Il legame tra infiammazione e depressione: prospettive di cura e prevenzione

In questo precedente articolo è stato descritto a fondo il legame tra infiammazione, depressione, ansia e disturbi cognitivi. Vediamo ora cosa implica questo a livello di prospettive di cura e prevenzione.

La scoperta del link tra infiammazione e depressione ha indotto i medici e i ricercatori a valutare interventi di tipo farmacologico e strategie non farmacologico per ridurre l’infiammazione.

L’interpretazione di questi dati sta portando il mondo scientifico alla consapevolezza che la depressione è una malattia sistemica e così dovrebbe essere trattata, integrando tra loro approcci terapeutici differenti che agiscano a vari livelli del nostro organismo.

Se è vero che la somministrazione di antidepressivi è spesso risolutiva, è altrettanto vero che la loro azione si limita a risolvere la parte più visibile del problema, senza influire sui meccanismi infiammatori di fondo. Questo fatto potrebbe spiegare le forme di Depressione Maggiore Ricorrente nella quale gli episodi si risolvono con la terapia, ma tendono a ricomparire con la sospensione del farmaco.

Queste osservazioni suggeriscono che l’utilizzo di molecole che possano modulare le citochine pro-infiammatorie debba essere valutato come futura strategia di cura della depressione.

Da un punto di vista della prevenzione queste scoperte sono molto importanti perché danno valore scientifico ad una serie di strategie non farmacologiche che sono note per regolare l’asse Ipotalamo Surrene e per avere effetto anti-infiammatorio sistemico, riconoscendo a queste la dignità di veri e propri interventi di prevenzione.

Come ridurre lo stato infiammatorio sistemico

L’infiammazione è un processo che avviene normalmente nel nostro organismo, quando rimane a livelli fisiologicamente bassi è anzi un meccanismo difensivo attraverso il quale l’organismo mantiene la sua omeostasi, si difende da virus e batteri e dalle tossine esogene ed endogene.

Per modulare la naturale tendenza dell’organismo all’infiammazione e permettere che questa rimanga a livelli non patologici è necessario prevenire l’insorgenza di situazioni di stress cronico ed eccessivo e contrastare le alterazioni psico-neuro-immuno-endocrine indotte dai meccanismi di risposta allo stress.

Per modulare la naturale tendenza dell’organismo all’infiammazione e permettere che questa rimanga a livelli non patologici è necessario prevenire l’insorgenza di situazioni di stress cronico ed eccessivo e contrastare le alterazioni psico-neuro-immuno-endocrine indotte dai meccanismi di risposta allo stress.

Si può modulare la risposta alle situazioni che noi percepiamo come eccessivamente stressanti attraverso modifiche comportamentali indotte da pratiche di rilassamento, psicoterapia o counseling.

Una pratica molto efficace per la riduzione dello stress è la Mindfulness che è stata applicata con successo in molte patologie croniche e anche nei pazienti depressi.

Alcuni studi di neuroimaging (tecnologie in grado di misurare l’attività e il metabolismo di specifiche aree cerebrali) hanno dimostrato che la pratica quotidiana di tecniche di rilassamento induce modificazioni rilevabili a livello di strutture anatomiche del cervello come l’amigdala e l’ippocampo che sono deputate a molte funzioni tra cui la gestione delle emozioni.

Una via complementare è quella che riguarda lo stile alimentare. Nutrirsi seguendo alcune semplici regole può ridurre lo stato infiammatorio cronico. La dieta antiinfiammatoria prevede la eliminazione o la netta riduzione di cibi che liberano istamina o sono ricchi di istamina e di cibi contenenti proteine che stressano il sistema immunitario come il glutine, la caseina e l’albumina. Queste proteine si trovano nei latticini, nelle uova e nelle farine dei diversi cereali, particolarmente disturbante per il sistema immunitario è quella di frumento da farine raffinate.

Si può inoltre assumere integratori che riducano lo stato di acidosi e di ossidazione che sono sempre presenti in corso d’infiammazione cronica. Tutti questi presidi rappresentano quindi fattori importanti al fine di mantenere lo stato di salute, indicati per tutte le persone ma necessari nei pazienti che hanno già sviluppato malattia.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione a Milano correlata ad ansia e stress cronico. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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