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La febbre della ribalta

Ansia Sociale: la febbre della ribalta.

Numerosi attori o musicisti noti soffrono e hanno sofferto di sintomi d’ansia sociale.

Non mi riferisco al naturale stato di tensione e ansia che precede l’entrata in pubblico ma a vere e proprie situazioni che sono da considerarsi sintomo di patologia.

Ciò nonostante queste persone sono, a volte, tanto motivate dal loro desiderio da tollerare il forte disagio che provano. La stessa esposizione può gradualmente attenuare la sintomatologia. L’esposizione graduale allo stimolo fobico e il reassessment cognitivo sulle proprie paure sono, infatti, tecniche utili nella terapia dell’ansia fobica.

Altri professionisti hanno invece richiesto un aiuto medico, sia farmacologico che psicologico, per continuare a svolgere la loro amata professione.

E’ per esempio noto che alcuni di loro sperimentano il timore fobico di non controllare funzioni corporee mentre svolgono la loro performance artistica come vomitare, ruttare, perdere il controllo della vescica o dell’intestino o emettere flatulenze.

Questi professionisti soffrono di Fobia Sociale.

Cosa è il disturbo di ansia sociale

Il Disturbo d’Ansia Sociale, anche conosciuto come Fobia Sociale, è una patologia che determina un notevole disagio personale e che affligge un’elevata percentuale di persone.

Insorge solitamente in età giovanile, nella tarda adolescenza, quando le interazioni con il gruppo sociale e in generale le relazioni extra-famigliari iniziano a fare parte della vita.

Prima del 1980 Il Disturbo da Ansia Sociale non era considerato ancora una vera è propria entità diagnostica, cioè una patologia a tutti gli effetti. Per questo motivo le persone affette erano considerate “ eccessivamente timide” e il più delle volte non venivano curate. Il disagio causato da questa condizione è molto profondo e certamente molti pazienti si rivolgono allo psicologo, il quale può consigliare un approccio di tipo psicoterapeutico.

Nel decennio fino agli anni ’90 sono stati condotti molti studi su una larghissima fascia di popolazione e ora si conoscono più nel dettaglio le caratteristiche di questo disturbo: l’incidenza nella popolazione, l’età d’insorgenza, i fattori di rischio, l’associazione con altri disordini psichici e la terapia, che si basa anche sull’utilizzo di molecole specifiche oltre che  su pratiche di terapia cognitivo-comportamentale.

La Fobia Sociale è definita come un “marcato timore di esporsi a situazioni sociali durante le quali il paziente teme il giudizio altrui e di agire in modo imbarazzante o umiliante”.

Questi pazienti provano un profondo disagio emotivo se devono parlare in pubblico, scrivere o mangiare di fronte ad estranei. Possono sperimentare ansia e profondo imbarazzo nel rimanere in spazi chiusi, dove ci sono tante altre persone e a sostenere o comunicare i loro punti di vista in una conversazione o a rapportarsi con superiori e persone dell’altro sesso, così come a parlare in classe o in una riunione.

Il timore è accompagnato da forte sensazione di ansia e da sintomi neurovegetativi come palpitazioni, tremore, rossore, sudorazione, vampate di calore.  E’ sempre presente notevole ansia anticipatoria, cioè uno stato di tensione sia psicologica che fisica legata al pensiero di una futura situazione temuta.

Per evitare di vivere questi momenti d’imbarazzo e forte preoccupazione i pazienti affetti da ansia sociale mettono in atto molte condotte di evitamento che possono interferire con il funzionamento sociale e gli obiettivi lavorativi e che a loro volta influenzano negativamente il decorso, favorendo la cronicizzazione della malattia.

Questi pazienti vivono anche un timore esagerato rispetto al fatto che altri si accorgano della loro ansia e sono molto sensibili, e a loro volta critici, rispetto alle risposte neurovegetative visibili come il tremore e il rossore.

Sono descritti due sottotipi di Fobia Sociale, nella forma generalizzata, caratterizzata da un elevato timore del giudizio e del rifiuto, la paura è estesa a molte situazioni sociali, nei casi più gravi anche in ambienti noti e con gli stessi famigliari e una forma specifica o circoscritta nella quale la paura è limitata ad una o a poche situazioni come il parlare in pubblico o scrivere mentre si è osservati.

Cause del disturbo di ansia sociale

Come tutti i Disturbi d’Ansia anche nella Fobia Sociale si riconosce una inclinazione famigliare a sviluppare la malattia. Questo verosimilmente non solo per una predisposizione genetica ma anche perché il nostro modo di percepire noi stessi e il mondo deriva largamente dall’osservazione dei nostri genitori e di come agiscono e dalle interazioni che stabiliamo con loro. I bambini che crescono con genitori affetti da un disturbo simile, spesso estremamente riservati e con pochi amici, osservano i loro parenti nelle rare relazioni che instaurano e fanno più fatica a sviluppare sicurezza di sé e atteggiamenti estroversi verso il prossimo.

A volte, invece, le figure genitoriali di questi pazienti sono riferite come molto rigide, poco accoglienti e gratificanti e particolarmente inclini alla critica, stile che genera nel bambino una continua ansia di prestazione e limita lo sviluppo di un senso di sé competente e apprezzabile. Questi bambini inoltre non sviluppano un corretto approccio all’errore che diventa per loro, come per i loro genitori, inaccettabile e fonte di vergogna eccessiva.

Complicanze del disturbo di ansia sociale

La Fobia Sociale ha solitamente un decorso cronico, generalmente senza remissioni. Per questo è indispensabile contrastare il naturale evolversi della malattia che, se non curata, tende ad essere ingravescente e sempre più invalidante.

Molti pazienti affetti da Fobia Sociale possono sviluppare depressione maggiore, essi, infatti, sperimentano frequenti vissuti d’inadeguatezza ed inferiorità e hanno difficoltà a condurre una vita sociale soddisfacente, tutto ciò a lungo andare può causare una vera e propria forma depressiva.

Un’altra complicanza frequente di questo disturbo è l’abuso alcolico o di farmaci che vengono assunti per alleviare l’ansia nelle situazioni di esposizione sociale, come cene o prestazioni in pubblico.

Altri pazienti possono invece sviluppare un profondo isolamento sociale e forte dipendenza da qualche figura famigliare con la quale l’ansia non è presente.

Terapia Farmacologica del disturbo di ansia sociale

La Fobia Sociale, prima di essere riconosciuta come una vera e propria patologia, distinta da forme più sfumate di timidezza, è stata classificata nelle nevrosi e quindi trattata soltanto con interventi di tipo psicologico. Oggi invece si sa che di fronte ad una diagnosi di Fobia Sociale è necessario impostare un trattamento farmacologico mirato che può e deve affiancare il supporto psicologico, che non deve mai mancare.

Sebbene il sintomo principale di cui il paziente riferisce sia l’ansia, la terapia della Fobia Sociale si basa oggi prevalentemente su molecole della classe degli antidepressivi SSRI (serotoninergici) che agiscono riducendo la paura e la sensibilità dei pazienti al potenziale giudizio.

Particolarmente efficace in questo disturbo è la paroxetina, sebbene gli studi abbiano dimostrato un’efficacia anche di altre molecole della stessa classe.

L’utilizzo delle benzodiazepine a scopo ansiolitico dovrebbe essere riservato soltanto ad occasionali somministrazioni nel caso di eventi particolarmente stressanti per il paziente.

Un’altra classe di farmaci utile in questo disturbo sono i Beta-bloccanti, soprattutto nelle forme specifiche, in particolar modo nell’ansia da prestazione. Essi riducono le risposte neurovegetative dell’ansia, come la tachicardia, la sudorazione, le mani fredde e il rossore, che sono particolarmente disturbanti per il paziente il quale teme che possano essere osservate e criticate.

Terapia non Farmacologica del disturbo di ansia sociale

Alla terapia con i farmaci va associata sempre una terapia psicologica, più frequentemente di tipo cognitivo-comportamentale e i programmi di social skill-training.

Conoscendo la storia clinica e personale di ciascun paziente si può valutare anche la possibilità di un trattamento ad orientamento psicodinamico che possa aiutare il paziente a riconoscere le dinamiche interpersonali che hanno influenzato così profondamente la sua immagine di sé e generato un così forte timore dell’altro.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra e Psicoterapeuta, si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia  e Disturbo di Ansia Sociale o Fobia Sociale a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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La paura di essere brutti

La paura di essere brutti.

Manifestazioni e sintomi

Detta anche Dismorfofobia o Disturbo da Dismorfismo Corporeo, questa patologia è caratterizzata da una grave preoccupazione per uno o più difetti, spesso immaginari o comunque di entità sicuramente inferiore a quanto percepito e alla preoccupazione che il soggetto vive. L’attenzione si può rivolgere ad ogni parte del corpo che viene criticata per le  dimensioni o per la forma (naso, bocca, orecchie, i capelli, la pelle, il seno, il pene e i testicoli e in generale gli organi genitali) e può diventare fonte di gravissimo imbarazzo. L’età d’insorgenza è molto precoce, già intorno ai 10-15 anni, e la distribuzione fra i sessi è simile. La diagnosi è invece spesso più tardiva a causa dell’estrema reticenza e della vergogna che i pazienti hanno a parlare del loro problema. L’eccessiva attenzione verso l’aspetto fisico, tipica della nostra cultura, ha certamente determinato un aumento dell’incidenza di questo disturbo e di altri quali come l’Anoressia Nervosa, ambedue caratterizzati da un’alterata percezione del proprio corpo. Read more »