Il Disturbo Post Traumatico da Stress

Il Disturbo Post Traumatico da Stress è una patologia psichiatrica non molto frequente, almeno nelle sue forme più gravi ed evidenti, dovuta all’impossibilità del sistema nervoso di integrare in modo adeguato una o più esperienze psicologicamente traumatiche.

In verità potrebbe anche essere una patologia sottostimata in quanto di non facile diagnosi, a meno che non  vi sia un chiaro, inequivocabile evento drammatico accaduto nella vita del paziente.
In assenza dell’evento traumatico evidente può essere confuso con forme di Depressione o di Distimia o con un Disturbo d’Ansia Generalizzato, o anche mascherarsi dietro una storia di abuso di sostanze e di alcool.

I sintomi del disturbo post traumatico da stress

Sono, infatti, numerosi i pazienti che presentano sintomi tipici di iperattivazione neurovegetativa e di evitamento, nonché le memorie emotive intrusive tipiche del Disturbo Post Traumatico. E’ verosimile che questi soggetti abbiano sperimentato e vissuto situazioni traumatiche meno evidenti, meno puntualmente riconoscibili ma più sottili e durature nel tempo, dando luogo ad una reattività  psichica ed emotiva molto simile  a quello dei gravi traumatizzati.

Il Disturbo Post Traumatico da Stress, nella sua forma più tipica ed evidente, si sviluppa in una certa percentuale di soggetti che hanno vissuto eventi di vita gravemente traumatici, che hanno implicato gravi lesioni personali o ai propri cari, o comunque la grave minaccia alla loro integrità fisica  o a quella di altre persone. E’ il tipico disturbo che colpisce una parte della popolazione dopo un disastro naturale, un terremoto o una grave alluvione, incidenti stradali, rapimenti o gravi aggressioni. E’ stato valutato che persino una certa percentuale degli individui impegnati in azioni di volontariato e soccorso dopo eventi di questo tipo può sviluppare un PTSD.

Molte delle conoscenze sull’insorgenza e sulle manifestazioni di questo disturbo, nonché sulla sua diagnosi e terapia, derivano dalle osservazioni dei reduci di guerra. Non è però necessario essere stati sotto i bombardamenti o vittime di eventi naturali catastrofici per sviluppare un disturbo i cui sintomi, magari più sfumati e meno invalidanti, permettono di porre questa diagnosi.

Una delle caratteristiche tipiche di questo disturbo è che il trauma continua a ripresentarsi nella mente di chi l’ha vissuto e questa situazione, in cui l’attenzione emotiva e cognitiva sono rivolte al trauma, allontana il paziente dalla realtà che lo circonda verso la quale sviluppa una sorta di distacco emotivo, di estraneità sia ai fatti che alle persone. Questi ricordi intrusivi dell’evento vissuto, possono essere immagini mentali, pensieri o ricordi che si ripresentano con insistenza e senza che il paziente possa controllarli o allontanarli. Queste memorie dolorose generano un’attivazione neurovegetativa intensa, che a sua volta da luogo ad una serie di disturbi che si possono manifestare sulla salute del fisico.

Sostanzialmente questi pazienti vivono in una condizione cronica di stress e di attivazione neuro-ormonale dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene, con tutte le conseguenze non solo psicologiche ma anche somatiche di questa condizione.

Può anche accadere, sebbene raramente, che questi pazienti sviluppino prevalentemente sintomi fisici con scarse manifestazioni psicologiche, il che rende la diagnosi ancora più complicata, ad esempio disturbi gastrici o intestinali, dolori posturali o patologie a livello muscoloscheletrico, ipertensione, problemi cardiaci e problematiche che interessano la sfera della sessualità. Sono questi i casi in cui è necessaria un’attenta e puntuale anamnesi della vita del paziente, a partire dalla sua infanzia, indagando su ogni possibile situazione che sia o sia stata potenzialmente traumatica, considerando anche che il sistema di gestione delle emozioni in un bambino è ancora in via di sviluppo e di consolidamento, per questo situazioni che ad una valutazione più superficiale e razionale possono apparire del tutto normali, creano spesso invece  una atmosfera traumatica e patogena per lo sviluppo sano del bambino. Mi riferisco soprattutto a situazioni emotivo-relazionali inerenti alle dinamiche famigliari alle quali il bambino può essere esposto senza possibilità di difesa.

In questi casi non sempre si trovano eventi che normalmente sarebbero definiti come traumatici a livello psichico, ma lo psichiatra può certamente riconoscere, sotto una superficie di apparente normalità, ciò che ha gravemente interferito con lo sviluppo armonico, tranquillo e solido del bambino.

Caratteristica del PTSD è una condizione di cronico di disagio psicologico e di attivazione neurovegetativa per cui il soggetto vive in un costante stato di tensione emotiva e fisica, ipersensibilizzato ad ogni cambiamento di stato interno o evento esterno che possano riattivare le memorie traumatiche dell’evento, o degli eventi, nel corpo e nella mente.

Questo stato viene definito come un aumento dell’arousal e si manifesta anche determinando disturbi del sonno, come difficoltà  nell’addormentamento o nel mantenimento del sonno, nonché facile irritabilità, difficoltà nella concentrazione e nella memoria di fissazione. I disturbi del sonno  sono spesso accompagnati da  incubi ricorrenti che riguardano l’evento vissuto, questo ovviamente nei casi in cui i sintomi sono conseguenti ad un puntuale evento traumatico.
I flashback sono anche tipici del PTSD e consistono in esperienze emotive in cui il paziente si dissocia dalla realtà e si sente esattamente come se stesse rivivendo l’evento traumatico.

Il paziente vive nel costante tentativo di evitare la sofferenza psicologica e fisica che la riattivazione del trauma determina e mette in atto una serie di manovre difensive, condotte di evitamento che lo limitano nella propria quotidianità, a volte compromettendo seriamente le relazioni personali o il lavoro.

Ad esempio evita luoghi e situazioni ma anche persone e relazioni che possano generare sentimenti anche lontanamente simili a quelli che ha vissuto. In generale queste persone tendono a vivere la loro vita in uno stato di ottundimento delle emozioni che li fa sentire, ed apparire, distaccati dal contesto sociale. E’ come se rimanessero incastrati in una emotività traumatizzata e quindi impossibilitati a prendere contatto in modo adeguato con il mondo attuale.

La possibilità, e la probabilità, che si sviluppi un Disturbo Post Traumatico da Stress è correlata alla gravità della situazione traumatizzante e ovviamente ad altre variabili come una vulnerabilità personale di base, che è differente in ciascuna persona, la possibilità di trovarsi in un contesto di supporto che riconosca e che aiuti l’elaborazione del trauma. Ovviamente anche l’età della persona esposta al trauma è un fattore discriminante importante e pare che le donne siano leggermente più predisposte degli uomini allo sviluppo di PTSD. Ecco quindi che non sempre vi è una correlazione del tutto lineare tra gravità del trauma e sviluppo dei sintomi.

La terapia del disturbo post traumatico da stress

Normalmente la cura di questa forma di disturbo prevede un’associazione di terapia farmacologica e di psicoterapia.

La cura con i farmaci è indispensabile nei casi in cui i sintomi siano troppo invalidanti per lo svolgimento di una vita normale sul piano scolastico o lavorativo e sociale, nonché quando la sofferenza esperita dal paziente è troppo intensa. Negli altri casi si potrà valutare anche durante lo svolgimento della terapia psicologica l’eventuale necessità di un supporto farmacologico. Ottimi alleati in questi casi sono i farmaci che agiscono sulla serotonina, come gli SSRI, associati eventualmente ad altre molecole ad azione ansiolitica o ipnoinducenti, se necessarie.

La terapia è quindi sovrapponibile a quella indicata in altri Disturbi d’Ansia o anche nei Disturbi dell’Umore. Spesso inoltre i pazienti sofferenti per i sintomi causati da un trauma, o da situazioni traumatiche, possono sviluppare Depressione o altre forme di Disturbo d’Ansia.

La terapia psicologica è però in cardine indispensabile per aiutare questi pazienti a liberarsi dei sintomi e a riprendere una normale esistenza. Il trattamento più indicato andrà scelto in base alla conoscenza profonda della situazione psicopatologica, della vita del paziente, della sua struttura di personalità, della sua infanzia, del suo ambiente affettivo e relazionale attuale. La terapia psicologica di tipo psicodinamico è verosimilmente più indicata là dove la sofferenza derivi dall’avere vissuto all’interno di un contesto di crescita problematico e traumatizzante. Altre forme di terapia come la Cognitivo-Comportamentale e l’EMDR (Eye   Movement Desensitization and Reprocessing)  sono più indicate se i sintomi insorgono dopo che la persona è stata esposta ad un grave evento drammatico e traumatizzante che viene riferito durante la raccolta della anamnesi.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di terapia del disturbo post-traumatico da stress a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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