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Articoli che trattano di: Medicina Omotossicologica

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Mens sana in corpore sano

Medicina di Regolazione e Omotossicologia

La Medicina di Regolazione e l’Omotossicologia possono essere efficaci per aiutare l’organismo ad autoregolarsi e ridurre l’impatto dei fattori d’invecchiamento cellulare.

Lavorano in integrazione e non in sostituzione alla medicina tradizionale, aumentando le possibilità di intervenire, sia nella prevenzione sia nella cura delle malattie, soprattutto croniche, tipiche della vecchiaia.

Accompagnano l’organismo nel fisiologico processo d’invecchiamento affinché esso avvenga in modo più dolce e modulato.

L’invecchiamento è un processo biologico geneticamente determinato in ciascuno di noi e influenzato da molteplici fattori tra cui la riduzione della funzionalità endocrina; non soltanto ovaio e testicolo riducono la produzione degli ormoni sessuali, ma si assiste ad una graduale involuzione di tutto l’asse neuro-endocrino.

Affrontare positivamente e in salute il processo di invecchiamento

Un’altra causa dell’invecchiamento è la riduzione negli anni del numero di mitocondri, gli organuli presenti all’interno della cellula che generano energia sotto forma di ATP.

Ricordo, a questo proposito, che l’attività fisica, soprattutto di tipo aerobico, induce in poche settimane un oggettivo aumento dei mitocondri.

Anche il sistema immunitario con gli anni diventa meno efficiente, ciò può dare luogo a malattie autoimmuni in cui il sistema è ipereattivo o a condizioni di scarsa difesa. La longevità dipende da un sistema immunitario efficace ma non aggressivo.

Tutte le strategie che si possono attuare a beneficio della salute e per ridurre l’esposizione a ciò che fa male al nostro organismo, lo fa ammalare e lo fa invecchiare, agiranno sul corpo ma allo stesso tempo sulla nostra mente, il cervello è un organo al pari di tutti gli altri. Uno stile di vita corretto preserva quindi le nostre funzioni cognitive e il tono del nostro umore.

Non è necessario essere troppo rigidi e rigorosi nell’applicare questi consigli. L’eccesso di zelo nel seguirli sarebbe già di per sé un fattore stressante.

Porre attenzione, concedendosi anche sane piccole trasgressioni, è il modo migliore per applicare una strategia vincente che può anche durare nel tempo.

 

Mens sana in corpore sano

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La Medicina Fisiologica di Regolazione e i farmaci Omotossicologici possono essere validi ausili che rendono il processo d’invecchiamento meno brusco, influenzando positivamente i deficit cognitivi e fisici tipici della vecchiaia.

Sono disponibili Citochine e Interleuchine che modulano e regolarizzano il sistema immunitario, preparati a forte azione antiossidante che stimolano la funzione dei mitocondri e di conseguenza i processi di degenerazione e morte cellulare.

Esistono fattori di crescita neurotrofici che possono stimolare e preservare i neuroni.

E’ oramai noto che le cellule del sistema nervoso centrale possono rigenerarsi e moltiplicare le loro sinapsi.

Sono disponibili ormoni in diluizioni simili a quelle che normalmente agiscono nel nostro organismo che possono modulare la funzione delle ghiandole endocrine regolandone la funzione se in eccesso o in difetto.

Integrare uno stile di vita sano con questo tipo di cure e di interventi può rappresentare un buon modo di costruirsi una vecchiaia ” in salute”.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Invecchiamento attivo, Medicina di Regolazione e Omotossicologia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Depressione o Sindrome da Burnout

Depressione o Sindrome da Burnout

Ansia e depressione sono due termini,  oramai noti a tutti,  che non solo  indicano due importanti capitoli della patologia medico-psichiatrica, ma soprattutto segnalano i due sintomi principali che  i pazienti   riferiscono  quando vengono alla visita.

Inoltre, i termini  ansia e depressione indicano due stati  emotivi spiacevoli che frequentemente appartengono  alla esperienza di vita comune di ciascuno di noi,  anche di chi non  necessita  dell’aiuto dello specialista.

Altre volte invece, l’entità e la qualità di tali stati d’animo si concretizza in una forma depressiva vera e propria.

Spesso si “cerca di tirare avanti ” sperando che la situazione si risolva,  il più delle volte  si  decide di rivolgersi al medico di famiglia, il quale non  può che intervenire con strumenti terapeutici che agiscono sopprimendo il sintomo ma che non possono agire alla base delle cause, anche biologiche, che determinano  la comparsa di questi  disturbi.

Raramente isolate,  le manifestazioni di ansia e di umore  depresso, il più delle volte si presentano associate tra di loro e possono accompagnarsi, in modo variabile, ad altri disturbi quali ad esempio la riduzione della concentrazione, la difficoltà ad addormentarsi  o a mantenere il sonno e soprattutto un importante calo di energia psico-fisica.

Osservo in genere nella mia pratica clinica come  le persone arrivino alla visita quando  questi disturbi  datano già da alcuni mesi e la richiesta di aiuto si concretizza solo nel momento in cui  i sintomi  stanno  causando un evidente disagio su tutte le attività quotidiane, sia quelle lavorative che quelle personali.

E’ molto importante in tutti i casi fare una diagnosi precisa: ci troviamo di fronte ad un quadro depressivo conclamato, che necessita di una adeguata terapia medica, solitamente di tipo allopatico, oppure siamo in quelle fasi iniziali di esaurimento in cui il nostro organismo inizia a mandare segnali che, se bene interpretati e affrontati, permettono di recuperare uno stato di salute senza arrivare alla malattia depressiva?

Il termine esaurimento nervoso, che ha preceduto negli anni la terminologia più moderna di Depressione è, a mio parere, molto corretto in alcune situazioni cliniche, come spesso lo sono le descrizioni della cosiddetta saggezza popolare.

In effetti le condizioni a cui mi riferivo prima, inquadrate da un punto di vista Omotossicologico rappresentano proprio la manifestazione clinica di uno stato di indebolimento di organi e di funzioni biologiche e metaboliche dal corretto funzionamento delle quali dipende il mantenimento dello stato di salute e di efficienza  fisica e psichica. Quando queste funzioni sono scarsamente efficienti si arriva ad una condizione di sofferenza dell’organismo che si manifesta con un insieme di sintomi che possono mimare per qualità uno stato depressivo.

I motivi e le condizioni che possono portare all’indebolimento  dei meccanismi  deputati  alla produzione di livelli ottimali di energia e di salute sono numerosi, l’argomento è vasto e interessante e sarà oggetto di un prossimo approfondimento.

La Medicina Omotossicologica e La Medicina Fisiologica di Regolazione sono in grado di agire a vari livelli,  sui diversi organi, ripristinandone gradualmente la funzione,  permettendo  così il controllo e la modulazione dei sintomi,  ma anche, e questo è ciò che più conta,   potenziando vie metaboliche che si svolgono all’interno delle cellule  che sono deputate alla produzione di energia (Ciclo di Krebs  e Fosforilazione Ossidativa) nonché regolando vie di trasmissione neuro-endocrina la cui corretta regolazione è indispensabile per le funzioni vitali e la risposta adeguata allo Stress, tra queste  in particolare l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.

E’ quindi  importante  dare valore e non trascurare condizioni caratterizzate da una stanchezza apparentemente immotivata, una riduzione delle energie fisiche e psichiche, associate o meno a sintomi più qualificati in senso depressivo o ansioso, proprio allo scopo di prevenire la comparsa di situazioni più conclamate e inquadrabili nella vera e propria Depressione,  le quali poi necessitano  un intervento farmacologico mirato con farmaci antidepressivi e ansiolitici.

Sono queste situazioni che ancora  non sconfinano nel patologico e che possono  essere contenute e risolte senza il ricorso a farmaci allopatici; appartengono spesso  alla continua ciclicità dell’efficienza delle nostre funzioni biologiche,  le quali  per mantenere nel tempo la loro efficacia vanno sostenute e potenziate.

La Medicina Omotossicologica stimolando i meccanismi di difesa intrinseci del nostro organismo  può quindi essere di grande utilità in queste situazioni “borderline,  nonché in tutti i momenti di vita in cui le richieste a cui il nostro organismo è sottoposto sono più elevate.

Un tipico esempio sono i due periodi del cambio di stagione primaverile e autunnale, momenti in cui al nostro organismo è richiesto un adattamento su vari livelli, che può essere stimolato ed aiutato proprio per evitare l’esperienza comune della comparsa o dell’aggravamento in queste stagioni di passaggio, di sintomi ansioso-depressivi.

Accanto a questi  vi sono altri tipi di altri disturbi che in questi periodi dell’anno spesso vengono a riacutizzarsi, ne sono esempi comuni l’insonnia e le patologie  quali il reflusso gastroesofageo e i disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e sindrome da burnout a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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La Sindrome Premestruale (SPM)

 La Sindrome Premestruale

Cosa è la sindrome premestruale

La Sindrome Premestruale o SPM è una condizione caratterizzata da temporanea instabilità emotiva accompagnata spesso da sintomi fisici che si manifesta nei giorni che precedono l’inizio ciclo mestruale.

Che cos'è la sindrome premestruale e come si possono trattare i sintomi

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Invecchiamento Attivo – Healthy Ageing

Invecchiamento Attivo

Il concetto di Invecchiamento Attivo o Invecchiamento in Buona Salute è un concetto preventivo caro alla Medicina Omotossicologica.

Tutti noi sappiamo che la vita media si è notevolmente allungata grazie alle migliori condizioni generali di vita e anche grazie alla capacità di curare farmacologicamente molte malattie che in passato avrebbero portato alla morte.

In effetti, il concetto di Malattia Cronica o Degenerativa è relativamente recente e appunto riguarda quelle patologie che oggi possono essere controllate a lungo termine, allungando così le aspettative di vita. In passato la diagnosi di queste malattie era più rara ed era invece più frequente la morte a causa dell’impossibilità di fare fronte alle fasi acute e all’aggravamento di queste forme.

Se è sicuramente rassicurante sapere che oggi si può vivere più a lungo, desidero porre l’attenzione sul fatto che ciò che conta è assicurarsi una vecchiaia  che non sia costellata da dolori cronici, da gravi limitazioni fisiche o mentali e dall’assunzione di una quantità impressionante di farmaci che devono controllare ogni sintomo manifestato da un organismo che va fisiologicamente incontro alla fine del suo ciclo di vita. Read more »

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Omotossicologia e Psichiatria

Omotossicologia.

Cos’è?

LOmotossicologia si è sviluppata nel secolo scorso, in Germania, per opera del medico tedesco Hans Heinrich Reckeweg, spinto dal desiderio di creare una sinergia e un collegamento tra l’Omeopatia e la Medicina Convenzionale.

L’evoluzione recente della Omotossicologia è la Medicina Fisiologica di Regolazione (PRM)  che rappresenta la più moderna integrazione tra medicina accademica e le cosiddette medicine non convenzionali.

Omotossicologia e  Medicina di Regolazione si fondano sulle attuali conoscenze nel campo della Biologia Molecolare, della Biochimica, della Biofisica, dell’Immunologia ed in particolare della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia.

Rappresentano quindi il passaggio dell’approccio omeopatico verso la rigorosità scientifica.

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I farmaci omotossicologici

In PMR e in Omotossicologia si utilizzano farmaci sia a diluizioni omeopatiche che a diluizioni ponderali, questi ultimi vengono formulati secondo i principi della terapia Low Doses ( cioè a Basso Dosaggio ) e attraverso processi di dinamizzazione cinetica i quali rendono la molecola attiva farmacologicamente anche a bassi dosaggi; ciò permette di modulare e ridurre drasticamente la comparsa di effetti collaterali e il sovraccarico degli organi deputati al metabolismo dei farmaci (fegato e rene).

L’interpretazione della malattia

Secondo La Medicina di Regolazione la malattia è interpretata come la risposta e la lotta dell’organismo a qualsiasi “tossina”.

Il suo bersaglio è l’eliminazione del sovraccarico di tossine che hanno superato la soglia di allarme, soprattutto attraverso la correzione e la stimolazione dei meccanismi fisiologici atti a mantenere il corretto funzionamento delle difese dell’organismo. Esso è infatti costantemente esposto ad un’enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, metalli pesanti, fattori di inquinamento ambientale, cataboliti di farmaci di sintesi, stress emotivi, ecc.) ed endogene ( prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc. ).

La terapia ha lo scopo di riportare l’organismo nella condizione di reagire all’agente patogeno senza sviluppare sintomi, potenziando i meccanismi difensivi, le funzioni cellulari e l’attività degli organi emuntori.

PMR e Psichiatria

In ambito psichiatrico Omotossicologia e Medicina di Regolazione trovano applicazione in diverse situazioni cliniche.

Una attenta diagnosi deve innanzitutto essere posta per riconoscere correttamente ed inquadrare la patologia presentata dal paziente. Vanno differenziate quindi le situazioni che necessitano una terapia antidepressiva o di controllo dell’ansia con farmaci classici dalle situazioni nelle quali la terapia secondo il Paradigma Omotossicologico può risultare utile e risolutiva; sempre con l’attenzione ad un corretto inquadramento personale che permetta anche di valutare la eventuale necessità di un supporto o di una terapia di tipo psicologico.

Sono oramai numerose le evidenze che correlano la comparsa di disturbi e sintomi quali ansia, insonnia, “esaurimento psicofisico”, “stanchezza cronica”, Sindrome Premestruale a cause che solo di recente sono state riconosciute come momenti patogeni di primaria importanza e che potrebbero sembrare assolutamente poco correlate alla comparsa di sintomi psichiatrici: tra questi la disbiosi intestinale, gli stati di candidosi e le intolleranze alimentari.

Basti pensare che l’80% del neurotrasmettitore serotonina viene prodotta a livello intestinale e che la moderna psichiatria utilizza normalmente farmaci Serotoninergici (cioè che aumentano la disponibilità del neurotrasmettitore serotonina nello spazio intersinaptico) per trattare disturbi d’ansia e disturbi dell’umore.

Inoltre, La Medicina di Regolazione è molto efficace nelle situazioni di cronica attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene legate a condizioni di stress prolungato, attraverso terapie che supportano l’organismo e le reazioni biochimiche mitocondriali deputate alla produzione di energia, supportando e stimolando tutte le funzioni che vengono attivate cronicamente e quindi stressate in condizioni di sovraccarico psico-fisico prolungato.

L’obiettivo è quello di evitare che l’esaurimento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene porti alla comparsa di sintomi che possono mimare e successivamente evolvere in una Sindrome Depressiva.

Possono inoltre essere comprese ed affrontate con la PMR alcune di quelle situazioni cliniche che vengono classificate nelle cosiddette Patologie Psicosomatiche, quali situazioni caratterizzate da  dolore cronico senza correlati fisici, disturbi cronici a livello gastrointestinale, ipertensione, situazioni di stanchezza cronica (Sikness Sindrome), nonché la sintomatologia psichica e neurovegetativa legata alla Menopausa, tutte condizioni che spesso, dopo numerosi approcci e trattamenti, approdano allo studio psichiatrico e vengono trattate con farmaci antidepressivi.

Appartengono a queste situazioni anche quelle classificate come M.U.S. (Medical Unexpleined Syntoms), e cioè quadri sintomatologici caratterizzati da sintomi vaghi ed aspecifici che spesso sono legati a disregolazioni del Sistema Neurovegetativo: affaticabilità, irritabilità, dolori diffusi, alterazioni del ciclo sonno-veglia, stipsi o diarrea cronica, eccessiva sensibilità al freddo, sensazioni di sbandamento, cefalea, ansia, alterazioni tono dell’umore, che però ancora non si strutturano in una vera e propria Sindrome Depressiva.

L’impiego di farmaci Omotossicologici è inoltre di grande efficacia nella fase in cui il medico decide di ridurre gradualmente e poi sospendere la terapia psichiatrica allopatica, allo scopo di stimolare le difese dell’organismo per evitare la ricomparsa di sintomi.

 Concetti di base

In Medicina Fisiologica di Regolazione uno dei concetti principali e il primo momento terapeutico è il Drenaggio della Matrice, cioè del tessuto connettivale ubiquitariamente presente nel nostro organismo, che svolge funzioni di vitale importanza per ciò che riguarda la regolazione di numerosissime funzioni da cui dipende il mantenimento dello stato di salute.

Una matrice non drenata porterà ad una sofferenza del metabolismo cellulare e quindi alla comparsa di malattie di funzione d’organo fino ad una sofferenza cellulare dell’organo stesso.

Perciò la Riattivazione degli Organi Emuntori (polmone, cute, rene, fegato, intestino) e il drenaggio della Matrice Intercellulare sono due cardini portanti della PMR e hanno la finalità di migliorare i processi di regolazione e di difesa, stimolando la capacità del soggetto di ripristinare e mantenere lo stato di salute.

Un altro concetto cardine è quello della Regolazione dell’Equilibrio Acido–Base e la correzione dell’acidosi tissutale, condizione che può anch’essa facilitare l’insorgenza di sintomi legati alla disregolazione del Sistema Nervoso Neurovegetativo.

In conclusione

La terapia Omotossicologica e la Medicina di Regolazione non agiscono sopprimendo il sintomo, ma si propongono come terapie di profonda disintossicazione e stimolazione dei fisiologici meccanismi metabolici e di difesa; questo grazie all’utilizzo sia di farmaci derivanti dall’omeopatia classica, che da acquisizioni farmacologiche più recenti: derivati d’organo, catalizzatori della respirazione cellulare, chinoni, vitamine omeopatizzate, citochine omeopatizzate, farmaci allopatici in diluizione omeopatica e altri prodotti dalla moderna ricerca farmacologica di settore.

Una corretta integrazione, là dove sia possibile, tra farmacologia classica e farmacologia Omotossicologica porta spesso a risultati migliori e più duraturi rispetto all’utilizzo di un solo paradigma di cura. 

 La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Omotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

 

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Accudire il corpo per curare la mente – Lo shiatsu

Accudire il corpo per curare la mente – Lo shiatsu

Tutte le persone vivono nella loro vita situazioni ed eventi che alterano il loro benessere e la loro tranquillità emotiva o fisica, non hanno patologie evidenti o conclamate ma allo stesso tempo non stanno del tutto bene. Molti si sentono cronicamente stanchi oppure non dormono a sufficienza, soffrono di cefalea, gastrite o colite, patologie senza alcun correlato anatomico, dovute ad alterazione funzionali. Frequentemente le persone lamentano dolori muscolo-scheletrici, contratture e  patologie legate allo stato continuo e inconsapevole di tensione muscolare ( e mentale) e alle errate posture.

Esiste quindi una vastissima parte di popolazione che, a causa di una scarsa attenzione a tutti i fattori che concorrono a mantenere il nostro sistema in equilibrio e in salute, non sono né sani né malati, ma sicuramente non stanno bene come potrebbero. Se questo stato si cronicizza, la capacità del nostro organismo di mantenere un suo equilibrio può esaurirsi generando la comparsa della vera e propria malattia. Mi piace ricordare la definizione di Salute da parte dell’OMS: la salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale, e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia o infermità.

Nel mio lavoro insisto sempre molto sulla prevenzione. Intervenire prima della fase in cui l’organismo ha perso le sue possibilità di adattarsi significa scongiurare la possibilità che compaia un disturbo come la Depressione o gli Attacchi di Panico. La prevenzione è la cura del nostro corpo attraverso una sana alimentazione e un’adeguata attività di movimento, la cura della nostra mente attraverso tutte quelle attività che la stimolano e che potenziano le sue funzioni, quindi avere interessi, tenersi informati e avere relazioni sociali.

Avere cura di sé significa trovare un corretto equilibrio tra ciò che appartiene alla sfera del dovere e ciò che appartiene alla sfera del piacere. Uno dei tanti modi per fornire al nostro organismo l’energia per resistere alle continue sollecitazioni cui è sottoposto è il massaggio, inteso in senso lato.

Le tecniche possibili sono diverse ma ognuna di loro condivide due fattori importantissimi attraverso i quali il massaggio regola alcuni valori che si alterano quando siamo in una condizione di disagio e di stress.  Il primo è la relazione di accudimento con l’operatore e il secondo è la stimolazione tattile sulla pelle, organo che condivide con il Sistema Nervoso Centrale la stessa origine embrionale.

Tra i diversi trattamenti disponibili oggi diamo alcune informazioni sullo Shiatsu, pratica che può essere di aiuto in caso di ansia, integrandone la terapia. Nello shiatsu la mente e il corpo trovano insieme un loro equilibrio che porta ad un senso di vitalità e di benessere. L’operatore attraverso il tocco e la pressione, favorisce il naturale fluire dell’energia, ciò rilassa la mente e libera da tensioni e blocchi.

Questo articolo  è stato scritto da Cristina Gessner, operatrice shiatsu a Milano. (www.cristinagessner.com)

Qualche curiosità sullo shiatsu

Lo shiatsu fa parte di quelle discipline olistiche che affiancano la medicina occidentale, è un potentissimo rimedio naturale per la salute globale, per il benessere di corpo, mente e spirito. Ha una tradizione millenaria, cui la scienza sta riconoscendo un importante ruolo curativo.

La sua storia risale agli albori della medicina cinese, mentre è probabile che la pratica esistesse ancora prima, conosciuta però con un altro nome, poiché il termine shi-atsu appare per la prima volta nel 1915, con il significato di “pressione con le dita”.

Oggi si pratica in tutto il mondo e nei secoli si è trasformato, evolvendosi per le esigenze del mondo moderno, influenzando ed essendo influenzato da altre forme di manipolazione occidentali, come la terapia cranio- sacrale e le tecniche di chiropratica, oltre ad integrare altri metodi curativi giapponesi tradizionali.

L’elemento fondamentale dello shiatsu, che lo accomuna e crea un dialogo con altre discipline orientali, è il concetto del QI, energia o forza vitale  (in cinese) o Ki (per il Giappone), apparso in Cina circa 2000 anni fa.

Carola Beresford-Cooke nel suo libro include una definizione, secondo la quale si potrebbe  definire il QI come “un’infinita gamma di frequenze vibrazionali che crea e pervade tutti i fenomeni, materiali o immateriali, animati o inanimati, fisici o emozionali, unendoli in una fitta trama intricata e in continua evoluzione. Qualcosa al contempo priva di sostanza e fisicamente palpabile, una sottile energia che si può condensare in sostanza, in essenza.”

In chiave occidentale questo concetto può essere compreso attraverso le nuove conoscenze nel campo della biofisica, come spiega nel medesimo testo il prof.  James Oschman: Una scoperta fondamentale della fisica quantistica è che, a livello subatomico, nessuna particella esiste, se non in relazione alle altre. Quelli che noi percepiamo come oggetti sono, dal punto di vista della fisica quantistica, punti di collegamento in una rete ininterrotta e interconnessa di eventi, movimenti, relazioni ed energie: il continuum della natura. La natura vivente e gli esseri umani formano una trama continua di componenti e di processi ciclici, tra loro collegati e interdipendenti. Nessuna parte può essere isolata, come più importante o come unità fondamentale. Nulla esiste di per sé.

Cosa succede quando si tocca con lo shiatsu?

Il cliente arriva e, comodamente vestito, si sdraia sul futon. All’inizio della seduta mi racconta cosa l’ha portato da me. Sia sul piano fisico come ad esempio un dolore o una contrattura, sia mentale ed emozionale: il desiderio di un sostegno in una fase particolare della vita, oppure la curiosità o, ancora meglio, la prevenzione e il mantenimento dello stato di benessere in cui si trova. Ascolto il suo racconto che mi porta molti messaggi, non solo verbali.

Nella terminologia giapponese si chiamano: shin (la tonalità della voce, i gesti , la postura, il colorito, l’odore). La seconda fase è quella della diagnosi attraverso il tocco, sull’addome e poi lungo il corpo, lungo i meridiani. Attraverso questi canali, vie preferenziali dove scorre “l’energia” (Qi nella lingua cinese, Ki in giapponese) si può accedere ai messaggi racchiusi nel corpo della persona e quindi, agendo con la pressione delle mani, aiuto quella persona a sentirsi, a cogliere quei messaggi, a potenziare la sua capacità di stare meglio. Il tocco non è soltanto fisico, può essere lo strumento “magico” con cui aprire sorrisi, chiarezza interiore, libertà di intraprendere una strada diversa da percorrere.

Ogni seduta è unica perché non segue mai uno schema preciso, le mani si muovono secondo  quella vibrazione energetica, o Ki, che in quel preciso momento dialoga, si offre nell’incontro. Gli “strumenti di lavoro” dello shiatsuka sono le mani, il pollice, gomiti e ginocchia. Il tocco é gentile, assolutamente non invasivo, molto rilassante e piacevole, accompagnato da stiramenti degli arti, mobilitazioni articolari e dondolamenti.

Lo shiatsu “cura”, ma con un’accezione diversa da quella comune di sconfiggere un sintomo o una malattia, si prende cura di noi. Nella visione orientale il sintomo è solo un messaggio che il corpo invia per comunicare un malessere. Eliminarlo senza comprenderlo sarebbe inutile, perché, prima o poi, quello stesso malessere irrisolto emergerebbe da qualche altra parte, magari con un altro sintomo. Il corpo va quindi ascoltato. Il corpo, dunque, si “auto organizza” per il suo benessere psico-fisico.

Questa è una capacità che possediamo tutti, ma che è difficile da riconoscere e utilizzare. Alla fine della seduta in genere ci si sente molto rilassati, leggeri, comunque si avverte una ritrovata e naturale vitalità. Poi si scopre una migliore lucidità mentale e una scioltezza articolare e muscolare infine un miglioramento o la scomparsa di disturbi e dolori, con una disposizione al benessere assolutamente spontanea.

La pressione delle mani produce anche un effetto specifico sul tessuto connettivo ( in termini di volume, il tessuto connettivo è l’organo più grande del corpo ). I tessuti del corpo possono così recuperare velocemente idratazione e flessibilità. Di conseguenza, applicando la pressione shiatsu semplicemente sotto forma di massaggio, si rafforza la salute dei tessuti mediante una maggior idratazione, una maggiore duttilità e una più rapida connessione a livello comunicativo tra le cellule di tutto il corpo.

Il tessuto connettivo ha la proprietà di legare le parti del corpo e anche di trasformare e inviare energia e informazioni, di tipo chimico, ormonale, cellulare o anche biofisico, in modo rapido. Cellule e tessuti possono in tal modo utilizzare le informazioni che provengono da tutto il corpo per potenziare le loro funzioni di mantenimento e nutrimento.

Un’altro importante effetto, durante la seduta e nel tempo, è di percepire il proprio corpo come “intero”. Spesso ci viviamo come se le parti del nostro corpo fossero separate, a sé stanti. Magari ci concentriamo di più su una zona dolente e il resto di noi è come se fosse in secondo piano, come se l’energia (Ki) non potesse fluire. Percepirsi come un corpo più fluido, che si muove nello spazio naturalmente, aiuta a modificare i pensieri e le emozioni.

La Dott.ssa Crisitna Selvi ospiterà lo Shiatsu Open Day presso Studio Psichiatria Integrata a Milano in P.le Gorini 6 il giorno 6 febbraio 2016, dalle 10 alle 17. L’operatrice professionista Cristina Gessner offrità una prova di trattamento gratuito. E’ necessaria la prenotazione facendo riferimento a Cristina Gessner +39 0221117386 cristinagessner2000@gmail.com www.cristinagessner.com.

 

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Respirate e rallentate contro il panico

Respirate e rallentate contro il panico

Il Disturbo da Attacchi di Panico (DAP) è  purtroppo oggi molto frequente. Le cause che determinano l’insorgenza del DAP sono davvero numerose, non sono ancora del tutto chiarite e in ogni singolo paziente è individuabile un insieme di concause, biologiche e psicologiche, che vanno attentamente valutate per impostare il trattamento corretto.

I meccanismi di risposta allo stress e gli attacchi di panico

Indubbiamente nella società occidentale, orientata al raggiungimento di performance sempre più elevate sia su un piano lavorativo, economico, sociale ed estetico, sia su tanti altri versanti, l’essere umano è sottoposto a un carico di richieste continue e pressanti cui fare fronte che su un piano biologico attiva cronicamente i meccanismi di risposta allo stress ponendo le basi per il notevole aumento dell’insorgenza di questa patologia al quale stiamo assistendo. Quindi la comparsa del disturbo fa spesso seguito a situazioni ambientali e contingenti che sono vissute dal soggetto come stressanti, situazioni cioè che disturbano l’equilibrio dell’organismo il quale risponde con tutta una serie di adattamenti neuropsichici, emotivi, ormonali, immunologici e motori che configurano La Sindrome Generale di Adattamento di Selye, più comunemente conosciuta come STRESS.

Curare gli attacchi di Panico a Milano Psichiatra a Milano Psicoterapeuta

Innanzitutto RICORDATE:
• Il Disturbo da Attacchi di Panico è una patologia diffusa e ben conosciuta.
• Avere avuto un attacco di panico non significa soffrire di Disturbo da Attacchi di Panico.
• Il Disturbo da Attacchi di Panico è un disturbo che può essere curato con efficacia.
• Durante gli attacchi di panico non si impazzisce né si muore!
• Durante gli attacchi di panico non si commettono atti pericolosi per sé o per gli altri

>> Scarica l’infografica “Niente panico!” in formato pdf

E’ interessante notare che tra queste situazioni spesso la comparsa di panico nell’essere umano è correlata a esperienze di “lutto” e di distacco. Questo termine, in questo contesto, va inteso in senso lato, riguarda cioè quelle situazioni in cui  la persona si trova esposta a eventi di separazione, reali o temuti; la comparsa di ansia e panico riguarda prevalentemente soggetti predisposti i quali, il più delle volte, hanno mostrato da bambini ansia da separazione dalle figure di riferimento e in generale sintomi di ansia durante l’infanzia. Questo perché nel bambino la separazione dai genitori è un processo molto complesso sul piano psichico, con un impatto emotivo profondo e il modo con cui avviene, o è vissuta, da luogo a stili di attaccamento che si apprendono in età infantile ma che rimangono invariati per tutta la vita nelle relazioni adulte, i quali possono comportare una vulnerabilità emotiva eccessiva nei confronti delle esperienze di distacco.

In questi casi la separazione affettiva è vissuta come un grave pericolo alla sopravvivenza e l’organismo reagisce con una risposta biologica intensa che si manifesta in tutta la sua gravità, nei soggetti predisposti, con la comparsa dell’attacco di panico. Ciò però può accadere anche quando l’esperienza di lontananza dalle figure di riferimento non compromette la relazione, ma appartiene ai quotidiani momenti di autonomia che la vita impone. A volte addirittura non vi è a livello concreto nella vita del paziente nessun evento di potenziale distacco ma il vissuto è comunque presente a livello inconscio, nel mondo psichico del paziente e agisce come spina irritativa psichica.

L’attacco di panico dal punto di vista biologico

Da un punto di vista biologico le persone affette da DAP dimostrano una particolare sensibilità di alcune zone encefaliche alle fisiologiche modificazioni di concentrazione di Anidride Carbonica (CO2); la stimolazione di queste zone produce frequenti e intensi falsi segnali di asfissia (mancanza d’aria) che è uno dei sintomi tipici del panico e dell’ansia.  Queste sono zone ricche di neuroni che inducono il rilascio di adrenalina procurando la reazione di allarme e l’attacco ansioso acuto tipico del panico. Per questo motivo è molto importante imparare come respirare, sia durante l’attacco di panico, sia per prevenirlo, sia in generale nella vita di tutti i giorni, evitando la respirazione superficiale, troppo veloce e frequente che è tipica del paziente ansioso.

Il controllo del respiro durante l’attacco di panico

L’uomo moderno ha disimparato a respirare in modo corretto, riempie i polmoni solo parzialmente e respira troppo velocemente, con la conseguenza di non sfruttare le potenzialità dell’apparato respiratorio nell’ossigenare il sangue e quindi gli organi, cervello compreso. Respirando in modo più fisiologico alleniamo e potenziamo tutti i muscoli della gabbia toracica e in particolare impariamo ad utilizzare il diaframma, muscolo a forma di cupola che divide la cavità toracica da quella addominale.

La respirazione diaframmatica oltre ad essere benefica nel ridurre lo stato di attivazione psichica “massaggia” gli organi cavi addominali, favorendo lo svuotamento dello stomaco e promuovendo la peristalsi intestinale, è quindi un ottimo ausilio nelle persone che soffrono di stitichezza e di problemi digestivi in genere, patologie spesso correlate a stati d’ansia.

Il respiro deve essere lento, normalmente noi eseguiamo un numero eccessivo di respiri ogni minuto, dobbiamo imparare a ridurre la frequenza degli atti respiratori che devono essere più completi e profondi.

Allenarsi in questo senso ogni giorno per almeno 5/10 minuti è una strategia utile e benefica per chi soffre di ansia, nel tempo anche quando non ci concentriamo sulla respirazione, quindi durante lo svolgimento delle nostre quotidiane attività, il nostro respiro diventa più naturale e sano.

Come modulare i neurotrasmettitori

Il Disturbo da Attacchi di Panico dipende anche da un’alterazione dei sistemi neuronali che utilizzano come neurotrasmettitori la Serotonina, la Dopamina, la Noradrenalina, questo è il motivo per cui agendo su questi sistemi si può ottenere una notevole riduzione dell’ansia e la scomparsa del panico.

Le strategie per riequilibrare questi sistemi sono diverse. Innanzitutto questo può essere ottenuto attraverso l’utilizzo di farmaci specifici contro l’ansia; oggi gli attacchi di panico sono molto ben curabili attraverso il ricorso agli stessi farmaci che si usano nella depressione, malattia nella quale esiste una disregolazione delle stesse vie neuronali. Questi farmaci agiscono nel DAP un po’ come un antibiotico agisce quando si ha un’infezione, cioè curandone le cause biochimiche che ne sono alla base, mentre le Benzodiazepine svolgono un ruolo importante ma esclusivamente di tipo sintomatico, un po’ come la Tachipirina dell’ansia.

Altre strategie per riequilibrare l’assetto dei neurotrasmettitori sono le Tecniche di Rilassamento e tutte le altre pratiche fisiche e mentali che agiscono riducendo lo stato di attivazione psichica e fisica (arousal), favorendo quindi la secrezione di sostanze che abbiano un’azione “calmante” (Melatonina, Serotonina, Gaba, Endorfine) e limitando la secrezione di quelle che hanno una funzione eccitatoria (Adrenalina, Noradrenalina, Cortisolo). Per citarne alcune le pratiche di Meditazione, le diverse forme di Yoga, il Ci Gong, il Tai Chi le Tecniche di Respirazione e i massaggi. I massaggi, ad esempio, agiscono attraverso le incredibili connessioni che esistono tra la cute e il sistema nervoso ( Network cute-cervello) dovute al fatto che nell’embrione umano le stesse cellule daranno vita al sistema nervoso, alla pelle e agli organi di senso. Da qui verosimilmente il potere della musica e anche dei colori di determinare stati di benessere psichico per esempio attraverso la Musicoterapia e la Cromoterapia.

Anche semplicemente imparare a “fare le cose piano” può essere di aiuto nell’alleviare i sintomi d’ansia ed evitare la possibilità che evolvano in panico; spesso chi è ansioso cammina velocemente, mangia velocemente, pensa velocemente e si muove velocemente, nel tentativo di fare tante cose, tutte insieme e aspirando alla perfezione. Imparare uno stile di vita più lento e fisiologico, oltre che meno esigente verso se stessi, è indispensabile proprio per chi soffre di sintomi d’ansia. E come in tutte le cose della nostra vita anche questa capacità richiede, per essere appresa, impegno nell’esercizio di questa regola che non avviene soltanto perché crediamo che sia giusta e utile, dobbiamo ricordaci di applicare il “metodo della maggior lentezza” durante tutta la nostra giornata e le nostre azioni.

 In ultimo si possono ottenere ottimi benefici anche attraverso la Psicoterapia, nelle sue differenti declinazioni, la quale, come oramai è confermato dagli studi di neuro-imaging, determina modificazioni non solo del pensiero e del comportamento ma anche dei neurotrasmettitori, delle connessioni tra le cellule nervose e quindi della struttura e del funzionamento del cervello.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di diagnosi e terapia degli attacchi di panico Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

 

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L’Ignatia amara contro l’ansia

L’Ignatia amara contro l’ansia

L’ansia si cura con la stricnina!

L’Ignatia Amara (strychnos ignatia) è una pianta, una liana, originaria delle isole Filippine, anche nota come Fava di Sant’Ignazio. Per preparare la tintura madre si utilizzano i suoi frutti gialli, i cui semi contengono i principi attivi. I semi vengono essiccati, sminuzzati e poi macerati in alcool per ottenere la tintura madre dalla quale sono preparate le diluizioni omeopatiche.

Questo è il processo attraverso il quale i principi attivi vengono via via diluiti dando luogo a preparazioni dove queste sostanze possono ancora essere presenti come molecole o, secondo il principio omeopatico, dove rimane soltanto l’acqua informata delle proprietà terapeutiche. Possono essere preparati, a partire dalla tintura madre, rimedi a concentrazioni differenti, che il medico potrà scegliere di utilizzare a seconda dei sintomi e del quadro clinico. Semplificando diciamo che i rimedi più diluiti vanno bene per il controllo dei sintomi psichici e mentali e quelli più concentrati per i sintomi fisici conseguenti al disagio emotivo.

Ignatia è un rimedio dell’Omeopatia classica ma anche della Medicina Omotossicologica, particolarmente efficace in alcune forme di ansia in quanto molto attivo a livello del Sistema Nervoso.

Le sostanze farmacologicamente utili presenti nella bacca sono la stricnina e la brucina, due alcaloidi molto tossici e velenosi se assunti in dosi ponderali dotate di un effetto specifico sul Sistema Nervoso. L’avvelenamento genera, infatti, una forte agitazione psichica e difficoltà respiratorie, contratture e spasmi muscolari fino alle convulsioni.

L’altra pianta da cui sono estratte queste due sostanze è Strychnos Nux-vomica (nota come albero della stricnina o noce vomica), rimedio anch’esso spesso utilizzato nelle forme di somatizzazione ansiosa a livello dell’apparato digestivo.

E’ doveroso specificare che l’utilizzo di una terapia non convenzionale in stati di ansia deve essere riservata ad alcuni casi specifici, non è adatta in tutte le forme di disturbo e non è un’alternativa al trattamento con farmaci tradizionali per il controllo dell’ansia, come gli antidepressivi o le benzodiazepine.

La sua efficacia si manifesta soltanto nelle situazioni che ne possono veramente beneficiare e la scelta di queste è appannaggio esclusivamente del medico che abbia una preparazione specifica in medicina non convenzionale e un’approfondita esperienza clinica psichiatrica.

L’utilizzo di rimedi naturali per i disturbi ansiosi va riservato alle forme meno gravi, dove non sia già strutturato un vero e proprio Disturbo d’Ansia, ad esempio come supporto, nelle forme di ansia conseguenti ad una struttura di personalità fragile e sensibile o a situazioni ambientali difficili e momentanee.

Quando è utile prescrivere preparati a base di Ignatia Amara

La prescrizione di rimedi a base di Ignatia può essere utile negli stati di ansia in cui il paziente riferisce una sensazione di fame d’aria o mancanza di respiro, con il bisogno di sospirare spesso allo scopo di compiere inspirazioni profonde. Sono soggetti con un’emotività labile e malinconica che si commuovono facilmente.

L’umore è instabile, il paziente è irritabile e ipersensibile a tutti gli stimoli: visivi, acustici, emotivi e può lamentare un’iperestesia algica, cioè un’aumentata sensibilità al dolore. Si tratta quindi di una condizione di ipersensibilità sia a livello mentale che fisico. In effetti, la caratteristica di questi pazienti è di sviluppare sintomi a livello somatico conseguenti ad una condizione di ansia. Ciò avviene soprattutto nei soggetti che tendono ad esprimere il disagio psichico in modo non verbale, persone che faticano a comunicare le proprie emozioni, tendono a reprimerle e a facilitare in questo modo la comparsa di sintomi fisici. Spesso addirittura questi soggetti hanno poca consapevolezza del proprio disagio emotivo e dei motivi che stanno alla base del conflitto psicologico. Caratteristicamente durante il colloquio con il medico  riescono a dare voce esclusivamente al loro problema fisico o a qualche superficiale motivazione ambientale.

Ignatia Amara è il rimedio utile in tutti i casi di Distonia Neurovegetativa.

La Distonia Neurovegetativa è una condizione causata da un non corretto equilibrio e funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo o Neurovegetativo, cioè quella parte nel nostro sistema nervoso che funziona senza il controllo della nostra volontà, appunto in modo autonomo. Governa e regola diverse funzioni tra le quali il battito cardiaco, la pressione arteriosa, la dilatazione dei vasi sanguigni, la contrattura della muscolatura liscia degli organi e, di conseguenza, le funzioni digestive gastriche e intestinali, la dilatazione dei bronchi e la frequenza respiratoria.

E’ costituito da due parti distinte, il sistema ortosimpatico e il sistema parasimpatico (o vagale) che hanno una azione uguale e contraria, dove uno stimola l’altro inibisce e regola.

Quando il corretto equilibrio del loro funzionamento sinergico si sregola compaiono sintomi a carico di diversi organi ed apparati. Sono sintomi funzionali, cioè generati da un non corretto funzionamento di questi organi e non da un’alterazione strutturale, anatomica o del tessuto dell’organo.

E’ però vero che un organo con una funzione cronicamente alterata andrà più facilmente incontro a lesioni. Ad esempio, uno stomaco che produce troppo acido cloridrico può essere suscettibile di gastrite o di ulcera, un intestino con una motilità alterata potrà nel tempo sviluppare disbiosi, intolleranze alimentari o una malattia cronica infiammatoria.

Più frequentiamo tutti noi ci troviamo in uno stato di orto-simpatico-tonia, cioè una situazione in cui prevale l’attività di questa parte del sistema nervoso neurovegetativo, mentre sarebbe opportuno essere in relativa vago-tonia, cioè la situazione in cui prevale il funzionamento della parte parasimpatica. In questo caso il battito cardiaco è regolare e non accelerato, il respiro è rilassato, la pressione sanguigna normale, lo stomaco si svuota regolarmente e non vi è eccesso di produzione acida e la contrattura delle fasce muscolari della parete intestinale favorisce un adeguato svuotamento di quest’organo.

Quando siamo in una situazione di sovraccarico di stimoli e di richieste, quindi in una situazione di eccessivo stress o distress, siamo in orto-simpatico-tonia.

Eustress è invece il termine con cui si indica un adeguato livello di attivazione e  di stimolazione, al quale siamo ancora in grado di reagire senza esaurire o depauperare le nostre risorse di energia fisica e psichica.

Questa mancata regolazione dell’equilibrio dei due componenti del Sistema Neuro-vegetativo  è quindi strettamente correlata allo stato ansioso. Spesso, infatti, chi soffre di ansia presenta sintomi come la tachicardia, l’aumento della pressione sanguigna, sudorazioni eccessive, disturbi viscerali digestivi o intestinali e senso di respiro difficile.

In Omotossicologia Ignatia Amara è presente in diversi prodotti, sia come rimedio unico  che in associazione con altri rimedi che agiscano in modo sinergico. A differenza dell’Omeopatia classica unicista, il rimedio omotossicologico può contenere più sostanze e ciascuna di queste a diversa diluizione, in modo da poter agire sia sulla componente mentale del disturbo che sulla sua espressione fisica e somatica. Esempi di situazioni in cui si può considerare l’utilizzo di una terapia non convenzionale con farmaci omotossicologici sono le somatizzazioni dell’ansia a livello gastrico e intestinale, come alcune forme di gastrite e di reflusso gastro-esofageo, eventualmente associando, in un primo momento,  anche la terapia allopatica necessaria.

Anche le coliti spastiche funzionali possono trarre beneficio da una terapia omotossicologica, sempre dopo un attento ed accurato approfondimento diagnostico che escluda patologie organiche.

Alcune forme di Disturbo dell’Adattamento con ansia o depressione e i sintomi psichici e fisici che possono accompagnare la menopausa sono altre situazioni cliniche che, dopo attenta valutazione della gravità dei sintomi, potrebbero trarre beneficio da un approccio di cura integrato.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Medicina Omtossicologica in Psichiatria e Psicoterapia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Disturbi di Ansia: focus sulla necessità di un approccio integrato

Disturbi di Ansia: Focus sulla necessità di un Approccio Integrato

Tratto da un articolo pubblicato sulla rivista scientifica: Evidence Based Medicine dell’agosto 2012.

In questo articolo gli Autori analizzano ben 194 lavori scientifici che indagano se  può essere utile associare alla terapia farmacologica e psicologica dei disturbi d’ansia, un intervento di potenziamento che riguardi la Medicina non Convenzionale o interventi sullo stile di vita, sull’alimentazione o sull’attività fisica.
Per semplicità di esposizione non analizzerò ogni singolo tipo di Disturbo d’Ansia, come invece hanno fatto gli Autori, e riassumerò ciò che è emerso dal loro studio.

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La sindrome premestruale: ormoni e umore

Ormoni e Umore

Come medico-psichiatra mi capita spesso di visitare donne con diagnosi di Sindrome Premestruale.

Questa patologia è stata inserita anche nei testi di riferimento della psichiatria poiché, in alcuni casi, i sintomi fisici e mentali sono così marcati e gravi da determinare un quadro clinico che disturba in modo rilevante  la qualità di vita.

E’ anche frequente osservare l’associazione, nella stessa paziente, di un Disturbo d’Ansia o di una Depressione con i sintomi che caratterizzano la Sindrome Premestruale.

In base al tipo di disagio riferito dalle pazienti, il medico deve sapere discriminare le situazioni che non rappresentano una condizione patologica rispetto a quelle che invece si caratterizzano per gravità e che quindi richiedono un intervento terapeutico.

Vi sono diversi approcci, ugualmente validi, per attenuare i sintomi della Sindrome Premestruale. La scelta dell’intervento più utile ed efficace per la singola paziente, andrebbe valutato avendo presente la sua storia clinica, la sua storia personale, l’entità e la gravità dei sintomi, la concomitanza con altre condizioni cliniche, ad esempio una storia di ansia o di depressione nella paziente o nella famiglia di origine e considerando anche l’inclinazione ad assumere una terapia farmacologica tradizionale piuttosto che intervenire con rimedi più naturali.

Il medico deve comunque sempre motivare la paziente ad accettare la terapia per lei più adatta, instaurando un clima di alleanza terapeutica all’interno del quale la donna si possa fidare e affidare.

La cura può basarsi sull’utilizzo di una terapia convenzionale, prescritta dal medico ginecologo e a volte dallo psichiatra, o sull’impostazione di un Protocollo Omotossicologico o ricorrendo ad altri approcci di tipo Non Convenzionale.

Si parla di protocollo in quanto in Medicina Omotossicologica, a differenza dell’approccio Omeopatico unicista, è spesso necessario prescrivere al paziente  più di un farmaco o prodotto, che agiscano sinergicamente riequilibrando un’omeostasi che si è perduta e potenziando le capacità intrinseche dell’organismo di trovare un migliore adattamento.

In questa patologia sarebbe anche auspicabile una collaborazione e un confronto, tra il medico ginecologo e lo psichiatra, questo soprattutto quando i sintomi psichici sono molto intensi e invalidanti per la paziente e causano una ripercussione sulla sua vita lavorativa o sociale.

Ci occupiamo, in questo breve articolo, dei sintomi psichici e cioè: irritabilità e impulsività, tensione psico-fisica, irrequietezza e instabilità emotiva, umore cupo e triste, crisi di pianto immotivate o scatenate da motivi non gravi, difficoltà di concentrazione e, in alcune donne, mal di testa, disturbi del sonno e desiderio di carboidrati.

E’ oramai accertata una correlazione tra la produzione ormonale e la produzione di neurotrasmettitori, cioè di quelle sostanza che regolano funzioni cerebrali come il tono dell’umore, il sonno, l’appetito, l’impulsività, il desiderio sessuale.

Nelle donne affette da Sindrome Premestruale è presente una disregolazione delle vie che utilizzano Serotonina.

D’altronde anche in altre situazioni caratterizzate da importanti modifiche dell’assetto ormonale della donna, vi possono essere talvolta sintomi a livello psichico, come nel post-partum o nel periodo del climaterio e della menopausa.

La psichiatria convenzionale può aiutare le donne che soffrono di una Sindrome Premestruale, se particolarmente invalidante, attraverso la prescrizione di farmaci che regalano il tono dei neurotrasmettitori come i serotoninergici e le benzodiazepine.

Questo tipo d’intervento terapeutico va però riservato a quelle donne che presentano sintomi particolarmente gravi che influenzano in modo significativo, ogni mese, la loro vita socio-lavorativa, o alle donne che, anche indipendentemente dalla fase del ciclo, presentano problemi di ansia o depressione.

Soprattutto, queste terapie devono riguardare le donne che non hanno avuto beneficio da un approccio al problema caratterizzato da una radicale ri-valutazione del loro stile di vita, alimentazione, movimento e capacità di gestione dello stress.

In Medicina Omotossicologica i sintomi psichici della PMS possono essere attenuati e modulati con il ricorso a farmaci complessi che agiscono sulla regolazione del tono dell’umore, sulla tensione psichica e sull’ansia.

Anche in questo caso, come in precedenza segnalato, è indispensabile che la paziente condivida con il medico informazioni sul suo stile di vita e sia disposta a modificarlo per favorire il riequilibrio necessario e non contrastare l’azione dei rimedi prescritti.

Da un punto di vista Omotossicologico la Sindrome Premestruale può essere collocata nella cosiddetta Fase di Reazione, in cui i sintomi mentali sono l’espressione di una situazione di infiammazione eccessiva che determina una reazione sproporzionata a stimoli non particolarmente intensi.

Va potenziato in queste pazienti il drenaggio del tessuto connettivo attraverso l’attivazione degli organi emuntori, rene e fegato. E’ inoltre necessario favorire il riequilibrio neuro-endocrino e bilanciare lo stato di equilibrio acido-base.

La corretta associazione dei diversi farmaci disponibili andrà valutata, di caso in caso, secondo la predominanza dei sintomi nel quadro clinico e anche secondo lo stato generale d’intossicazione e d’infiammazione nel quale si trova la paziente.

Agendo su questi tre parametri attraverso i farmaci, con una corretta alimentazione e idratazione e movimento, si ottiene spesso un evidente miglioramento dei sintomi.

La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia, Ormoni e Umore e Sindrome Premestruale a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.