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Archivio Tag: Psichiatria

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Omotossicologia e Psichiatria

Omotossicologia.

Cos’è?

LOmotossicologia si è sviluppata nel secolo scorso, in Germania, per opera del medico tedesco Hans Heinrich Reckeweg, spinto dal desiderio di creare una sinergia e un collegamento tra l’Omeopatia e la Medicina Convenzionale.

L’evoluzione recente della Omotossicologia è la Medicina Fisiologica di Regolazione (PRM)  che rappresenta la più moderna integrazione tra medicina accademica e le cosiddette medicine non convenzionali.

Omotossicologia e  Medicina di Regolazione si fondano sulle attuali conoscenze nel campo della Biologia Molecolare, della Biochimica, della Biofisica, dell’Immunologia ed in particolare della Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia.

Rappresentano quindi il passaggio dell’approccio omeopatico verso la rigorosità scientifica.

>> Scarica l’infografica “Omotossicologia in Psichiatria” in formato pdf

I farmaci omotossicologici

In PMR e in Omotossicologia si utilizzano farmaci sia a diluizioni omeopatiche che a diluizioni ponderali, questi ultimi vengono formulati secondo i principi della terapia Low Doses ( cioè a Basso Dosaggio ) e attraverso processi di dinamizzazione cinetica i quali rendono la molecola attiva farmacologicamente anche a bassi dosaggi; ciò permette di modulare e ridurre drasticamente la comparsa di effetti collaterali e il sovraccarico degli organi deputati al metabolismo dei farmaci (fegato e rene).

L’interpretazione della malattia

Secondo La Medicina di Regolazione la malattia è interpretata come la risposta e la lotta dell’organismo a qualsiasi “tossina”.

Il suo bersaglio è l’eliminazione del sovraccarico di tossine che hanno superato la soglia di allarme, soprattutto attraverso la correzione e la stimolazione dei meccanismi fisiologici atti a mantenere il corretto funzionamento delle difese dell’organismo. Esso è infatti costantemente esposto ad un’enorme quantità di tossine esogene (batteri, virus, tossine alimentari, metalli pesanti, fattori di inquinamento ambientale, cataboliti di farmaci di sintesi, stress emotivi, ecc.) ed endogene ( prodotti intermedi dei diversi metabolismi, cataboliti finali, ecc. ).

La terapia ha lo scopo di riportare l’organismo nella condizione di reagire all’agente patogeno senza sviluppare sintomi, potenziando i meccanismi difensivi, le funzioni cellulari e l’attività degli organi emuntori.

PMR e Psichiatria

In ambito psichiatrico Omotossicologia e Medicina di Regolazione trovano applicazione in diverse situazioni cliniche.

Una attenta diagnosi deve innanzitutto essere posta per riconoscere correttamente ed inquadrare la patologia presentata dal paziente. Vanno differenziate quindi le situazioni che necessitano una terapia antidepressiva o di controllo dell’ansia con farmaci classici dalle situazioni nelle quali la terapia secondo il Paradigma Omotossicologico può risultare utile e risolutiva; sempre con l’attenzione ad un corretto inquadramento personale che permetta anche di valutare la eventuale necessità di un supporto o di una terapia di tipo psicologico.

Sono oramai numerose le evidenze che correlano la comparsa di disturbi e sintomi quali ansia, insonnia, “esaurimento psicofisico”, “stanchezza cronica”, Sindrome Premestruale a cause che solo di recente sono state riconosciute come momenti patogeni di primaria importanza e che potrebbero sembrare assolutamente poco correlate alla comparsa di sintomi psichiatrici: tra questi la disbiosi intestinale, gli stati di candidosi e le intolleranze alimentari.

Basti pensare che l’80% del neurotrasmettitore serotonina viene prodotta a livello intestinale e che la moderna psichiatria utilizza normalmente farmaci Serotoninergici (cioè che aumentano la disponibilità del neurotrasmettitore serotonina nello spazio intersinaptico) per trattare disturbi d’ansia e disturbi dell’umore.

Inoltre, La Medicina di Regolazione è molto efficace nelle situazioni di cronica attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene legate a condizioni di stress prolungato, attraverso terapie che supportano l’organismo e le reazioni biochimiche mitocondriali deputate alla produzione di energia, supportando e stimolando tutte le funzioni che vengono attivate cronicamente e quindi stressate in condizioni di sovraccarico psico-fisico prolungato.

L’obiettivo è quello di evitare che l’esaurimento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene porti alla comparsa di sintomi che possono mimare e successivamente evolvere in una Sindrome Depressiva.

Possono inoltre essere comprese ed affrontate con la PMR alcune di quelle situazioni cliniche che vengono classificate nelle cosiddette Patologie Psicosomatiche, quali situazioni caratterizzate da  dolore cronico senza correlati fisici, disturbi cronici a livello gastrointestinale, ipertensione, situazioni di stanchezza cronica (Sikness Sindrome), nonché la sintomatologia psichica e neurovegetativa legata alla Menopausa, tutte condizioni che spesso, dopo numerosi approcci e trattamenti, approdano allo studio psichiatrico e vengono trattate con farmaci antidepressivi.

Appartengono a queste situazioni anche quelle classificate come M.U.S. (Medical Unexpleined Syntoms), e cioè quadri sintomatologici caratterizzati da sintomi vaghi ed aspecifici che spesso sono legati a disregolazioni del Sistema Neurovegetativo: affaticabilità, irritabilità, dolori diffusi, alterazioni del ciclo sonno-veglia, stipsi o diarrea cronica, eccessiva sensibilità al freddo, sensazioni di sbandamento, cefalea, ansia, alterazioni tono dell’umore, che però ancora non si strutturano in una vera e propria Sindrome Depressiva.

L’impiego di farmaci Omotossicologici è inoltre di grande efficacia nella fase in cui il medico decide di ridurre gradualmente e poi sospendere la terapia psichiatrica allopatica, allo scopo di stimolare le difese dell’organismo per evitare la ricomparsa di sintomi.

 Concetti di base

In Medicina Fisiologica di Regolazione uno dei concetti principali e il primo momento terapeutico è il Drenaggio della Matrice, cioè del tessuto connettivale ubiquitariamente presente nel nostro organismo, che svolge funzioni di vitale importanza per ciò che riguarda la regolazione di numerosissime funzioni da cui dipende il mantenimento dello stato di salute.

Una matrice non drenata porterà ad una sofferenza del metabolismo cellulare e quindi alla comparsa di malattie di funzione d’organo fino ad una sofferenza cellulare dell’organo stesso.

Perciò la Riattivazione degli Organi Emuntori (polmone, cute, rene, fegato, intestino) e il drenaggio della Matrice Intercellulare sono due cardini portanti della PMR e hanno la finalità di migliorare i processi di regolazione e di difesa, stimolando la capacità del soggetto di ripristinare e mantenere lo stato di salute.

Un altro concetto cardine è quello della Regolazione dell’Equilibrio Acido–Base e la correzione dell’acidosi tissutale, condizione che può anch’essa facilitare l’insorgenza di sintomi legati alla disregolazione del Sistema Nervoso Neurovegetativo.

In conclusione

La terapia Omotossicologica e la Medicina di Regolazione non agiscono sopprimendo il sintomo, ma si propongono come terapie di profonda disintossicazione e stimolazione dei fisiologici meccanismi metabolici e di difesa; questo grazie all’utilizzo sia di farmaci derivanti dall’omeopatia classica, che da acquisizioni farmacologiche più recenti: derivati d’organo, catalizzatori della respirazione cellulare, chinoni, vitamine omeopatizzate, citochine omeopatizzate, farmaci allopatici in diluizione omeopatica e altri prodotti dalla moderna ricerca farmacologica di settore.

Una corretta integrazione, là dove sia possibile, tra farmacologia classica e farmacologia Omotossicologica porta spesso a risultati migliori e più duraturi rispetto all’utilizzo di un solo paradigma di cura. 

 La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Omotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

 

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La sindrome premestruale: ormoni e umore

Ormoni e Umore

Come medico-psichiatra mi capita spesso di visitare donne con diagnosi di Sindrome Premestruale.

Questa patologia è stata inserita anche nei testi di riferimento della psichiatria poiché, in alcuni casi, i sintomi fisici e mentali sono così marcati e gravi da determinare un quadro clinico che disturba in modo rilevante  la qualità di vita.

E’ anche frequente osservare l’associazione, nella stessa paziente, di un Disturbo d’Ansia o di una Depressione con i sintomi che caratterizzano la Sindrome Premestruale.

In base al tipo di disagio riferito dalle pazienti, il medico deve sapere discriminare le situazioni che non rappresentano una condizione patologica rispetto a quelle che invece si caratterizzano per gravità e che quindi richiedono un intervento terapeutico.

Vi sono diversi approcci, ugualmente validi, per attenuare i sintomi della Sindrome Premestruale. La scelta dell’intervento più utile ed efficace per la singola paziente, andrebbe valutato avendo presente la sua storia clinica, la sua storia personale, l’entità e la gravità dei sintomi, la concomitanza con altre condizioni cliniche, ad esempio una storia di ansia o di depressione nella paziente o nella famiglia di origine e considerando anche l’inclinazione ad assumere una terapia farmacologica tradizionale piuttosto che intervenire con rimedi più naturali.

Il medico deve comunque sempre motivare la paziente ad accettare la terapia per lei più adatta, instaurando un clima di alleanza terapeutica all’interno del quale la donna si possa fidare e affidare.

La cura può basarsi sull’utilizzo di una terapia convenzionale, prescritta dal medico ginecologo e a volte dallo psichiatra, o sull’impostazione di un Protocollo Omotossicologico o ricorrendo ad altri approcci di tipo Non Convenzionale.

Si parla di protocollo in quanto in Medicina Omotossicologica, a differenza dell’approccio Omeopatico unicista, è spesso necessario prescrivere al paziente  più di un farmaco o prodotto, che agiscano sinergicamente riequilibrando un’omeostasi che si è perduta e potenziando le capacità intrinseche dell’organismo di trovare un migliore adattamento.

In questa patologia sarebbe anche auspicabile una collaborazione e un confronto, tra il medico ginecologo e lo psichiatra, questo soprattutto quando i sintomi psichici sono molto intensi e invalidanti per la paziente e causano una ripercussione sulla sua vita lavorativa o sociale.

Ci occupiamo, in questo breve articolo, dei sintomi psichici e cioè: irritabilità e impulsività, tensione psico-fisica, irrequietezza e instabilità emotiva, umore cupo e triste, crisi di pianto immotivate o scatenate da motivi non gravi, difficoltà di concentrazione e, in alcune donne, mal di testa, disturbi del sonno e desiderio di carboidrati.

E’ oramai accertata una correlazione tra la produzione ormonale e la produzione di neurotrasmettitori, cioè di quelle sostanza che regolano funzioni cerebrali come il tono dell’umore, il sonno, l’appetito, l’impulsività, il desiderio sessuale.

Nelle donne affette da Sindrome Premestruale è presente una disregolazione delle vie che utilizzano Serotonina.

D’altronde anche in altre situazioni caratterizzate da importanti modifiche dell’assetto ormonale della donna, vi possono essere talvolta sintomi a livello psichico, come nel post-partum o nel periodo del climaterio e della menopausa.

La psichiatria convenzionale può aiutare le donne che soffrono di una Sindrome Premestruale, se particolarmente invalidante, attraverso la prescrizione di farmaci che regalano il tono dei neurotrasmettitori come i serotoninergici e le benzodiazepine.

Questo tipo d’intervento terapeutico va però riservato a quelle donne che presentano sintomi particolarmente gravi che influenzano in modo significativo, ogni mese, la loro vita socio-lavorativa, o alle donne che, anche indipendentemente dalla fase del ciclo, presentano problemi di ansia o depressione.

Soprattutto, queste terapie devono riguardare le donne che non hanno avuto beneficio da un approccio al problema caratterizzato da una radicale ri-valutazione del loro stile di vita, alimentazione, movimento e capacità di gestione dello stress.

In Medicina Omotossicologica i sintomi psichici della PMS possono essere attenuati e modulati con il ricorso a farmaci complessi che agiscono sulla regolazione del tono dell’umore, sulla tensione psichica e sull’ansia.

Anche in questo caso, come in precedenza segnalato, è indispensabile che la paziente condivida con il medico informazioni sul suo stile di vita e sia disposta a modificarlo per favorire il riequilibrio necessario e non contrastare l’azione dei rimedi prescritti.

Da un punto di vista Omotossicologico la Sindrome Premestruale può essere collocata nella cosiddetta Fase di Reazione, in cui i sintomi mentali sono l’espressione di una situazione di infiammazione eccessiva che determina una reazione sproporzionata a stimoli non particolarmente intensi.

Va potenziato in queste pazienti il drenaggio del tessuto connettivo attraverso l’attivazione degli organi emuntori, rene e fegato. E’ inoltre necessario favorire il riequilibrio neuro-endocrino e bilanciare lo stato di equilibrio acido-base.

La corretta associazione dei diversi farmaci disponibili andrà valutata, di caso in caso, secondo la predominanza dei sintomi nel quadro clinico e anche secondo lo stato generale d’intossicazione e d’infiammazione nel quale si trova la paziente.

Agendo su questi tre parametri attraverso i farmaci, con una corretta alimentazione e idratazione e movimento, si ottiene spesso un evidente miglioramento dei sintomi.

La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia, Ormoni e Umore e Sindrome Premestruale a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Ebook Semestrali | #3 – Dicembre 2014

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Semestrale di Informazione Medica – #3 | Dicembre 2014

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E’ possibile scaricare gratuitamente una copia integrale dal sito web dello Studio Psichiatria Integrata.
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Ebook Semestrali | #2 – Giugno 2014

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Semestrale di Informazione Medica – #2 | Giugno 2014

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Ebook Semestrali | #1 – Gennaio 2013

E-book dello Studio Psichiatria Integrata: Download Gratuito.

Semestrale di Informazione Medica – #1 | Gennaio 2013

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A presto!

 

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Ortoressia e Disturbi Alimentari

Capita sempre più frequentemente di osservare nella pratica clinica  un nuovo Disturbo Alimentare  in cui l’attenzione ossessiva non viene posta sulla quantità di cibo e di calorie introdotte, come nella Anoressia,  ma sulla qualità degli alimenti, sulla scelta del cibo e sulle sue caratteristiche; questa nuova patologia  è conosciuta con il nome di “Ortoressia” o “Ortoressia Nervosa” (dal greco “orthos” che significa giusto e corretto, e “orexis” che significa appetito).

Essa  può essere definita come  la ricerca ossessiva di una alimentazione sana, ricca di sostanze nutrienti,  con l’assoluta esclusione di qualsiasi alimento che possa essere considerato non genuino, inquinato batteriologicamente o da un punto di vista chimico e le persone affette sono ossessionate da un’alimentazione che consenta loro di conservare o migliorare la salute e la loro qualità di vita. Naturalmente per poter parlare di patologia è necessario che i pensieri e i comportamenti  che riguardano il cibo si concretizzino in un vero e proprio disturbo ossessivo che  si differenzia da giuste e corrette norme di alimentazione a cui tutti dovremmo porre attenzione.

Questo quadro clinico è stato descritto, curiosamente,  per la prima volta dal dietologo Steve Bratman nel 1997; egli stesso aveva  sofferto per un periodo della sua vita di questo disturbo che all’epoca non era ancora codificato dalla psichiatria accademica come categoria diagnostica.

Le persone affette da Ortoressia spesso presentano altri disturbi psichici  sovrapposti al disturbo alimentare vero e proprio, ad esempio un Disturbo di Personalità di tipo Ossessivo, Disturbi d’Ansia, Ipocondria o Fobie per  le contaminazioni, nonché una ossessiva attenzione alla forma fisica e  ai processi di invecchiamento.

Questa emergente patologia  è maggiormente osservabile nei paesi industrializzati dove  le informazioni sull’importanza di una alimentazione sana, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, sono spesso abusati a scopo di pubblicità, peraltro a volte ingannevoli, e dove sono maggiormente diffuse notizie che riguardano pericoli insiti nel consumare determinati alimenti ( carni infettate o comunque con un potenziale cancerogeno, frutta e verdura coltivate in presenza di additivi chimici o geneticamente modificate e così via) o pericoli nelle modalità di conservare o cucinare il cibo ( forni a microonde, metalli pesanti rilasciati durante la cottura in pentola).

Anche l’Ortoressia,  come tutti  i Disturbi del Comportamento Alimentare,  coinvolge maggiormente pazienti di sesso femminile e alcune categorie di persone sembrano maggiormente esposte allo sviluppo di questa patologia ed in particolare i vegetariani,  i vegani  e i consumatori abituali di cibi biologici e biodinamici.

Sebbene i benefici sulla salute e la qualità di vita di una sana alimentazione non siano da mettere in dubbio, in questo disturbo l’ attenzione alla qualità della alimentazione  determina  un allarme eccessivo e la messa in atto di comportamenti ossessivi di controllo e di evitamento sociale.

Attraverso il colloquio clinico il medico psichiatra deve differenziare  le situazioni  francamente patologiche, quando cioè le scelte alimentari  diventano dannose per la salute dell’individuo,  quando vengono ad essere influenzate negativamente le condizioni fisiche ma anche la vita di relazione e l’equilibrio psicologico.

Spesso infatti le persone affette da Ortoressia, mostrano atteggiamenti talmente rigidi e rifiutano categoricamente qualsiasi deroga  al punto tale che  vengono più facilmente criticati per questa inflessibilità  che per le loro scelte alimentari ed alla fine tendono ad isolarsi rifiutando tutte quelle occasioni di incontro sociale durante le quali le proprie convinzioni potrebbero essere messe in discussione, disapprovate o criticate.

Anche i pazienti affetti da Ortoressia,  come le ragazze anoressiche,  cercano  di conquistare e percepire il  senso di valore del proprio sé  e la propria autostima  attuando regole di rigido controllo, sviluppando forti sensi di colpa qualora dovessero cedere e trovando un’apparente realizzazione  in quegli aspetti della vita dove le regole vedono il loro maggiore sviluppo (regime alimentare, lavoro, business, competizioni, studio) spesso  a scapito di una corrispondente attenzione e consapevolezza verso  la propria sfera privata, personale e affettiva.

Anche l’Ortoressia è quindi una patologia che si manifesta attraverso  abitudini alimentari ossessive, ma che riguarda e coinvolge più profondamente la struttura di personalità e l’immagine di sé e del proprio valore in relazione al mondo esterno.

La terapia deve quindi articolarsi su diversi piani, coinvolgendo spesso figure professionali complementari quali lo psichiatra, che può valutare la necessità di una terapia specifica per il controllo della sintomatologia ossessiva e lo psicoterapeuta cha analizzerà con il paziente i nuclei profondi del proprio disagio.

La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia e disturbi alimentari a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.