Stress e Depressione

Esiste una correlazione tra stress e depressione?

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Correlazione stress e depressione

La risposta è sicuramente affermativa, lo stress è uno tra i maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di patologie psichiche, come la Depressione e gli Attacchi di Panico.

Ogni fattore stressante, sia fisico sia psichico, se perdura nel tempo ed è intenso, può indebolire la capacità del nostro sistema mente-corpo di adattarsi e di reagire, causando un esaurimento delle risorse e facilitando l’insorgenza di Depressione.

Nella pratica clinica è molto frequente incontrare pazienti affetti da veri e propri Episodi Depressivi i quali raccontano in anamnesi fattori personali o lavorativi con i quali si sono confrontati per mesi, fattori che hanno generato stati d’animo ed emozioni che si sono acuite nel tempo fino a non essere più tollerabili. Questo è lo stress cronico.

Il termine stress in medicina è mutuato dalla fisica e dall’ingegneria, indica le forze e le trazioni a cui può essere sottoposto un materiale e la sua capacità di resistere a tali forze.

Fu il medico austriaco Hans Seyle che osservò come gli animali da esperimento sottoposti a stimoli negativi acuti o cronici, sviluppassero una serie di sintomi fisici e comportamentali che chiamò “sindrome generale di adattamento”.

Nel tempo si evidenziò come questa sindrome (insieme di sintomi) fosse la conseguenza dell’ eccessiva attivazione dell’Asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.

Tutti noi sappiamo che quando siamo in una situazione di pericolo fisico, o di attivazione emotiva, produciamo adrenalina, altrettanto bene tutti noi conosciamo la sensazione che questa sostanza genera nel nostro corpo: uno stato di allarme con tutti i suoi correlati fisici e psichici. Stato di allarme utile e necessario per rispondere in modo pronto ed efficace al “pericolo” ma anche sgradevole da tollerare se perdura a lungo.

Questo ormone è appunto prodotto dal surrene, piccola ghiandola endocrina posizionata sopra i reni. La scarica di adrenalina determina una serie di modifiche della nostra biologia e del nostro metabolismo allo scopo di preparare il corpo e il cervello allo stato di attacco o fuga, per rispondere nel migliore dei modi all’evento stressante o sottrarvisi con la fuga immediata.

Questo meccanismo importantissimo che ci ha permesso e ci permette di sopravvivere e di difenderci dai pericoli diventa un problema serio quando cronicizza nel tempo.

Purtroppo nel nostro vivere quotidiano fatto di mille impegni, responsabilità, ritmi serrati, problematiche personali e sociali sempre più pressanti, stimoli e imput continui, è facile trovarsi a vivere in una situazione di cronica attivazione del sistema neurovegetativo quindi in una situazione di stress cronico.

Sottoposto ad uno stimolo stressante l’organismo organizza le sue risorse per farvi fronte in tre momenti distinti:

Fase di allarme

Come prima risposta ad un potenziale pericolo l’organismo secerne adrenalina e noradrenalina: il corpo e il cervello si predispongono opportunamente alla reazione di difesa o fuga (flight or fight reaction)

Il battito cardiaco accelera per portare sangue ai muscoli, la sudorazione aumenta come la pressione arteriosa, la frequenza del respiro aumenta, i muscoli si tendono, il sangue si concentra verso il cuore, i muscoli e i polmoni mentre la cute viene irrorata meno (ad esempio: le mani fredde, il respiro corto e la tachicardia di quando si deve affrontare una prova).

Fase di resistenza o adattamento

Se l’evento stressante non si conclude l’organismo si prepara alla resistenza e all’addattamento.

In questa fase viene prodotto anche cortisolo, attraverso l’attivazione del sistema neuro-vegetativo ed in particolare dell’Ortosimatico.

Noi viviamo sostanzialmente in uno stato costante di Ortosimpaticotonia, spesso anche perdendo le normali oscillazioni diurne e notturne tra ortosimpatico/parasimpatico, che permettono, durante il sonno, la fase di ricostruzione di tutte le cellule del nostro organismo (ecco perché chi dorme bene invecchia meglio).

Il cortisolo fa sì che l’organismo possa continuare ad adeguarsi alla situazione di allarme ma ha una azione immunosoppressiva. Un’attivazione cronica e una conseguente cronica soppressione del sistema immunitario può portare a patologie infettive, infatti quando siamo stanchi ci ammaliamo di più: herpes, infezioni urinarie o delle prime vie aeree.

Anche le patologie autoimmuni sono correlate allo stress perché il sistema immunitario disregolato può essere inibito ma anche troppo vivace nelle sue risposte, attaccando quindi strutture proprie dell’organismo. Lo stress cronico inoltre inibisce l’azione di controllo del sistema immunitario per sbarazzarsi delle cellule alterate in senso neoplastico, causando maggiore probabilità di sviluppare malattie neoplastiche nei soggetti cronicamente stressati.

Fase di esaurimento

La terza fase è definita dell’esaurimento ed interviene quando l’organismo non è più in grado di difendersi e di reagire all’evento stressante.

Si può arrivare ad un vero e proprio esaurimento delle risorse fisiche e psichiche del soggetto che può andare incontro ad una profonda Depressione.

I sintomi in questa fase sono l’insonnia grave, l’ansia, il calo delle energie e del tono dell’umore, perdita di peso importante. Possono comparire infezioni recidivanti, malattie infiammatorie come ulcere e gastriti, malattie legate al mal funzionamento del sistema immunitario.

Sintomi frequenti dovuti a stress cronico

Fisici: cefalea, mal di schiena, tensione muscolare, stanchezza cronica, diminuzione o aumento dell’appetito, tachicardia, acufeni, vertigini, astenia, infezioni recidivanti, ulcere, coliti.

Psichici: Insonnia, ansia, depressione, agitazione, alterazioni della memoria, riduzione della concentrazione, scoppi di rabbia, pianto, abuso di sostanze o di farmaci ansiolitici e ipnoinducenti.

Come gestire lo Stress e prevenire la Depressione

I ritmi e le stimolazioni continue cui siamo tutti sottoposti rappresentano un intenso fattore di stress, sia quando ne siamo consapevoli sia quando ancora non siamo riusciti ad accorgerci della entità reale di sovraccarico che grava sulle nostre spalle.

Pensiamo soltanto al numero di mail, telefonate, messaggi vocali o scritti  cui ogni giorno ciascuno di noi deve rispondere per motivi di lavoro e personali.

Fino a pochi anni fa le comunicazioni lavorative avvenivano soltanto via telefono mettendo un filtro agli input e riservando un tempo dedicato allo specifico contenuto, affrontandone un numero decisamente minore e uno per volta.

Oggi sembra che non si possa vivere e lavorare se non in modalità multi-tasking per cui mentre eseguiamo un compito la nostra mente è già impegnata a quello successivo. Alla fine della giornata, la nostra mente, ha viaggiato ininterrottamente tra un problema e l’altro spesso senza nemmeno che noi ce ne siamo accorti.

Esiste una correlazione diretta dimostrata scientificamente tra mind-wondering e livello del tono dell’umore. Le persone che hanno “la mente vagante” dimostrano ai test livelli di depressione maggiori e minori livelli di felicità, serenità e realizzazione personale.

Spesso tutto ciò avviene senza la consapevolezza di quanto ciò sia innaturale e dannoso. Questo è il motivo per cui spesso l’aiuto viene richiesto quando il paziente è già nella fase di esaurimento. A quel punto le armi terapeutiche sono limitate e si limitano sostanzialmente alla terapia farmacologica e alla psicoterapia.

È indispensabile quindi sviluppare sempre più la presenza e la consapevolezza di ciò che accade nelle nostre giornate e nelle nostre vite, solo così avremo la possibilità di mettere in atto strategie di prevenzione che evitino di arrivare a situazioni dove si è già concretizzata una vera e propria Depressione o Disturbo d’Ansia conclamato.

Cristina

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