La psicoterapia può curare la depressione?

Il mio interesse a scrivere un articolo su questo argomento nasce proprio da ciò che osservo durante la mia pratica di medico psichiatra. Incontro in studio persone che arrivano tutte con una tematica di fondo comune: si sentono sofferenti, tristi, depressi. Questi pazienti, che mi portano tutti un disagio apparentemente così simile, presentano in verità situazioni molto differenti, personali e originali nelle loro cause e nelle loro motivazioni di fondo. Ciò nonostante tutti arrivano con la convinzione di essere depressi.

Anche quando lavoravo in ospedale e mi capitava di vedere molte persone che chiedevano un colloquio di valutazione, sono sempre stata stupida dal fatto che, quasi tutti, iniziavano la visita dicendomi: ”vengo da lei perché sono depresso”, anticipando un’ipotesi di diagnosi che spesso non corrispondeva al quadro clinico da me rilevato.

Probabilmente il termine stesso Depressione si presta ad interpretazioni differenti e molto personali, a volte erronee.

Depressione può essere uno stato d’animo, momentaneo o duraturo ma non necessariamente patologico, può essere un sintomo di un quadro clinico più complesso e può anche essere una vera e propria malattia.

La questione che ha attratto la mia attenzione è stata quindi la Diagnosi, intesa sì in senso clinico (questa persona che si sente e si definisce depressa lo è veramente da un punto di vista medico-psichiatrico?) ma anche con un significato più ampio e cioè: quale è veramente il disagio di cui mi sta mettendo al corrente il paziente e che origini ha.

In una psichiatria che veda il paziente come un intero, fatto di elementi altrettanto importanti di tipo biologico e psicologico, è di fondamentale importanza fare una diagnosi corretta, farsi cioè un’idea precisa di ciò che il paziente lamenta, capirne la sua genesi da un punto di vista psico-dinamico e/o biologico e costruire un’ipotesi di cura.

E’ altrimenti impossibile indirizzare bene il paziente sul percorso verso la risoluzione del suo problema impostando la terapia corretta, è impossibile capire di che cosa ha veramente bisogno il paziente per stare meglio e migliorare la sua vita.

A mio parere, è anche indispensabile per il paziente stesso conoscere quale è il suo problema, non è soltanto un suo diritto, le persone hanno anche il dovere di informarsi ed essere consapevoli,  la conoscenza corretta è il primo gradino, la base su cui si fonda tutto il  percorso di cura.

Di fronte ad un paziente che esprime uno stato depressivo, la prima cosa che il medico deve saper fare è distinguere se si tratta di una vera e propria DEPRESSIONE, intesa cioè come malattia che richiede un trattamento medico o se si tratta di uno stato di prostrazione psicologica, di sofferenza esistenziale.

Questo perché le due situazioni prevedono un approccio terapeutico differente. Non è possibile, né corretto, applicare il proprio metodo di cura ad ogni paziente, anzi il percorso deve essere inverso. Bisogna capire cosa il paziente ha e quindi definire se il metodo di cura di cui disponiamo può essere utile per lui, altrimenti avere la consapevolezza, l’umiltà e la professionalità di inviare il paziente ad un’altra figura professionale o ad un collega.

Mi è capitato purtroppo troppe volte di visitare pazienti in cura farmacologica da anni, per una supposta depressione, che, a mio giudizio, necessitavano di essere invece consigliati ad intraprendere un percorso di psicoterapia, perché il farmaco non avrebbe mai potuto curare il loro star male, quantomeno non da solo.

Allo stesso tempo ho visto pazienti affetti da evidenti stati di Depressione e ben diagnosticabili Disturbi d’Ansia, quali gli attacchi di panico, la fobia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, rivolgersi a psicoterapeuti per molto tempo senza poter risolvere i sintomi, non perché la psicoterapia sia un approccio fallimentare ma perché alcune malattie, alcune situazioni cliniche non si possono curare senza ricorrere ai farmaci.

La genesi delle malattie psichiatriche è BIO-PSICO-SOCIALE, ciò vuole dire che vanno valutate, in ogni singolo paziente, la presenza o la predominanza di una causa rispetto ad un’altra e quindi attuati, o perlomeno consigliati, interventi che siano di tipo medico o psicologico a seconda del caso o l’associazione dei due, solo quando necessario.

Spesso i pazienti che soffrono di ansia e depressione temono di incontrare uno psichiatra, considerato a torto il medico dei matti, molti preferiscono chiedere aiuto allo psicologo o al neurologo.

Questi professionisti devono essere in grado, attraverso percorsi formativi validi, di riconoscere se vi è un’affettiva malattia psichiatrica e devono sapere quando è necessaria una terapia di tipo farmacologico.

La Depressione vera e propria esige una terapia farmacologica, così come altri disturbi quali ad esempio il Disturbo Ossessivo-compulsivo o gli Attacchi di Panico.

Viceversa il medico-psichiatra DEVE essere in grado di riconoscere le situazioni in cui è insensato consigliare un farmaco e in cui invece il paziente ha effettivamente bisogno di un serio percorso di psicoterapia.

La psicoterapia è indicata in tutti i pazienti in cui le cause del malessere risiedono in situazioni ambientali difficili, presenti o passate, o quando la sofferenza deriva da conflitti interni, intrapsichici, in tutti quei casi in cui la persona soffre emotivamente  ma non vi è evidenza di un disturbo psichiatrico legato ad una disregolazione dei neurotrasmettitori, non vi è cioè un Episodio Depressivo in corso.  La diagnosi si fa DURANTE la VISITA, attraverso domande e attraverso l’osservazione del paziente, il suo aspetto, l’abbigliamento, lo sguardo, le sue posture, il modo in cui parla e si muove e dalle notizie che ci fornisce.

Esiste una SEMEIOTICA della Depressione che il medico conosce. Esistono cioè sintomi riferiti dai pazienti e segni rilevati dal medico che devono essere accertati e valutati per fare diagnosi corrette e terapie adeguate. Là dove il medico riconosce la presenza di un Episodio Depressivo la terapia farmacologica deve essere sempre consigliata e il paziente supportato ad accettarla e ad assumerla nei tempi e nei modi prescritti. Anche la sospensione va concordata sempre con il curante.

In questi casi la terapia psicologica può essere a volte indicata, se vi una struttura di personalità fragile, situazioni ambientale stessogene o se il paziente mostra di dovere essere aiutato nell’elaborare il vissuto relativo alla malattia depressiva.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psicoterapeuta per la Depressione a Milano, Psichiatra e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia della Depressione a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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