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Articoli che trattano di: Gastrite e Reflusso Gastroesofageo

Gastrite e Reflusso gastroesofageo

 
La motilità e il funzionamento di molti organi e apparati sono influenzati da fattori di tipo mentale e psicologico attraverso l’influenza che questi hanno sul Sistema Nervoso Neurovegetativo.

L’apparato digerente è profondamente connesso a situazioni emotive ed affettive, che possono essere note, o meno, a chi soffre di questi disturbi.

Alcune forme di gastrite e reflusso sono esclusivamente funzionali, non vi è cioè in questi casi un danno anatomico o del tessuto dell’organo.
In queste forme può essere utile un approfondimento da parte dello psichiatra o dello psicologo.

Queste forme inoltre rispondono spesso efficacemente alla terapia non convenzionali come ad esempio la Medicina Omotossicologica.

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Omotossicologia e Psichiatria

Omotossicologia.

Cos’è?

LOmotossicologia si è sviluppata nel secolo scorso, in Germania, per opera del medico tedesco Hans Heinrich Reckeweg, spinto dal desiderio di creare una sinergia e un collegamento tra l’Omeopatia e la Medicina Convenzionale.

L’evoluzione recente della Omotossicologia è la Medicina Fisiologica di Regolazione (PRM)  che rappresenta la più moderna integrazione tra medicina accademica e le cosiddette medicine non convenzionali.

Omotossicologia e  Medicina di Regolazione si fondano sulle attuali conoscenze nel campo della Biologia Molecolare, della Biochimica, della Biofisica, dell’Immunologia ed in particolare della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia.

Rappresentano quindi il passaggio dell’approccio omeopatico verso la rigorosità scientifica.

>> Scarica l’infografica “Omotossicologia in Psichiatria” in formato pdf

I farmaci omotossicologici

In PMR e in Omotossicologia si utilizzano farmaci sia a diluizioni omeopatiche che a diluizioni ponderali, questi ultimi vengono formulati secondo i principi della terapia Low Doses ( cioè a Basso Dosaggio ) e attraverso processi di dinamizzazione cinetica i quali rendono la molecola attiva farmacologicamente anche a bassi dosaggi; ciò permette di modulare e ridurre drasticamente la comparsa di effetti collaterali e il sovraccarico degli organi deputati al metabolismo dei farmaci (fegato e rene).

L’interpretazione della malattia

Secondo La Medicina di Regolazione la malattia è interpretata come la risposta e la lotta dell’organismo a qualsiasi “tossina”.

Il suo bersaglio è l’eliminazione del sovraccarico di tossine che hanno superato la soglia di allarme, soprattutto attraverso la correzione e la stimolazione dei meccanismi fisiologici atti a mantenere il corretto funzionamento delle difese dell’organismo. Esso è infatti costantemente esposto ad un’enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, metalli pesanti, fattori di inquinamento ambientale, cataboliti di farmaci di sintesi, stress emotivi, ecc.) ed endogene ( prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc. ).

La terapia ha lo scopo di riportare l’organismo nella condizione di reagire all’agente patogeno senza sviluppare sintomi, potenziando i meccanismi difensivi, le funzioni cellulari e l’attività degli organi emuntori.

PMR e Psichiatria

In ambito psichiatrico Omotossicologia e Medicina di Regolazione trovano applicazione in diverse situazioni cliniche.

Una attenta diagnosi deve innanzitutto essere posta per riconoscere correttamente ed inquadrare la patologia presentata dal paziente. Vanno differenziate quindi le situazioni che necessitano una terapia antidepressiva o di controllo dell’ansia con farmaci classici dalle situazioni nelle quali la terapia secondo il Paradigma Omotossicologico può risultare utile e risolutiva; sempre con l’attenzione ad un corretto inquadramento personale che permetta anche di valutare la eventuale necessità di un supporto o di una terapia di tipo psicologico.

Sono oramai numerose le evidenze che correlano la comparsa di disturbi e sintomi quali ansia, insonnia, “esaurimento psicofisico”, “stanchezza cronica”, Sindrome Premestruale a cause che solo di recente sono state riconosciute come momenti patogeni di primaria importanza e che potrebbero sembrare assolutamente poco correlate alla comparsa di sintomi psichiatrici: tra questi la disbiosi intestinale, gli stati di candidosi e le intolleranze alimentari.

Basti pensare che l’80% del neurotrasmettitore serotonina viene prodotta a livello intestinale e che la moderna psichiatria utilizza normalmente farmaci Serotoninergici (cioè che aumentano la disponibilità del neurotrasmettitore serotonina nello spazio intersinaptico) per trattare disturbi d’ansia e disturbi dell’umore.

Inoltre, La Medicina di Regolazione è molto efficace nelle situazioni di cronica attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene legate a condizioni di stress prolungato, attraverso terapie che supportano l’organismo e le reazioni biochimiche mitocondriali deputate alla produzione di energia, supportando e stimolando tutte le funzioni che vengono attivate cronicamente e quindi stressate in condizioni di sovraccarico psico-fisico prolungato.

L’obiettivo è quello di evitare che l’esaurimento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene porti alla comparsa di sintomi che possono mimare e successivamente evolvere in una Sindrome Depressiva.

Possono inoltre essere comprese ed affrontate con la PMR alcune di quelle situazioni cliniche che vengono classificate nelle cosiddette Patologie Psicosomatiche, quali situazioni caratterizzate da  dolore cronico senza correlati fisici, disturbi cronici a livello gastrointestinale, ipertensione, situazioni di stanchezza cronica (Sikness Sindrome), nonché la sintomatologia psichica e neurovegetativa legata alla Menopausa, tutte condizioni che spesso, dopo numerosi approcci e trattamenti, approdano allo studio psichiatrico e vengono trattate con farmaci antidepressivi.

Appartengono a queste situazioni anche quelle classificate come M.U.S. (Medical Unexpleined Syntoms), e cioè quadri sintomatologici caratterizzati da sintomi vaghi ed aspecifici che spesso sono legati a disregolazioni del Sistema Neurovegetativo: affaticabilità, irritabilità, dolori diffusi, alterazioni del ciclo sonno-veglia, stipsi o diarrea cronica, eccessiva sensibilità al freddo, sensazioni di sbandamento, cefalea, ansia, alterazioni tono dell’umore, che però ancora non si strutturano in una vera e propria Sindrome Depressiva.

L’impiego di farmaci Omotossicologici è inoltre di grande efficacia nella fase in cui il medico decide di ridurre gradualmente e poi sospendere la terapia psichiatrica allopatica, allo scopo di stimolare le difese dell’organismo per evitare la ricomparsa di sintomi.

 Concetti di base

In Medicina Fisiologica di Regolazione uno dei concetti principali e il primo momento terapeutico è il Drenaggio della Matrice, cioè del tessuto connettivale ubiquitariamente presente nel nostro organismo, che svolge funzioni di vitale importanza per ciò che riguarda la regolazione di numerosissime funzioni da cui dipende il mantenimento dello stato di salute.

Una matrice non drenata porterà ad una sofferenza del metabolismo cellulare e quindi alla comparsa di malattie di funzione d’organo fino ad una sofferenza cellulare dell’organo stesso.

Perciò la Riattivazione degli Organi Emuntori (polmone, cute, rene, fegato, intestino) e il drenaggio della Matrice Intercellulare sono due cardini portanti della PMR e hanno la finalità di migliorare i processi di regolazione e di difesa, stimolando la capacità del soggetto di ripristinare e mantenere lo stato di salute.

Un altro concetto cardine è quello della Regolazione dell’Equilibrio Acido–Base e la correzione dell’acidosi tissutale, condizione che può anch’essa facilitare l’insorgenza di sintomi legati alla disregolazione del Sistema Nervoso Neurovegetativo.

In conclusione

La terapia Omotossicologica e la Medicina di Regolazione non agiscono sopprimendo il sintomo, ma si propongono come terapie di profonda disintossicazione e stimolazione dei fisiologici meccanismi metabolici e di difesa; questo grazie all’utilizzo sia di farmaci derivanti dall’omeopatia classica, che da acquisizioni farmacologiche più recenti: derivati d’organo, catalizzatori della respirazione cellulare, chinoni, vitamine omeopatizzate, citochine omeopatizzate, farmaci allopatici in diluizione omeopatica e altri prodotti dalla moderna ricerca farmacologica di settore.

Una corretta integrazione, là dove sia possibile, tra farmacologia classica e farmacologia Omotossicologica porta spesso a risultati migliori e più duraturi rispetto all’utilizzo di un solo paradigma di cura. 

 La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Omotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

 

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Ansia e Alcolismo

Ansia e alcolismo

L’alcool è una sostanza psicotropa che agisce come sedativo a livello del sistema nervoso centrale e facilità la disinibizione sociale, è quindi una sorta di anestetico della sofferenza emotiva. È definita psicotropa una sostanza in grado di agire a livello cerebrale dando sintomi di dipendenza e fenomeni di tolleranza e assuefazione.

Per queste sue proprietà esiste un’importante relazione tra abuso di alcool e ansia.

Oltre ai disturbi dovuti all’abuso, l’alcool può indurre altri tipi di sindromi come la dipendenza, l’astinenza e l’intossicazione acuta alcolica, condizione talvolta molto grave, se non trattata in tempo, e potenzialmente mortale.

L’alcolismo richiede un intervento terapeutico integrato con lo psichiatra, lo psicologo e spesso il medico internista, a causa delle conseguenze che dell’uso incontrollato e prolungato possono avere anche a livello fisico, in particolare sul fegato e sul sistema nervoso con la comparsa di sintomi  neurologici, sugli apparati  gastrointestinale e cardiovascolare.

I danni provocati non dipendono esclusivamente dalla quantità di alcool ingerita ma anche da variabili soggettive, geneticamente determinate, come la capacità di metabolizzare l’alcool etilico, che è variabile da soggetto a soggetto.

Dagli anni ’60 l’abuso di alcool è stato finalmente riconosciuto come una patologia medica e di conseguenza non solo considerato un comportamento scorretto su un piano morale e sociale. Certamente questo ha contribuito alla grande quantità di studi clinici che indagano le cause, studiano la prevenzione e migliorano nel tempo le conoscenze riguardo alla terapia.

Il fenomeno dell’alcolismo sta assumendo proporzioni molto preoccupanti dal punto di vista sociale e sanitario,  soprattutto si sta notevolmente abbassando l’età in cui inizia il consumo di alcool e l’età in cui compaiono i primi problemi fisici e psichici legati all’uso eccessivo di bevande alcoliche. L’alcool viene sempre più utilizzato dai giovani come disinibente  sociale e, nel caso di una personalità fragile o di ragazzi inclini ad ansia e depressione, la possibilità di sviluppare una vera e propria  dipendenza è elevatissima.

Si parla di Disturbo da Dipendenza quando insorgono sintomi fisici, psichici, cognitivi e comportamentali in seguito all’assunzione di alcool.

Sintomi psichici e comportamentali legati all’alcolismo

Da un punto di vista psichico il pensiero sull’alcool e la sua  ricerca  diventano i contenuti prevalenti nella mente del soggetto, con le caratteristiche di pensiero ossessivo che si accompagna all’incapacità di controllare o ridurre l’assunzione. Il soggetto non riesce a moderare o ad astenersi dal bere nonostante la sua convinzione sia di potercela fare e nonostante ciò lo porti ad uno stato di alterazione evidente, con ripercussioni a livello sociale o lo esponga a condotte rischiose, come la guida in stato di ebrezza o lo svolgimento di attività di lavoro  in cui è necessaria concentrazione e una presenza lucida.

Il paziente è inoltre costretto ad assumere via via quantità maggiori di alcool per evitare i sintomi dell’astinenza, questo perché vi è un graduale aumento delle capacità del fegato di metabolizzare l’alcool, per il fenomeno della cosiddetta tolleranza. Naturalmente l’evoluzione è verso una condizione in cui compaiono i sintomi caratteristici dell’astinenza alcolica.

Questo avviene soprattutto nelle ore mattutine a causa del calo del tasso etilico durante il sonno. I disturbi dovuti all’astinenza scompaiono con l’assunzione di alcool e ciò produce un circolo vizioso per cui il paziente tende a bere già alla mattina e poi durante tutta la giornata per evitare i sintomi della astinenza.

Altri sintomi tipici nei soggetti che abusano di alcool sono le modifiche del tono dell’umore, che oscilla da stati depressivi a stati di disforia caratterizzata da irritabilità, aggressività e l’impulsività e lo sfasamento del ritmo sonno veglia.

Sintomi fisici dell’alcolismo

L’etanolo aumenta la secrezione acida dello stomaco e può provocare una gastrite di tipo emorragico. L’esofago è un altro organo spesso danneggiato nei forti bevitori, anche in questo caso si osservano erosioni della mucosa e un importante aumento del cancro esofageo.

Sempre a livello esofageo nei pazienti in cui è già presente lo stato di grave sofferenza epatica, si possono formare delle varici, cioè delle dilatazioni di vasi venosi che, in alcuni gravi casi rischiano di rompersi determinando delle profuse emorragie e talvolta condurre alla morte del paziente.

Una gravissima patologia conseguente all’assunzione esagerata di alcolici è la pancreatite che causa necrosi e atrofia della ghiandola nei casi cronici ma può anche manifestarsi in forme acute, fulminanti e mortali.

Molto nota l’epatite da alcool la cui evoluzione è nella cirrosi epatica e quindi nel cancrocirrosi, cioè quella forma di tumore maligno che colpisce il fegato affetto da cirrosi.

A livello del sistema nervoso l’alcool determina una poli-nevrite cioè un’infiammazione e poi una degenerazione delle fibre nervose dovuta all’effetto tossico dell’alcool e alle carenze vitaminiche. I sintomi sono inizialmente di tipo sensitivo come crampi o parestesie e poi sono alterate anche le funzioni motorie.

L’apparato cardio-vascolare anche è leso dall’azione tossica dell’acetaldeide, che deriva dal metabolismo dell’alcool etilico, sulle fibre cardiache, ciò può portare a insufficienza del muscolo cardiaco con tachiaritmie, difficoltà respiratorie, edemi alle caviglie e ipertensione arteriosa.

Disturbi della sfera cognitiva nell’alcolismo

L’abuso cronico di alcool si accompagna ad evidenti disturbi della memoria, soprattutto quella a breve termine, che viene definita come memoria di fissazione. Altri deficit cognitivi sono le evidenti difficoltà di concentrazione e di attenzione che possono gravemente interferire con le quotidiane attività lavorative o personali.

Cause dell’alcolismo

Fattori predisponenti all’abuso di sostanze psicoattive sono la struttura della personalità e la presenza di un disturbo psichiatrico maggiore, come i Disturbi d’Ansia e la Depressione, non adeguatamente riconosciuti e curati. Gli alcolisti utilizzano la sostanza per automedicarsi.

Spesso i pazienti con abuso e dipendenza da alcool hanno una famigliarità positiva per Disturbi dell’Umore o d’Ansia e frequentemente nella famiglia di origine altri hanno sofferto di alcolismo. I pazienti presentano una struttura caratteriale incline a vissuti di tipo ansioso o depressivo, hanno personalità dipendenti e fragili, inclini a impulsività e bassa autostima, difficoltà relazionali, poche capacità di problem solving e di gestione emotiva della frustrazione. Tutte queste caratteristiche rendono il paziente più esposto alla sofferenza di fronte alle inevitabili difficoltà e ai disagi esistenziali. A volte l’alcolismo è la conseguenza dell’impossibilità di elaborare un grave evento traumatico come può tipicamente accadere dopo un grave lutto non elaborato.

La percentuale di disturbi psichici riscontrata negli alcolisti disintossicati è notevolmente maggiore rispetto alla popolazione generale, confermando come l’alcool venga utilizzato a scopo automedicazione per lenire, non soltanto sentimenti spiacevoli come la tensione o il senso di vuoto e solitudine o problemi relazionali, ma anche veri e propri sintomi di patologie come gli attacchi di panico, la fobia sociale, il disturbo d’ansia generalizzato, l’agorafobia, la depressione e la distimia. Anche nella fase euforica del Disturbo Bipolare può esserci abuso di alcool come conseguenza della disinibizione, dell’impulsività e della scarsa capacità di valutare le conseguenze del proprio comportamento che caratterizza questa patologia.

La Sindrome da Astinenza Alcolica

E’ un’importante situazione clinica caratterizzata da sintomi e segni molto evidenti e che richiede un corretto e tempestivo intervento medico. Si instaura dopo alcune ora dalla brusca interruzione o dalla drastica riduzione del consumo di alcool. I sintomi principali sono una forte ansia e stato di agitazione psichica e motoria, tremori evidenti soprattutto alle mani, irritabilità, sintomi depressivi, grave insonnia e un senso di angoscia profonda con paura della morte. Una sintomatologia che per molti aspetti è simile a quella di un attacco di panico. Spesso sono presenti nausea, vomito, sudorazione profusa, tachicardia. Nei casi più gravi si hanno allucinazioni, soprattutto visive, stato confusionale, disorientamento spazio temporale e convulsioni (Delirium Tremens).

Trattamento dell’alcolismo

La terapia medico-psichiatrica dell’alcolismo richiede un buon inquadramento diagnostico. Innanzitutto vanno valutate le reali possibilità di disintossicare il soggetto senza ricorrere ad un ricovero. Spesso, infatti, la prima fase della terapia richiede un breve periodo in ambiente protetto allo scopo  di disintossicare il paziente e gestire l’astinenza.

Ad ogni modo, sia che l’approccio sia ambulatoriale o residenziale, il paziente deve essere supportato nella fase di disassuefazione alla sostanza sia da un punto di vista farmacologico che psicologico.

La terapia farmacologica è necessaria, inizialmente, per ridurre i sintomi dell’astinenza fisica che indurrebbero il paziente a ricadere nel comportamento di abuso e deve essere effettuata sotto stretto controllo medico-psichiatrico. Il medico internista si dovrà occupare della valutazione e della terapia dei danni che l’alcool ha causato all’organismo del paziente.

Solo dopo questa fase sarà possibile una valutazione dello stato psichico e della struttura di personalità, i cui risultati non siano inquinati dallo stato di alterazione causato dall’alcool o dai sintomi dell’astinenza. La maggior parte dei soggetti mostrerà una patologia di tipo depressivo o un disturbo d’ansia che dovranno essere curate in modo adeguato sia con la terapia farmacologica sia con la psicoterapia. Anche in assenza di una patologia psichiatrica conclamata il più delle volte il paziente alcolista presenta una struttura di personalità caratterizzata da tratti disfunzionali e fragile che richiederà un lungo intervento di psicoterapia.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di alcolismo a Milano e dipendenze da sostanze. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Gastrite spastica e Colon irritabile: un approccio integrato

Gastrite Spastica e Colon Irritabile: un approccio integrato

Partendo dalla convinzione, peraltro oramai validata scientificamente, che la psiche influenzi e interagisca con le funzioni del corpo, tutti concordiamo sul fatto che alcune patologie a carico dello stomaco e dell’intestino possono essere legate a situazioni di stress emotivo, a conflitti psicologici più o meno noti al paziente e a situazioni di Ansia o Depressione.

Un recente studio condotto in Scandinavia, su un campione molto ampio di ben 65.000 persone, ha confermato che i pazienti affetti da disturbi d’ansia, associati o meno a depressione, hanno una probabilità di sviluppare gastrite spastica da 1.5 a 3.2 volte più elevata rispetto ai soggetti sani.

Per questo motivo all’attenzione dello psicologo e dello psichiatra spesso si rivolgono, o sono inviati da colleghi, pazienti che soffrono delle cosiddette patologie funzionali, cioè un disturbo della funzione di un organo senza che vi sia un’alterazione della sua struttura anatomica.

La richiesta di un aiuto specialistico di questo tipo, il più delle volte, avviene dopo un periodo caratterizzato da tentativi di risolvere i sintomi agendo direttamente sull’organo disturbato. A volte si ottengono risultati soddisfacenti con riduzione dei sintomi e del disagio ad essi connesso. Spesso infatti questi disturbi, sebbene non gravi o pericolosi, interferiscono in modo marcato con la qualità della vita del paziente, creando, ad esempio, problemi rispetto all’allontanarsi dalla propria casa o ad alimentarsi in viaggio o al lavoro o in cene conviviali.

Altre volte invece lo squilibrio psicologico di fondo è tale da impedire la risoluzione della sintomatologia.

E’ molto frequente che i pazienti affetti da un Disturbo d’Ansia riferiscano problemi digestivi di vario tipo tra cui il reflusso gastroesofageo, la gastrite, la sensazione di bolla gastrica, aerofagia, digestioni lunghe e laboriose, eruttazioni, nausea o ripienezza post-prandiale, dolori epigastrici e inappetenza, stitichezza o colite, associati al timore di assumere alcuni alimenti.

Qualche volta l’enfasi emotiva su questi disturbi e sulla loro correlazione all’alimentazione è tale da configurare essa stessa un Disturbo d’Ansia che influisce in modo rilevante con la gioia e la libertà del paziente di godere del cibo e del momento del pasto.

La presunzione che vi sia una genesi psicologica di un disturbo somatico deve comunque sempre conseguire ad accertamenti precisi che permettano l’esclusione di un problema organico.

La farmacologia classica possiede farmaci molto utili nelle patologie funzionali dell’apparato gastroenterico ed essi possono essere associati anche ad una terapia che miri a risolvere il quadro psichico che le determina o le aggrava.

Esistono molecole con attività antispastica, che agiscono cioè sulla motilità di questi organi, inibendola e modulandola quando è eccessiva o che la stimolano quando è carente. Esistono farmaci che controllano la produzione di acido cloridrico a livello gastrico e farmaci che fungono da protettori della mucosa dello stomaco irritata; lo specialista gastroenterologo ha, in effetti, a sua disposizione tutta una serie di farmaci che possono aiutare a modulare la funzionalità dell’apparato gastroenterico, riducendo la sintomatologia che disturba il paziente.

A mio parere, e secondo il principio di un’attenzione alla persona e all’organismo come un insieme fatto di parti che interagiscono fra loro, è buona pratica medica non limitarsi al controllo dei sintomi, risultato peraltro molto utile per la qualità di vita del paziente ma occuparsi anche dell’aspetto psichico o psicologico che può essere alla base del problema.

Lo psichiatra quindi dovrebbe lavorare in accordo con il collega gastroenterologo, valutando la struttura della personalità del paziente, la sua attuale situazione di vita, soprattutto per ciò che concerne la sua vita affettiva e relazionale, in famiglia così come al lavoro, approfondendo l’esistenza di possibili motivazioni e conflitti che possano essere con-causa della sintomatologia.

Insieme a queste valutazioni lo psichiatra deve conoscere la qualità e l’entità dei sintomi, sia psichici che fisici, in modo da valutare l’indicazione a una terapia farmacologica o psicologica o, il più delle volte, l’associazione dei due approcci.

Anche la farmacopea psichiatrica possiede diversi farmaci che possono aiutare in questi casi, come gli ansiolitici, alcuni di questi vengono anche formulati in associazione con molecole che riducono la motilità intestinale e la secrezione gastrica e gli antidepressivi, i quali risolvono il quadro d’ansia o depressivo sottostante al disturbo gastrointestinale.

La terapia psicologica è invece necessaria in tutti quei pazienti nei quali il medico riconosca una struttura di personalità caratterizzata da tratti poco flessibili e che portano il paziente ad affrontare le difficoltà e i problemi relazionali, o di qualsiasi altro genere, mettendo in atto comportamenti e soluzioni che risultano inefficaci quando addirittura non dannose.

Nella modulazione dell’ipereccitabilità del sistema neurovegetativo, legata a fattori psicologici, che è implicata nella comparsa di disturbi come la Sindrome del Colon Irritabile o il Reflusso gastroesofageo, sono particolarmente utili i rimedi della Medicina Omotossicologica.

Senza entrare nel dettaglio è importante sapere che esistono preparati che agiscono sull’ansia, sull’eccitabilità e sulla motilità dell’intestino e dello stomaco, utili per risolvere gli spasmi dolorosi, farmaci che controllano le scariche diarroiche o stimolano la peristalsi nel caso di forme ad impronta stitica.

Non tralascio, anche in questa sede, di ricordare che, se vogliamo aderire ad una concezione del benessere e della salute, che sia frutto di una visione dell’uomo come di un sistema in equilibrio e che scambia importanti informazioni con l’ambiente nel quale vive, dobbiamo porre una attenzione costante e una adeguata consapevolezza sull’importanza di altri semplici fattori che concorrono al raggiungimento dello stato di salute.

Quindi, ancora una volta pongo l’enfasi sullo stile di vita inteso come qualità e quantità di alimentazione e di moto e il rispetto del ciclo sonno-veglia, in modo che che rispondano alle necessità e alle esigenze individuali.

Peraltro, le stesse regole valgono per un approccio di cura integrato dell’ansia e della depressione, che tra le diverse cause, riconoscono anche la loro origine in uno stile di vita poco attento a norme basilari e piuttosto intuitive di rispetto della propria persona intesa sia come corpo fisico che come mente.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra e Psicoterapeuta, si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia, Sindrome del Colon Irritabile a Milano e Gastrite Spastica presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Stiamo Bene Naturalmente!!

Omotossicologia a Milano.

LO STUDIO di PSICHIATRIA INTEGRATA PARTECIPA ALLA GIORNATA INTERNAZIONALE DI MEDICINA OMEOPATICA 2102.

Oltre 11 milioni di cittadini si rivolgono al proprio medico per migliorare il proprio standard di salute mediante farmaci di origine biologica e terapie naturali. In occasione della Giornata Internazionale della Medicina Omeopatica, AIOT (Associazione Medica Italiana di Omotossicologia) grazie al sostegno di GUNA , leader italiano della medicina complementare, promuove l’iniziativa “Stiamo bene… naturalmente!”.

Negli ultimi anni la medicina omeopatica sta prendendo sempre più piede anche se sono ancora in pochi a conoscerla, o meglio, a crederci fino in fondo. I risultati sono però così evidenti, che un numero sempre maggiore di persone sceglie questo tipo di medicina alternativa.

Lunedì 16 Aprile  è la  Giornata Internazionale della Medicina Omeopatica 2012, è possibile fissare un appuntamento per  una visita gratuita.  Contattare la dott.ssa Cristina Selvi che si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Omotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata, al numero 340.1075744 o attraverso i recapiti della sezione Contatti del sito.