Gli Psicofarmaci in Gravidanza

L’utilizzo di una terapia con farmaci antidepressivi può rendersi a volte necessaria durante la gravidanza. Questo accade soprattutto nelle donne che hanno già avuto episodi depressivi importanti nella loro vita o, più raramente, per la comparsa di depressione proprio durante la gestazione.

Gli studi più recenti sono rassicuranti rispetto alla possibilità di curare la depressione farmacologicamente in questo particolare periodo della vita.

Nell’ultimo decennio le conoscenze scientifiche su questo tema sono migliorate e si è passati da un atteggiamento giustamente molto cauto a una gestione più sicura della donna depressa in gravidanza e la prescrizione di farmaci per la depressione può non essere dannosa, se viene effettuata secondo precisi criteri. Queste terapie vanno comunque riservate ai casi di vera necessità e permettono una gravidanza non solo più serena ma anche più sicura e un post-partum privo di rischi.

Valutazione dei rischi e dei benefici

La decisione di prescrivere un antidepressivo deve basarsi su una corretta valutazione dei rischi e dei benefici, ricordando che, se è bene non esporre il feto alla possibile azione dannosa di sostanze farmacologiche, è altrettanto accertato che una gravidanza vissuta durante un periodo di importante depressione può avere conseguenze dannose per il bambino stesso, oltre che per la madre e per la loro futura relazione, da cui deriva uno sviluppo psichico e fisico sano del bambino.

Come per le altre forme depressive la causa scatenante è di tipo bio-psico-sociale, ciò significa che la depressione può scatenarsi per fattori di tipo biologico, in associazione o meno con fattori ambientali e personali, anche se solitamente nelle forme gravi che richiedono terapia farmacologica i fattori neurobiologici sono preponderanti.

Il primo paramento da considerare è la gravità della depressione, cioè l’entità dei sintomi riferiti dalla paziente ma anche dei segni valutati dal medico psichiatra durante la visita. Forme di lieve o moderata entità, soprattutto se non vi è una storia pregressa di depressione, possono essere trattate con terapie di supporto psicologico. Nelle forme severe o ricorrenti, fortunatamente più rare, il trattamento farmacologico si rende necessario.

Fattori da considerare nell’utilizzo degli psicofarmaci in gravidanza

Se l’utilizzo del farmaco si rende indispensabile, bisogna considerare alcuni fattori importanti che avvengono nell’organismo della donna durante la gravidanza e che portano alla momentanea modifica del metabolismo dei farmaci. Durante la gestazione si raggiunge, infatti, una maggiore concentrazione di farmaco plasmatico, a parità di dosaggio assunto.

Inoltre bisogna valutare la possibilità del passaggio di una sua parte nel sangue fetale attraverso il filtro placentare e le conseguenze che possono derivare al bambino. Esistono sostanzialmente due tipi di possibili effetti dannosi da considerare: il rischio di malformazioni (teratogenesi) e gli eventuali effetti tossici che possono essere indotti nel bambino. Ovviamente questi sono proporzionali al dosaggio del farmaco assunto e anche alla durata del trattamento, parametri su cui il medico dovrà vigilare con attenzione valutando la paziente e il quadro clinico con la frequenza adeguata. In linea generale i rischi di malformazione sono più probabili nei primi tre mesi di gravidanza, periodo in cui avviene la formazione degli organi e degli apparati, mentre negli ultimi mesi prevalgono i rischi legati agli effetti sul bambino, come anche i sintomi da astinenza dopo la nascita.

In ultimo non va trascurata la grande importanza del monitoraggio di una donna in gravidanza che abbia avuto nella sua vita episodi di Depressione Maggiore poiché la probabilità di sviluppare una depressione post-partum è decisamente più elevata.

Criteri di scelta e monitoraggio durante la terapia

Nella depressione si utilizzano diverse classi di farmaci: antidepressivi triciclici, serotoninergici, benzodiazepine e stabilizzanti del tono dell’umore come i sali di litio, l’acido valproico e la carbamazepina. Alcuni sono sicuramente controindicati in gravidanza altri invece non hanno dimostrato problematiche statisticamente significative rispetto alle donne che non assumono terapia. In particolare, gli antidepressivi serotoninergici non hanno dimostrato rischi rilevanti.

La somministrazione del farmaco deve avvenire solo nei casi più gravi, per il minor tempo possibile e al dosaggio minimo efficace. Possibilmente è preferibile una terapia con un solo farmaco, evitando le poli-terapie che invece si utilizzano spesso per risolvere l’Episodio Depressivo.

Inoltre, l’attento e frequente monitoraggio ecografico e dei paramenti fetali e materni, può fornire informazioni importanti al medico ginecologo e allo psichiatra sull’andamento della gravidanza e sullo  sviluppo del bambino, al fine di decidere rispetto alla terapia ed anche per rassicurare la mamma.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa del percorso di diagnosi e terapia della Depressione in Gravidanza. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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