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Archivio Tag: psicoterapia separazione milano

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Separazione dei genitori: che sofferenza per i figli!

Separazione dei genitori: che sofferenza per i figli!

Studi sociologici e demografici affermano che la separazione matrimoniale sia un fenomeno esploso a partire dagli anni Sessanta con una differente incidenza nei diversi paesi: in quest’ultimo decennio, negli Stati Uniti, in Inghilterra e nei paesi scandinavi il tasso dei divorzi si aggira tra il 40-50% sul totale dei matrimoni. In Italia, la legislazione ha introdotto il divorzio solo negli anni Settanta. Tra i paesi industrializzati, l’Italia ed il Giappone presentano il tasso percentuale di divorzio minore rispetto agli altri paesi appartenenti alla stessa fascia socioeconomica. Tali valori demografici vanno bene interpretati poiché la statistica non tiene conto del fatto che in Italia, unico tra i paesi industrializzati ad imporre lo scioglimento dello stato matrimoniale in due stadi, la metà dei coniugi separati non sceglie il divorzio.

Perché la coppia sceglie la separazione? Nella maggior parte dei casi di coniugi con figli, la motivazione risiede nella necessità di conseguire una qualità della vita migliore per se stessi e per i figli ed è ciò che effettivamente accade. Ciò non esula, però, dal fatto che tale evento familiare trascini con sé diversi vissuti emotivi nella psicologia dei figli. A determinare il tipo di reazione psicologica dei bambini e dei ragazzi di genitori separati concorrono tre specifici fattori: la gravità del conflitto tra i genitori, il contesto socioeconomico e culturale della famiglia, la qualità del ruolo educativo di almeno uno dei genitori.

Nell’analizzare gli effetti della separazione sui figli, bisogna rifarsi alla letteratura anglosassone che ha prodotto un grandissima quantità di studi clinici. La maggior parte dei dati forniti dalla ricerche empiriche, concorda nel riconoscere che la fine del matrimonio causi sicuramente conseguenze psichiche e comportamentali spiacevoli nei figli a qualsiasi età essi subiscano l’evento.

Quando la separazione avviene durante la gravidanza o nei primi mesi di vita del neonato, egli potrebbe risentire dello stato emotivo materno e manifestarlo con un rallentamento nello sviluppo fisico e cognitivo.

Per bambini tra gli 1 e i 3 anni, potrebbero emergere tratti di insicurezza ed eccessivi timori, una maggiore richiesta di attenzione attraverso atteggiamenti regressivi, disturbi del sonno, ansia, nervosismo. Tali disagi sono determinati anche da cambiamenti nella routine, nelle figure di accudimento (es. presenza di una baby sitter ed allontamento di uno dei genitori a cui si è molto legati), dal cambio di casa, nonché dall’umore del genitore con cui si vive.

Tra i 3 e 6 anni, non capendo cosa significa la separazione, ma accorgendosi che un genitore non vive e non dorme più nella stessa casa, si scatenano nel bambino svariate interpretazioni. Le più comuni vedono il piccolo incolparsi dell’allontanamento del genitore specie se, nei conflitti precedenti alla separazione, il tema di disaccordo tra adulti includeva per qualche motivo il figlio stesso. Come conseguenza, il bambino può manifestare una sospetta docilità atta a fare riavvicinare il genitore allontanato, oppure una oppositività eccessiva come segno di rabbia per la perdita della stabilità familiare. E’ probabile, quando viene allontanato dal tetto familiare il padre, che un figlio maschio nutra il timore di essere anch’egli rifiutato dalla madre soprattutto se viene rimproverato di rassomigliare al papà.

Per figli nella fascia di età tra 6 e 10 anni, i vissuti sono riconducibili alla tristezza, alla rabbia ed alla nostalgia. Avvertono maggiormente un senso di trascuratezza e solitudine; ricercano con forza le attenzioni dei genitori anche comportandosi male, oppure chiudendosi in sé, badando da soli a loro stessi o ai fratelli minori.

Nei ragazzi in preadolescenza o adolescenza, affiora il conflitto tra l’amore per i genitori e la rabbia per la loro condotta. Sono disorientati e confusi anche in merito ai valori morali da adottare nella vita. Problemi scolastici e condotte ribelli appaiono sia a causa della sofferenza provata, sia come atto punitivo nei confronti degli adulti.

In generale, è il clima di conflitto tra i genitori, che siano uniti o separati, a determinare un malessere psichico e disturbi comportamentali della prole. Alcuni studi hanno indagato se l’evento della separazione o divorzio rappresentasse la causa primaria dei vissuti negativi sui figli o se, invece, lo determinasse il solo rapporto conflittuale tra genitori. A tale scopo, è stato costituito un campione di 120 ragazzi tra i 7 e 15 anni, metà dei quali provenienti da famiglie separate e metà da famiglie unite. Attraverso test psicologici ed interviste cliniche, è emerso che il conflitto genitoriale determina disturbi emotivi e caratteriali nella prole. Viene attribuita, quindi, poca importanza ed influenza all’evento della separazione sullo stato psicologico dei ragazzi. Nell’esaminare l’effetto a lungo termine della separazione, sono state svolte ulteriori ricerche su un campione italiano di ragazzi tra i 15 ed i 26 anni diviso omogeneamente in due gruppi a seconda della provenienza da famiglie unite o separate da almeno 9 anni. Non emergono significative differenze tra i due gruppi per ciò che concerne la fiducia nell’altro sesso e la capacità di creare e vivere relazioni affettive stabili. Il dato positivo è che il gruppo dei figli di genitori separati rivela una maggiore indipendenza che esprime a livello economico e comportamentale andando prima a vivere da solo e contribuendo precocemente al proprio mantenimento. I figli di coppie separate, inoltre, costituiscono legami affettivi molto forti all’infuori della propria famiglia e frequentano con maggiore assiduità i loro amici rispetto ai ragazzi provenienti da famiglie unite. Esistono, quindi, conseguenze positive sullo sviluppo psichico dei figli di famiglie divise. Per contro, è emerso che essi esprimono un rapporto scarsamente soddisfacente con il proprio padre, riferiscono maggiori difficoltà a livello scolastico e disagi personali tali da richiedere consultazioni psichiatriche e psicoterapeutiche.

Tutti i figli che vivono rapporti conflittuali tra i genitori soffrono.

Spesso la famiglia non si accorge dei disagi che il loro conflitto provoca. La consulenza psicologica è una scelta opportuna e fortemente consigliata. L’intervento psicologico deve avvenire a livello di coppia per appianare e risolvere il conflitto e, laddove impossibile, nello stabilire quando il disaccordo è insanabile e deleterio per i figli. La consultazione psicoterapeutica è consigliata nell’assistere anche individualmente bambini o ragazzi offrendo loro l’opportunità di uno spazio in cui manifestare e capire il loro malessere e le dinamiche relazionali. Tali percorsi sono, altresì, integrati con sedute di tipo familiare specie per famiglie con figli in età adolescenziale o preadolescenziale.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano per la separazione della coppia collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Il dolore di una separazione

Il dolore di una separazione

Conosco Massimo durante un ricovero presso il reparto psichiatrico dei Disturbi dell’Umore a causa di un episodio di Depressione Maggiore diagnosticato dal suo medico psichiatra curante. Egli riferisce la necessità di iniziare un percorso psicoterapeutico data la sua sofferenza interiore dovuta alla recente separazione dalla moglie.

Nel mese precedente la nostra conoscenza, il paziente era stato ricoverato in un’altra struttura psichiatrica a causa della sua condizione depressiva, ma poi, dato il mancato miglioramento sintomatologico, ha richiesto il nuovo ricovero.

Il paziente, evidentemente depresso, sin dal primo momento racconta di trovarsi in quello stato a causa della recente separazione dalla moglie per decisione della stessa.

Forte è la motivazione e l’esigenza del paziente di capire la ragione della sua reazione emotiva depressiva così intensa, condizione che lo ha profondamente cambiato a livello umano. Riferisce infatti la necessità di approfondire la conoscenza di se stesso, di essere maggiormente interessato alle problematiche altrui e di vivere con minore superficialità i rapporti con gli altri, gli avvenimenti personali e la vita in generale.

Dati anamnestici

Massimo è cresciuto in un ambiente familiare piuttosto rigido e severo. Suo padre viene descritto come una persona inflessibile e rigorosa in fatto di educazione e sentimenti. Non rammenta l’espressione di alcun gesto affettuoso da parte sua; lo descrive come persona di buoni valori, molto ritirata ed esigente di rispetto.

La madre è una persona buona ma non affettuosa, proiettata verso le esigenze altrui, dominata dal marito. Entrambi i genitori sono sempre stati molto impegnati nella buona educazione dei figli e nel mantenimento di un sereno clima familiare, tanto è vero che Massimo non ricorda di aver mai udito o visto alcun litigio tra i genitori.

Il paziente ha due fratelli maggiori con i quali non ha creato un legame di condivisione vista la scarsa capacità di comunicazione ed il carattere tendenzialmente solitario di tutti e tre i fratelli.

Coppia/famiglia

Con la ex-moglie, coetanea di Massimo, si sono conosciuti in età adolescenziale, hanno intrapreso un legame stabile dopo il raggiungimento della laurea e si sposati dopo tre anni di fidanzamento per decisione di entrambi.

Massimo riferisce che la loro vita di coppia è sempre stata “su due binari paralleli”, ciò a significare che poco hanno condiviso e poco hanno costruito. Lui, molto impegnato nel lavoro durante la settimana nella sua attività imprenditoriale ed il weekend lontano da casa per seguire la sua grande passione per gli sport e per il mare; lei, impegnata nel suo lavoro di insegnante e nella cura dei figli, è sempre stata poco incline a seguire il marito nel fine settimana.

La coppia ha due figli di età preadolescenziale. A tal proposito, Massimo ricorda la sua difficoltà a diventare genitore. Egli spiega che, inizialmente, non era pronto a vivere la paternità. Si sentiva distaccato poiché non sapeva gestire il nuovo ruolo che andava a ricoprire riproponendo il modello genitoriale paterno che lui stesso aveva esperito in qualità di figlio. Solo a distanza di qualche anno, ha capito che stava mettendo in atto un modello anacronistico, troppo formale e distaccato.

Tre mesi prima del ricovero di Massimo, la ex-moglie comunica al marito la volontà di separarsi da lui dopo 14 anni di matrimonio. E’ una decisione sofferta che la ex-moglie è riuscita a prendere dopo aver pensato e ragionato con l’aiuto di uno psicologo.

Analisi del quadro psicologico

La depressione di Massimo è conseguente al vissuto luttuoso dato dalla fine del matrimonio. La sofferenza deriva dal tramonto del suo progetto di coppia e di famiglia ideale ed è accompagnata da un forte senso di fallimento. La separazione è un evento profondamente traumatico che Massimo sente di non riuscire a contrastare, proprio lui che, come temperamento, tende a dominare e dirigere, si trova a provare l’insostenibile sensazione di essere sopraffatto dalle emozioni.

Dalla descrizione della sua storia e della sua personalità emerge chiaramente la tendenza al controllo, al distacco emotivo, alla razionalità ed alla concretezza. La famiglia d’origine, molto rigida e attenta all’educazione, ha trasmesso a Massimo un modello relazionale basato sul dovere piuttosto che sull’espressività e l’affettività. Egli è inconsapevole che l’educazione ed il rispetto tanto richiesti dal padre nascondano la difficoltà di maneggiare il materiale emotivo. Massimo stesso descrive come “sereno” il clima respirato nella sua famiglia d’origine proprio perché non avvenivano contrasti aperti, senza accorgersi del fatto che quello rappresentava una buona difesa dall’instaurare punti di contatto tra loro. La stessa vita coniugale ha seguito un percorso identico. Il termometro della coppia di Massimo sembra essere basato sull’organizzazione: se questa funziona, allora la coppia funziona, trascurando qualsiasi altra sfumatura emotiva ed affettiva tra i coniugi.

Il paziente si è ritrovato ad affrontare non solo il grande fallimento del matrimonio, ma anche il fallimento dei suoi modelli ideali, delle sue convinzioni e progetti futuri.

Soffermarsi sui propri meccanismi psichici attraverso la psicoterapia permette di acquisire consapevolezza circa la fine del rapporto e l’irreversibilità della scelta. La psicoterapia di Massimo si è incentrata non solo sul forte vissuto depressivo, ma anche sull’enorme carico di rabbia per l’abbandono subito e per la perdita affettiva che lo ha sconvolto a livello dell’identità e dell’autostima. Dopo una prima fase di negazione dell’evento, seguono i vissuti depressivi, i sensi di colpa, la rabbia e la necessità di risarcimento verso il partner che ha lasciato. Ognuno ha un personale percorso che, secondo i manuali, dura almeno un anno (ma in realtà dura molto di più) e comporta una complessa elaborazione psicologica simile a quella che si effettua di fronte alla morte di una persona cara.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano per la separazione a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Disclaimer: Le storie trattate hanno come protagonisti personaggi di fantasia ispirati alla pratica clinica quotidiana. A tutela della privacy tutti i nomi e dettagli sono stati modificati/omessi. Ogni riferimento a fatti e/o persone realmente accaduti e/o esistenti è da ritenersi puramente casuale.