L’amore può durare?

“La verità non è mai pura e raramente semplice……….”. Oscar Wilde.

Alcuni psicoanalisti, nonché autori di letture molto interessanti e piacevoli per chi fa il mio mestiere, fanno parte delle persone che io considero  un po’ .… i miei grandi padri, non solo in senso professionale.

Il padre ( insieme ovviamente alla mamma e ciascuno nei suoi ruoli) è colui da cui impariamo la vita, è colui da cui introiettiamo il concetto di etica, il bene e il male, da cui impariamo ad accettare le frustrazioni, quando queste sono impartite in modo corretto, è colui che ci insegna e nello stesso tempo ci comprende, ci protegge e ci forma come esseri umani. O così dovrebbe essere.

Uno di questi psicoanalisti  è Stephen Mitchell,  teorico e clinico,  principale esponente della Scuola Psicoanalitica Interpersonale, una corrente  nata negli Stati Uniti negli anni ’80, che ha finalmente chiarificato, attraverso studi e osservazioni sull’interazione mamma/bambino, quanto la spinta a creare e mantenere relazioni sia per l’essere umano innata e strutturante.

E così io leggo Mitchell, che mi fa sentire come gli esseri umani talvolta riescano ad  essere davvero profondi e saggi, cercando di portare i suoi insegnamenti con me nelle terapie con i miei pazienti.

Vorrei riassumere qualche riflessione su tematiche che io osservo costantemente nella mia pratica di terapeuta e che lui descrive, in modo per me affascinante, nel suo libro intitolato: L’amore può durare? Il destino dell’amore romantico, edito da Raffaello Cortina.

Interrogativi su cui ciascuno di noi può trovare le sue personali posizioni.

Quando un paziente si rivolge a me, e comunque ogni volta che mi siedo nel mio studio e comincio una seduta, so che il nucleo di fondo della loro sofferenza avrà a che fare con l’Amore.

L’amore che non hanno, a volte che non hanno mai avuto, l’amore che li soffoca e non li lascia liberi ma dal quale non sanno liberarsi, l’amore che non sanno dare, provare o ricevere.  L’amore che chiedono nei modi più “ sbagliati ” e inefficaci e l’amore che non si concedono o che non credono di meritare.

E insieme a questo osservo, ascolto e partecipo a tutte le emozioni che ne derivano.

L’amore è relazione come l’odio, verso  un uomo, una donna, verso i  figli, il padre, la madre, verso chiunque.

A volte le più potenti attrazioni  si trasformano in un odio profondo, senza la capacità di contenere l’ambivalenza dei sentimenti che proviamo verso l’oggetto del nostro amore; ma ” la sopravvivenza dell’amore non dipende dalla capacità di evitare l’aggressività ( o la rabbia ) ma quella di contenerla insieme all’amore”.

E poi l’amore, ci  dice Mitchell, è una idealizzazione, almeno in parte.

La percezione della persona amata è solo parzialmente reale e si mescola a  trasformazioni e costruzioni che derivano dai nostri bisogni e desideri e così questa magia del nostro mondo interno fa sì che l’altro diventi ai nostri occhi come vorremmo che veramente fosse. E’ in parte una” finzione” ma questo ci serve perché una persona diventi l’oggetto del nostro desiderio e del nostro amore passionale e da ciò deriva l’eccitazione dell’incontro fra gli innamorati.

Che sensazione meravigliosa essere innamorati!!!! Ma come la mettiamo con il fatto che gli esseri umani hanno un così profondo e radicato e innato bisogno di sicurezza di stabilità e che la serenità emotiva per molti di noi dipende dal raggiungimento di questi obiettivi? E nei rapporti stabili e duraturi dove va a finire l’idealizzazione che ci fa battere il cuore?

Chi di noi non si è interrogato almeno una volta su cosa desidera davvero in una relazione?  Ma soprattutto mi chiedo quanti di noi siano riusciti a  trovare  una risposta univocamente valida  senza continuare ad oscillare tra una posizione e l’altra, e quanti di noi vivano più o meno consapevolmente profonde ambivalenze, mettendole in atto oppure negandole.

“Il nostro desiderio di sicurezza e la nostra sete di passione ci spingono in direzioni opposte”  dice Mitchell,  e non è forse così in tutte le scelte della nostra vita?

Ad ogni modo l’idealizzazione ci serve per innamorarci. A volte questa è pressoché totale e l’altro non è altro che un contenitore, una cornice dove infiliamo e proiettiamo i nostri bisogni. L’altro viene derubato della sua vera essenza, della sua identità, allo scopo di farne il nostro oggetto d’amore, se di amore si può parlare davvero in questi casi!  A volte invece funzioniamo in modo più equilibrato e più semplicemente vediamo l’altro in parte come è realmente, riconoscendo e rispettando i suoi lati per noi affascinanti o deludenti e in parte con gli occhi indulgenti ( e un po’ ciechi ) dell’amore.

L’idealizzazione eccessiva è molto pericolosa, è l’innesco per le peggiori delusioni, per ferite profonde e dolorose da cui possono scaturire agiti di rabbia verso l’amato, che si declinano con intensità diverse, fino alle più gravi.

Dai sentimenti più amorevoli e teneri  possono emergere  le peggiori espressioni del nostro odio, della nostra frustrazione e della nostra rabbia.

“L’idealizzazione non necessariamente svanisce nel corso di una relazione ma si aggiungono ad essa nuove prospettive e alcune di queste prospettive sono inevitabilmente deludenti”. Che emozioni sente ciascuno di noi e come agisce di fronte a queste inevitabili delusioni?

Ecco quindi che buona parte del lavoro analitico consiste nell’aiutare i pazienti a riconoscere cosa accade loro nelle relazioni d’amore, o cosa accade nelle loro “relazioni di non amore”. Come mai si ritrovano spesso imprigionati nelle stesse dinamiche fallimentari e quanto di loro fa sì che ciò si ripeta. Sperando via via di renderli più consapevoli di ciò che accade nel loro mondo interno, motore invisibile, ma potente,  di tante nostre azioni e scelte.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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