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Articoli che trattano di: Depressione

Distimia e Depressione

 
Queste due situazioni cliniche appartengono al capitolo dei Disturbi dell’Umore. Sono simili come qualità della sintomatologia ma differiscono per la gravità delle manifestazioni cliniche, la durata e il decorso.

Vanno ben distinte da situazioni in cui può essere presente una sintomatologia di tipo depressivo ma che non rientrano in queste diagnosi in quanto l’approccio terapeutico è sostanzialmente diverso.

La Distimia e l’Episodio Depressivo necessitano sempre di un approccio farmacologico, a volte associato a quello psicoterapeutico.

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La Sindrome Premestruale (SPM)

 La Sindrome Premestruale

Cosa è la sindrome premestruale

La Sindrome Premestruale o SPM è una condizione caratterizzata da temporanea instabilità emotiva accompagnata spesso da sintomi fisici che si manifesta nei giorni che precedono l’inizio ciclo mestruale.

Che cos'è la sindrome premestruale e come si possono trattare i sintomi

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La felicità in pillola

La felicità in pillola

La fluoxetina è un antidepressivo, il nome commerciale più noto ai molti di questa molecola è Prozac. E’ un farmaco che ha fatto tanto parlare di sé negli anni ’90, soprattutto nei paesi anglosassoni dove è stato prescritto, secondo alcune fonti, forse in un modo un po’ indiscriminato. Ci si riferiva allora a questa medicina come alla pillola della felicità.

Appartiene alla classe degli antidepressivi serotoninergici o SSRI ed è un ottimo farmaco, se usato nelle situazioni che veramente ne richiedono l’utilizzo e rispettando le linee guida della sua prescrizione.

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Una strana forma di Depressione

Disturbo Bipolare o Depressione Bipolare

Con il termine di Depressione Bipolare o Disturbo Bipolare si indica una particolare forma di Disturbo dell’Umore caratterizzata da alternanza di Episodi di Depressione ed Episodi di Euforia. Questi ultimi possono essere spontanei o anche indotti dall’utilizzo di farmaci  prescritti allo scopo di risolvere un precedente quadro depressivo.

Mentre i sintomi della Depressione sono più noti e facilmente riconoscibili e soprattutto causano una sofferenza soggettiva che spinge il paziente a chiedere l’aiuto del medico, la sintomatologia che accompagna un Episodio di Euforia, principalmente quando questo non è particolarmente grave, può sfuggire all’osservazione dei pazienti che solitamente sperimentano un senso di benessere e di forza psichica che difficilmente riescono a considerare patologico.

E’ invece importantissimo riconoscere questa condizione clinica che può altrimenti evolvere fino a quadri molto gravi.

Il nostro tono dell’umore può essere paragonato a un pendolo: le oscillazioni in senso euforico (quando queste avvengono a causa di un Disturbo Bipolare) aumentano il rischio che, nei mesi successivi, il paziente vada incontro a un Episodio Depressivo, il quale sarà tanto più acuto e duraturo quanto più tardi si è intervenuti con mezzi preventivi.

Un secondo motivo per cui è assolutamente necessario intervenire in caso di Euforia è che, non adeguatamente trattata, può evolvere in forme sempre più gravi e resistenti alle terapie; sono queste situazioni in cui il paziente può davvero perdere il controllo delle proprie azioni, non considerando il rischio potenziale di alcune di queste ( guida spericolata, investimenti finanziari impulsivi) e la inopportunità di altre (ridere, cantare e ballare in pubblico, comportamenti sessuali promiscui o eccessivi, abbigliamento eccentrico)  esponendosi quindi a situazioni anche pericolose o illegali.

Una mini-guida infografica al disturbo bipolare, per affrontare ansia e depressione a Milano

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Depressione e psicoterapia

Depressione e psicoterapia

Depressione è un termine generico che si presta a molte interpretazioni personali e a volte non del tutto corrette. Come ho già scritto in altri articoli la depressione può essere un vissuto emotivo, un sentimento ma può essere anche un sintomo che si presenta con intensità variabile e sfumature qualitative differenti.
A volte si tratta di una vera e propria malattia e si accompagna ad altri sintomi o segni rilevati dal medico: quello che noi psichiatri definiamo Episodio Depressivo.

Per impostare un corretto percorso terapeutico, il medico deve poter accertare di fronte a quale delle diverse situazioni si trova e l’eventuale origine o le concause di ciò che il paziente sta vivendo.

E’ indispensabile quindi differenziare le forme di Depressione cosiddetta reattiva dalle forme di Depressione endogena.

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La Depressione reattiva (esogena) ha una genesi prevalentemente psicologica e può essere definita come una risposta eccessiva e non adattiva ad un evento di vita quale ad esempio la rottura di un legame affettivo, la perdita di una persona cara o la perdita del lavoro. Non sempre comunque in queste situazioni si arriva ad avere un vero e proprio Episodio Depressivo.

Si parla di Depressione quando i sintomi sono di entità, gravità e durata tali da concretizzare un quadro ben riconoscibile dallo psichiatra.
E’ molto importante riconoscere e discriminare le differenti situazioni cliniche in quanto la terapia da impostare sarà diversa, così come la prognosi.

La possibilità di sviluppare Depressione reattiva dipende da alcuni fattori come il carattere e la struttura della personalità, le risorse cognitive e culturali, il contesto sociale ed affettivo che supporta il paziente mentre attraversa un periodo difficile e stressante della sua esistenza.
In queste forme depressive gli agiti autolesivi sono rari e se avvengono sono il più delle volte a scopo di richiesta di aiuto e dimostrativi.
Nelle forme di depressione esogena (causata cioè da fattori esterni ambientali) la psicoterapia è sempre necessaria, in quanto sono il risultato della impossibilità da parte della persona di attivare le risorse necessarie ad affrontare la propria situazione esistenziale.

Il tipo e la durata dell’intervento psicologico saranno differenti a seconda delle specifiche situazioni, della gravità dei sintomi e dell’evento che ha determinato lo stato depressivo ma anche dalle caratteristiche specifiche del singolo paziente e dalla presenza o meno di una rete relazionale adeguatamente supportiva.

Talvolta anche nelle depressioni reattive può essere necessario favorire la risoluzione dei sintomi più gravi, come ad esempio una forte ansia o l’insonnia, prescrivendo una terapia farmacologica per un certo periodo. In questo modo il paziente, meno disturbato e concentrato sui sintomi, potrà maggiormente trarre beneficio da ciò che emerge ed apprende durante il percorso di psicoterapia.

La Depressione Maggiore (endogena) ha invece un’origine prevalentemente biologica, non è quindi necessario che il paziente stia attraversando o vivendo un momento difficile o triste della propria esistenza per sviluppare un Episodio Depressivo.
I sintomi sono simili alle forme reattive ma si presentano con gravità maggiore.
La tolleranza al dolore psichico della depressione dipende comunque dalla struttura di personalità e dalle risorse del paziente.
In questi casi la possibilità di veri agiti autolesivi è sempre da tenere in considerazione.

Nella Depressione endogena la terapia farmacologica è inderogabilmente necessaria, sarebbe un grave errore diagnostico e terapeutico non prescrivere farmaci in un Episodio di Depressione Maggiore.
Per questo motivo io insisto ripetutamente sulla necessità di rivolgersi a terapeuti che siano in grado di effettuare una diagnosi clinica corretta e precisa, con una formazione professionale che permetta di comprendere veramente se il farmaco è indicato ed indispensabile e la flessibilità di saper integrare, quando necessario, diversi percorsi di cura.

Nella Depressone Maggiore la psicoterapia può essere integrata alla terapia farmacologica, valutando il singolo caso.
Gli obiettivi sono, ad esempio, ridurre i vissuti di colpa che tutti i pazienti sperimentano legati al fatto di sentirsi impotenti ed incapaci di reagire, sostenere il paziente e aiutarlo a trovare strategie migliori per tollerare il suo malessere e aiutarlo ad accettare la necessità di assumerne una terapia, spesso per lunghi periodi, soprattutto nelle forme ricorrenti.
Inoltre, è importante rendere il paziente capace di riconoscere i sintomi della depressione agli esordi, in modo da prevenire eventuali ricadute.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di diagnosi e terapie per curare la Depressione a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Depressione o Sindrome da Burnout

Depressione o Sindrome da Burnout

Ansia e depressione sono due termini,  oramai noti a tutti,  che non solo  indicano due importanti capitoli della patologia medico-psichiatrica, ma soprattutto segnalano i due sintomi principali che  i pazienti   riferiscono  quando vengono alla visita.

Inoltre, i termini  ansia e depressione indicano due stati  emotivi spiacevoli che frequentemente appartengono  alla esperienza di vita comune di ciascuno di noi,  anche di chi non  necessita  dell’aiuto dello specialista.

Altre volte invece, l’entità e la qualità di tali stati d’animo si concretizza in una forma depressiva vera e propria.

Spesso si “cerca di tirare avanti ” sperando che la situazione si risolva,  il più delle volte  si  decide di rivolgersi al medico di famiglia, il quale non  può che intervenire con strumenti terapeutici che agiscono sopprimendo il sintomo ma che non possono agire alla base delle cause, anche biologiche, che determinano  la comparsa di questi  disturbi.

Raramente isolate,  le manifestazioni di ansia e di umore  depresso, il più delle volte si presentano associate tra di loro e possono accompagnarsi, in modo variabile, ad altri disturbi quali ad esempio la riduzione della concentrazione, la difficoltà ad addormentarsi  o a mantenere il sonno e soprattutto un importante calo di energia psico-fisica.

Osservo in genere nella mia pratica clinica come  le persone arrivino alla visita quando  questi disturbi  datano già da alcuni mesi e la richiesta di aiuto si concretizza solo nel momento in cui  i sintomi  stanno  causando un evidente disagio su tutte le attività quotidiane, sia quelle lavorative che quelle personali.

E’ molto importante in tutti i casi fare una diagnosi precisa: ci troviamo di fronte ad un quadro depressivo conclamato, che necessita di una adeguata terapia medica, solitamente di tipo allopatico, oppure siamo in quelle fasi iniziali di esaurimento in cui il nostro organismo inizia a mandare segnali che, se bene interpretati e affrontati, permettono di recuperare uno stato di salute senza arrivare alla malattia depressiva?

Il termine esaurimento nervoso, che ha preceduto negli anni la terminologia più moderna di Depressione è, a mio parere, molto corretto in alcune situazioni cliniche, come spesso lo sono le descrizioni della cosiddetta saggezza popolare.

In effetti le condizioni a cui mi riferivo prima, inquadrate da un punto di vista Omotossicologico rappresentano proprio la manifestazione clinica di uno stato di indebolimento di organi e di funzioni biologiche e metaboliche dal corretto funzionamento delle quali dipende il mantenimento dello stato di salute e di efficienza  fisica e psichica. Quando queste funzioni sono scarsamente efficienti si arriva ad una condizione di sofferenza dell’organismo che si manifesta con un insieme di sintomi che possono mimare per qualità uno stato depressivo.

I motivi e le condizioni che possono portare all’indebolimento  dei meccanismi  deputati  alla produzione di livelli ottimali di energia e di salute sono numerosi, l’argomento è vasto e interessante e sarà oggetto di un prossimo approfondimento.

La Medicina Omotossicologica e La Medicina Fisiologica di Regolazione sono in grado di agire a vari livelli,  sui diversi organi, ripristinandone gradualmente la funzione,  permettendo  così il controllo e la modulazione dei sintomi,  ma anche, e questo è ciò che più conta,   potenziando vie metaboliche che si svolgono all’interno delle cellule  che sono deputate alla produzione di energia (Ciclo di Krebs  e Fosforilazione Ossidativa) nonché regolando vie di trasmissione neuro-endocrina la cui corretta regolazione è indispensabile per le funzioni vitali e la risposta adeguata allo Stress, tra queste  in particolare l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.

E’ quindi  importante  dare valore e non trascurare condizioni caratterizzate da una stanchezza apparentemente immotivata, una riduzione delle energie fisiche e psichiche, associate o meno a sintomi più qualificati in senso depressivo o ansioso, proprio allo scopo di prevenire la comparsa di situazioni più conclamate e inquadrabili nella vera e propria Depressione,  le quali poi necessitano  un intervento farmacologico mirato con farmaci antidepressivi e ansiolitici.

Sono queste situazioni che ancora  non sconfinano nel patologico e che possono  essere contenute e risolte senza il ricorso a farmaci allopatici; appartengono spesso  alla continua ciclicità dell’efficienza delle nostre funzioni biologiche,  le quali  per mantenere nel tempo la loro efficacia vanno sostenute e potenziate.

La Medicina Omotossicologica stimolando i meccanismi di difesa intrinseci del nostro organismo  può quindi essere di grande utilità in queste situazioni “borderline,  nonché in tutti i momenti di vita in cui le richieste a cui il nostro organismo è sottoposto sono più elevate.

Un tipico esempio sono i due periodi del cambio di stagione primaverile e autunnale, momenti in cui al nostro organismo è richiesto un adattamento su vari livelli, che può essere stimolato ed aiutato proprio per evitare l’esperienza comune della comparsa o dell’aggravamento in queste stagioni di passaggio, di sintomi ansioso-depressivi.

Accanto a questi  vi sono altri tipi di altri disturbi che in questi periodi dell’anno spesso vengono a riacutizzarsi, ne sono esempi comuni l’insonnia e le patologie  quali il reflusso gastroesofageo e i disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico.

La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia e Depressione a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Il cervello che cambia

Il cervello che cambia

Una delle scoperte scientifiche più importanti degli ultimi decenni riguarda il nostro cervello e ha avuto un’enorme risonanza per la medicina, in particolare per le malattie che si manifestano quando le funzioni di questo nobile organo perdono la loro regolazione, come la Depressione.

Ora sappiamo che il cervello umano è dotato di plasticità, cioè della capacità di cambiare la sua struttura e il suo modo di funzionare in relazione all’ambiente nel quale viviamo. Fino a poco tempo fa si pensava che, una volta completato lo sviluppo, i neuroni e le sinapsi non potessero più cambiate né come numero né come conformazione. Nei decenni precedenti, la scienza è riuscita a scoprire che sintomi come l’ansia o la depressione sono causati da alterazioni dell’equilibrio e della sinergia dei neurotrasmettitori, le molecole che nel cervello permettono il funzionamento dei neuroni, la trasmissione degli impulsi e dei segnali nervosi. Tutto ciò ha dato la possibilità ai ricercatori di formulare molecole che potessero ripristinare lo stato di equilibrio e di conseguenza eliminare i sintomi.

Nel corso degli anni gli scienziati impegnati in questa ricerca hanno selezionato molecole sempre più raffinate e selettive, che agiscano possibilmente soltanto là dove c’è bisogno, causando il minore numero possibile di effetti collaterali. Impresa non facile se si pensa a quanto sia complesso il nostro organismo e in particolare il cervello, organo tra l’altro non facile da studiare proprio anche per la sua collocazione all’interno della scatola cranica. In fondo questo è ciò che accade per le malattie di molti altri organi o apparati del nostro corpo: i sintomi sono legati ad un alterato equilibrio dell’organo o del tessuto e i farmaci intervengono eliminandolo e riportando la situazione alla normalità.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

Questo concetto per gli psicofarmaci è molto importante perché una delle paure principali di molti pazienti è che il farmaco “alteri il loro modo di essere, la propria personalità”. In verità l’effetto del farmaco è proprio il contrario, eliminando lo squilibrio riporta la persona a come era prima della comparsa dei sintomi, con tutte le sue caratteristiche personali, tutti i suoi punti di forza e risorse e tutte le sue fragilità. Questa importantissima scoperta ha modificato in modo davvero rivoluzionario il destino di tante persone affette da Disturbi d’Ansia o da Depressione che ora possono finalmente condurre una vita del tutto normale.

Il cervello è dotato di neuroplasticità

In anni più recenti sono migliorate notevolmente le metodiche di studio sul cervello, con la possibilità di un’indagine diretta della sua struttura e del suo funzionamento attraverso esami diagnostici sofisticati come la TAC , La Risonanza Magnetica, la PET, e soprattutto la fRMN, cioè la Risonanza Magnetica Funzionale che permette proprio di vedere, in tempo reale, cosa succede nel nostro cervello durante le normali attività che svolgiamo, funzioni come il pensare o il guardare una immagine o quando proviamo emozioni come  ansia, paura, gioia o rabbia o ancora durante l’esecuzione di pratiche che favoriscono la concentrazione e il rilassamento.

Le neuroscienze hanno poi affinato sempre più la possibilità di indagare le funzioni del nostro cervello e della nostra mente attraverso  valutazioni indirette delle funzioni cognitive come ad esempio test o prove di performance, utili sia a scopo di diagnosi  che per fini di ricerca. Da tutto ciò deriva l’importantissima scoperta del fatto che il cervello umano può cambiare nel tempo, può modificarsi non solo per ciò che concerne il suo funzionamento ma anche  modificare la sua struttura. Ciò che si è scoperto è che questi cambiamenti, tipici della fase dello sviluppo, permangono anche nell’età adulta e sono influenzati dall’ambiente e dalle esperienze che facciamo durante la vita.  Si tratta di una plasticità che può essere indotta durante tutta la nostra esistenza.

Le ripercussioni di queste scoperte sono estremamente importanti e la speranza è che la scienza possa progredire fino al punto di poter influire positivamente su queste capacità rigenerative, cosa che permetterebbe futuri scenari di cura su alcune malattie cerebrali, in quei casi in cui il tessuto cerebrale viene lesionato per diversi motivi, come un ictus o un trauma.

Allo stato dell’arte comunque, sapere che le esperienze e l’ambiente possono influire e modificare la struttura dell’encefalo, anche durante la vita adulta, ha permesso di dare una spiegazione più precisa e concreta di ciò che avviene in psicoterapia.

La psicoterapia cioè, pur essendo un trattamento che si fonda sulla parola, crea nel tempo modifiche a livello del tessuto cerebrale, al punto tale da poter esser considerato un “trattamento biologico”, che porta ad un efficace cambiamento psicologico sotteso da modifiche neurobiologiche. Come tutte le esperienze umane, quindi, anche la psicoterapia genera influenze e cambiamenti sulla funzione e sulla struttura dell’encefalo e lo fa in modo mirato, cioè il tipo di esperienza che viene fatta in psicoterapia porta a modifiche efficaci ad attivare vie neuronali che permettano alla mente di calmarsi e di funzionare in modo più integrato e collaborativo tra le diverse aree, quelle dove in seguito alle esperienze della vita si generano le emozioni e quelle che ci permettono di dare a queste emozioni dei significati corretti e ci aiutano ad autoregolarci quando queste emozioni sono intense e difficili.

E’ una specie di percorso al contrario: esperienze di sofferenza e di trauma generano attivazione di circuiti neuronali che vengono resi meno attivi dalla psicoterapia, la quale stimola la formazione e l’attivazione di  vie neuronali più utili ad uno stato di calma emotiva e di equilibrata razionalità. Queste modifiche riguardano le sinapsi, cioè le congiunzioni tra un neurone e l’altro, che possono attivarsi e aumentare numericamente o all’opposto possono spegnersi, quietarsi. In una mente calma sono attive strutture e vie neuronali differenti da quelle attive in una mente agitata. Ad esempio, attraverso le tecniche di neuroimaging, metodiche che permettono la  visualizzazione del cervello, si è visto che in una mente tranquilla le strutture profonde, deputate al controllo emotivo come l’amigdala, sono meno attivate,  mentre sarà più presente un controllo da parte di strutture più evolute, situate nella parte della corteccia che sono deputate alla elaborazione cognitiva degli eventi emotivi.

La psicoterapia modifica strutturalmente il cervello

Se la psicoterapia può essere quindi considerata un trattamento che modifica strutturalmente il cervello e regola il modo in cui i diversi circuiti di neuroni vengono attivati o silenziati. E’ ben intuibile come una sinergia tra un trattamento farmacologico e una psicoterapia rappresenti la migliore strategia di cura nei disturbi come l’Ansia e la Depressione. D’altronde l’efficacia della psicoterapia in questa condizioni è oramai comprovata da una notevole massa di studi a suo favore. Integrando i due tipi di trattamento si agisce non solo a livello psicologico, aiutando cioè il paziente a pensare in modo diverso a sé e alle proprie difficoltà o a relazionarsi in modo più efficace, si agisce anche direttamente modificando l’attività dei neuroni e in generale l’assetto neurobiologico del cervello.  Le ripercussioni positive di ciò possono riflettersi su tutto l’organismo dal momento che alcune strutture cerebrali sono  responsabili di fenomeni come la secrezione degli ormoni dello stress, i quali generano importanti  influenze su tutto il corpo fisico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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I sintomi fisici dell’ansia

 I sintomi fisici dell’ansia

L’ansia come sintomo o come vero e proprio disturbo rappresenta il principale motivo di sofferenza psicologica nella popolazione in generale e soprattutto nella casistica di chi si rivolge ad un medico psichiatra o ad uno psicoterapeuta.

A volte il paziente porta all’osservazione dello psichiatra una situazione già inquadrabile come patologica, come Disturbo d’Ansia conclamato, altre volte lamenta ansia o tensione come unico sintomo che causa uno sgradevole disagio emotivo.
E’ evenienza molto frequente che accanto alla percezione di un disagio psichico ed emotivo i pazienti lamentino disturbi e sintomi a livello fisico.
In alcune situazioni il paziente può accusare sintomi dolorosi di notevole intensità non associati ad alcuna patologia fisica rilevabile con indagini o esami medici, e questi sintomi rappresentano il motivo principale per cui chiede aiuto, in quanto al paziente non sembrano legati ed associati  a una problematica ansiosa a livello emotivo.

Siamo abituati a considerare l’ansia un fenomeno esclusivamente psichico ma la pratica clinica insegna come frequentemente il disagio non si esplichi a livello mentale, come pensiero o come sensazione psicologica tipicamente descrivibile come ansia, ma prenda la via del corpo, il quale “va in ansia” e produce disagi e sofferenze senza alcuna patologia fisica che ne giustifichi l’esistenza o l’intensità.
In questi casi è interessante osservare come la prima parte del colloquio, che solitamente è condotta lasciando libero spazio al paziente di esprimersi e di raccontarsi, sia incentrata sulla descrizione dettagliata delle funzioni e delle disfunzioni del corpo; questo tipo di paziente difficilmente arriva a mentalizzare il suo disagio e a connetterlo con pensieri, timori, situazioni emotive personali o relazionali.

Soltanto in un secondo momento, quando il medico psichiatra aiuta il paziente ad accedere ad altre importanti informazioni che lo riguardano, potranno essere percepiti e quindi riferiti anche disagi emotivi che il paziente sta vivendo, spesso in modo non consapevole. In questo modo si aiuta il paziente a mettersi in contatto con le origini emotive del suo disagio che altrimenti esprime solo attraverso il corpo.

I principali disturbi d’ansia coinvolgono sia aspetti mentali che somatici

Possiamo dire che tutti i principali Disturbi d’Ansia coinvolgono sia aspetti mentali che somatici. Quindi l’ansia come vissuto psichico soggettivo, o il dolore fisico, vanno considerati come messaggi d’allarme, qualcosa sta mantenendo l’organismo del paziente (mente e corpo) in situazioni di stress, di disagio.

Per il medico psichiatra sono segnali che vanno interpretati e capiti e soprattutto va svelata la loro genesi. Solo in questo modo si potrà capire come indirizzare il paziente a risolvere la sua situazione di malessere. Spesso all’origine delle somatizzazioni dell’ansia si scopre l’esistenza di situazioni di tipo relazionale o lavorativo stressanti e frustranti, oppure situazioni personali di sofferenza legate al proprio vissuto emotivo e al proprio mondo interno.

 I sintomi somatici nei disturbi d’ansia

In pratica ogni funzione o apparato possono essere implicati nell’ansia, da ciò deriva la notevole variabilità intersoggettiva delle manifestazioni che sono proprie e specifiche di ogni paziente. Elenchiamo alcuni dei sintomi più frequentemente associati all’ansia:

  • Neuromuscolari: formicolii, rigidità e dolori muscolari, parestesie, debolezza, tremori, sbandamenti e vertigini, cefalea o sensazione di “cerchio alla testa o testa confusa”.
  • Respiratori: mancanza d’aria e respiro corto, senso di soffocamento e fame d’aria, sensazione di un peso sul torace.
  • Dermatologici: iperidrosi, rash cutanei, arrossamenti tipo orticaria.
  • Cardiovascolari: palpitazioni, tachicardia, ipertensione, peso al petto, senso di svenimento.
  • Gastrointestinali: dolori viscerali diffusi, gastrite e reflusso gastroesofageo, nausea, inappetenza, digestione difficile e lenta, diarrea, colon irritabile.
  • Genito-urinari: frequente impulso a urinare o urgenza di urinare (vescica nervosa), dolori pelvici diffusi o a localizzazione genitale.

I Disturbi d’Ansia si accompagnano spesso anche a sintomi depressivi, soprattutto se l’ansia non viene curata ed agisce come ulteriore elemento di stress.

Ansia e Depressione si curano con farmaci Serotoninergici che potenziano la disponibilità cerebrale del neurotrasmettitore serotonina, implicato nella genesi di queste patologie. La serotonina possiede però tante altre funzioni regolatorie nel nostro organismo, tra cui la modulazione della soglia di percezione del dolore. Esistono, infatti, anche forme depressive particolari che si manifestano esclusivamente con dolori, soprattutto agli arti inferiori, che sono ovviamente di difficile riconoscimento sia per il medico generico sia per lo psichiatra. La stessa Fibromialgia, malattia caratterizzata da sintomatologia dolorosa debilitante, viene spesso trattata con la prescrizione di un antidepressivo serotoninergico.

Quando si entra in relazione terapeutica, o personale, con una persona che lamenta sintomi fisici su base ansiosa, bisogna sapere che il tipo di comportamento tenuto può funzionare come rinforzo positivo, può cioè potenziare la percezione del dolore e il suo significato di richiamo d’aiuto e di richiesta affettiva.  Questa dinamica è molto frequente e può creare un circolo vizioso nel quale, sia chi soffre sia chi offre il suo aiuto, si sentono infelici e intrappolati in una situazione non risolvibile. Il dolore e l’ansia spesso mettono in funzione comportamenti che assumono il significato di una richiesta di relazione, di vicinanza e di attaccamento o anche una continua conferma della validità dei legami di attaccamento esistenti (con il partner, con i figli o con i genitori). Per questo motivo, a volte nelle situazioni di sofferenza relazionale compaiono sintomi somatizzati dell’ansia.

Un’adeguata terapia psicologica, affiancata ad una eventuale terapia medica, deve invece mirare a risolvere il sintomo dolore e a generare nel paziente un diverso modo di considerare e percepire i messaggi del suo corpo, aiutandolo ad  interpretare riconoscere ed affrontare le situazioni emotive che li possono generare.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Sintomi fisici di ansia e depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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La psicoterapia può curare la depressione?

La psicoterapia può curare la depressione?

Il mio interesse a scrivere un articolo su questo argomento nasce proprio da ciò che osservo durante la mia pratica di medico psichiatra. Incontro in studio persone che arrivano tutte con una tematica di fondo comune: si sentono sofferenti, tristi, depressi. Questi pazienti, che mi portano tutti un disagio apparentemente così simile, presentano in verità situazioni molto differenti, personali e originali nelle loro cause e nelle loro motivazioni di fondo. Ciò nonostante tutti arrivano con la convinzione di essere depressi.

Anche quando lavoravo in ospedale e mi capitava di vedere molte persone che chiedevano un colloquio di valutazione, sono sempre stata stupida dal fatto che, quasi tutti, iniziavano la visita dicendomi: ”vengo da lei perché sono depresso”, anticipando un’ipotesi di diagnosi che spesso non corrispondeva al quadro clinico da me rilevato.

Probabilmente il termine stesso Depressione si presta ad interpretazioni differenti e molto personali, a volte erronee.

Depressione può essere uno stato d’animo, momentaneo o duraturo ma non necessariamente patologico, può essere un sintomo di un quadro clinico più complesso e può anche essere una vera e propria malattia.

La questione che ha attratto la mia attenzione è stata quindi la Diagnosi, intesa sì in senso clinico (questa persona che si sente e si definisce depressa lo è veramente da un punto di vista medico-psichiatrico?) ma anche con un significato più ampio e cioè: quale è veramente il disagio di cui mi sta mettendo al corrente il paziente e che origini ha.

In una psichiatria che veda il paziente come un intero, fatto di elementi altrettanto importanti di tipo biologico e psicologico, è di fondamentale importanza fare una diagnosi corretta, farsi cioè un’idea precisa di ciò che il paziente lamenta, capirne la sua genesi da un punto di vista psico-dinamico e/o biologico e costruire un’ipotesi di cura.

E’ altrimenti impossibile indirizzare bene il paziente sul percorso verso la risoluzione del suo problema impostando la terapia corretta, è impossibile capire di che cosa ha veramente bisogno il paziente per stare meglio e migliorare la sua vita.

A mio parere, è anche indispensabile per il paziente stesso conoscere quale è il suo problema, non è soltanto un suo diritto, le persone hanno anche il dovere di informarsi ed essere consapevoli,  la conoscenza corretta è il primo gradino, la base su cui si fonda tutto il  percorso di cura.

Di fronte ad un paziente che esprime uno stato depressivo, la prima cosa che il medico deve saper fare è distinguere se si tratta di una vera e propria DEPRESSIONE, intesa cioè come malattia che richiede un trattamento medico o se si tratta di uno stato di prostrazione psicologica, di sofferenza esistenziale.

Questo perché le due situazioni prevedono un approccio terapeutico differente. Non è possibile, né corretto, applicare il proprio metodo di cura ad ogni paziente, anzi il percorso deve essere inverso. Bisogna capire cosa il paziente ha e quindi definire se il metodo di cura di cui disponiamo può essere utile per lui, altrimenti avere la consapevolezza, l’umiltà e la professionalità di inviare il paziente ad un’altra figura professionale o ad un collega.

Mi è capitato purtroppo troppe volte di visitare pazienti in cura farmacologica da anni, per una supposta depressione, che, a mio giudizio, necessitavano di essere invece consigliati ad intraprendere un percorso di psicoterapia, perché il farmaco non avrebbe mai potuto curare il loro star male, quantomeno non da solo.

Allo stesso tempo ho visto pazienti affetti da evidenti stati di Depressione e ben diagnosticabili Disturbi d’Ansia, quali gli attacchi di panico, la fobia sociale, il disturbo ossessivo-compulsivo, rivolgersi a psicoterapeuti per molto tempo senza poter risolvere i sintomi, non perché la psicoterapia sia un approccio fallimentare ma perché alcune malattie, alcune situazioni cliniche non si possono curare senza ricorrere ai farmaci.

La genesi delle malattie psichiatriche è BIO-PSICO-SOCIALE, ciò vuole dire che vanno valutate, in ogni singolo paziente, la presenza o la predominanza di una causa rispetto ad un’altra e quindi attuati, o perlomeno consigliati, interventi che siano di tipo medico o psicologico a seconda del caso o l’associazione dei due, solo quando necessario.

Spesso i pazienti che soffrono di ansia e depressione temono di incontrare uno psichiatra, considerato a torto il medico dei matti, molti preferiscono chiedere aiuto allo psicologo o al neurologo.

Questi professionisti devono essere in grado, attraverso percorsi formativi validi, di riconoscere se vi è un’affettiva malattia psichiatrica e devono sapere quando è necessaria una terapia di tipo farmacologico.

La Depressione vera e propria esige una terapia farmacologica, così come altri disturbi quali ad esempio il Disturbo Ossessivo-compulsivo o gli Attacchi di Panico.

Viceversa il medico-psichiatra DEVE essere in grado di riconoscere le situazioni in cui è insensato consigliare un farmaco e in cui invece il paziente ha effettivamente bisogno di un serio percorso di psicoterapia.

La psicoterapia è indicata in tutti i pazienti in cui le cause del malessere risiedono in situazioni ambientali difficili, presenti o passate, o quando la sofferenza deriva da conflitti interni, intrapsichici, in tutti quei casi in cui la persona soffre emotivamente  ma non vi è evidenza di un disturbo psichiatrico legato ad una disregolazione dei neurotrasmettitori, non vi è cioè un Episodio Depressivo in corso.  La diagnosi si fa DURANTE la VISITA, attraverso domande e attraverso l’osservazione del paziente, il suo aspetto, l’abbigliamento, lo sguardo, le sue posture, il modo in cui parla e si muove e dalle notizie che ci fornisce.

Esiste una SEMEIOTICA della Depressione che il medico conosce. Esistono cioè sintomi riferiti dai pazienti e segni rilevati dal medico che devono essere accertati e valutati per fare diagnosi corrette e terapie adeguate. Là dove il medico riconosce la presenza di un Episodio Depressivo la terapia farmacologica deve essere sempre consigliata e il paziente supportato ad accettarla e ad assumerla nei tempi e nei modi prescritti. Anche la sospensione va concordata sempre con il curante.

In questi casi la terapia psicologica può essere a volte indicata, se vi una struttura di personalità fragile, situazioni ambientale stessogene o se il paziente mostra di dovere essere aiutato nell’elaborare il vissuto relativo alla malattia depressiva.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psicoterapeuta per la Depressione a Milano, Psichiatra e Omotossicologa, si occupa di psicoterapia della Depressione a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Stress in città | Depressione Milano

 La Depressione in città

“We have a largely materialistic lifestyle characterized by a materialistic culture. However, this only provides us with temporary, sensory satisfaction, whereas long-term satisfaction is based not on the senses but on the mind. That’s where real tranquility is to be found. And peace of mind turns out to be a significant factor in our physical health too.”  Dalai Lama.

“Abbiamo uno stile di vita largamente materialistico caratterizzato da una cultura materialistica. Questo ci dona una temporanea sensazione di soddisfazione dei sensi, mentre la soddisfazione a lungo termine non è basata sui sensi ma nella mente. Nella mente è dove si trova la vera tranquillità. E la pace della mente si rivela anche essere un fattore fondamentale per la nostra salute fisica.”  Dalai Lama.

Studi epidemiologici sulla Depressione nelle aree urbane.

Numerosi studi sono stati condotti, o sono ancora in corso, per valutare l’impatto sulla salute fisica e psichica della vita nelle grandi città. Alcuni di questi riguardano in modo specifico la valutazione della frequenza di Depressione nei soggetti che vivono nei grandi centri urbani.

La Depressione è una patologia in notevole e continuo aumento, come anche indicato dall’O.M.S.

Nel 2030, secondo i dati diffusi in occasione dell’ultimo congresso della Società Italiana di Psichiatria, la Depressione sarà la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari, con un enorme impatto sulla spesa socio-sanitaria, sia diretta che indiretta,  come ore di lavoro perse.

Una recente ricerca statunitense evidenzia che quasi il 50% delle persone viene colpito, almeno una volta nella vita, da Depressione o Ansia.

In Italia si stima che circa cinque milioni di persone siano affette da Depressione, circa tre milioni soffrono invece di disturbi d’Ansia.

Nella sola città di Milano le persone malate di Depressione sono stimate a 85.000, con una maggioranza di donne e ogni anno si contano intorno a 4000 casi in più.

Anche altre patologie psichiatriche sono più frequenti nella popolazione che vive in città. Negli adulti i Disturbi d’Ansia e la Schizofrenia mentre nei bambini la Sindrome da Iperattività e Deficit d’Attenzione e i Disturbi d‘Ansia.

Anche la Depressione Post Partum può colpire maggiormente le mamme che vivono in grandi città, come evidenziato da uno studio condotto dai ricercatori del Women’s College Hospital di Toronto, su un campione di oltre 6000 mamme.

Le donne che vivono in aree urbane possono essere più esposte alla depressione per motivi di ordine ambientale ed in particolare a causa di un maggiore isolamento sociale.

Secondo un recente studio del Servizio Sanitario Nazionale chi nasce a Roma o a Milano, o comunque chi vive in queste città da almeno tredici anni, ha il 30% di probabilità in più di insorgenza di malattie mentali.

Inoltre, va considerato che la percentuale della popolazione che risiede nelle aree urbane sta continuamente crescendo, secondo alcune stime era intorno al 15 % nei primi anni del secolo scorso e circa del 50% nel 2010.

Anche qui le stime dell’O.N.U. ipotizzano che nel 2050 il 70% della popolazione risiederà in grandi centri urbani.

 Città, Stress, Depressione: i fattori ambientali.

Se la percentuale dei malati depressi in città è maggiore rispetto a chi vive in ambienti più piccoli, è indispensabile porsi delle domande al fine di indagare e capire quali possono essere le cause di ciò, per attuare misure preventive, non limitandosi a curare la patologia una volta che si è manifestata.

Le variabili implicate in questo fenomeno sono più di una e l’impatto di ciascuna di esse sui diversi individui può essere differente, ciò che è dannoso e patogeno per una persona può non esserlo per un’altra che possiede una struttura fisica e psichica differente ed un approccio più efficace alle difficoltà che la vita inevitabilmente ci pone.

Lo stesso tipo di stress, ad esempio, può portare alla depressione una persona, ma non un’altra, è quindi la combinazione di predisposizione genetica con l’evento stressante o traumatizzante che conta.

Le cause della Depressione, come peraltro di tante altre malattie, sono, infatti, di tipo bio-psico-sociale, intervengono cioè  fattori genetici, elementi biologici e fattori psico-sociali, cioè relativi all’ambiente in cui la persona vive.

Se i fattori genetici sono importanti, è stato comunque accertato che l’ambiente ha un’enorme responsabilità nell’insorgenza dei disturbi mentali.

Sicuramente la città impone ritmi di vita innaturali e veloci, quando non frenetici, gli individui vivono spesso in condizioni di stress, con tutte le conseguenze sul piano psicologico che tutti ben conosciamo ma che si manifestano anche sul piano  biologico.

Lo stress cronico attiva tutta una serie di risposte dell’organismo che deve prepararsi a farvi fronte, causa un elevato livello di ormoni come il cortisolo, ormone dello stress, e riduce la disponibilità di serotonina ed altri neurotrasmettitori nel cervello, tra cui la dopamina. Queste modifiche sono a loro volta correlate allo sviluppo di depressione.

Questi neurotrasmettitori, infatti, regolano funzioni biologiche come il sonno, l’appetito, l’umore e il desiderio sessuale, tutte funzioni che si sregolano durante un Episodio Depressivo.

Lo stress attiva vie neuro-ormonali note come Asse Ipotalamo – Ipofisi – Surrene che, per quanto molto efficienti non sono inesauribili, anche la capacità dell’organismo di fare fronte a situazioni di emergenza ha un limite ed esiste una correlazione certa tra stress cronico e sviluppo di depressione.

Un approccio terapeutico alla Depressione in città.

E’ frequente, nella mia pratica clinica, incontrare pazienti che presentano un quadro depressivo i quali mi raccontano una storia di sovraccarico di stimoli stressanti da gestire nei mesi precedenti la comparsa dei sintomi. Il più delle volte si tratta di situazioni di intenso impegno lavorativo a volte le motivazioni riguardano invece la vita relazionale e affettiva. Questo stato di malessere è spesso sottovalutato dalle persone anche perché non vi è altro modo in una società e in ambienti lavorativi orientati ed improntati esclusivamente alla efficienza e alla produttività, dove se non ci si adegua si è emarginati e non si progredisce.

A queste eccessive richieste di performance si associa una situazione socio-economica incerta, dove il timore della disoccupazione, il futuro incerto, mancanza di sostegno sociale adeguato portano da una situazione di disagio psicologico ad una vera e propria malattia psichica, che richiederà poi l’utilizzo di farmaci.

In queste situazioni non ci si può limitare  alla sola prescrizione farmacologica per risolvere la fase acuta.  Il medico deve anche farsi portatore di informazioni e promotore di riflessioni che aiutino il paziente a raggiungere un buon equilibrio, dove da una parte esistono i doveri lavorativi e nei confronti delle persone che amiamo, ma anche una attenzione e un rispetto dei propri spazi, di tempi più lenti ed adeguati e della propria individualità.

Altri fattori ambientali implicati nell’insorgenza della depressione possono essere individuati in uno stile di vita spesso poco attento da un punto di vista dell’alimentazione e di una corretta attività di movimento. Se è certamente vero che cibo e movimento non possono curare la depressione è anche vero che concorrono a sorreggere l’organismo che si trova sottoposto allo stress. È noto come il movimento, svolto in modo corretto, sia terapeutico nel controllare la glicemia, la pressione arteriosa e il livello di cortisolo, cioè tutti quei parametri che si alterano in corso di stress.

Chi cura questi aspetti è inoltre solitamente un soggetto più capace di riconoscere il bisogno di dare spazio a se stesso e sarà probabilmente più focalizzato su un concetto generale di ricerca del ben-essere.

Per resistere, senza ammalarsi, agli stimoli e alle richieste quotidiane grande importanza ha l’effetto tranquillizzante e supportivo delle relazioni interpersonali o meglio di buone relazioni interpersonali.  Molti studi evidenziano come la mancanza di un adeguato supporto affettivo sia un fattore di rischio per lo sviluppo di Depressione.

La città e la vita in città, per i ritmi, per le distanze, per la carenza di luoghi di aggregazione, mina profondamente la facilità di incontri e richiede a tutti noi molto impegno e molta energia se vogliamo mantenere un buon livello di integrazione sociale, buoni rapporti umani fondati su vera amicizia e convivialità.

Quindi, sebbene le terapie farmacologiche per curare e guarire la depressione siano efficaci, è spesso necessario accompagnare il paziente attraverso un percorso di terapia della parola, insegnarli a concedersi uno suo spazio di riflessione e di calma, che in futuro non sarà più la terapia ma altre esperienze buone e piacevoli per il paziente.

Si va inoltre sempre più delineando il bisogno di strategie preventive e di interventi informativi che siano utili per moderare la relazione tra stress psicosociale,  psicopatologia e depressione.

L’informazione e la prevenzione devono agire a livello della popolazione generale e aiutare le persone a combattere i fattori di rischio e le cause dello stress psicosociale cronico.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra a Milano, Psicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di terapia della Depressione Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

 

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La depressione in adolescenza

 La depressione in adolescenza

L’adolescenza è una fase di transizione importantissima, conclude il periodo dell’infanzia e accompagna verso l’età adulta. E’ uno dei periodi più complessi, entusiasmanti e, a volte, tormentati che l’essere umano attraversi.

E’ spesso in questo periodo che si manifestano disagi, difficoltà e disturbi emotivi che hanno le loro radici già nell’infanzia ma che emergono nel momento in cui il ragazzo si confronta con i profondi cambiamenti psicologici, sociali e fisici tipici di questa fase di crescita. Entrare in adolescenza significa sviluppare competenze sempre più complesse per raggiungere l’autonomia dalle figure genitoriali e la capacità di occuparsi di sé.

Il bambino vive all’interno del nucleo famigliare, a stretto contatto fisico e soprattutto emotivo con i genitori, l’adolescente sente un’intensa spinta a crescere, il desiderio di autonomizzarsi e di trovare una sua strada, un modo personale di affrontare la vita,  costruendo una sua identità, differenziata e separata dai genitori.

La crescita e l’acquisizione di autonomia dai genitori è tanto attesa e desiderata quanto temuta, come ogni cambiamento ed emancipazione, porta con sé la rinuncia ad una posizione di passività e di tranquillità dove si demanda al genitore, che viene ancora vissuto come figura di riferimento e protezione.

I ragazzi non sono consapevoli delle dinamiche ambivalenti che accompagnano l’adolescenza e spesso “negano” la loro fragilità e il loro timore di crescere e di abbandonare la tutela genitoriale, che, sebbene a volte vissuta come soffocante e limitante,  evita di affrontare con le proprie forze gli impegni, i dolori e le difficoltà della vita, non ultima la sfida di essere in grado di pensare al proprio benessere, coltivare ciò che ci fa essere sereni. Per questo è tipico degli adolescenti  mostrarsi  spavaldi, autonomi, sicuri di sé e indipendenti,  per affermare la loro identità in formazione e tenere a bada il timore di essere vulnerabili. Come quando stava imparando a camminare l’adolescente deve poter esplorare il mondo con le proprie forze, tranquillo del fatto che i genitori sono ancora disponibili, sebbene a distanza via via crescente. Come allora, il genitore deve monitorare e accompagnare senza sostituirsi troppo al figlio, senza evitargli ogni frustrazione, errore o sconfitta, permettendo al giovane di fare esperienza dei suoi punti di forza e delle sue debolezze, integrandole in una immagine di sé realistica e positiva.

L’età adulta porta, infatti, con sé la presa di coscienza dei propri limiti e dei limiti di una vita che l’adolescente spesso idealizza come ricca di soddisfazioni affettive, economiche, estetiche e sociali,  anche purtroppo potenziate da comunicazioni fuorvianti di performance e successo. Crescere significa abbandonare l’onnipotenza adolescenziale e fare i conti con tutti gli aspetti della realtà, quelli piacevoli e quelli difficili.

Se il processo di crescita avviene in modo fluido, il ragazzo riuscirà ad integrare ciò che è stato il suo vissuto infantile con nuove competenze, nuove idee, punti di vista e comportamenti, crescerà come un adulto sufficientemente sereno e psichicamente sano. Se per qualche motivo, inerente a difficoltà proprie del ragazzo o del suo contesto, questo processo evolutivo è rallentato, bloccato o ostacolato, potranno manifestarsi  sintomi veri e propri della sfera psichica e psicologica e soprattutto disagi relazionali.

Negli ultimi decenni vi è stato un significativo aumento della incidenza di depressione negli adulti ma anche nei giovani, che sempre più spesso faticano a strutturare competenze adulte e una esistenza serena e soddisfacente. E’ quindi di primaria importanza riconoscere quali sono le situazioni che richiedono attenzione, stabilire se i vissuti e i comportamenti osservati dall’esterno segnalano uno sviluppo normale o patologico.

L’adolescenza, anche quella fisiologica, è un periodo in cui normalmente si sperimentano sentimenti di tristezza o di inadeguatezza, difficoltà ad accettarsi per il proprio aspetto fisico e difficoltà nelle relazioni con i coetanei, spesso l’umore è cupo e il giovane rimane isolato e ritirato, a volte compare irritabilità e  la tendenza a rifiutare le regole che fino ad allora non erano mai state messe in discussione.

 L’adolescente depresso

Il tono dell’umore in un adolescente depresso tende ad essere costantemente triste, non fluttua e non cambia come invece avviene normalmente in ciascuno di noi, soprattutto nei giovani. In un adolescente l’umore può essere cupo e triste un giorno ed entusiasta il giorno dopo, in particolar modo è molto sensibile agli stimoli ambientali e agli avvenimenti esterni. L’umore in un adolescente depresso sarà triste in modo costante, indipendentemente da avvenimenti piacevoli o da contesti allegri, come una festa o una vacanza.

A differenza dell’adulto i ragazzi difficilmente riconoscono o dicono di essere tristi e depressi, spesso si sentiranno arrabbiati, irritati, annoiati e il più delle volte attribuiranno la causa  malessere all’esterno di loro, in un fatto accaduto o nel comportamento di una data persona, il genitore, un insegnante, un partner. Anche i ragazzi lamentano di non potersi concentrare, di non avere memoria, ma soprattutto noia e mancanza di interesse, nulla pare a loro interessante, nulla vale la pena di essere vissuto, con un atteggiamento nichilistico e passivo.

Se l’adolescenza è l’epoca in cui è frequente sentirsi inadeguati ed avere timore del giudizio e dell’emarginazione, un adolescente depresso sarà ancora più in difficoltà, si sentirà giudicato per un nonnulla e tenderà a controllare il rifiuto anticipandolo ed isolandosi dagli altri. Molti giovani depressi lamentano difetti del loro corpo che vengono esagerati e che causano una vergogna così profonda da interferire gravemente con le loro relazioni.

Infatti, è in questa età che spesso si fa diagnosi di dismorfofobia, un vero e proprio disturbo fobico che ha come oggetto il proprio corpo. Allo stesso modo molti giovani sviluppano comportamenti anoressici o bulimici.

Nell’adolescente sono anche frequenti i sintomi ansiosi acuti come gli attacchi di panico e spesso anche le lamentele somatiche e le preoccupazioni ipocondriache. Purtroppo l’utilizzo di alcol e droghe diventa sempre più frequente anche negli adolescenti, che cercano nello stordimento o nell’eccitazione una fuga dai vissuti depressivi.

 La terapia della depressione in adolescenza

La corretta valutazione diagnostica ed impostazione terapeutica  di una situazione depressiva o  di disagio psicologico in età adolescenziale deve avvenire in ambiente specialistico. La presa in carico del ragazzo con disagi emotivi e psichici deve essere caratterizzata da un intervento sia sul piano farmacologico, quando necessario, che sul piano psicologico.

La cura farmacologica sarà importante quando i sintomi sono di gravità tale da interferire significativamente con il rendimento scolastico o con la vita sociale e relazionale del ragazzo. Molto importante è la valutazione dell’eventuale rischio di atti autolesivi anche in considerazione dell’impulsività tipica di questa età.

La psicoterapia è in quest’età parte integrante e imprescindibile del percorso di comprensione e risoluzione. Essenziale anche il coinvolgimento nella cura dei genitori con interventi psicoeducativi.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione negli adolescenti a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.