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Articoli che trattano di: Depressione

Distimia e Depressione

 
Queste due situazioni cliniche appartengono al capitolo dei Disturbi dell’Umore. Sono simili come qualità della sintomatologia ma differiscono per la gravità delle manifestazioni cliniche, la durata e il decorso.

Vanno ben distinte da situazioni in cui può essere presente una sintomatologia di tipo depressivo ma che non rientrano in queste diagnosi in quanto l’approccio terapeutico è sostanzialmente diverso.

La Distimia e l’Episodio Depressivo necessitano sempre di un approccio farmacologico, a volte associato a quello psicoterapeutico.

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Depressione: come riconoscerla

Cos’è la depressione?

È un disturbo del tono dell’umoreL’umore è una funzione psichica importante nei processi di adattamento umano e ha la caratteristica di essere flessibile.

Nella persona sana il tono dell’umore è abbastanza stabile e oscilla verso l’alto o verso il basso in base alle esperienze positive o negative che la persona sta vivendo.
In un soggetto depresso, al contrario, il tono dell’umore rimane costante verso il basso, indipendentemente dalle situazioni che lo circondano.

Il modo in cui la depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è possibile individuare alcuni sintomi comuni. È importante sottolineare che ciascuno di noi può provare gli stessi sintomi in momenti di tristezza o sconforto. Ma più questi fenomeni risultano essere intensi, frequenti e persistenti nel tempo, più è probabile che sia presente un quadro depressivo.

Ecco i principali sintomi per diagnosticare la depressione:

  1. L’umore depresso: tristezza costante, perdita di energia e slancio vitale.
    Chi soffre di depressione prova forte infelicità e malessere diffuso, continuo stato d’animo pessimista, senso d’intrappolamento in un tunnel senza via d’uscita. Tutto appare insormontabile.
  2. Mancanza di interesse o piacere verso attività che prima davano un senso di soddisfazione e gratificazione (hobby, sport, svaghi etc).
    La persona depressa si sente come vuota, incapace sia di gioire che di arrabbiarsi, e quindi di provare qualsiasi emozione e sentimento.
  3. Diminuzione o aumento dell’appetito spesso associati a notevole perdita o aumento di peso (oltre 5 kg), non giustificati da diete o patologie specifiche.
  4. Disturbi del sonno con difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno, con frequenti risvegli durante la notte o all’alba in preda a sentimenti di ansia. Oppure, al contrario, aumento del bisogno di dormire (ipersonnia), anche durante il giorno.
  5. Disturbi psicomotori con fenomeni di agitazione e ansia, o, all’opposto, rallentamento dei movimenti e dei riflessi.
  6. Uno stato astenico: senso di spossatezza non giustificata, affaticabilità, intorpidimento psicofisico, anche in assenza di qualsiasi sforzo o attività.
  7. Calo del desiderio sessuale: il soggetto depresso subisce una graduale demotivazione all’agire e questa si riflette anche nella sfera sessuale. 
  8. Calo dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità, senso di colpa eccessivo, persistente e inadeguato.
  9. Diminuzione delle capacità di concentrazione e dell’efficienza intellettiva (nello studio, sul lavoro etc.). La persona smarrisce inoltre la capacità di pensare e di prendere decisioni, anche le più semplici.
  10. Pensieri di morte. Nei casi più gravi possono comparire sintomi psicotici quali allucinazioni e/o deliri che portano alla nascita di idee anticonservative, pensieri di morte fino a vere e proprie ideazioni suicidiarie.

Come curare la depressione:

Per fare diagnosi di depressione è necessario che siano presenti contemporaneamente almeno 5 dei sintomi sopra elencati da un periodo di tempo di almeno due settimane. Quando questi criteri  sono presenti è necessario rivolgersi a un medico specializzato per fare una diagnosi accurata e iniziare subito la cura per la depressione più adatta al proprio caso clinico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione e disturbi dell’umore a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Sintomi fisici e somatici nei disturbi psichiatrici: dolore e depressione

Dolore e depressione

Secondo evidenze oramai riconosciute e condivise dal mondo scientifico, l’organismo è un sistema complesso e connesso nelle sue diverse parti e allo stesso tempo aperto alle connessioni con il mondo esterno, con il quale scambia messaggi in entrata e in uscita.
Da questo punto di osservazione è interessante notare come i disturbi psichiatrici siano molte volte segnalati non soltanto dalla comparsa di sintomi mentali ma anche da una serie di disturbi e sintomi che riguardano il nostro corpo.

Stato infiammatorio e depressione: la low grade inflammation

E’ facile comprendere come questo sia possibile riconoscendo al nostro encefalo, e al sistema nervoso nel suo insieme, il ruolo di “centralina” che coordina e permette un fluido funzionamento di tutti i nostri organi e apparati.
Inoltre, oggi iniziano a farsi più evidenti le prove di un interessamento non soltanto centrale, cioè a livello dell’organo cervello nella depressione, la quale viene via via studiata e riconosciuta anche come malattia sistemica a cui sottostanno processi “infiammatori”.
In particolare le cosiddette Low Grade Inflammation, cioè condizioni che perdurando nel tempo possono dare il via a processi patologici veri e propri, con il loro corredo di sintomi e di segni clinici.
Da queste iniziali evidenze, sulle quali il mondo scientifico sta da anni studiando, deriva ad esempio l’utilizzo di integratori come gli Omega 3 o di interleuchine e citochine in low dose, in alcune patologie come la Depressione o la Demenza senile, ovviamente in associazione e ad integrazione delle terapie specifiche per questa patologie.

I sintomi fisici di ansia e depressione

La depressione e i disturbi d’ansia si presentano, quasi invariabilmente, con un insieme di sintomi sia psicologici che fisici.

Esistono però, forme depressive che vengono definite mascherate nelle quali, addirittura, i sintomi affettivi specifici della depressione, come la tristezza, il pianto l’angoscia o l’ansia, non fanno parte del quadro clinico, il quale si manifesta esclusivamente con dolori diffusi o a volte localizzati, più tipicamente agli arti inferiori ma non solo, con stanchezza marcata, disturbi vaghi come vertigini, cefalea, dolori muscolari o oste-articolari.
La stanchezza rappresenta il sintomo più frequentemente riferito: astenia soprattutto mattutina, è presente in circa l’80% dei pazienti depressi.

A volte nelle donne in menopausa è possibile la comparsa di dolore diffuso o localizzato ai genitali e al perineo.
Non sono rari anche i disturbi a carico dell’apparato digerente e urinario come la pollacchiuria, cioè un bisogno continuo ed impellente di urinare.

In questi casi è sempre complesso porre una corretta diagnosi differenziale e riconoscere il quadro presentato dal paziente come depressione, ma, una volta esclusa la presenza di cause fisiche, la somministrazione di un farmaco antidepressivo induce la scomparsa di ogni sintomo che prima disturbava la vita del paziente.

La frequenza del sintomo dolore nella depressione è dovuta al fatto che il neurotrasmettitore Serotonina, che regola il tono dell’umore, è anche implicato nella percezione dolorifica, una sua carenza ne diminuisce la soglia e aumenta la nostra sensibilità al dolore.

Stanchezza cronica e dolore cronico nella depressione

Stanchezza cronica e dolore cronico sono due sintomi che non devono mai essere sottovalutati, richiedono un serio approfondimento medico su più livelli per escludere che siano correlati ad una patologia fisica.
Se nulla emerge in questo senso, deve essere presa in considerazione l’origine psicogena.
Anche in questo caso le ipotesi diagnostiche sono diverse e deve essere compito dello specialista psichiatra approfondire per consigliare il paziente verso la terapia più adatta.

 

dolore e depressione Milano Psichiatra somatizzazioni
Scarica l’infografica “Dolore e depressione”

  • esistono forme di Depressione che non presentano sintomi psichici
  • sono chiamate Depressioni mascherate
  • stanchezza, dolori muscolari, dolori osteoarticolari, dolore gli arti inferiori, cefalea, vertigini, dolore ai genitali esterni o al perineo, disturbi gastrointestinali.
  • vanno escluse tutte le cause organiche che potrebbero essere la causa di questi sintomi
  • la somministrazione di un farmaco antidepressivo risolvere la sintomatologia fisica
  • la serotonina, neurotrasmettitore implicato nella depressione, è anche determinante nella regolazione della percezione dolorifica
  • stanchezza cronica e dolore cronico sono sintomi che non vanno trascurati e richiedono un corretto inquadramento diagnostico

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di dolore e somatizzazioni nei disturbi di ansia e depressione. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Burnout

Cosa è il burnout?

Il Burnout può essere definito come uno stato di esaurimento emotivo accompagnato da sintomi di tipo ansioso e depressivo. In effetti, il termine anglosassone Burnout si traduce come: bruciato, esaurito, estinto, esausto.

È uno stato patologico che riguarda il fisico e la psiche legato al perdurare di condizioni di stress lavorativo che generano un sovraccarico non più tollerabile e gestibile dall’organismo del paziente.

Depressione Milano Psichiatra Burnout

Scarica l’infografica “Burnout” in pdf.

Anni fa questo tipo di condizione veniva riservata alle cosiddette professioni di aiuto in cui è richiesto un notevole impegno sul piano interpersonale. In verità nel mondo occidentale moderno il Burnout è estremamente frequente in moltissimi contesti lavorativi che sono caratterizzati da richieste eccessive di performance e di tempo dedicato al lavoro, come ad esempio nel caso di professionisti con ruoli dirigenziali, avvocati in grandi studi associati, medici, turnisti di ogni genere e qualsiasi figura professionale sulla quale vengono riversate pretese eccessive di impegno e di risultato a lungo termine.

I dati emersi dagli studi epidemiologici e dalle osservazioni cliniche segnalano come questa condizione patologica sia in continuo aumento e sia correlata non soltanto con un profondo malessere personale ma anche con costi sociali indiretti molto elevati, in quanto compromette profondamente la motivazione e la capacità di svolgere il proprio lavoro in modo efficace.

E’ quindi una delle più frequenti cause di assenteismo.

Come si manifesta il burnout

Il quadro clinico di un paziente in stato di Burnout è caratterizzato da tensione generale e ansia costante, il pensiero si focalizza ossessivamente e rimugina su ogni aspetto del proprio lavoro. Il sonno è invariabilmente disturbato perché i pensieri continui rendono difficile l’addormentamento, il risveglio è precoce e già dai primi minuti compare l’ansia.

E’ sempre presente il calo del tono dell’umore, variabile nell’intensità a seconda della gravità e della durata dello stress che causa la situazione di esaurimento.

Il paziente sperimenta uno stato di profonda demotivazione e spesso anche il timore di recarsi al proprio lavoro.

I pazienti si descrivono come molto stanchi e allo stesso tempo incapaci di rilassarsi.

Anche i professionisti più seri, capaci e stimati possono sperimentare forti sentimenti di paura e di inadeguatezza ed iniziare a temere o rifiutare nuovi incarichi e nuove responsabilità, con sensi di colpa, di fallimento e rabbia.

Sono invariabilmente presenti disturbi cognitivi come riduzione della capacità di concentrarsi e della memoria.

Anche a livello fisico possono comparire sintomi quali cefalea, gastrite e ulcere, ipertensione, calo della libido.

Non è raro il tentativo di autocura con abuso di psicofarmaci, alcool o sostanze psicotrope.

Cause del burnout

La Sindrome del Burnout è il punto di arrivo di uno stato di stress cronico e di impegno lavorativo che esubera le capacità del soggetto di farvi fronte a lungo termine.

Avviene quando le condizioni e i ritmi di lavoro non sono commisurati alla persona ma sono maggiormente orientati alla logica del guadagno.

Spesso le gratificazioni professionali, sia economiche che non, sono scarse ed è presente un alto livello di competizione anche con comportamenti poco corretti su un piano interpersonale.

Un altro motivo facilitante la comparsa di Burnout è lo svolgimento del lavoro in ambienti poco adatti, ad esempio bui, rumorosi, malamente climatizzati.

Nel mondo moderno occidentale, soprattutto con la sempre crescente riduzione del personale, la capacità di resistere allo stress e alla sovraccarico lavorativo stanno diventando condizioni richieste in modo esplicito durante la selezione del personale. Spesso le persone, prive di valide alternative non hanno altra possibilità che accettare condizioni di lavoro a lungo termine non compatibili con uno stato di benessere psico-fisico.

Diagnosi del burnout

Nella diagnosi di questa condizione è molto importante un approfondimento obiettivo del contesto lavorativo ed anche una attenta anammesi psicologica e famigliare.

E’ altrettanto importante approfondire la comprensione della struttura di personalità del paziente.

Vanno infatti ben differenziate, per diversi motivi, le situazioni di effettivo Burnout da quelle dovute ad una struttura di personalità in qualche modo fragile, poco flessibile o non sufficientemente dotata di capacità di problem solving o competenze relazionali.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e sindrome da burnout a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Depressione o Sindrome da Burnout

Depressione o Sindrome da Burnout

Ansia e depressione sono due termini,  oramai noti a tutti,  che non solo  indicano due importanti capitoli della patologia medico-psichiatrica, ma soprattutto segnalano i due sintomi principali che  i pazienti   riferiscono  quando vengono alla visita.

Inoltre, i termini  ansia e depressione indicano due stati  emotivi spiacevoli che frequentemente appartengono  alla esperienza di vita comune di ciascuno di noi,  anche di chi non  necessita  dell’aiuto dello specialista.

Altre volte invece, l’entità e la qualità di tali stati d’animo si concretizza in una forma depressiva vera e propria.

Spesso si “cerca di tirare avanti ” sperando che la situazione si risolva,  il più delle volte  si  decide di rivolgersi al medico di famiglia, il quale non  può che intervenire con strumenti terapeutici che agiscono sopprimendo il sintomo ma che non possono agire alla base delle cause, anche biologiche, che determinano  la comparsa di questi  disturbi.

Raramente isolate,  le manifestazioni di ansia e di umore  depresso, il più delle volte si presentano associate tra di loro e possono accompagnarsi, in modo variabile, ad altri disturbi quali ad esempio la riduzione della concentrazione, la difficoltà ad addormentarsi  o a mantenere il sonno e soprattutto un importante calo di energia psico-fisica.

Osservo in genere nella mia pratica clinica come  le persone arrivino alla visita quando  questi disturbi  datano già da alcuni mesi e la richiesta di aiuto si concretizza solo nel momento in cui  i sintomi  stanno  causando un evidente disagio su tutte le attività quotidiane, sia quelle lavorative che quelle personali.

E’ molto importante in tutti i casi fare una diagnosi precisa: ci troviamo di fronte ad un quadro depressivo conclamato, che necessita di una adeguata terapia medica, solitamente di tipo allopatico, oppure siamo in quelle fasi iniziali di esaurimento in cui il nostro organismo inizia a mandare segnali che, se bene interpretati e affrontati, permettono di recuperare uno stato di salute senza arrivare alla malattia depressiva?

Il termine esaurimento nervoso, che ha preceduto negli anni la terminologia più moderna di Depressione è, a mio parere, molto corretto in alcune situazioni cliniche, come spesso lo sono le descrizioni della cosiddetta saggezza popolare.

In effetti le condizioni a cui mi riferivo prima, inquadrate da un punto di vista Omotossicologico rappresentano proprio la manifestazione clinica di uno stato di indebolimento di organi e di funzioni biologiche e metaboliche dal corretto funzionamento delle quali dipende il mantenimento dello stato di salute e di efficienza  fisica e psichica. Quando queste funzioni sono scarsamente efficienti si arriva ad una condizione di sofferenza dell’organismo che si manifesta con un insieme di sintomi che possono mimare per qualità uno stato depressivo.

I motivi e le condizioni che possono portare all’indebolimento  dei meccanismi  deputati  alla produzione di livelli ottimali di energia e di salute sono numerosi, l’argomento è vasto e interessante e sarà oggetto di un prossimo approfondimento.

La Medicina Omotossicologica e La Medicina Fisiologica di Regolazione sono in grado di agire a vari livelli,  sui diversi organi, ripristinandone gradualmente la funzione,  permettendo  così il controllo e la modulazione dei sintomi,  ma anche, e questo è ciò che più conta,   potenziando vie metaboliche che si svolgono all’interno delle cellule  che sono deputate alla produzione di energia (Ciclo di Krebs  e Fosforilazione Ossidativa) nonché regolando vie di trasmissione neuro-endocrina la cui corretta regolazione è indispensabile per le funzioni vitali e la risposta adeguata allo Stress, tra queste  in particolare l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.

E’ quindi  importante  dare valore e non trascurare condizioni caratterizzate da una stanchezza apparentemente immotivata, una riduzione delle energie fisiche e psichiche, associate o meno a sintomi più qualificati in senso depressivo o ansioso, proprio allo scopo di prevenire la comparsa di situazioni più conclamate e inquadrabili nella vera e propria Depressione,  le quali poi necessitano  un intervento farmacologico mirato con farmaci antidepressivi e ansiolitici.

Sono queste situazioni che ancora  non sconfinano nel patologico e che possono  essere contenute e risolte senza il ricorso a farmaci allopatici; appartengono spesso  alla continua ciclicità dell’efficienza delle nostre funzioni biologiche,  le quali  per mantenere nel tempo la loro efficacia vanno sostenute e potenziate.

La Medicina Omotossicologica stimolando i meccanismi di difesa intrinseci del nostro organismo  può quindi essere di grande utilità in queste situazioni “borderline,  nonché in tutti i momenti di vita in cui le richieste a cui il nostro organismo è sottoposto sono più elevate.

Un tipico esempio sono i due periodi del cambio di stagione primaverile e autunnale, momenti in cui al nostro organismo è richiesto un adattamento su vari livelli, che può essere stimolato ed aiutato proprio per evitare l’esperienza comune della comparsa o dell’aggravamento in queste stagioni di passaggio, di sintomi ansioso-depressivi.

Accanto a questi  vi sono altri tipi di altri disturbi che in questi periodi dell’anno spesso vengono a riacutizzarsi, ne sono esempi comuni l’insonnia e le patologie  quali il reflusso gastroesofageo e i disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e sindrome da burnout a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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La Sindrome Premestruale (SPM)

 La Sindrome Premestruale

Cosa è la sindrome premestruale

La Sindrome Premestruale o SPM è una condizione caratterizzata da temporanea instabilità emotiva accompagnata spesso da sintomi fisici che si manifesta nei giorni che precedono l’inizio ciclo mestruale.

Che cos'è la sindrome premestruale e come si possono trattare i sintomi

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La felicità in pillola

La felicità in pillola

La fluoxetina è un antidepressivo, il nome commerciale più noto ai molti di questa molecola è Prozac. E’ un farmaco che ha fatto tanto parlare di sé negli anni ’90, soprattutto nei paesi anglosassoni dove è stato prescritto, secondo alcune fonti, forse in un modo un po’ indiscriminato. Ci si riferiva allora a questa medicina come alla pillola della felicità.

Appartiene alla classe degli antidepressivi serotoninergici o SSRI ed è un ottimo farmaco, se usato nelle situazioni che veramente ne richiedono l’utilizzo e rispettando le linee guida della sua prescrizione.

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Una strana forma di Depressione

Disturbo Bipolare o Depressione Bipolare

Con il termine di Depressione Bipolare o Disturbo Bipolare si indica una particolare forma di Disturbo dell’Umore caratterizzata da alternanza di Episodi di Depressione ed Episodi di Euforia. Questi ultimi possono essere spontanei o anche indotti dall’utilizzo di farmaci  prescritti allo scopo di risolvere un precedente quadro depressivo.

Mentre i sintomi della Depressione sono più noti e facilmente riconoscibili e soprattutto causano una sofferenza soggettiva che spinge il paziente a chiedere l’aiuto del medico, la sintomatologia che accompagna un Episodio di Euforia, principalmente quando questo non è particolarmente grave, può sfuggire all’osservazione dei pazienti che solitamente sperimentano un senso di benessere e di forza psichica che difficilmente riescono a considerare patologico.

E’ invece importantissimo riconoscere questa condizione clinica che può altrimenti evolvere fino a quadri molto gravi.

Il nostro tono dell’umore può essere paragonato a un pendolo: le oscillazioni in senso euforico (quando queste avvengono a causa di un Disturbo Bipolare) aumentano il rischio che, nei mesi successivi, il paziente vada incontro a un Episodio Depressivo, il quale sarà tanto più acuto e duraturo quanto più tardi si è intervenuti con mezzi preventivi.

Un secondo motivo per cui è assolutamente necessario intervenire in caso di Euforia è che, non adeguatamente trattata, può evolvere in forme sempre più gravi e resistenti alle terapie; sono queste situazioni in cui il paziente può davvero perdere il controllo delle proprie azioni, non considerando il rischio potenziale di alcune di queste ( guida spericolata, investimenti finanziari impulsivi) e la inopportunità di altre (ridere, cantare e ballare in pubblico, comportamenti sessuali promiscui o eccessivi, abbigliamento eccentrico)  esponendosi quindi a situazioni anche pericolose o illegali.

Una mini-guida infografica al disturbo bipolare, per affrontare ansia e depressione a Milano

> Scarica l’infografica “Disturbo bipolare” in formato pdf

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Depressione e psicoterapia

Depressione e psicoterapia

Depressione è un termine generico che si presta a molte interpretazioni personali e a volte non del tutto corrette. Come ho già scritto in altri articoli la depressione può essere un vissuto emotivo, un sentimento ma può essere anche un sintomo che si presenta con intensità variabile e sfumature qualitative differenti.
A volte si tratta di una vera e propria malattia e si accompagna ad altri sintomi o segni rilevati dal medico: quello che noi psichiatri definiamo Episodio Depressivo.

Per impostare un corretto percorso terapeutico, il medico deve poter accertare di fronte a quale delle diverse situazioni si trova e l’eventuale origine o le concause di ciò che il paziente sta vivendo.

E’ indispensabile quindi differenziare le forme di Depressione cosiddetta reattiva dalle forme di Depressione endogena.

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La Depressione reattiva (esogena) ha una genesi prevalentemente psicologica e può essere definita come una risposta eccessiva e non adattiva ad un evento di vita quale ad esempio la rottura di un legame affettivo, la perdita di una persona cara o la perdita del lavoro. Non sempre comunque in queste situazioni si arriva ad avere un vero e proprio Episodio Depressivo.

Si parla di Depressione quando i sintomi sono di entità, gravità e durata tali da concretizzare un quadro ben riconoscibile dallo psichiatra.
E’ molto importante riconoscere e discriminare le differenti situazioni cliniche in quanto la terapia da impostare sarà diversa, così come la prognosi.

La possibilità di sviluppare Depressione reattiva dipende da alcuni fattori come il carattere e la struttura della personalità, le risorse cognitive e culturali, il contesto sociale ed affettivo che supporta il paziente mentre attraversa un periodo difficile e stressante della sua esistenza.
In queste forme depressive gli agiti autolesivi sono rari e se avvengono sono il più delle volte a scopo di richiesta di aiuto e dimostrativi.
Nelle forme di depressione esogena (causata cioè da fattori esterni ambientali) la psicoterapia è sempre necessaria, in quanto sono il risultato della impossibilità da parte della persona di attivare le risorse necessarie ad affrontare la propria situazione esistenziale.

Il tipo e la durata dell’intervento psicologico saranno differenti a seconda delle specifiche situazioni, della gravità dei sintomi e dell’evento che ha determinato lo stato depressivo ma anche dalle caratteristiche specifiche del singolo paziente e dalla presenza o meno di una rete relazionale adeguatamente supportiva.

Talvolta anche nelle depressioni reattive può essere necessario favorire la risoluzione dei sintomi più gravi, come ad esempio una forte ansia o l’insonnia, prescrivendo una terapia farmacologica per un certo periodo. In questo modo il paziente, meno disturbato e concentrato sui sintomi, potrà maggiormente trarre beneficio da ciò che emerge ed apprende durante il percorso di psicoterapia.

La Depressione Maggiore (endogena) ha invece un’origine prevalentemente biologica, non è quindi necessario che il paziente stia attraversando o vivendo un momento difficile o triste della propria esistenza per sviluppare un Episodio Depressivo.
I sintomi sono simili alle forme reattive ma si presentano con gravità maggiore.
La tolleranza al dolore psichico della depressione dipende comunque dalla struttura di personalità e dalle risorse del paziente.
In questi casi la possibilità di veri agiti autolesivi è sempre da tenere in considerazione.

Nella Depressione endogena la terapia farmacologica è inderogabilmente necessaria, sarebbe un grave errore diagnostico e terapeutico non prescrivere farmaci in un Episodio di Depressione Maggiore.
Per questo motivo io insisto ripetutamente sulla necessità di rivolgersi a terapeuti che siano in grado di effettuare una diagnosi clinica corretta e precisa, con una formazione professionale che permetta di comprendere veramente se il farmaco è indicato ed indispensabile e la flessibilità di saper integrare, quando necessario, diversi percorsi di cura.

Nella Depressone Maggiore la psicoterapia può essere integrata alla terapia farmacologica, valutando il singolo caso.
Gli obiettivi sono, ad esempio, ridurre i vissuti di colpa che tutti i pazienti sperimentano legati al fatto di sentirsi impotenti ed incapaci di reagire, sostenere il paziente e aiutarlo a trovare strategie migliori per tollerare il suo malessere e aiutarlo ad accettare la necessità di assumerne una terapia, spesso per lunghi periodi, soprattutto nelle forme ricorrenti.
Inoltre, è importante rendere il paziente capace di riconoscere i sintomi della depressione agli esordi, in modo da prevenire eventuali ricadute.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di diagnosi e terapie per curare la Depressione a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Il cervello che cambia

Il cervello che cambia

Una delle scoperte scientifiche più importanti degli ultimi decenni riguarda il nostro cervello e ha avuto un’enorme risonanza per la medicina, in particolare per le malattie che si manifestano quando le funzioni di questo nobile organo perdono la loro regolazione, come la Depressione.

Ora sappiamo che il cervello umano è dotato di plasticità, cioè della capacità di cambiare la sua struttura e il suo modo di funzionare in relazione all’ambiente nel quale viviamo. Fino a poco tempo fa si pensava che, una volta completato lo sviluppo, i neuroni e le sinapsi non potessero più cambiate né come numero né come conformazione. Nei decenni precedenti, la scienza è riuscita a scoprire che sintomi come l’ansia o la depressione sono causati da alterazioni dell’equilibrio e della sinergia dei neurotrasmettitori, le molecole che nel cervello permettono il funzionamento dei neuroni, la trasmissione degli impulsi e dei segnali nervosi. Tutto ciò ha dato la possibilità ai ricercatori di formulare molecole che potessero ripristinare lo stato di equilibrio e di conseguenza eliminare i sintomi.

Nel corso degli anni gli scienziati impegnati in questa ricerca hanno selezionato molecole sempre più raffinate e selettive, che agiscano possibilmente soltanto là dove c’è bisogno, causando il minore numero possibile di effetti collaterali. Impresa non facile se si pensa a quanto sia complesso il nostro organismo e in particolare il cervello, organo tra l’altro non facile da studiare proprio anche per la sua collocazione all’interno della scatola cranica. In fondo questo è ciò che accade per le malattie di molti altri organi o apparati del nostro corpo: i sintomi sono legati ad un alterato equilibrio dell’organo o del tessuto e i farmaci intervengono eliminandolo e riportando la situazione alla normalità.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

Questo concetto per gli psicofarmaci è molto importante perché una delle paure principali di molti pazienti è che il farmaco “alteri il loro modo di essere, la propria personalità”. In verità l’effetto del farmaco è proprio il contrario, eliminando lo squilibrio riporta la persona a come era prima della comparsa dei sintomi, con tutte le sue caratteristiche personali, tutti i suoi punti di forza e risorse e tutte le sue fragilità. Questa importantissima scoperta ha modificato in modo davvero rivoluzionario il destino di tante persone affette da Disturbi d’Ansia o da Depressione che ora possono finalmente condurre una vita del tutto normale.

Il cervello è dotato di neuroplasticità

In anni più recenti sono migliorate notevolmente le metodiche di studio sul cervello, con la possibilità di un’indagine diretta della sua struttura e del suo funzionamento attraverso esami diagnostici sofisticati come la TAC , La Risonanza Magnetica, la PET, e soprattutto la fRMN, cioè la Risonanza Magnetica Funzionale che permette proprio di vedere, in tempo reale, cosa succede nel nostro cervello durante le normali attività che svolgiamo, funzioni come il pensare o il guardare una immagine o quando proviamo emozioni come  ansia, paura, gioia o rabbia o ancora durante l’esecuzione di pratiche che favoriscono la concentrazione e il rilassamento.

Le neuroscienze hanno poi affinato sempre più la possibilità di indagare le funzioni del nostro cervello e della nostra mente attraverso  valutazioni indirette delle funzioni cognitive come ad esempio test o prove di performance, utili sia a scopo di diagnosi  che per fini di ricerca. Da tutto ciò deriva l’importantissima scoperta del fatto che il cervello umano può cambiare nel tempo, può modificarsi non solo per ciò che concerne il suo funzionamento ma anche  modificare la sua struttura. Ciò che si è scoperto è che questi cambiamenti, tipici della fase dello sviluppo, permangono anche nell’età adulta e sono influenzati dall’ambiente e dalle esperienze che facciamo durante la vita.  Si tratta di una plasticità che può essere indotta durante tutta la nostra esistenza.

Le ripercussioni di queste scoperte sono estremamente importanti e la speranza è che la scienza possa progredire fino al punto di poter influire positivamente su queste capacità rigenerative, cosa che permetterebbe futuri scenari di cura su alcune malattie cerebrali, in quei casi in cui il tessuto cerebrale viene lesionato per diversi motivi, come un ictus o un trauma.

Allo stato dell’arte comunque, sapere che le esperienze e l’ambiente possono influire e modificare la struttura dell’encefalo, anche durante la vita adulta, ha permesso di dare una spiegazione più precisa e concreta di ciò che avviene in psicoterapia.

La psicoterapia cioè, pur essendo un trattamento che si fonda sulla parola, crea nel tempo modifiche a livello del tessuto cerebrale, al punto tale da poter esser considerato un “trattamento biologico”, che porta ad un efficace cambiamento psicologico sotteso da modifiche neurobiologiche. Come tutte le esperienze umane, quindi, anche la psicoterapia genera influenze e cambiamenti sulla funzione e sulla struttura dell’encefalo e lo fa in modo mirato, cioè il tipo di esperienza che viene fatta in psicoterapia porta a modifiche efficaci ad attivare vie neuronali che permettano alla mente di calmarsi e di funzionare in modo più integrato e collaborativo tra le diverse aree, quelle dove in seguito alle esperienze della vita si generano le emozioni e quelle che ci permettono di dare a queste emozioni dei significati corretti e ci aiutano ad autoregolarci quando queste emozioni sono intense e difficili.

E’ una specie di percorso al contrario: esperienze di sofferenza e di trauma generano attivazione di circuiti neuronali che vengono resi meno attivi dalla psicoterapia, la quale stimola la formazione e l’attivazione di  vie neuronali più utili ad uno stato di calma emotiva e di equilibrata razionalità. Queste modifiche riguardano le sinapsi, cioè le congiunzioni tra un neurone e l’altro, che possono attivarsi e aumentare numericamente o all’opposto possono spegnersi, quietarsi. In una mente calma sono attive strutture e vie neuronali differenti da quelle attive in una mente agitata. Ad esempio, attraverso le tecniche di neuroimaging, metodiche che permettono la  visualizzazione del cervello, si è visto che in una mente tranquilla le strutture profonde, deputate al controllo emotivo come l’amigdala, sono meno attivate,  mentre sarà più presente un controllo da parte di strutture più evolute, situate nella parte della corteccia che sono deputate alla elaborazione cognitiva degli eventi emotivi.

La psicoterapia modifica strutturalmente il cervello

Se la psicoterapia può essere quindi considerata un trattamento che modifica strutturalmente il cervello e regola il modo in cui i diversi circuiti di neuroni vengono attivati o silenziati. E’ ben intuibile come una sinergia tra un trattamento farmacologico e una psicoterapia rappresenti la migliore strategia di cura nei disturbi come l’Ansia e la Depressione. D’altronde l’efficacia della psicoterapia in questa condizioni è oramai comprovata da una notevole massa di studi a suo favore. Integrando i due tipi di trattamento si agisce non solo a livello psicologico, aiutando cioè il paziente a pensare in modo diverso a sé e alle proprie difficoltà o a relazionarsi in modo più efficace, si agisce anche direttamente modificando l’attività dei neuroni e in generale l’assetto neurobiologico del cervello.  Le ripercussioni positive di ciò possono riflettersi su tutto l’organismo dal momento che alcune strutture cerebrali sono  responsabili di fenomeni come la secrezione degli ormoni dello stress, i quali generano importanti  influenze su tutto il corpo fisico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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I sintomi fisici dell’ansia

 I sintomi fisici dell’ansia

L’ansia come sintomo o come vero e proprio disturbo rappresenta il principale motivo di sofferenza psicologica nella popolazione in generale e soprattutto nella casistica di chi si rivolge ad un medico psichiatra o ad uno psicoterapeuta.

A volte il paziente porta all’osservazione dello psichiatra una situazione già inquadrabile come patologica, come Disturbo d’Ansia conclamato, altre volte lamenta ansia o tensione come unico sintomo che causa uno sgradevole disagio emotivo.
E’ evenienza molto frequente che accanto alla percezione di un disagio psichico ed emotivo i pazienti lamentino disturbi e sintomi a livello fisico.
In alcune situazioni il paziente può accusare sintomi dolorosi di notevole intensità non associati ad alcuna patologia fisica rilevabile con indagini o esami medici, e questi sintomi rappresentano il motivo principale per cui chiede aiuto, in quanto al paziente non sembrano legati ed associati  a una problematica ansiosa a livello emotivo.

Siamo abituati a considerare l’ansia un fenomeno esclusivamente psichico ma la pratica clinica insegna come frequentemente il disagio non si esplichi a livello mentale, come pensiero o come sensazione psicologica tipicamente descrivibile come ansia, ma prenda la via del corpo, il quale “va in ansia” e produce disagi e sofferenze senza alcuna patologia fisica che ne giustifichi l’esistenza o l’intensità.
In questi casi è interessante osservare come la prima parte del colloquio, che solitamente è condotta lasciando libero spazio al paziente di esprimersi e di raccontarsi, sia incentrata sulla descrizione dettagliata delle funzioni e delle disfunzioni del corpo; questo tipo di paziente difficilmente arriva a mentalizzare il suo disagio e a connetterlo con pensieri, timori, situazioni emotive personali o relazionali.

Soltanto in un secondo momento, quando il medico psichiatra aiuta il paziente ad accedere ad altre importanti informazioni che lo riguardano, potranno essere percepiti e quindi riferiti anche disagi emotivi che il paziente sta vivendo, spesso in modo non consapevole. In questo modo si aiuta il paziente a mettersi in contatto con le origini emotive del suo disagio che altrimenti esprime solo attraverso il corpo.

I principali disturbi d’ansia coinvolgono sia aspetti mentali che somatici

Possiamo dire che tutti i principali Disturbi d’Ansia coinvolgono sia aspetti mentali che somatici. Quindi l’ansia come vissuto psichico soggettivo, o il dolore fisico, vanno considerati come messaggi d’allarme, qualcosa sta mantenendo l’organismo del paziente (mente e corpo) in situazioni di stress, di disagio.

Per il medico psichiatra sono segnali che vanno interpretati e capiti e soprattutto va svelata la loro genesi. Solo in questo modo si potrà capire come indirizzare il paziente a risolvere la sua situazione di malessere. Spesso all’origine delle somatizzazioni dell’ansia si scopre l’esistenza di situazioni di tipo relazionale o lavorativo stressanti e frustranti, oppure situazioni personali di sofferenza legate al proprio vissuto emotivo e al proprio mondo interno.

 I sintomi somatici nei disturbi d’ansia

In pratica ogni funzione o apparato possono essere implicati nell’ansia, da ciò deriva la notevole variabilità intersoggettiva delle manifestazioni che sono proprie e specifiche di ogni paziente. Elenchiamo alcuni dei sintomi più frequentemente associati all’ansia:

  • Neuromuscolari: formicolii, rigidità e dolori muscolari, parestesie, debolezza, tremori, sbandamenti e vertigini, cefalea o sensazione di “cerchio alla testa o testa confusa”.
  • Respiratori: mancanza d’aria e respiro corto, senso di soffocamento e fame d’aria, sensazione di un peso sul torace.
  • Dermatologici: iperidrosi, rash cutanei, arrossamenti tipo orticaria.
  • Cardiovascolari: palpitazioni, tachicardia, ipertensione, peso al petto, senso di svenimento.
  • Gastrointestinali: dolori viscerali diffusi, gastrite e reflusso gastroesofageo, nausea, inappetenza, digestione difficile e lenta, diarrea, colon irritabile.
  • Genito-urinari: frequente impulso a urinare o urgenza di urinare (vescica nervosa), dolori pelvici diffusi o a localizzazione genitale.

I Disturbi d’Ansia si accompagnano spesso anche a sintomi depressivi, soprattutto se l’ansia non viene curata ed agisce come ulteriore elemento di stress.

Ansia e Depressione si curano con farmaci Serotoninergici che potenziano la disponibilità cerebrale del neurotrasmettitore serotonina, implicato nella genesi di queste patologie. La serotonina possiede però tante altre funzioni regolatorie nel nostro organismo, tra cui la modulazione della soglia di percezione del dolore. Esistono, infatti, anche forme depressive particolari che si manifestano esclusivamente con dolori, soprattutto agli arti inferiori, che sono ovviamente di difficile riconoscimento sia per il medico generico sia per lo psichiatra. La stessa Fibromialgia, malattia caratterizzata da sintomatologia dolorosa debilitante, viene spesso trattata con la prescrizione di un antidepressivo serotoninergico.

Quando si entra in relazione terapeutica, o personale, con una persona che lamenta sintomi fisici su base ansiosa, bisogna sapere che il tipo di comportamento tenuto può funzionare come rinforzo positivo, può cioè potenziare la percezione del dolore e il suo significato di richiamo d’aiuto e di richiesta affettiva.  Questa dinamica è molto frequente e può creare un circolo vizioso nel quale, sia chi soffre sia chi offre il suo aiuto, si sentono infelici e intrappolati in una situazione non risolvibile. Il dolore e l’ansia spesso mettono in funzione comportamenti che assumono il significato di una richiesta di relazione, di vicinanza e di attaccamento o anche una continua conferma della validità dei legami di attaccamento esistenti (con il partner, con i figli o con i genitori). Per questo motivo, a volte nelle situazioni di sofferenza relazionale compaiono sintomi somatizzati dell’ansia.

Un’adeguata terapia psicologica, affiancata ad una eventuale terapia medica, deve invece mirare a risolvere il sintomo dolore e a generare nel paziente un diverso modo di considerare e percepire i messaggi del suo corpo, aiutandolo ad  interpretare riconoscere ed affrontare le situazioni emotive che li possono generare.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Sintomi fisici di ansia e depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.