascio di sostanza coinvolte nella regolazione dell’umore, migliora la qualità del sonno, riduce lo stress: per questo il movimento rappresenta uno dei più importanti interventi non farmacologiche per la prevenzione della depressione.
Anche le abitudini alimentari hanno risentito profondamente dei ritmi della vita moderna. La mancanza di tempo porta sempre più spesso a consumare pasti e alimenti industriali a discapito di una dieta equilibrata. Sebbene la depressione non dipenda da un singolo fattore è ormai noto che un’alimentazione di qualità contribuisce al corretto funzionamento del cervello, modula i processi infiammatori, mentre abitudini alimentari sregolate e scarsa cura di sé possono rappresentare un fattore di vulnerabilità.
IN CONCLUSIONE
Prendersi cura di sé, della qualità del proprio tempo e del proprio stile di vita non rappresenta da solo una terapia della depressione. Questa patologia richiede una valutazione specialistica e quando è indicato un trattamento specifico, tuttavia coltivare abitudini salutari, preservare momenti di recupero, mantenere una regolare attività fisica, un’alimentazione equilibrata e dedicare spazio alle relazioni e agli interessi personali, contribuisce a rafforzare la capacità di adattamento dell’organismo agli eventi stressanti.
In altre parole significa creare le condizioni affinché la mente e il corpo possano mantenere un migliore equilibrio riducendo la vulnerabilità allo stress e favorendo una maggiore resistenza nei confronti delle difficoltà della vita.