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Articoli che trattano di: Disturbi della Menopausa

Disturbi della Menopausa

 
Il climaterio e la menopausa, periodi caratterizzati dalla cessazione dell’età fertile e del ciclo mestruale, hanno rappresentato per molto tempo, nell’immaginario delle donne, un momento cruciale caratterizzato dal timore della comparsa di una serie di disturbi fisici e psichici.

E’ infatti frequente che le donne in menopausa soffrano di disturbi del sonno o che in questo periodo si accentuino problemi d’ansia preesistenti o compaiano alterazioni del tono dell’umore fino anche alla Depressione.

Oggi le strategie terapeutiche per ridurre l’impatto dei disagi sulla vita della donna sono diffuse e, se prescritte da un medico competente, sicure.
In alcuni casi è possibile valutare l’opzione di una terapia non convenzionale di tipo Omotossicologico.

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I test in psicologia

I test in Psicologia

A partire dalla seconda metà del XIX secolo avvenne una svolta nel campo della psicologia: la dottrina acquisì infatti i tratti di una disciplina scientifica fondata su metodologie più oggettive e rigorose, in grado di avvalersi di prove di laboratorio e di un linguaggio quantitativo e numerico. La psicologia assunse, a tutti gli effetti, le fattezze di una scienza autonoma distinta dalle teorizzazioni filosofiche o dalla medicina. Da quel momento, i dati psicologici che prima erano solo percepiti soggettivamente, venivano immessi in una elaborazione quantitativa, offrendo così l’opportunità di misurare gli aspetti psichici dell’uomo. L’osservazione dell’essere umano ebbe, come diretta conseguenza, la valutazione dello stesso finalizzata ad ottenere una descrizione matematica delle funzioni psico-comportamentali.

Per poter leggere ed interpretare in modo esatto la psiche umana, è stato necessario individuare statisticamente la regolarità con cui si manifestavano i comportamenti ed i fenomeni psichici definendo, quindi, delle leggi fisse che rendevano maggiormente visibili tutte le altre variabili che da esse si discostavano diventando, queste ultime, di pertinenza psicologica e psichiatrica.

Nel tempo, la pratica clinica psicologica si è equipaggiata di test validi e sensibili capaci di indagare la maggior parte degli ambiti psichici quali, ad esempio, la personalità, l’intelligenza, la neuropsicologia, l’attaccamento.

I test si sono rilevati estremamente utili nel raggiungere le seguenti finalità:

  • fornire una diagnosi clinica;
  • indicare il percorso terapeutico;
  • individuare il principale problema psichico sul quale focalizzare l’intervento clinico;
  • osservare l’esito o l’andamento terapeutico;
  • rilevare dati utili alla ricerca epidemiologica.

La complessità della mente umana e la multicausalità dei disturbi mentali affermano l’esigenza di un’accurata diagnostica che argini il rischio di ottenere informazioni parziali. Per tale motivo, esistono le batterie diagnostiche composte da molteplici reattivi mentali il cui risultato viene messo in relazione ad ulteriori strumenti come il colloquio clinico con il soggetto, o con i familiari, l’osservazione diretta in ambito naturale, i dati anamnestici e, se presente, il confronto con le figure mediche e psicologiche che hanno partecipato al percorso terapeutico del soggetto.

E’ bene tenere presente che i test sono strumenti che risentono di variabili legate al contesto spaziale e temporale (vale a dire dove e quando vengono effettuati), al somministratore, alla fase del disagio psichico (se acuta o contenuta), alla relazione che si instaura tra esaminatore ed esaminando. Non sono, quindi, asettici, ma dipendono da molti elementi che rendono il risultato più o meno valido. Non è possibile eliminare la presenza delle variabili sopra citate; ciò che occorre è un professionista esperto che sappia tener conto degli aspetti che si presentano in parallelo alla somministrazione del test e che devono essere inglobati nel processo di valutazione della performance rilevata. Il migliore utilizzo di tali reattivi richiede una lunga e sofisticata formazione senza la quale non sarebbe possibile né estrapolare informazioni clinicamente rilevanti, né a creare la giusta alleanza con il paziente atta ad aumentare la fiducia nei confronti dell’operatore e la motivazione ad affrontare la prova.

Al paziente, dopo essere stato sottoposto alla valutazione ed aver provato, con elevata probabilità, una buona quota di ansia, bisogna garantire la “restituzione” di quanto emerso dal test. Si tratta di un’operazione delicata poiché molteplici sono i rischi in cui si potrebbe incorrere, primo tra i quali far sentire al soggetto di essere drasticamente collocato all’interno di una casella diagnostica che potrebbe inconsapevolmente creare in lui una sgradevole sensazione di stigma e di etichetta. Alcuni autori considerano la restituzione un’operazione pericolosa in grado di segnare psicologicamente una persona già sofferente al punto di domandarsi circa l’opportunità di doverla comunicare. Ciò che è certo e che la relazione clinica deve essere comunicata al paziente verbalmente, vale a dire accompagnata da una spiegazione. In questo modo i termini specifici del gergo psicologico e psichiatrico possono essere ben spiegati perdendo quel significato ansiogeno che potrebbero suscitare. Una diagnosi mal comunicata crea l’effetto opposto di chiusura e la sensazione di essere stigmatizzato negativamente. L’esperto diagnosta deve scegliere con cura gli aspetti da comunicare, deve rendersi disponibile a fornire ogni chiarimento e rispondere esaustivamente ad ogni domanda. In tal modo, l’esaminato non solo si sentirà accolto nei suoi punti di sofferenza, ma rafforzerà anche la sua fiducia verso il terapeuta e, soprattutto, farà un buon utilizzo delle informazioni che gli vengono trasmesse poiché rappresenteranno per lui un’opportunità di osservare aspetti di sé mai esplorati e sui quali aprirsi attraverso una psicoterapia.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, si occupa di test in psicologia collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Un caso di Depressione

 Un caso di Depressione

La paziente che incontro in studio è una donna di 51 anni, è sposata e ha due figli maschi,  di 22 e 19 anni. E’ laureata in Lettere Straniere e ha insegnato inglese, dando ripetizioni private, fino a circa due anni fa. Nella sua famiglia di origine nessuno ha sofferto di Depressione o di Disturbi d’Ansia.

La paziente viene da me su suggerimento del suo medico di famiglia, alla quale si è rivolta per lo stato di malessere depressivo che sta attraversando. La collega ha preferito prescrivere una terapia solo per controllare l’ansia e l’insonnia rimandando a me le successive decisioni su una cura più specifica per lo stato depressivo.

Il colloquio, in psichiatria, è il momento in cui il medico “visita” il paziente. Osserva il modo in cui  la persona si presenta e si relaziona con il medico, la fluidità nel parlare, la mimica e la gestualità. Rileva una serie di segni specifici che insieme ai sintomi e ai disturbi riferiti dal paziente permettono di fare la diagnosi.  Questa signora presenta un quadro clinico compatibile con la diagnosi di Episodio Depressivo.  Da circa un mese si sente particolarmente stanca e demotivata in tutte le attività che riguardano la sua vita, sia quelle più strettamente casalinghe sia le sue abituali occupazioni del tempo libero. Solitamente, infatti, ama praticare regolarmente attività fisica con alcune amiche e lavora come volontaria in una bottega equosolidale.

Il colloquio è un po’ lento e faticoso per le modalità con cui la paziente si esprime. Risponde in modo breve e conciso, con un tono della voce  basso e poco modulato, con una certa latenza tra la mia domanda e la risposta, come se necessitasse più tempo per concentrarsi e trovare le parole giuste. E’ un po’ rallentata non soltanto nel parlare ma anche nella gestualità del corpo che è anche molto contenuta.

Non conosco bene questa donna, che incontro oggi per la prima volta, e non so quindi capire se ciò appartenga al suo solito modo di essere, al suo temperamento, o faccia parte del quadro depressivo. Il rallentamento psicomotorio è, infatti, uno dei sintomi tipici della depressione.

Mi racconta di essere un soggetto molto sensibile ma di avere in questo periodo frequenti episodi di pianto che non sa a che cosa attribuire, cosa che generalmente non accade nonostante la sua sensibilità.

Ciò di cui mi parla mette anche in luce una particolare preoccupazione per la propria salute fisica. Lamenta, infatti, una lunga serie di timori ansiosi sul suo stato di salute. Alcuni sono descritti in modo più preciso, altri in modo così vago da segnalare il loro aspetto fobico (“mi sento bruciare tutte le vene del corpo, come se scoppiassero”). Per questo motivo ha recentemente eseguito una serie di esami che hanno dato tutti risultati negativi. Il suo corpo è sano.

Mi dice che dorme male (“…e poi non dormo….”), fa fatica a prendere sonno, anche se le medicine prescritte dalla sua dottoressa di famiglia hanno parzialmente ridotto questo disagio. Alla mattina, invece, non vorrebbe mai alzarsi dal letto, non sente di avere l’energia per affrontare la giornata e pensa al momento di coricarsi come l’unico in cui il suo disagio si attenua. Una volta alzata tende a vagare per casa indecisa su cosa fare e affrontando con fatica anche la cura del sé, cioè lavarsi, vestirsi e truccarsi, attività che solitamente fa con interesse e gioia.

Negli ultimi tempi ha timore ad allontanarsi dalla propria abitazione per le normali commissioni quotidiane che quindi, da qualche tempo,  preferisce fare quando il marito è disponibile, nei fine settimana.  Indagando su questo aspetto mi riferisce che ha una sensazione vaga di non sentirsi sicura fuori casa, da sola, con la paura che possa non stare bene e non sapere a chi rivolgersi.

Le pare di “ avere perso la memoria” e non sente più la voglia di leggere un libro o una rivista, attività che normalmente fa con piacere. Mangia con il solito appetito ma negli ultimi tempi, dopo cena, nota che ha sempre desiderio di mangiare qualcosa di dolce. Non si sente “in forma” e preferisce in questo periodo rimanere a casa piuttosto che uscire con le amiche o con le coppie che normalmente frequenta insieme al  marito.

Il desiderio espresso da questa paziente è di poter curare questo situazione depressiva con una terapia Non Convenzionale, avendo saputo dal medico di base che mi occupo di Omotossicologia.

Sebbene la comparsa recente dei sintomi, la famigliarità negativa e nessun episodio precedente o nel post partum, possano rappresentare dati favorevoli ad un approccio più delicato, ho ritenuto che  l’entità dei sintomi fosse già piuttosto marcata  per orientarmi su un trattamento esclusivamente naturale, ho preferito quindi suggerire una terapia dove venissero integrati farmaci omotossicologici con un antidepressivo serotoninergico.

Nell’impostare questa terapia ho preso in considerazione anche l’età della paziente, che sebbene ancora mestruata, ha sicuramente in corso una serie di modifiche e di modulazioni neuro-ormonali della fase di Premenopausa, che potrebbero influire sul tono dell’umore e sull’ansia e che possono rispondere molto bene ad alcuni preparati omotossicologici.

Come antidepressivo ho scelto il Citalopram perché si tratta, nella mia esperienza, di una  molecola solitamente molto ben tollerata e pressoché priva di effetti collaterali, soprattutto a regime, dopo le prime 2/3 settimane di trattamento. Per questo primo periodo ho anche mantenuto la terapia con le benzodiazepine che le era stata prescritta dal suo medico di famiglia, alprazolam per l’ansia diurna e lormetazepam per favorire l’addormentamento.

I farmaci non convenzionali che ho deciso di aggiungere, ad integrazione della terapia, sono in parte rimedi omotossicologici e in parte preparati fitoterapici.

L’obiettivo era di regolare l’asse neuro-endocrino parzialmente sbilanciato dall’inevitabile calo degli estrogeni, fatto fisiologico in una donna di 51 anni. Per ottenere un buon risultato, soprattutto all’inizio, è necessario utilizzare più rimedi che agiscano in modo sinergico.

A questa paziente ho prescritto della serotonina omeopatizzata, o meglio in diluizione low dose, e altri prodotti con lo scopo di controllare i disturbi del climaterio come il calo del tono dell’umore e l’ansia che alcune donne sperimentano in questo periodo. Ho prescritto anche un integratore a base di probiotici, calcio, isoflavoni di soia e thè verde, la cui azione sinergica è di potenziare il sistema immunitario, di supporto alla prevenzione dell’osteoporosi, di modulazione del tono dell’umore. Infine ho suggerito l’assunzione di un integratore ricostituente, allo scopo di dare un effetto energizzante, riducendo le difficoltà di memoria e concentrazione, nonché la stanchezza fisica mattutina.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Menopausa…..meno ansia!!!

Cure Naturali Menopausa.

Il periodo della vita caratterizzato dalla cessazione della età fertile ha rappresentato per molto tempo nell’immaginario delle donne un momento cruciale e difficile caratterizzato non solo dalla presa di coscienza della fine di un ciclo di vita, ma anche da una serie di disturbi e di problematiche che abbracciano la sfera fisica ed anche quella psichica.

Fino all’introduzione della Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) per molto tempo le donne hanno dovuto confrontarsi con questo evento in modo passivo, accettandone come ineluttabili tutti i possibili disturbi correlati, peraltro molto soggettivi.

In realtà anche altri momenti della crescita di una donna e dello sviluppo della sua espressione come soggetto portatore di vita possono essere cruciali e a volte difficoltosi,  tutti legati a profonde modificazioni dell’assetto ormonale, oltre che a importanti modifiche sul piano psicologico e sociale. Basti pensare alla adolescenza con la comparsa del ciclo mestruale e della capacità riproduttiva, alla gravidanza e al periodo del post-partum, con le vicissitudini che lo caratterizzano sia sul  piano fisico che psicologico.

Importanti e  cruciali sì,  ma non necessariamente  cambiamenti che devono essere considerati e subiti come   periodi caratterizzati da  sofferenza o  disagio.

 Soprattutto è importante sapere che gli eventuali disturbi e disagi  oggi possono essere trattati  e resi quindi meno invalidanti sulla vita relazionale e sessuale della donna.

A prescindere da un  necessario approfondimento sullo stato di salute generale  e sui benefici e le eventuali controindicazioni della  Terapia Ormonale Sostitutiva, che lascio per dovere ad altre competenze, qualche riflessione può esser fatta sulla possibilità di passare attraverso questo periodo senza drammatizzarne lo svolgersi e il significato.

Innanzitutto è determinante l’approccio mentale con il quale ci confrontiamo con ogni evento e  ogni cambiamento della nostra esistenza.

E’ indubbio che la valutazione cognitiva ed affettiva che noi diamo agli avvenimenti influenza notevolmente l’impatto che essi  hanno su di noi,  i disagi e i disturbi, così come tutti gli accadimenti nella vita, anche quelli a connotazione positiva, impattano sulle persone in modo molto diverso e ciascuno di noi mette in atto modalità di coping  ( gestione ) di elaborazione e di risoluzione molto differenti.

Questo verosimilmente è il motivo per cui  ci troviamo sempre più spesso a leggere ( e a desiderare di scrivere e divulgare ) articoli come questo, perché accanto alla disponibilità di un approccio farmacologico, sia esso allopatico o non convenzionale, le donne siano sempre più consapevoli e tranquille nell’attraversare questa epoca di vita e di profonda trasformazione.

La medicina omotossicologica può essere di grande aiuto nel controllare alcuni sintomi e disagi  tipici di questa fase di cambiamento  anche  agendo già nel periodo di  pre-menopausa o climaterio.

Molte donne sperimentano come negli ultimi anni prima della cessazione delle mestruazioni si facciano via via più intensi i disturbi della fase premestruale; spesso la cefalea, la ritenzione idrica, l’irritabilità e la facilità al pianto di questo periodo possono essere trattate con successo attraverso l’utilizzo di farmaci non convenzionali di diverso tipo, tra cui attualmente disponibili gli ormoni Low Dose quindi con una concentrazione simile a quella fisiologica, che modulano l’attività ormonale e la regolarizzano senza sostituirla e riducendo al minimo la comparsa di effetti collaterali.

Senza entrare eccessivamente nel dettaglio delle terapie disponibili, sicuramente gli aspetti più prettamente psichici possono essere trattati con successo: l’eventuale comparsa o accentuazione di uno stato d’ansia o depressivo, l’insonnia, irritabilità, la  malinconia e il  senso di fragilità.

Sul piano della sintomatologia fisica possono essere  controllate  le vampate, le palpitazioni, la stanchezza,  le cistiti ricorrenti;  possono essere rallentati i processi di osteoporosi  e di perdita di massa magra a favore di quella grassa, è possibile influire positivamente sul trofismo degli organi genitali interni ed esteri riducendo i disagi, tanto temuti, che riguardano lo svolgimento di una serena sessualità, e sul trofismo della cute in generale.

Infatti attraverso l’utilizzo di  farmaci omotossicologici si stimola la residua funzionalità delle ovaie, tenendo conto che la ghiandola continua, sebbene  in misura modesta, a secernere ormoni per molti anni dopo la menopausa, con un effetto positivo per il mantenimento dell’equilibrio globale dell’organismo, in modo che il processo possa  così involgersi con maggiore gradualità.

La terapia non convenzionale può essere assunta anche in associazione alla terapia sostitutiva e soprattutto può essere utile in quelle donne che, dopo alcuni anni di terapia ormonale, devono deciderne la sospensione.

Per completare l’approccio secondo una visione “olistica” della menopausa va ribadito l’innegabile ruolo positivo di un adeguato regime alimentare e di una regolare  attività sportiva.

Questi sono presupposti indispensabili  per influire positivamente su funzioni e situazioni fisiche, quali la riduzione della massa ossea e muscolare, l’aumento del peso, e l’elasticità dell’apparato locomotore, la protezione cardio-vascolare  ma anche psichiche ed endocrine, essendo lo sforzo,  soprattutto aerobico, stimolo alla produzione di  endorfine cioè degli oppiacei endogeni che svolgono un’azione importante sulla regolazione del tono dell’umore e dell’ansia e  ottimo regolatore e modulatore della produzione neuro-endocrina.

 La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia e cure naturali per la Menopausa, a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.