Disturbo schizoide di personalità

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Il disturbo schizoide di personalità

 

Il termine schizoide fu usato per la prima volta all’inizio del 1900 da Bleuler, uno psichiatra svizzero che si dedicò particolarmente allo studio dell’autismo e della schizofrenia, di cui coniò i nomi clinici. Egli usò questo termine per definire e descrivere una persona chiusa in sé stessa, isolata, la cui esistenza è caratterizzata dal distacco sociale e dall’assenza di relazioni interpersonali.

Questi soggetti appaiono insensibili, oltremodo riservati, indifferenti al mondo esterno ed incapaci di mostrare emozioni di qualsiasi tonalità, soprattutto manifestano un deficit di risonanza emotiva nelle dinamiche interpersonali e relazionali.

Hanno ridotte skills sociali ed evitano le relazioni interpersonali preferendo trascorrere il loro tempo in occupazioni solitarie.

Risultano quindi dotati di una straordinaria autonomia e privi di qualsiasi desiderio di intimità.

È una condizione clinica relativamente infrequente e che comunque raramente arriva all’osservazione del medico psichiatra in quanto questi pazienti sono il più delle volte inconsapevoli delle loro caratteristiche personologiche che, inoltre, li rendono molto restii ad affidarsi ad un terapeuta.

Il contatto con un professionista potrebbe talvolta essere richiesto a seguito di periodi di particolare difficoltà nella loro vita, periodi in cui potrebbero insorgere disturbi d’ansia o depressione.

Oltre alla mancanza di relazioni interpersonali, questo disturbo è caratterizzato anche dalla mancanza del desiderio di crearne e questo è proprio un criterio diagnostico che permettere di differenziarlo dal Disturbo Evitante di Personalità, situazione clinica in cui l’evitamento delle situazioni interpersonali è legato alla paura del rifiuto e dell’umiliazione ma è accompagnato dal profondo desiderio di avere relazioni.

I soggetti schizoidi sono solitamente piuttosto solitari, non sono interessati a stabilire relazioni strette, anzi rifuggono le pressioni sociali e vivono gli altri come intrusivi e soffrono le aspettative reali o supposte dell’ambiente sociale.

Non mostrano e non provano forti emozioni, né positive né negative, e allo stesso tempo sono incapaci di riconoscere le emozioni altrui risultando insensibili e poco empatici.

Allo stesso modo non amano far parte di gruppi sociali e spesso nemmeno desiderano stabilire legami familiari e anche per quanto riguarda la gestione del tempo libero questi soggetti prediligono sport o passatempi che possono essere svolti in maniera solitaria.

Mancano di meta-pensiero e tendono a preferire professioni in cui è necessaria la logica e la razionalità.

Nei casi più importanti anche il coinvolgimento in esperienze sessuali seppur effimere può risultare di scarso interesse. Di conseguenza questi individui difficilmente hanno amici stretti con i quali si confidano, a volte soltanto un parente di primo grado.

Spesso non sono sposati.

Questi pazienti sembrano essere quindi indifferenti alla presenza degli altri, al fatto di essere approvati o disapprovati, e sono spesso incapaci di interagire in maniera corretta nelle occasioni di contatto sociale risultando superficiali, egoisti, freddi e distaccati.

Sul piano professionale spesso sono o sembrano molto adattati soprattutto se svolgono professioni in cui non è richiesto il confronto e il coinvolgimento con altre persone e colleghi.

Come in altre situazioni cliniche, anche in questo caso è molto importante porre una diagnosi differenziale corretta in particolar modo in questo caso è necessario distinguere il Disturbo Schizoide di Personalità da forme lievi di disturbo autistico o di Sindrome di Asperger.

Per quanto riguarda le possibili cause dell’insorgenza di questo disturbo, come peraltro anche negli altri disturbi di personalità, è plausibile che vi sia un’integrazione e una combinazione di fattori genetici e di esperienze ambientali vissute dai pazienti specialmente durante l’infanzia, periodo durante il quale queste esperienze relazionali hanno un ruolo determinante nello sviluppo della personalità, sia essa adattata e sana o rigidamente strutturata in modo disfunzionale.

Certamente crescere in famiglie dove un parente stretto è affetto da disturbo di personalità schizoide o da schizofrenia, nonché essere cresciuti in condizioni di negligenza emotiva e di incapacità di risonanza con i bisogni emotivi del bambino può facilitare l’insorgenza di questo disturbo di personalità.

 

In merito al trattamento, questo disturbo di personalità richiede sicuramente un approccio attraverso la psicoterapia anche se, come abbiamo accennato prima, le persone affette da disturbo schizoide difficilmente chiedono aiuto se non in condizioni di particolare disagio personale.

Se si riesce a stabilire una relazione di fiducia la psicoterapia può lavorare sul modello cognitivo e sui conseguenti comportamenti di isolamento e di sfiducia, aumentando la consapevolezza di questi pazienti e le loro abilità sociali e relazioni.

Cristina

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Pischiatra Milano Cristina Selvi