La mente vagante, ansia depressione e creatività

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La meditazione in psichiatria
Le neuroscienze stanno facendo scoperte sempre più importanti ed interessanti per quanto riguarda il funzionamento del nostro organo più nobile e segreto: il cervello.
I ricercatori stanno cercando di approfondire sempre meglio come funziona la mente e come influenza la nostra vita o, viceversa, come noi possiamo influenzare la mente e il cervello verso un modo di funzionare che potenzi il nostro senso di benessere e serenità.
Gli studi e le ricerche nel campo della psicologia, della psichiatria e delle neuroscienze sono oggigiorno molto attenti alle cosiddette pratiche meditative, riconoscendo a queste un ruolo importante nella cura di alcune situazioni di sofferenza emotiva ed fisica.
La meditazione viene oggi applicata come forma di terapia per la cura di forme di Ansia e di Depressione, in associazione alla terapia farmacologica e alla psicoterapia.

La mente vagante
A volte sembra che la mente abbia una vita propria, fatta di pensieri, desideri, ricordi, immagini e una varietà di emozioni che si generano in modo automatico e involontario, ci porta dove vuole, senza che noi possiamo agire alcun controllo sui suoi contenuti, sui pensieri, le emozioni e gli stati d’animo. Allo stesso modo, spesso, noi esseri umani reagiamo a questi pensieri ed emozioni con comportamenti impulsivi, influenzati dalle nostre sovrastrutture cognitive e precedenti esperienze affettive, comportamenti spesso rigidi, ripetitivi e poco efficaci all’ottenimento della serenità.
Esiste una modalità di funzionamento della mente che gli scienziati chiamano Mind Wandering e potrebbe essere tradotta come mente vagante, è uno stato psichico molto frequente in tutti noi, il più delle volte inconsapevole.
Durante lo stato di mind wandering, appunto, la mente vagabonda salta da un contenuto all’altro, i pensieri si affacciano alla mente come se ciò non fosse sotto il dominio della nostra volontà, si affollano e a volte ci sommergono, generando ansia e malessere, come ho detto anche senza che noi ne siamo consapevoli a livello cosciente.
Il più delle volte è una condizione non riconosciuta, a meno che non si impari ad accorgersi del vagare incessante della mente attraverso l’utilizzo di pratiche che riducono questo fenomeno e aiutano la mente a rimanere concentrata.
La capacità della mente di vagare alla ricerca di associazioni e pensieri possiede anche aspetti positivi. Ad esempio, la creatività e le intuizioni, si generano proprio grazie alla facoltà della mente umana di “saltare di ramo in ramo” alla ricerca di soluzioni diverse e più efficaci. Questo stato ci permette quindi di riflettere, ragionare, ipotizzare soluzioni, pianificare, avere intuizioni e pensieri creativi.
L’eccesso inconsapevole di questo fenomeno è però dannoso ai fini della nostra tranquillità, nonché inutilmente dispendioso.
Un eccesso di mind wandering è correlato con stati mentali negativi, come pessimismo, ansia e depressione.

La meditazione contro l’ansia e la depressione
La meditazione in questo contesto è intesa come una pratica che favorisce la possibilità che la mente rimanga concentrata su uno specifico stimolo. Ogni cosa può essere oggetto di meditazione, cioè di attenzione focalizzata: una parte del corpo, un rumore, uno stimolo qualunque rilevato con i nostri sensi, pensieri o stati d’animo.
Inizialmente si usa come stimolo qualcosa di facilmente percepibile, tipicamente il fluire del respiro.
Molte tradizioni filosofiche e religiose sanno da secoli che imparare a vivere nel momento presente aiuta a sviluppare emozioni positive e di serenità.
Esistono pratiche differenti, laiche o religiose, che portano tutte, come risultato finale, a ridurre il mind wandering e placare la mente, sviluppando anche la capacità di essere in contatto con il momento presente, con la realtà in tutti i suoi risvolti sia positivi che negativi.
La meditazione favorisce la capacità di rimanere in contatto con ciò che non vorremmo riducendo, nel tempo, la nostra sofferenza e la reattività.
La meditazione focalizzata permette di contrastare il rimuginio della mente e ciò non soltanto nel momento in cui si pratica la meditazione, ma anche in tutti gli altri momenti della giornata in cui la meditazione non viene praticata.

Cos’è la Mindfulness?

È definita MINDFULLNESS la consapevolezza che emerge se prestiamo attenzione in modo intenzionale al momento presente, così come è, possibilmente in modo non giudicante, cioè osservandone tutti i risvolti positivi e negativi senza reagirvi.

Questa definizione si deve al medico psichiatra Jon Kabat Zinn, colui che per primo ha studiato ed applicato a livello terapeutico le pratiche di concentrazione della attenzione.
Ad un certo punto, gradualmente, la Mindfulness diventa una modalità di vivere, diventa spontanea, si affaccia con maggiore frequenza nelle nostre vite migliorando il nostro umore, il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri e con gli inevitabili ostacoli e sofferenze insiti nella vita stessa.
Ci aiuta a stare nel presente, riducendo la nostra naturale reattività al mondo, l’attaccamento ossessivo a ciò che desideriamo o il rifiuto di ciò che non vogliamo. Crea uno stato di pace interiore che è di notevole aiuto e permette di fare scelte consapevoli e non reattive.
La capacità di sviluppare Mindfulness, contrariamente al mind wandering, migliora la flessibilità psicologica e facilita i processi di disidentificazione dai propri contenuti mentali, che non devono essere negati ma osservati in modo consapevole per favorirne la graduale riduzione di intensità.
Una notevole mole di studi scientifici ha dimostrato inequivocabilmente gli effetti benefici della meditazione sul benessere psicologico ed emotivo e quindi anche sulla salute fisica, se pensiamo a tutti i sintomi somatici che possono scaturire da uno stato di stress emotivo cronicamente protratto (coliti, gastriti, patologie cutanee, disturbi funzionali cardiaci, ipertensione e tanti altri).
Molti studi inoltre riconoscono alla meditazione, sempre se praticata in modo regolare, il potere di potenziare il sistema immunitario e di ridurre i processi involutivi a livello della corteccia cerebrale.
Oggi la meditazione viene utilizzata sia nella prevenzione delle ricadute depressive che nella cura di Disturbi d’Ansia, inoltre, in alcuni ospedali, per il trattamento del dolore cronico.
È da tempo proposta a livello preventivo nei paesi anglosassoni, recentemente anche in Italia, in alcune scuole, negli studi professionali e nelle aziende, in quanto, favorendo il benessere personale, migliora la capacità di apprendere, memorizzare e di essere efficaci nello svolgimento del proprio lavoro.
Per il suo potere nel migliorare la gestione delle emozioni e i conseguenti comportamenti reattivi, fa parte del programma riabilitativo in molte Comunità Terapeutiche e in diversi Istituti Penitenziari.

 

Cristina

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