Alleniamo il nostro cervello

La maggior parte dei pazienti che vengono in visita lamenta problemi di memoria, riferisce il timore di non “ricordare più le cose”. A volte si tratta di piccole lacune come non ricordare dove hanno messo un oggetto, impegni o appuntamenti, i nomi delle persone alle quali si presentano, un numero di telefono o ancora cosa hanno mangiato pochi giorni prima. In verità nella maggioranza dei casi, indagando su queste piccole dimenticanze e sulle loro difficoltà di memorizzare e ricordare, non si evidenzia nulla di patologico. Inoltre, va segnalato che i pazienti con ansia o depressione, fintanto che il quadro clinico non è risolto, possono effettivamente avere un deficit nelle funzioni cognitive. Questo solitamente scompare quando lo stato depressivo o di ansia si è risolto. Ciò nonostante, anche nel vissuto del paziente guarito, rimane la sensazione di avere difficoltà che vengono interpretate come patologiche.

Promuovere un invecchiamento sano e fisiologico

Qualche riflessione e informazione su questo tema si impone, dal momento che la vita media si sta progressivamente allungando e di conseguenza aumenta il numero delle persone anziane (sopra i 65 anni), quindi il numero di coloro potenzialmente a rischio di demenza. Per questo la scienza medica è sempre maggiormente rivolta a segnalare l’importanza di favorire e promuovere un invecchiamento sano, fisiologico. Prevenire un deterioramento patologico è molto più semplice ed economico che curarlo una volta conclamato.

Anche il cervello, come tutti i nostri organi e apparati, ha una sua curva di maturazione che si completa intorno ai 30 anni e poi inizia ad invecchiare, va incontro ad alterazioni anatomiche e ad una riduzione della sua efficienza. E’ l’ultimo organo a completare il suo sviluppo, pensiamo a tutte le tappe che il bambino attraversa nella sua crescita e alle competenze neurologiche e neuro-psicologiche che vengono via via acquisite con passare degli anni. Sfortunatamente però è anche il primo che comincia a invecchiare.

Il primo segnale di questo graduale declino è il deficit della capacità di fissare informazioni recentemente acquisite.

Non necessariamente però i disturbi della memoria, se compatibili con l’età biologica, sono indice che il paziente soffre o soffrirà di un deterioramento patologico delle capacità cognitive e intellettive, come nella demenza. Questo specialmente se non vi sono fattori predisponenti come l’ipertensione, il diabete, l’ipercolesterolemia e i disturbi cardiovascolari.

Con il tempo i circuiti della memoria a breve termine diventano meno efficaci e le persone sperimentano qualche difficoltà nel fissare informazioni o richiamare alla memoria eventi recenti, mentre rimane più efficiente la capacità di rievocare avvenimenti vissuti nel passato o informazioni immagazzinate da tempo, la cosiddetta memoria a lungo termine. Va anche considerato che da adulti, molte informazioni non vengono fissate in modo adeguato perché non prestiamo attenzione alle nostra azioni e al momento presente o per uno stato di sovraccarico di stress, condizione sempre più comune.

Esiste poi una condizione clinica chiamata Disturbo Cognitivo Lieve che richiede un approfondimento diagnostico poiché i sintomi, pur non determinando particolari difficoltà nello svolgimento della vita di tutti i giorni, segnalano un deficit lievemente più accentuato rispetto a ciò che ci si aspetterebbe per l’età del paziente. Questi soggetti dovrebbero essere seguiti e monitorati nel tempo dallo specialista neurologo, hanno, infatti, una maggiore possibilità di sviluppare demenza. In questi pazienti è inoltre particolarmente importante diagnosticare e curare le eventuali malattie organiche che facilitano l’insorgenza di una sofferenza cerebrale. Nel Disturbo Cognitivo Lieve i sintomi sono già obiettivabili, cioè osservabili dall’esterno, per esempio dai famigliari o dal medico e sono rilevabili e misurabili attraverso test neuro-psicologici. I pazienti con questo disturbo possono più frequentemente presentare sintomi psichiatrici, soprattutto depressione, ansia, apatia o irritabilità.

Le cause dell’invecchiamento cerebrale

Innanzitutto va detto che l’invecchiamento è un processo biologico, normale e imprescindibile di tutti gli esseri viventi animali e vegetali. La sua progressione è geneticamente determinata, è il nostro DNA che stabilisce la velocità con cui i nostri neuroni muoiono e, di conseguenza, la nostra massa cerebrale si riduce. Le manifestazioni saranno maggiori e più precoci nei soggetti con una minore riserva cerebrale, sostanzialmente nelle persone che per motivi genetici hanno meno neuroni e una massa cerebrale minore. Fortunatamente esiste anche una riserva cognitiva, cioè un potenziale che possiamo costruire durante tutta la nostra vita, allenando il cervello attraverso la riflessione, lo studio, leggendo e memorizzando informazioni ed  facendo esperienze. Questo potenziale è possibile grazie al fatto che il cervello, diversamente da come si credeva solo pochi anni fa, è dotato di neuroplasticità, fenomeno per cui la sua struttura anatomica può modificarsi nel tempo anche in età adulta. Utilizzando le reti neurali, cioè l’insieme dei neuroni in contatto tra loro, le potenziamo promuovendo un aumento delle cellule e delle interconnessioni sinaptiche che le uniscono. Esattamente come un muscolo che grazie all’allenamento costante aumenta il suo numero di fibre muscolari ed è più efficiente.

Il processo di invecchiamento è inoltre modulato epi-geneticamente, questo significa che ciò che è scritto nel nostro DNA può avverarsi o meno a seconda di condizioni che  influenzano l’ espressione dei nostri geni. Non necessariamente avere un determinato corredo genetico vuole dire che questo si esprima in modo inevitabile. Questo processo può, infatti, essere modulato sia positivamente che negativamente anche attraverso lo stile di vita. Da ciò deriva che rispettare comportamenti e di stili di vita sani può rallentare la velocità di deterioramento cognitivo senile. Uno stile di vita attivo, sia fisicamente sia mentalmente, riduce la probabilità di andare incontro ad uno stato di invecchiamento patologico.

Ad esempio un’alimentazione corretta aiuta a prevenire la comparsa di quelle patologie che poi andranno ad influire sulla salute delle cellule nervose. La relazione tra diabete, malattie cardiache, obesità, ipertensione, e danno alle cellule cerebrali è oramai stabilita. Inoltre alcuni alimenti, soprattutto di origine industriale, addizionati con coloranti o conservanti, possono contenere sostanze con un potenziale tossico sui neuroni.

Una dieta dovrebbe essere ricca in micronutrienti, vitamine e minerali e come contenere equilibrate quantità di acidi grassi poli-insaturi ( omega3, omega 6). Gli alcolici, assunti in dosi inadeguate, sono tossici per il sistema nervoso, il fumo è estremamente dannoso in quanto fattore di rischio per lo sviluppo di malattie vascolari che a loro volta possono danneggiare il tessuto nervoso.

Protettiva è invece l’attività fisica svolta regolarmente e con intensità adeguata, aiuta attraverso molti meccanismi a favorire un invecchiamento sano e graduale.Un’altra strategia oramai accertata come protettiva è mantenere interessi personali,  desideri, una sana progettualità per il futuro e interazioni sociali soddisfacenti e supportive.

Il training cognitivo

Nei pazienti in cui si ravvisa un’effettiva problematica a carico della memoria o di altre funzioni cerebrali superiori quali la concentrazione, l’attenzione, l’orientamento spazio-temporale e lo svolgimento di compiti complessi, si può ricorrere a questo approccio terapeutico che consiste in incontri durante i quali viene effettuata una stimolazione cognitiva. Ciò attraverso esercizi specifici che hanno lo scopo di ravvivare la prontezza del cervello.

Una sorta di ginnastica per i neuroni che può consistere in esercizi di lettura e di memorizzazione di brani, o qualsiasi altra attività che richieda l’impegno della memoria, della attenzione e della concentrazione come il calcolo, le attività creative come dipingere, la risoluzione di piccoli quesiti di logica.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di disturbi della memoria legati ad ansia e depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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