L’attaccamento e l’angoscia della separazione

La Teoria dell’Attaccamento è basilare in psicologia ed è stata elaborata da uno psicoanalista inglese di nome John Bowlby, negli anni ’80.

Secondo questa teoria il piccolo, appena nato, ricerca la mamma non per soddisfare il bisogno di nutrimento ma per il fondamentale bisogno di contatto fisico con lei ed ovviamente del sollievo emotivo che ne deriva. La rassicurante vicinanza fisica è quindi uno dei principali bisogni dell’uomo, è un istinto innato che induce il bambino, e in verità anche i cuccioli di animale, a cercare la mamma e ad avvicinarsi a lei per sentirsi sicuro e protetto.

Protetto e rassicurato all’interno di una relazione in cui i suoi bisogni suscitano nella madre risposte tempestive ed adeguate, il bambino fa esperienza di una base sicura all’interno della quale avviene lo sviluppo emotivo, cognitivo ed anche fisico in modo armonico.

La qualità del legame di attaccamento sviluppato durante la prima infanzia caratterizza e influenza le modalità dell’attaccamento anche durante tutta la vita adulta, evidenziandosi e influenzando le nostre relazioni e soprattutto i nostri rapporti di coppia.  Esiste una definita e chiara relazione tra la qualità dell’attaccamento del bambino con le sue figure di accudimento primario e il rischio di sviluppare disagi emotivi e patologie psichiche.   È stato dimostrato che l’interazione con altri esseri umani, la vicinanza fisica, influenza l’organismo a livello neuroendocrino, determina una riduzione dell’attivazione di aree cerebrali e una modulazione adeguata dell’asse Ipotalamo-Ipofis-Surrene e quindi delle aree deputate alla gestione dello stress, modulando le risposte del sistema nervoso autonomo.

Molte condizioni possono interferire con il normale comportamento di attaccamento e minacciare la stabilità emotiva del bambino e la sua serenità futura. Alcune sono più evidenti come le situazioni famigliari di abuso fisico o di grave negligenza nella cura del bambino. Possono però anche essere situazioni all’apparenza normali ma sottilmente traumatizzanti per il bisogno di attaccamento del bambino. Spesso anche queste situazioni danno origine a sofferenze psichiche che si evidenziano durante la crescita e anche nella vita adulta. Proprio in virtù della loro natura subdola vengono reiterate cronicamente nella relazione tra bambino e care-giver, cioè della persona principale che si prende cura del bambino.

Altre situazioni che minacciano l’equilibrio emotivo del piccolo sono le separazioni dalla figura di accudimento, per un periodo troppo lungo rispetto all’età e allo sviluppo cognitivo ed emotivo raggiunto, come ad esempio nel caso di bambini ospedalizzati per lunghi periodi.

Nel corso poi di tutta l’esistenza, il comportamento di attaccamento si attiverà in modo intenso in condizioni stressanti, ad esempio quando la disponibilità delle relazioni e delle persone care è precaria o minacciata. L’attaccamento non è soltanto un comportamento ma è l’insieme dei modi in cui una persona organizza i propri pensieri e i propri sentimenti nei confronti delle persone importanti con cui entra in relazione.

L’attaccamento sicuro

Si sviluppa all’interno di una relazione con una madre disponibile affettivamente e ben sintonizzata sui segnali del bambino e sui suoi bisogni, sia fisici sia emotivi. Nell’attaccamento sicuro il bambino appare generalmente calmo, è in grado di tollerare le separazioni dalla madre di durata limitata. Ovviamente mostra qualche segno di disagio emotivo, magari anche piangendo ma non in modo inconsolabile. Il riavvicinamento della mamma riesce a calmare il bambino che si quieta facilmente e riprende le sue attività. Il bambino si avvicina alla mamma e cerca il contatto con lei mostrandosi felice e tranquillizzandosi in breve tempo.

L’attaccamento ansioso/evitante

Se una figura di accudimento primario, la madre o chi per essa, tende ad essere poco  accessibile e responsiva ai messaggi e ai bisogni di contatto e vicinanza  del bambino, questo diventerà insicuro e ansioso nel suo attaccamento con lei. L’insicurezza riguardo all’accessibilità della madre attiva uno stato di ansia costante, di frustrazione e a volte anche di rabbia. Le separazioni, o le minacce di separazione, sono quindi vissute dal bambino in modo traumatico e con grande sofferenza emotiva e fisica. Sostanzialmente sviluppa una eccessiva dipendenza e una paura dell’abbandono, tratti personologici che caratterizzano molti individui anche nell’età adulta e ne influenzano le relazioni affettive e interpersonali. Spesso questi bambini costruiscono una modalità psicologica difensiva per cui, al ricongiungimento con la figura materna, rimangono come indifferenti e distaccati, evitando di riavvicinarsi alla mamma. Da adulti potranno diventare persone fredde e anaffettive, poco inclini a sviluppare relazioni intime per paura della dipendenza e della possibile sofferenza.

L’attaccamento disorganizzato

E’ uno stile di attaccamento estremamente patologico che si riscontra in bambini che hanno subito maltrattamenti fisici o psicologici importanti ma anche nei bambini cresciuti da madri fortemente depresse o in famiglie con grave conflittualità coniugale. Se non sono riconosciuti e curati già da piccoli  questi soggetti svilupperanno una patologia psichiatrica in età adulta. Questi bambini da una parte temono il contatto e sono quindi spinti ad allontanarsi dalla figura di riferimento ma allo stesso tempo mantengono il bisogno di attaccamento e di protezione, in un conflitto irrisolvibile e destrutturante per cui la ricerca di attaccamento può esporli al rifiuto e al maltrattamento. Mostrano, all’allontanamento dalla mamma e poi al suo riavvicinamento, stati emotivi e comportamenti non prevedibili, strani, confusi, disorganizzati appunto, alla base dei quali vi è un forte stato di paura.

Come abbiamo detto le conseguenze emotive e i comportamenti relazionali tipici dei diversi stili di attaccamento sono visibili ed evidenti negli adulti soprattutto quando sono esposti a situazioni relazionali difficili, conflittuali e stressanti. Un adulto con un attaccamento ansioso potrà sperimentare grave disagio e preoccupazione nelle separazioni, anche brevi o non essere assolutamente in grado di tollerare separazioni più definitive, che lo sconvolgono emotivamente.   Quanto più l’attaccamento è insicuro quanto più la perdita sarà vissuta in modo emotivamente devastante.

Questi soggetti possono sperimentare anche forti sentimenti di collera e risentimento quando la figura di riferimento non è disponibile. Un adulto con attaccamento insicuro potrà essere eccessivamente accondiscendente ai desideri dell’altro o fornire cura e accudimento in modo ossessivo. L’eccesso di accudimento è il modo per mantenere la vicinanza ad una figura di attaccamento e anche un modo per non prendere contatto con eventuali sentimenti di rabbia nei suoi confronti.

Il rovescio della stessa medaglia riguarda quei soggetti che, per non rischiare il dolore, la frustrazione, la disperazione e la rabbia dell’assenza o dell’abbandono, mostreranno nella loro vita relazionale adulta, in modo difensivo e il più delle volte del tutto inconscio, un eccesso di enfasi sull’autonomia e sull’indipendenza.

La psicoterapia spesso rappresenta un percorso attraverso il quale il terapeuta empatico e sintonizzato sui bisogni del paziente permette di creare una base sicura che mitighi gli effetti negativi di una crescita in ambienti che non hanno permesso uno sviluppo tranquillo del bambino.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia per l’attaccamento e la separazione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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