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Depressione Reattiva

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DEPRESSIONE REATTIVA

 

Questa particolare forma depressiva rappresenta uno tra i più frequenti motivi di richiesta di aiuto nella pratica clinica.

Può essere definita come una risposta eccessiva e prolungata ad un evento traumatico come un lutto ma anche ad una grave ingiustizia come, ad esempio, un licenziamento.

Più frequente nel sesso femminile, si osserva nei maschi specialmente quando l’evento doloroso o traumatico riguarda la vita professionale.

Pur essendo per alcuni aspetti simile alla Depressione Maggiore, si differenzia da essa per alcune caratteristiche sintomatologiche e soprattutto per la genesi e le cause.

Nella Depressione Maggiore, infatti, sono preponderanti fattori di tipo genetico e biologico mentre nelle forme reattive prevalgono motivazioni di tipo ambientale e vulnerabilità psicologiche preesistenti.

La Depressione Maggiore insorge a prescindere dall’esistenza di eventi di vita difficili o sfavorevoli mentre nelle forme di depressione reattiva è sempre evidente una connessione con un evento scatenante importante a cui il paziente reagisce in modo eccessivo o per un periodo insolitamente prolungato sviluppando una reazione depressiva.

 

Tanto la sintomatologia quanto il decorso e la prognosi hanno caratteristiche variabili, da quadri clinici di lieve entità e breve durata, a forme la cui gravità e profondità sono sovrapponibili a quelle di un episodio di Depressione Maggiore.

L’andamento della patologia sembra dipendere dalla struttura della personalità e dal significato emotivo soggettivo del trauma, più che dalla oggettiva entità e durata dell’evento scatenante.

La prognosi della depressione reattiva è solitamente più favorevole di quella della Depressione Maggiore, purché venga riconosciuta ed affrontata nel giusto modo.

È evidente che nella depressione reattiva il principale intervento di cura deve essere la psicoterapia, questo sia nei casi in cui non vi sia una struttura di personalità fragile già prima del trauma e ancor di più se è già presente un disturbo di personalità, che sicuramente rende l’evento traumatico più impattante e più difficile da elaborare.

Tra l’altro i pazienti affetti da disturbi di personalità hanno spesso in anamnesi eventi traumatici di tipo relazionale nella loro infanzia, motivo per cui è ragionevole pensare che la riesposizione ad un distacco o ad un lutto rappresentino eventi fortemente destabilizzanti su piano emotivo.

È essenziale in queste situazioni un corretto ed approfondito inquadramento diagnostico. Il clinico, sia esso uno psicologo o uno psichiatra, deve essere competente nel riconoscere e individuare i pazienti la cui sofferenza si concretizza in un quadro depressivo sovrapponibile a quello di una Depressione Maggiore, in questi casi accanto all’intervento di sostegno psicologico va sempre associata una adeguata terapia farmacologica che sostenga il paziente e che riduca l’impatto dei sintomi favorendo anche il processo di psicoterapia e di elaborazione del trauma.

I farmaci eventualmente utilizzati appartengono alla classe dei Serotoninergici che agiscono sia sui sintomi d’ansia che sul tono dell’umore, a volte associati con ansiolitici o con molecole che favoriscano il sonno notturno, spesso molto disturbato.

La terapia farmacologica si rende necessaria se e quando i sintomi compromettono significativamente le funzioni quotidiane e la vita del paziente, sia da un punto di vista personale che da un punto di vista sociale e lavorativo.

Una delle possibili conseguenze di una depressione reattiva non riconosciuta e adeguatamente curata sono i tentativi di autocura. Il paziente cerca di ridurre la sofferenza emotiva, l’insonnia e l’ansia attraverso il ricorso ad alcool, farmaci ansiolitici autoprescritti o sostanze stupefacenti.

Per quanto concerne i sintomi delle depressioni reattive, questi mimano i classici sintomi di un episodio depressivo: profonda tristezza, disperazione, crisi di pianto, ansia, insonnia, riduzione dell’appetito e del sonno, riduzione della concentrazione, abulia e perdita di interesse con ritiro sociale, eccessiva stanchezza o somatizzazioni gastrointestinali o cefalee.

Sono invece meno presenti le cosiddette variazioni circadiane, potognomoniche della Depressione Maggiore. Spesso il momento più difficile per le persone affette da questo tipo di disturbo dell’umore è la sera, mentre nella Depressione Maggiore si osserva spesso un miglioramento dei sintomi verso la fine della giornata.

 

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa di PsichiatriaPsicoterapiaOmotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Cristina

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