Depressione e obesità

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Depressione e obesità

 

Nel secolo scorso la principale causa di malattia e di morte erano le malattie infettive, con una aspettativa di vita decisamente più breve rispetto ad oggi.

L’avvento della medicina moderna ha reso possibile la cura e la sopravvivenza a molte forme di infezione, anche gravi, e ha fornito le armi terapeutiche per trattare a lungo termine patologie croniche che in passato avrebbero portato a morte in tempi brevi.

Da ciò deriva il netto aumento dell’età media, anche se di conseguenza la popolazione adulta è spesso affetta da patologie croniche, il più delle volte correlate le une alle altre, ed è frequentemente costretta ad assumere molteplici terapie.

Tra queste patologie il Diabete di tipo II e l’obesità rivestono una particolare importanza per il loro impatto anche sociale e per la loro frequenza.

La Depressione è più frequente nelle persone affette da obesità di grado elevato ed entrambe queste patologie sono associate ad una maggiore probabilità di sviluppare Sindrome Metabolica e di conseguenza malattie cardiovascolari come infarto e ictus.

 

Numerosi studi clinici confermano una chiara associazione bidirezionale tra depressione e obesità: chi ammala di una delle due patologie ha maggiori probabilità di complicare il quadro clinico con la comparsa dell’altra.

Per questo la prevenzione di patologie come diabete ed obesità ha impatto anche sulla minore incidenza di depressione nella popolazione, sia giovane che anziana.

Allo stesso modo è importante consigliare a questi pazienti un trattamento integrato che miri alla perdita di peso e al controllo dei parametri metabolici ma anche che influenzi positivamente i sintomi depressivi.

Questo trattamento dovrebbe coinvolgere quindi più figure professionali che lavorano in sinergia come il medico internista, lo psichiatra, lo psicologo e il nutrizionista.

 

A mio parere non viene profuso sufficiente impegno per fornire una informazione capillare che insegni quanto sia essenziale rispettare norme di vita che potrebbero ridurre l’insorgenza delle patologie tipiche dell’età avanzata, come diabete, ipertensione, ipercolesterolemia e patologie cardiovascolari che sono oramai chiaramente correlate anche allo sviluppo di depressione.

 

Quando l’obesità è di grado importante (Indice di Massa Corporea maggiore di 35) una parte del grasso si colloca a livello addominale, più precisamente viscerale dove si distribuisce circondando gli organi interni del paziente. Questo è un tipo di tessuto adiposo che si differenzia da quello più noto, sottocutaneo, ed è proprio all’interno di queste cellule adipose che avvengono processi metabolici complessi, tanto che oggi si considera questo tipo di grasso un vero e proprio organo endocrino infiammatorio.

Queste cellule secernono infatti ormoni e mediatori dell’infiammazione, in particolare vengono liberate citochine pro-infiammatorie ed è stato dimostrato che queste sono elevate  nei pazienti con diabete, obesità e nei pazienti depressi.

 

L’organismo dei pazienti affetti da obesità va incontro ad una condizione definita anche come Inflammaging, uno stato di infiammazione sistemica che va gradualmente perdendo la sua capacità di autolimitarsi.

L’eccesso di infiammazione, e la conseguente acidosi, è oramai riconosciuto alla base di molte patologie tra cui sicuramente la Depressione la quale riconosce tra le sue cause di fondo anche un elevato grado di Infiammazione Sistemica e quindi a livello cerebrale.

 

Il concetto di Low Grade Inflammation, cioè di Infiammazione cronica di basso grado è relativamente nuovo in medicina e indica un processo che si svolge durante tutto l’arco della nostra vita, determinato dalla vita stessa e dal metabolismo che la sostiene.

 

I processi metabolici del nostro organismo danno luogo, appunto, ad una infiammazione sistemica controllata a cui si affiancano, in condizioni di normalità, processi di riparazione tissutale e di controllo del grado di infiammazione.

 

Quando l’organismo si ammala il livello di infiammazione si alza oltre il limite di sicurezza e compaiono i sintomi.

Moltissimi studi attualmente identificano il ruolo di questa eziopatogenesi in molte patologie psichiatriche e neurologiche, come la Depressione e il Morbo di Alzheimer e più in generale nell’invecchiamento cerebrale.

 

Anche l’obesità e le conseguenti patologie a livello dell’apparato cardiovascolare hanno una importante componente di tipo infiammatorio sistemico.

 

Prevenire la Depressione significa quindi mettere in atto strategie che si occupino della mente e del corpo, molte di queste efficaci nel ridurre la probabilità che nel corso della vita si vada incontro a depressione. Queste strategie sono anche protettive per la salute del corpo e riducono la possibilità di sviluppare altre patologie come ictus, infarti, demenza, diabete, malattie autoimmuni e degenerative.

 

Mens sana in corpore sano!

 

Nei casi di pazienti obesi con sintomi depressivi la terapia deve essere sistemica, curare la psiche con i farmaci, la mente con la psicoterapia e curare il corpo con il movimento e la giusta alimentazione.

Solo così non ci si limita a sopprimere i sintomi della depressione senza occuparsi dei motivi per cui sono comparsi.

 

Nell’impostare la terapia antidepressiva è sempre importante valutare quale antidepressivo sia più indicato, valutandone ad esempio il profilo degli effetti collaterali per non indurre un aumento di peso o rendere la perdita del peso un onere troppo pesante per il paziente.

 

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa di PsichiatriaPsicoterapiaOmotossicologia, Dismorfofobia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Cristina

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