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Benzodiazepine nella cura dell’ansia

Le Benzodiazepine nella cura dell’ansia

Farmaci introdotti in terapia all’inizio degli anni ’60, le benzodiazepine hanno sostanzialmente modificato la cura e il decorso di molti disturbi psichiatrici e la vita di milioni di pazienti affetti da ansia nelle sue diverse manifestazioni. Nonostante i pregiudizi, i timori e la disinformazione sono farmaci estremamente efficaci ed utili, se prescritti nel modo corretto sono un indispensabile ausilio terapeutico. Sono in grado di esplicare la loro azione ansiolitica nel giro di pochi minuti, dando un pronto sollievo dai sintomi fisici e psichici dovuti all’ansia.

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I disturbi di personalità

I disturbi di personalità

Che cosa sono i disturbi di personalità

In psichiatria si definisce patologica una personalità in cui alcuni tratti del modo di pensare, di agire e relazionarsi sono tali da causare disagio e difficoltà evidenti nella vita del soggetto, dei suoi famigliari o amici.

Nei Disturbi di Personalità non sono necessariamente presenti sintomi eclatanti, come  ansia o depressione, la diagnosi prescinde dalla presenza di queste patologie e si basa su colloqui clinici volti ad approfondire le caratteristiche cognitive e affettive del paziente, a volte supportati da Test di personalità.

Per questo motivo è spesso difficile rendersi conto di avere un problema, peraltro curabile e  i pazienti affetti da Disturbo di Personalità trascorrono molta parte della loro esistenza convinti di non dovere o potere cambiare: la frase tipica è: “sono fatto così, non ci posso fare nulla”.

E’ altresì vero che una buona parte dei pazienti affetti da Disturbo della Personalità sperimentando cronicamente nella loro esistenza difficoltà con sé stessi o con l’ambiente sociale, sviluppano sintomi ansiosi e depressivi, fino a veri e propri episodi di Depressione o Attacchi di Panico.

Questi disturbi sono raccolti in 3 gruppi, detti  Cluster, ciascuno dei quali raggruppa situazioni con caratteristiche simile:

Cluster A: soggetti con condotte bizzarre ed eccentriche

Cluster B : soggetti con condotte emotivamente intense e sregolate

Cluster C : soggetti con condotte ansiose ed inibite.

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Mens sana in corpore sano

Medicina di Regolazione e Omotossicologia

La Medicina di Regolazione e l’Omotossicologia possono essere efficaci per aiutare l’organismo ad autoregolarsi e ridurre l’impatto dei fattori d’invecchiamento cellulare.

Lavorano in integrazione e non in sostituzione alla medicina tradizionale, aumentando le possibilità di intervenire, sia nella prevenzione sia nella cura delle malattie, soprattutto croniche, tipiche della vecchiaia.

Accompagnano l’organismo nel fisiologico processo d’invecchiamento affinché esso avvenga in modo più dolce e modulato.

L’invecchiamento è un processo biologico geneticamente determinato in ciascuno di noi e influenzato da molteplici fattori tra cui la riduzione della funzionalità endocrina; non soltanto ovaio e testicolo riducono la produzione degli ormoni sessuali, ma si assiste ad una graduale involuzione di tutto l’asse neuro-endocrino.

Affrontare positivamente e in salute il processo di invecchiamento

Un’altra causa dell’invecchiamento è la riduzione negli anni del numero di mitocondri, gli organuli presenti all’interno della cellula che generano energia sotto forma di ATP.

Ricordo, a questo proposito, che l’attività fisica, soprattutto di tipo aerobico, induce in poche settimane un oggettivo aumento dei mitocondri.

Anche il sistema immunitario con gli anni diventa meno efficiente, ciò può dare luogo a malattie autoimmuni in cui il sistema è ipereattivo o a condizioni di scarsa difesa. La longevità dipende da un sistema immunitario efficace ma non aggressivo.

Tutte le strategie che si possono attuare a beneficio della salute e per ridurre l’esposizione a ciò che fa male al nostro organismo, lo fa ammalare e lo fa invecchiare, agiranno sul corpo ma allo stesso tempo sulla nostra mente, il cervello è un organo al pari di tutti gli altri. Uno stile di vita corretto preserva quindi le nostre funzioni cognitive e il tono del nostro umore.

Non è necessario essere troppo rigidi e rigorosi nell’applicare questi consigli. L’eccesso di zelo nel seguirli sarebbe già di per sé un fattore stressante.

Porre attenzione, concedendosi anche sane piccole trasgressioni, è il modo migliore per applicare una strategia vincente che può anche durare nel tempo.

 

Mens sana in corpore sano

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La Medicina Fisiologica di Regolazione e i farmaci Omotossicologici possono essere validi ausili che rendono il processo d’invecchiamento meno brusco, influenzando positivamente i deficit cognitivi e fisici tipici della vecchiaia.

Sono disponibili Citochine e Interleuchine che modulano e regolarizzano il sistema immunitario, preparati a forte azione antiossidante che stimolano la funzione dei mitocondri e di conseguenza i processi di degenerazione e morte cellulare.

Esistono fattori di crescita neurotrofici che possono stimolare e preservare i neuroni.

E’ oramai noto che le cellule del sistema nervoso centrale possono rigenerarsi e moltiplicare le loro sinapsi.

Sono disponibili ormoni in diluizioni simili a quelle che normalmente agiscono nel nostro organismo che possono modulare la funzione delle ghiandole endocrine regolandone la funzione se in eccesso o in difetto.

Integrare uno stile di vita sano con questo tipo di cure e di interventi può rappresentare un buon modo di costruirsi una vecchiaia ” in salute”.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Invecchiamento attivo, Medicina di Regolazione e Omotossicologia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Gli attacchi di panico notturni

Gli attacchi di panico notturni

Alcuni pazienti affetti da attacchi di panico sperimentano gli episodi soltanto nelle ore notturne.

Gli attacchi di panico notturni sono molto invalidanti e se non trattati portano inevitabilmente a disturbi del sonno e allo sviluppo di disturbi d’ansia. Sono meno frequenti rispetto agli attacchi che avvengono durante lo stato di veglia ma si tratta comunque di un disturbo piuttosto comune.

Le crisi di panico determinano un risveglio improvviso, il paziente sperimenta un forte spavento ed è invaso da un senso di terrore e angoscia. Durante questi episodi la sensazione del paziente è amplificata dal particolare stato di coscienza,  causando ancora più ansia e sgomento.

 

Attacco di panico notturni psichiatra Milano

 

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I sintomi degli attacchi di panico notturni

I sintomi con cui si manifestano gli attacchi di panico notturni sono sostanzialmente gli stessi delle crisi di panico diurne: tachicardia, sudorazione  seguita da sensazione di intenso freddo, mancanza d’aria e senso di soffocamento, stato d’animo di allarme con intensa ansia, paura di morire o di avere un infarto.

Avvenendo in un momento della nostra vita in cui siamo in uno stato di coscienza  caratterizzato dall’assenza di controllo, gli attacchi di panico notturno generano più spavento, preoccupazione e confusione rispetto a quelli diurni. Sono caratteristici nella fase non-REM del sonno, quindi quando l’attività onirica è disattivata,  contrariamente a quanto si immagina, infatti, non sono la conseguenza di sogni terrificanti o di incubi.

Alcune condizioni, sia fisiche che psichiche, possono facilitare la comparsa di attacchi notturni.  Sono, ad esempio, più frequenti in chi soffre di ipertiroidismo.

Anche il reflusso gastroesofageo e le apnee notturne possono causare attacchi di panico durante la notte. Ovviamente chi vive un momento di forte stress e pressione psicologica, magari per motivi di lavoro o personali o chi ha recentemente vissuto un lutto  o un evento traumatico è più esposto alla probabilità di sviluppare attacchi di panico.

Cosa fare durante un attacco di panico notturno

Dopo un AP notturno è consigliato lasciare passare un certo periodo prima di rimettersi a dormire. Anche le reazioni biologiche durante la crisi d’ansia con la scarica di ormoni e neurotrasmettitori richiedono un po’ di tempo per ritornare ai livelli di base fisiologici. Un po’ come quando si prova una violenta emozione ed è esperienza comune la graduale remissione dell’attivazione emotiva nel giro di alcuni minuti.

E’ naturale che chi abbia sperimentato un attacco di panico notturno sia preoccupato e abbia il timore di vivere nuovamente questa esperienza nelle notti successive.

Il suggerimento è di affrontare il sonno senza pregiudizi, senza aspettative, né in un senso né nell’altro. Non la convinzione che accadrà sicuramente di nuovo ma anche considerando che ciò potrebbe essere possibile. Sicuramente l’esperienza, per quanto sgradevole, sarà meno spaventosa in quanto già nota e conosciuta.

Certamente è importante porre attenzione a tutte le regole dell’igiene del sonno, troppo spesso trascurate.

Se dovessero ripetersi altre crisi notturne, il consiglio è di rivolgersi al medico che valuterà sia le possibili cause fisiche che quelle psicologiche e consiglierà gli approfondimenti, le terapie e gli approcci più opportuni

Ad ogni modo ricordate che gli attacchi di panico, per quanto esperienze profondamente preoccupanti,  sono del tutto innocui per la salute fisica e soprattutto sono curabili con facilità dallo specialista.

Se non affrontati nel modo corretto, invece, possono dare origine ad uno stato di ansia anticipatoria rispetto al momento del sonno e questa ansia può indurre alcuni soggetti all’abuso di tranquillanti o di alcool. Frequentemente il tentativo di gestire gli attacchi porta a comportamenti di evitamento che non risolvono il problema, ma anzi creano un circolo vizioso inefficace.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Attacchi di panico a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Depressione: come riconoscerla

Cos’è la depressione?

È un disturbo del tono dell’umoreL’umore è una funzione psichica importante nei processi di adattamento umano e ha la caratteristica di essere flessibile.

Nella persona sana il tono dell’umore è abbastanza stabile e oscilla verso l’alto o verso il basso in base alle esperienze positive o negative che la persona sta vivendo.
In un soggetto depresso, al contrario, il tono dell’umore rimane costante verso il basso, indipendentemente dalle situazioni che lo circondano.

Il modo in cui la depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è possibile individuare alcuni sintomi comuni. È importante sottolineare che ciascuno di noi può provare gli stessi sintomi in momenti di tristezza o sconforto. Ma più questi fenomeni risultano essere intensi, frequenti e persistenti nel tempo, più è probabile che sia presente un quadro depressivo.

Ecco i principali sintomi per diagnosticare la depressione:

  1. L’umore depresso: tristezza costante, perdita di energia e slancio vitale.
    Chi soffre di depressione prova forte infelicità e malessere diffuso, continuo stato d’animo pessimista, senso d’intrappolamento in un tunnel senza via d’uscita. Tutto appare insormontabile.
  2. Mancanza di interesse o piacere verso attività che prima davano un senso di soddisfazione e gratificazione (hobby, sport, svaghi etc).
    La persona depressa si sente come vuota, incapace sia di gioire che di arrabbiarsi, e quindi di provare qualsiasi emozione e sentimento.
  3. Diminuzione o aumento dell’appetito spesso associati a notevole perdita o aumento di peso (oltre 5 kg), non giustificati da diete o patologie specifiche.
  4. Disturbi del sonno con difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno, con frequenti risvegli durante la notte o all’alba in preda a sentimenti di ansia. Oppure, al contrario, aumento del bisogno di dormire (ipersonnia), anche durante il giorno.
  5. Disturbi psicomotori con fenomeni di agitazione e ansia, o, all’opposto, rallentamento dei movimenti e dei riflessi.
  6. Uno stato astenico: senso di spossatezza non giustificata, affaticabilità, intorpidimento psicofisico, anche in assenza di qualsiasi sforzo o attività.
  7. Calo del desiderio sessuale: il soggetto depresso subisce una graduale demotivazione all’agire e questa si riflette anche nella sfera sessuale. 
  8. Calo dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità, senso di colpa eccessivo, persistente e inadeguato.
  9. Diminuzione delle capacità di concentrazione e dell’efficienza intellettiva (nello studio, sul lavoro etc.). La persona smarrisce inoltre la capacità di pensare e di prendere decisioni, anche le più semplici.
  10. Pensieri di morte. Nei casi più gravi possono comparire sintomi psicotici quali allucinazioni e/o deliri che portano alla nascita di idee anticonservative, pensieri di morte fino a vere e proprie ideazioni suicidiarie.

Come curare la depressione:

Per fare diagnosi di depressione è necessario che siano presenti contemporaneamente almeno 5 dei sintomi sopra elencati da un periodo di tempo di almeno due settimane. Quando questi criteri  sono presenti è necessario rivolgersi a un medico specializzato per fare una diagnosi accurata e iniziare subito la cura per la depressione più adatta al proprio caso clinico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione e disturbi dell’umore a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Sintomi fisici e somatici nei disturbi psichiatrici: dolore e depressione

Dolore e depressione

Secondo evidenze oramai riconosciute e condivise dal mondo scientifico, l’organismo è un sistema complesso e connesso nelle sue diverse parti e allo stesso tempo aperto alle connessioni con il mondo esterno, con il quale scambia messaggi in entrata e in uscita.
Da questo punto di osservazione è interessante notare come i disturbi psichiatrici siano molte volte segnalati non soltanto dalla comparsa di sintomi mentali ma anche da una serie di disturbi e sintomi che riguardano il nostro corpo.

Stato infiammatorio e depressione: la low grade inflammation

E’ facile comprendere come questo sia possibile riconoscendo al nostro encefalo, e al sistema nervoso nel suo insieme, il ruolo di “centralina” che coordina e permette un fluido funzionamento di tutti i nostri organi e apparati.
Inoltre, oggi iniziano a farsi più evidenti le prove di un interessamento non soltanto centrale, cioè a livello dell’organo cervello nella depressione, la quale viene via via studiata e riconosciuta anche come malattia sistemica a cui sottostanno processi “infiammatori”.
In particolare le cosiddette Low Grade Inflammation, cioè condizioni che perdurando nel tempo possono dare il via a processi patologici veri e propri, con il loro corredo di sintomi e di segni clinici.
Da queste iniziali evidenze, sulle quali il mondo scientifico sta da anni studiando, deriva ad esempio l’utilizzo di integratori come gli Omega 3 o di interleuchine e citochine in low dose, in alcune patologie come la Depressione o la Demenza senile, ovviamente in associazione e ad integrazione delle terapie specifiche per questa patologie.

I sintomi fisici di ansia e depressione

La depressione e i disturbi d’ansia si presentano, quasi invariabilmente, con un insieme di sintomi sia psicologici che fisici.

Esistono però, forme depressive che vengono definite mascherate nelle quali, addirittura, i sintomi affettivi specifici della depressione, come la tristezza, il pianto l’angoscia o l’ansia, non fanno parte del quadro clinico, il quale si manifesta esclusivamente con dolori diffusi o a volte localizzati, più tipicamente agli arti inferiori ma non solo, con stanchezza marcata, disturbi vaghi come vertigini, cefalea, dolori muscolari o oste-articolari.
La stanchezza rappresenta il sintomo più frequentemente riferito: astenia soprattutto mattutina, è presente in circa l’80% dei pazienti depressi.

A volte nelle donne in menopausa è possibile la comparsa di dolore diffuso o localizzato ai genitali e al perineo.
Non sono rari anche i disturbi a carico dell’apparato digerente e urinario come la pollacchiuria, cioè un bisogno continuo ed impellente di urinare.

In questi casi è sempre complesso porre una corretta diagnosi differenziale e riconoscere il quadro presentato dal paziente come depressione, ma, una volta esclusa la presenza di cause fisiche, la somministrazione di un farmaco antidepressivo induce la scomparsa di ogni sintomo che prima disturbava la vita del paziente.

La frequenza del sintomo dolore nella depressione è dovuta al fatto che il neurotrasmettitore Serotonina, che regola il tono dell’umore, è anche implicato nella percezione dolorifica, una sua carenza ne diminuisce la soglia e aumenta la nostra sensibilità al dolore.

Stanchezza cronica e dolore cronico nella depressione

Stanchezza cronica e dolore cronico sono due sintomi che non devono mai essere sottovalutati, richiedono un serio approfondimento medico su più livelli per escludere che siano correlati ad una patologia fisica.
Se nulla emerge in questo senso, deve essere presa in considerazione l’origine psicogena.
Anche in questo caso le ipotesi diagnostiche sono diverse e deve essere compito dello specialista psichiatra approfondire per consigliare il paziente verso la terapia più adatta.

 

dolore e depressione Milano Psichiatra somatizzazioni
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  • esistono forme di Depressione che non presentano sintomi psichici
  • sono chiamate Depressioni mascherate
  • stanchezza, dolori muscolari, dolori osteoarticolari, dolore gli arti inferiori, cefalea, vertigini, dolore ai genitali esterni o al perineo, disturbi gastrointestinali.
  • vanno escluse tutte le cause organiche che potrebbero essere la causa di questi sintomi
  • la somministrazione di un farmaco antidepressivo risolvere la sintomatologia fisica
  • la serotonina, neurotrasmettitore implicato nella depressione, è anche determinante nella regolazione della percezione dolorifica
  • stanchezza cronica e dolore cronico sono sintomi che non vanno trascurati e richiedono un corretto inquadramento diagnostico

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di dolore e somatizzazioni nei disturbi di ansia e depressione. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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L’ipocondria

Cosa è l’ipocondria?

Ipocondria significa fobia delle malattie ed è una condizione conosciuta dai tempi antichi.

Il termine IPOCONDRIA risale, infatti, a Ippocrate il quale parlava di Male degli Ipocondri per descrivere la condizione di pazienti che lamentavano dolori addominali, problemi digestivi, ansia, timore della morte e sentimenti di tristezza.

In Italia si stima che quasi 4 milioni di persone, circa il 6 -7 % della popolazione, ne siano affette, si tratta solitamente di soggetti adulti con una distribuzione simile tra maschi e femmine.

Sono ipocondriaco?

Il paziente ipocondriaco può sperimentare la sua paura con sfumature diverse che vanno dal moderato timore fino alla convinzione assoluta di avere una malattia, solitamente grave e pericolosa per la sua salute, potenzialmente mortale.

In questo caso le preoccupazioni ossessive sulla presenza di una grave problematica di salute non vengono influenzate neppure da evidenze concrete come visite mediche rassicuranti o esami diagnostici negativi.

Il paziente vive in uno stato di ipervigilanza per ogni segnale che viene dal corpo, ogni sensazione corporea viene prontamente rilevata e interpretata alla luce della sua paura, diventando immediatamente il chiaro sintomo di qualcosa che non va.

Tutto ciò ovviamente diventa ancor più rilevante qualora effettivamente il paziente abbia qualche sintomo reale, magari dovuto ad una condizione medica banale e risolvibile, come un raffreddore, un’ influenza, un leggero mal di testa o di stomaco.

Qualsiasi organo o funzione del corpo possono essere messe in dubbio e spesso il pensiero si sposta dall’una all’altra.

 

Ipocondria a Milano Paziente Ipocondriaco Psichiatra Psicoterapeuta

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Quali sono i sintomi dell’ipoconndria?

Tipici esempi sono un’eccessiva attenzione alle funzioni intestinali, al battito cardiaco, alle continue sensazioni propriocettive del nostro corpo. Un altro caratteristico dubbio dei pazienti affetti da ipocondria è il timore di avere contratto o di poter contrarre una malattia infettiva o una neoplasia.

Gli ipocondriaci mettono in atto le loro paure con comportamenti di controllo ripetitivo e rituale del proprio corpo oppure si sottopongono a frequenti visite mediche o esami di approfondimento, mai soddisfatti e tranquillizzati da risultati negativi.

Nei casi più evidenti il paziente arriva a non fidarsi della competenza o della cura del medico e tenderà a rivolgersi a diversi professionisti pur di scongiurare la sua paura.

Come si cura l’ipocondria

Nei tempi recenti è comune visitare pazienti che hanno raccolto numerose notizie cliniche navigando sulla rete e si presentano alla visita con una corposa documentazione già proponendo diagnosi o esami specifici per la patologia di cui ritengono di soffrire. Spesso sono anche molto informati sulle terapie disponibili.

E’ però anche possibile che la fobia delle malattie si manifesti in modo del tutto differente e quindi con il rifiuto e la negazione di dare valore a sintomi e segni che dovrebbero invece essere indagati e con un evitamento fobico di medici o procedure diagnostiche, anche semplici e non invasive.

Un’altra caratteristica delle personalità ipocondriache è descrivere i loro sintomi in modo molto dettagliato, fornendo spesso particolari poco significativi o riproponendo il disturbo lamentato più volte e in modi differenti, solitamente senza nessuna consapevolezza delle modalità ansiose e ridondanti con cui la storia clinica viene proposta al medico.

Per il medico psichiatra proprio questo stile comunicativo è molto utile per porre la diagnosi e in genarle l’ipocondria è una condizione di facile identificazione diagnostica.

Nella maggioranza dei casi i sintomi non sono di entità tale da compromettere le relazioni sociali, prevalentemente il disagio del paziente ha ripercussioni sui famigliari più stretti con i quali possono crearsi tensioni nel momento in cui il paziente si sente poco ascoltato e sottovalutato nella sua preoccupazione.

La terapia di questo disturbo deve prevedere indubbiamente un percorso di psicoterapia in cui lo scopo è di aiutare il paziente, non tanto a non temere fatti peraltro non prevedibili né evitabili in assoluto, quanto condurlo a sviluppare modalità di pensiero e comportamenti più adeguati, realistici ed efficaci, e a gestire con una emotività più controllata e congrua gli eventuali problemi di salute che si troverà ad affrontare.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di ipocondia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Burnout

Cosa è il burnout?

Il Burnout può essere definito come uno stato di esaurimento emotivo accompagnato da sintomi di tipo ansioso e depressivo. In effetti, il termine anglosassone Burnout si traduce come: bruciato, esaurito, estinto, esausto.

È uno stato patologico che riguarda il fisico e la psiche legato al perdurare di condizioni di stress lavorativo che generano un sovraccarico non più tollerabile e gestibile dall’organismo del paziente.

Depressione Milano Psichiatra Burnout

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Anni fa questo tipo di condizione veniva riservata alle cosiddette professioni di aiuto in cui è richiesto un notevole impegno sul piano interpersonale. In verità nel mondo occidentale moderno il Burnout è estremamente frequente in moltissimi contesti lavorativi che sono caratterizzati da richieste eccessive di performance e di tempo dedicato al lavoro, come ad esempio nel caso di professionisti con ruoli dirigenziali, avvocati in grandi studi associati, medici, turnisti di ogni genere e qualsiasi figura professionale sulla quale vengono riversate pretese eccessive di impegno e di risultato a lungo termine.

I dati emersi dagli studi epidemiologici e dalle osservazioni cliniche segnalano come questa condizione patologica sia in continuo aumento e sia correlata non soltanto con un profondo malessere personale ma anche con costi sociali indiretti molto elevati, in quanto compromette profondamente la motivazione e la capacità di svolgere il proprio lavoro in modo efficace.

E’ quindi una delle più frequenti cause di assenteismo.

Come si manifesta il burnout

Il quadro clinico di un paziente in stato di Burnout è caratterizzato da tensione generale e ansia costante, il pensiero si focalizza ossessivamente e rimugina su ogni aspetto del proprio lavoro. Il sonno è invariabilmente disturbato perché i pensieri continui rendono difficile l’addormentamento, il risveglio è precoce e già dai primi minuti compare l’ansia.

E’ sempre presente il calo del tono dell’umore, variabile nell’intensità a seconda della gravità e della durata dello stress che causa la situazione di esaurimento.

Il paziente sperimenta uno stato di profonda demotivazione e spesso anche il timore di recarsi al proprio lavoro.

I pazienti si descrivono come molto stanchi e allo stesso tempo incapaci di rilassarsi.

Anche i professionisti più seri, capaci e stimati possono sperimentare forti sentimenti di paura e di inadeguatezza ed iniziare a temere o rifiutare nuovi incarichi e nuove responsabilità, con sensi di colpa, di fallimento e rabbia.

Sono invariabilmente presenti disturbi cognitivi come riduzione della capacità di concentrarsi e della memoria.

Anche a livello fisico possono comparire sintomi quali cefalea, gastrite e ulcere, ipertensione, calo della libido.

Non è raro il tentativo di autocura con abuso di psicofarmaci, alcool o sostanze psicotrope.

Cause del burnout

La Sindrome del Burnout è il punto di arrivo di uno stato di stress cronico e di impegno lavorativo che esubera le capacità del soggetto di farvi fronte a lungo termine.

Avviene quando le condizioni e i ritmi di lavoro non sono commisurati alla persona ma sono maggiormente orientati alla logica del guadagno.

Spesso le gratificazioni professionali, sia economiche che non, sono scarse ed è presente un alto livello di competizione anche con comportamenti poco corretti su un piano interpersonale.

Un altro motivo facilitante la comparsa di Burnout è lo svolgimento del lavoro in ambienti poco adatti, ad esempio bui, rumorosi, malamente climatizzati.

Nel mondo moderno occidentale, soprattutto con la sempre crescente riduzione del personale, la capacità di resistere allo stress e alla sovraccarico lavorativo stanno diventando condizioni richieste in modo esplicito durante la selezione del personale. Spesso le persone, prive di valide alternative non hanno altra possibilità che accettare condizioni di lavoro a lungo termine non compatibili con uno stato di benessere psico-fisico.

Diagnosi del burnout

Nella diagnosi di questa condizione è molto importante un approfondimento obiettivo del contesto lavorativo ed anche una attenta anammesi psicologica e famigliare.

E’ altrettanto importante approfondire la comprensione della struttura di personalità del paziente.

Vanno infatti ben differenziate, per diversi motivi, le situazioni di effettivo Burnout da quelle dovute ad una struttura di personalità in qualche modo fragile, poco flessibile o non sufficientemente dotata di capacità di problem solving o competenze relazionali.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e sindrome da burnout a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Depressione o Sindrome da Burnout

Depressione o Sindrome da Burnout

Ansia e depressione sono due termini,  oramai noti a tutti,  che non solo  indicano due importanti capitoli della patologia medico-psichiatrica, ma soprattutto segnalano i due sintomi principali che  i pazienti   riferiscono  quando vengono alla visita.

Inoltre, i termini  ansia e depressione indicano due stati  emotivi spiacevoli che frequentemente appartengono  alla esperienza di vita comune di ciascuno di noi,  anche di chi non  necessita  dell’aiuto dello specialista.

Altre volte invece, l’entità e la qualità di tali stati d’animo si concretizza in una forma depressiva vera e propria.

Spesso si “cerca di tirare avanti ” sperando che la situazione si risolva,  il più delle volte  si  decide di rivolgersi al medico di famiglia, il quale non  può che intervenire con strumenti terapeutici che agiscono sopprimendo il sintomo ma che non possono agire alla base delle cause, anche biologiche, che determinano  la comparsa di questi  disturbi.

Raramente isolate,  le manifestazioni di ansia e di umore  depresso, il più delle volte si presentano associate tra di loro e possono accompagnarsi, in modo variabile, ad altri disturbi quali ad esempio la riduzione della concentrazione, la difficoltà ad addormentarsi  o a mantenere il sonno e soprattutto un importante calo di energia psico-fisica.

Osservo in genere nella mia pratica clinica come  le persone arrivino alla visita quando  questi disturbi  datano già da alcuni mesi e la richiesta di aiuto si concretizza solo nel momento in cui  i sintomi  stanno  causando un evidente disagio su tutte le attività quotidiane, sia quelle lavorative che quelle personali.

E’ molto importante in tutti i casi fare una diagnosi precisa: ci troviamo di fronte ad un quadro depressivo conclamato, che necessita di una adeguata terapia medica, solitamente di tipo allopatico, oppure siamo in quelle fasi iniziali di esaurimento in cui il nostro organismo inizia a mandare segnali che, se bene interpretati e affrontati, permettono di recuperare uno stato di salute senza arrivare alla malattia depressiva?

Il termine esaurimento nervoso, che ha preceduto negli anni la terminologia più moderna di Depressione è, a mio parere, molto corretto in alcune situazioni cliniche, come spesso lo sono le descrizioni della cosiddetta saggezza popolare.

In effetti le condizioni a cui mi riferivo prima, inquadrate da un punto di vista Omotossicologico rappresentano proprio la manifestazione clinica di uno stato di indebolimento di organi e di funzioni biologiche e metaboliche dal corretto funzionamento delle quali dipende il mantenimento dello stato di salute e di efficienza  fisica e psichica. Quando queste funzioni sono scarsamente efficienti si arriva ad una condizione di sofferenza dell’organismo che si manifesta con un insieme di sintomi che possono mimare per qualità uno stato depressivo.

I motivi e le condizioni che possono portare all’indebolimento  dei meccanismi  deputati  alla produzione di livelli ottimali di energia e di salute sono numerosi, l’argomento è vasto e interessante e sarà oggetto di un prossimo approfondimento.

La Medicina Omotossicologica e La Medicina Fisiologica di Regolazione sono in grado di agire a vari livelli,  sui diversi organi, ripristinandone gradualmente la funzione,  permettendo  così il controllo e la modulazione dei sintomi,  ma anche, e questo è ciò che più conta,   potenziando vie metaboliche che si svolgono all’interno delle cellule  che sono deputate alla produzione di energia (Ciclo di Krebs  e Fosforilazione Ossidativa) nonché regolando vie di trasmissione neuro-endocrina la cui corretta regolazione è indispensabile per le funzioni vitali e la risposta adeguata allo Stress, tra queste  in particolare l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.

E’ quindi  importante  dare valore e non trascurare condizioni caratterizzate da una stanchezza apparentemente immotivata, una riduzione delle energie fisiche e psichiche, associate o meno a sintomi più qualificati in senso depressivo o ansioso, proprio allo scopo di prevenire la comparsa di situazioni più conclamate e inquadrabili nella vera e propria Depressione,  le quali poi necessitano  un intervento farmacologico mirato con farmaci antidepressivi e ansiolitici.

Sono queste situazioni che ancora  non sconfinano nel patologico e che possono  essere contenute e risolte senza il ricorso a farmaci allopatici; appartengono spesso  alla continua ciclicità dell’efficienza delle nostre funzioni biologiche,  le quali  per mantenere nel tempo la loro efficacia vanno sostenute e potenziate.

La Medicina Omotossicologica stimolando i meccanismi di difesa intrinseci del nostro organismo  può quindi essere di grande utilità in queste situazioni “borderline,  nonché in tutti i momenti di vita in cui le richieste a cui il nostro organismo è sottoposto sono più elevate.

Un tipico esempio sono i due periodi del cambio di stagione primaverile e autunnale, momenti in cui al nostro organismo è richiesto un adattamento su vari livelli, che può essere stimolato ed aiutato proprio per evitare l’esperienza comune della comparsa o dell’aggravamento in queste stagioni di passaggio, di sintomi ansioso-depressivi.

Accanto a questi  vi sono altri tipi di altri disturbi che in questi periodi dell’anno spesso vengono a riacutizzarsi, ne sono esempi comuni l’insonnia e le patologie  quali il reflusso gastroesofageo e i disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e sindrome da burnout a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Quando l’ansia è un’ossessione

 Quando l’ansia è un’ossessione

Esiste un pregiudizio diffuso secondo il quale se una persona è abituata a pianificare meticolosamente i suoi impegni, preoccupata di avere le mani sempre ben pulite o ad organizzare il week end fino all’ultimo dettaglio, potrebbe soffrire di un Disturbo Ossessivo-Compulsivo.

Le azioni che spesso vengono comunemente associate al Disturbo Ossessivo-Compulsivo, quali il lavaggio reiterato delle mani o controllare più volte la chiusura  delle porte o del gas, possono anche essere manifestazioni di lievi tendenze ossessive che molte persone manifestano come abitudine ma che non devono essere considerate patologiche.

Il disturbo ossessivo-compulsivo

Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) è invece una patologia psichiatrica grave, spesso non riconosciuta o sottovalutata dalla società, dai pazienti stessi, inconsapevoli di avere un problema e anche, talvolta, da alcuni medici. Fra i Disturbi d’Ansia è forse il più debilitante e complesso per ciò che concerne la gestione terapeutica.

Come suggerisce il nome, i sintomi nel Disturbo Ossessivo-Compulsivo sono di due tipi: i pensieri intrusivi sotto forma di immagini create mentalmente, parole ripetute, numeri, filastrocche, pensieri su cose da fare o timori fobici, conosciuti come ossessioni, e i comportamenti compulsivi che sono messi in atto per controllare l’ansia che queste ossessioni causano nei malati. Esistono soggetti con una personalità incline al controllo ossessivo ma Il vero DOC è raro, e può essere molto debilitante: in questo caso manca completamente il controllo sui propri pensieri ossessivi e sulle compulsioni, a volte addirittura manca anche la consapevolezza della malattia e ciò  può interferire con il lavoro, la scuola o la vita sociale, fino al causare una grave compromissione del funzionamento socio-lavorativo e un profondo malessere soggettivo.

L’interferenza sul funzionamento psico-sociale, sulla qualità di vita e con le normali attività è infatti un criterio diagnostico che discrimina coloro che sono affetti da Disturbo Ossessivo-Compulsivo da tutti coloro che potrebbero solamente essere un po’ più meticolosi o maniaci con l’igiene o l’ordine. Nonostante l’ossessione dell’igiene, la paura di contaminazione e quindi il lavaggio ripetuto delle mani sia il sintomo più comune del Disturbo Ossessivo-Compulsivo, le manifestazioni sintomatologiche possono assumere le forme più disparate.

Le ossessioni possono manifestarsi spesso come timori di nuocere agli altri o a sé stessi con azioni incontrollate o preoccupazioni su schemi precisi di comportamento, moralità o sull’identità sessuale. Le compulsioni possono manifestarsi come la necessità di controllare meticolosamente l’igiene personale, a volte anche riversata sui famigliari, spesso purtroppo sui figli che non possono riconoscere l’irrazionalità della preoccupazione del genitore. Altri pazienti hanno l’assoluta necessità di disporre meticolosamente gli oggetti, di controllare più e più volte la corretta chiusura di porte, finestre o gas, o ancora di spostarsi seguendo pattern prestabiliti, magari non calpestando mai i bordi delle piastrelle. Molte persone che soffrono di Disturbo Ossessivo-Compulsivo capiscono  la relazione tra le loro ossessioni e le compulsioni, non poter evitare comportamenti compulsivi quando si è però perfettamente consapevoli dell’irrazionalità delle proprie ossessioni rende questa patologia una condizione profondamente invalidante sul piano emotivo, genera stress e a volte può complicarsi con aspetti depressivi.
Le persone affette da Disturbo Ossessivo-Compulsivo possono addirittura arrivare a “sentirsi pazze” a causa dell’ansia che percepiscono e che sanno essere basata su pensieri irrazionali e a causa dell’impossibilità di controllare le proprie compulsioni.

Quale è la causa del disturbo ossessivo-compulsivo?

Purtroppo, ancora non è completamente chiaro. Abbiamo però degli indizi importanti: il Disturbo Ossessivo-Compulsivo è considerata una patologia che origina su basi neurobiologiche e i ricercatori hanno identificato le aree principali del cervello che potrebbero essere implicate in questi pattern comportamentali alterati: la corteccia orbitofrontale (responsabile del comportamento sociale e della pianificazione cognitiva ), il nucleo caudato (coinvolto nella regolazione dei movimenti volontari) e il giro del cingolo (area responsabile del controllo emotivo e delle risposte emotive ad eventi esterni).

Che vi sia una base neurobiologica nel DOC è anche segnalato dalla frequente presenza di famigliari malati nella stessa famiglia. E’ anche vero che l’ansia e le sue manifestazioni sotto forma di tendenza al pensiero ossessivo e a comportamenti ripetitivi e maniacali, è anche una modalità che impatta fortemente sui figli di madri o di padri affetti da questo problema, se non curati. I bambini crescendo sono fortemente influenzati e possono modellare i propri schemi mentali, cognitivi e di comportamento a quelli del genitore malato che si è preso cura di loro. Quindi, anche in questo caso possiamo sostenere che la genesi è di tipo bio-psico-sociale ed è per questo che il trattamento corretto di un paziente affetto da Doc deve integrare sempre la cura farmacologica alla psicoterapia.

Curare il disturbo ossessivo-compulsivo

Anche il DOC, come gli altri Disturbi d’Ansia, sembra essere associato a bassi livelli di serotonina, un neurotrasmettitore che permette la comunicazione tra varie parti del cervello e regola processi vitali quali umore, aggressività, controllo degli impulsi, sonno, appetito, temperatura corporea e dolore.

La cura per il Disturbo Ossessivo-Compulsivo si basa sull’utilizzo di farmaci serotoninergici, che aumentano quindi la quantità di serotonina a livello cerebrale.  In associazione al farmaco va sempre consigliata la psicoterapia. L’approccio cognitivo-comportamentale gradualmente desensibilizza il paziente dall’ansia causata dalle proprie ossessioni e lo aiuta nella gestione dell’impulso ad agire le compulsioni. In alcuni casi può essere preferibile consigliare al paziente una psicoterapia psicodinamica che si basa su presupposti teorici e tecnici differenti rispetto alle terapie cognitivo-comportamentali.

La scelta del migliore approccio deve essere personalizzata e può avvenire soltanto dopo che il medico ha incontrato e visitato il paziente attraverso un colloquio clinico e ha approfondito la conoscenza della sua situazione attuale e le sua storia di vita personale e famigliare.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Ossessioni e Disturbo Ossessivo Compulsivo a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.