Proviamo in questo articolo a capire come mai alcune persone vivono ogni errore come un fallimento personale e come imparare a sviluppare un rapporto più equilibrato con i propri limiti.
Sbagliare fa parte dell’esperienza umana. Nessuno, indipendentemente dalle proprie capacità, può attraversare la vita senza commettere errori, prendere decisioni sbagliate o accorgersi, a posteriori, che avrebbe potuto fare qualcosa diversamente o anche meglio. Eppure, per alcune persone, l’errore non rappresenta semplicemente qualcosa da correggere o da cui imparare. Può diventare una vera e propria minaccia alla propria autostima, all’immagine che si ha di sé, alla considerazione degli altri o alla sensazione di avere il controllo sulla propria vita. In questi casi la paura di sbagliare può diventare così intensa da condizionare le scelte, le relazioni e persino la capacità di agire. Una delle caratteristiche più significative di chi vive con una forte paura dell’errore è la difficoltà a separare ciò che si è fatto da ciò che si è. È un passaggio apparentemente piccolo, ma psicologicamente molto importante. Nel primo caso l’errore riguarda un comportamento e può quindi essere analizzato, corretto e superato. Nel secondo diventa invece un giudizio globale sulla persona. Una dimenticanza sul lavoro, una scelta sentimentale che si rivela sbagliata, un esame non superato, una parola detta nel momento sbagliato possono assumere un significato molto più grande dell’evento stesso. La persona non teme soltanto le conseguenze concrete dell’errore: teme ciò che quell’errore potrebbe dimostrare su di lei.
La paura del giudizio degli altri
A volte la paura di sbagliare è strettamente legata al timore di essere giudicati. “Cosa penseranno di me, si accorgeranno che non sono all’altezza, penseranno che sono incompetente, ho fatto una brutta figura?” Queste domande possono accompagnare molte situazioni quotidiane: parlare durante una riunione, prendere una decisione professionale, esporsi davanti agli altri, iniziare una nuova attività o anche semplicemente esprimere la propria opinione. La persona può così cercare di eliminare ogni possibilità di errore attraverso una preparazione eccessiva, il controllo continuo di ciò che fa, la richiesta di rassicurazioni oppure evitando completamente le situazioni nelle quali potrebbe sentirsi giudicata.
Perfezionismo e paura di sbagliare
La paura dell’errore è particolarmente limitante per le persone con una marcata tendenza al perfezionismo. Il perfezionismo non consiste semplicemente nel desiderio di fare bene le cose. A diventare problematico è soprattutto il rapporto rigido con i propri standard: quando ciò che è “abbastanza buono” non viene più percepito come tale e l’unico risultato accettabile diventa quello perfetto. In questa condizione l’errore non è previsto come possibile ma deve essere assolutamente evitato e per scongiurare questa evenienza bisogna controllare, verificare, correggere, ripensare e prepararsi ancora. Frequentemente questo meccanismo porta a rimandare oltremodo o ad evitare del tutto una determinata azione o esperienza. Questo blocco può avere conseguenze importanti nella vita professionale e privata dei pazienti con struttura così rigida e causare perdita di opportunità importanti per evolvere e cambiare. Il problema non è quindi essere prudenti o cercare di fare bene le cose. La difficoltà nasce quando il bisogno di evitare l’errore diventa più importante dell’obiettivo che si vuole raggiungere. Queste persone arrivano anche ad avere difficoltà a godersi i propri risultati, perché l’attenzione è già rivolta a ciò che avrebbe potuto essere fatto meglio.
L’impossibilità di avere sempre la certezza
Una parte importante del lavoro psicoterapeutico consiste proprio nell’aiutare la persona a riconoscere che una quota di incertezza è inevitabile. Possiamo raccogliere informazioni, riflettere, valutare i rischi e utilizzare la nostra esperienza. Ma a un certo punto dobbiamo comunque scegliere. Imparare a tollerare l’errore non significa diventare superficiali o smettere di assumersi responsabilità, significa sviluppare una capacità fondamentale: posso aver sbagliato senza essere, per questo, una persona sbagliata. Un rapporto più sano con l’errore permette di utilizzare l’esperienza in modo costruttivo perchè un errore può fornire informazioni. Può mostrare qualcosa che non avevamo considerato, indicare un limite, suggerire una strategia diversa oppure semplicemente ricordarci che non possiamo controllare ogni variabile. La capacità di riconoscere i propri limiti senza identificarsi completamente con essi è una componente importante dell’equilibrio psicologico.
Quando può essere utile chiedere aiuto
La paura di sbagliare merita particolare attenzione quando diventa persistente e limita concretamente la vita della persona. Se porta a evitare situazioni importanti, a rimandare continuamente, a vivere con un livello elevato di ansia, a cercare costantemente rassicurazioni o a sottoporsi a una critica interiore incessante, può essere utile comprendere che cosa si nasconda dietro questa paura. Dietro la paura di sbagliare troviamo una fragilità dell’autostima, un bisogno molto intenso di approvazione, esperienze passate caratterizzate da giudizio o aspettative elevate oppure modalità di pensiero diventate nel tempo molto rigide. La psicoterapia può aiutare a comprendere questi meccanismi e a costruire gradualmente un rapporto diverso con la possibilità di non essere perfetti. Anche la valutazione psichiatrica può essere indicata quando la paura di sbagliare si inserisce all’interno di un quadro più ampio caratterizzato da ansia significativa, sintomi depressivi, pensieri ossessivi o altre forme di sofferenza psicologica. Uno degli obiettivi più importanti non è imparare a sbagliare senza provare alcuna emozione.
Dobbiamo invece imparare a tollerare la sensazione di aver sbagliato senza permettere che quella sensazione definisca chi siamo.