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Archivio Tag: depressione

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Depressione: come riconoscerla

Cos’è la depressione?

È un disturbo del tono dell’umoreL’umore è una funzione psichica importante nei processi di adattamento umano e ha la caratteristica di essere flessibile.

Nella persona sana il tono dell’umore è abbastanza stabile e oscilla verso l’alto o verso il basso in base alle esperienze positive o negative che la persona sta vivendo.
In un soggetto depresso, al contrario, il tono dell’umore rimane costante verso il basso, indipendentemente dalle situazioni che lo circondano.

Il modo in cui la depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è possibile individuare alcuni sintomi comuni. È importante sottolineare che ciascuno di noi può provare gli stessi sintomi in momenti di tristezza o sconforto. Ma più questi fenomeni risultano essere intensi, frequenti e persistenti nel tempo, più è probabile che sia presente un quadro depressivo.

Ecco i principali sintomi per diagnosticare la depressione:

  1. L’umore depresso: tristezza costante, perdita di energia e slancio vitale.
    Chi soffre di depressione prova forte infelicità e malessere diffuso, continuo stato d’animo pessimista, senso d’intrappolamento in un tunnel senza via d’uscita. Tutto appare insormontabile.
  2. Mancanza di interesse o piacere verso attività che prima davano un senso di soddisfazione e gratificazione (hobby, sport, svaghi etc).
    La persona depressa si sente come vuota, incapace sia di gioire che di arrabbiarsi, e quindi di provare qualsiasi emozione e sentimento.
  3. Diminuzione o aumento dell’appetito spesso associati a notevole perdita o aumento di peso (oltre 5 kg), non giustificati da diete o patologie specifiche.
  4. Disturbi del sonno con difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno, con frequenti risvegli durante la notte o all’alba in preda a sentimenti di ansia. Oppure, al contrario, aumento del bisogno di dormire (ipersonnia), anche durante il giorno.
  5. Disturbi psicomotori con fenomeni di agitazione e ansia, o, all’opposto, rallentamento dei movimenti e dei riflessi.
  6. Uno stato astenico: senso di spossatezza non giustificata, affaticabilità, intorpidimento psicofisico, anche in assenza di qualsiasi sforzo o attività.
  7. Calo del desiderio sessuale: il soggetto depresso subisce una graduale demotivazione all’agire e questa si riflette anche nella sfera sessuale. 
  8. Calo dell’autostima e della fiducia nelle proprie capacità, senso di colpa eccessivo, persistente e inadeguato.
  9. Diminuzione delle capacità di concentrazione e dell’efficienza intellettiva (nello studio, sul lavoro etc.). La persona smarrisce inoltre la capacità di pensare e di prendere decisioni, anche le più semplici.
  10. Pensieri di morte. Nei casi più gravi possono comparire sintomi psicotici quali allucinazioni e/o deliri che portano alla nascita di idee anticonservative, pensieri di morte fino a vere e proprie ideazioni suicidiarie.

Come curare la depressione:

Per fare diagnosi di depressione è necessario che siano presenti contemporaneamente almeno 5 dei sintomi sopra elencati da un periodo di tempo di almeno due settimane. Quando questi criteri  sono presenti è necessario rivolgersi a un medico specializzato per fare una diagnosi accurata e iniziare subito la cura per la depressione più adatta al proprio caso clinico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione e disturbi dell’umore a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Depressione o Sindrome da Burnout

Depressione o Sindrome da Burnout

Ansia e depressione sono due termini,  oramai noti a tutti,  che non solo  indicano due importanti capitoli della patologia medico-psichiatrica, ma soprattutto segnalano i due sintomi principali che  i pazienti   riferiscono  quando vengono alla visita.

Inoltre, i termini  ansia e depressione indicano due stati  emotivi spiacevoli che frequentemente appartengono  alla esperienza di vita comune di ciascuno di noi,  anche di chi non  necessita  dell’aiuto dello specialista.

Altre volte invece, l’entità e la qualità di tali stati d’animo si concretizza in una forma depressiva vera e propria.

Spesso si “cerca di tirare avanti ” sperando che la situazione si risolva,  il più delle volte  si  decide di rivolgersi al medico di famiglia, il quale non  può che intervenire con strumenti terapeutici che agiscono sopprimendo il sintomo ma che non possono agire alla base delle cause, anche biologiche, che determinano  la comparsa di questi  disturbi.

Raramente isolate,  le manifestazioni di ansia e di umore  depresso, il più delle volte si presentano associate tra di loro e possono accompagnarsi, in modo variabile, ad altri disturbi quali ad esempio la riduzione della concentrazione, la difficoltà ad addormentarsi  o a mantenere il sonno e soprattutto un importante calo di energia psico-fisica.

Osservo in genere nella mia pratica clinica come  le persone arrivino alla visita quando  questi disturbi  datano già da alcuni mesi e la richiesta di aiuto si concretizza solo nel momento in cui  i sintomi  stanno  causando un evidente disagio su tutte le attività quotidiane, sia quelle lavorative che quelle personali.

E’ molto importante in tutti i casi fare una diagnosi precisa: ci troviamo di fronte ad un quadro depressivo conclamato, che necessita di una adeguata terapia medica, solitamente di tipo allopatico, oppure siamo in quelle fasi iniziali di esaurimento in cui il nostro organismo inizia a mandare segnali che, se bene interpretati e affrontati, permettono di recuperare uno stato di salute senza arrivare alla malattia depressiva?

Il termine esaurimento nervoso, che ha preceduto negli anni la terminologia più moderna di Depressione è, a mio parere, molto corretto in alcune situazioni cliniche, come spesso lo sono le descrizioni della cosiddetta saggezza popolare.

In effetti le condizioni a cui mi riferivo prima, inquadrate da un punto di vista Omotossicologico rappresentano proprio la manifestazione clinica di uno stato di indebolimento di organi e di funzioni biologiche e metaboliche dal corretto funzionamento delle quali dipende il mantenimento dello stato di salute e di efficienza  fisica e psichica. Quando queste funzioni sono scarsamente efficienti si arriva ad una condizione di sofferenza dell’organismo che si manifesta con un insieme di sintomi che possono mimare per qualità uno stato depressivo.

I motivi e le condizioni che possono portare all’indebolimento  dei meccanismi  deputati  alla produzione di livelli ottimali di energia e di salute sono numerosi, l’argomento è vasto e interessante e sarà oggetto di un prossimo approfondimento.

La Medicina Omotossicologica e La Medicina Fisiologica di Regolazione sono in grado di agire a vari livelli,  sui diversi organi, ripristinandone gradualmente la funzione,  permettendo  così il controllo e la modulazione dei sintomi,  ma anche, e questo è ciò che più conta,   potenziando vie metaboliche che si svolgono all’interno delle cellule  che sono deputate alla produzione di energia (Ciclo di Krebs  e Fosforilazione Ossidativa) nonché regolando vie di trasmissione neuro-endocrina la cui corretta regolazione è indispensabile per le funzioni vitali e la risposta adeguata allo Stress, tra queste  in particolare l’asse Ipotalamo-Ipofisi-Surrene.

E’ quindi  importante  dare valore e non trascurare condizioni caratterizzate da una stanchezza apparentemente immotivata, una riduzione delle energie fisiche e psichiche, associate o meno a sintomi più qualificati in senso depressivo o ansioso, proprio allo scopo di prevenire la comparsa di situazioni più conclamate e inquadrabili nella vera e propria Depressione,  le quali poi necessitano  un intervento farmacologico mirato con farmaci antidepressivi e ansiolitici.

Sono queste situazioni che ancora  non sconfinano nel patologico e che possono  essere contenute e risolte senza il ricorso a farmaci allopatici; appartengono spesso  alla continua ciclicità dell’efficienza delle nostre funzioni biologiche,  le quali  per mantenere nel tempo la loro efficacia vanno sostenute e potenziate.

La Medicina Omotossicologica stimolando i meccanismi di difesa intrinseci del nostro organismo  può quindi essere di grande utilità in queste situazioni “borderline,  nonché in tutti i momenti di vita in cui le richieste a cui il nostro organismo è sottoposto sono più elevate.

Un tipico esempio sono i due periodi del cambio di stagione primaverile e autunnale, momenti in cui al nostro organismo è richiesto un adattamento su vari livelli, che può essere stimolato ed aiutato proprio per evitare l’esperienza comune della comparsa o dell’aggravamento in queste stagioni di passaggio, di sintomi ansioso-depressivi.

Accanto a questi  vi sono altri tipi di altri disturbi che in questi periodi dell’anno spesso vengono a riacutizzarsi, ne sono esempi comuni l’insonnia e le patologie  quali il reflusso gastroesofageo e i disturbi funzionali dell’apparato gastroenterico.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e sindrome da burnout a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato  fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Stress in città | Depressione Milano

 La Depressione in città

“We have a largely materialistic lifestyle characterized by a materialistic culture. However, this only provides us with temporary, sensory satisfaction, whereas long-term satisfaction is based not on the senses but on the mind. That’s where real tranquility is to be found. And peace of mind turns out to be a significant factor in our physical health too.”  Dalai Lama.

“Abbiamo uno stile di vita largamente materialistico caratterizzato da una cultura materialistica. Questo ci dona una temporanea sensazione di soddisfazione dei sensi, mentre la soddisfazione a lungo termine non è basata sui sensi ma nella mente. Nella mente è dove si trova la vera tranquillità. E la pace della mente si rivela anche essere un fattore fondamentale per la nostra salute fisica.”  Dalai Lama.

Studi epidemiologici sulla Depressione nelle aree urbane.

Numerosi studi sono stati condotti, o sono ancora in corso, per valutare l’impatto sulla salute fisica e psichica della vita nelle grandi città. Alcuni di questi riguardano in modo specifico la valutazione della frequenza di Depressione nei soggetti che vivono nei grandi centri urbani.

La Depressione è una patologia in notevole e continuo aumento, come anche indicato dall’O.M.S.

Nel 2030, secondo i dati diffusi in occasione dell’ultimo congresso della Società Italiana di Psichiatria, la Depressione sarà la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari, con un enorme impatto sulla spesa socio-sanitaria, sia diretta che indiretta,  come ore di lavoro perse.

Una recente ricerca statunitense evidenzia che quasi il 50% delle persone viene colpito, almeno una volta nella vita, da Depressione o Ansia.

In Italia si stima che circa cinque milioni di persone siano affette da Depressione, circa tre milioni soffrono invece di disturbi d’Ansia.

Nella sola città di Milano le persone malate di Depressione sono stimate a 85.000, con una maggioranza di donne e ogni anno si contano intorno a 4000 casi in più.

Anche altre patologie psichiatriche sono più frequenti nella popolazione che vive in città. Negli adulti i Disturbi d’Ansia e la Schizofrenia mentre nei bambini la Sindrome da Iperattività e Deficit d’Attenzione e i Disturbi d‘Ansia.

Anche la Depressione Post Partum può colpire maggiormente le mamme che vivono in grandi città, come evidenziato da uno studio condotto dai ricercatori del Women’s College Hospital di Toronto, su un campione di oltre 6000 mamme.

Le donne che vivono in aree urbane possono essere più esposte alla depressione per motivi di ordine ambientale ed in particolare a causa di un maggiore isolamento sociale.

Secondo un recente studio del Servizio Sanitario Nazionale chi nasce a Roma o a Milano, o comunque chi vive in queste città da almeno tredici anni, ha il 30% di probabilità in più di insorgenza di malattie mentali.

Inoltre, va considerato che la percentuale della popolazione che risiede nelle aree urbane sta continuamente crescendo, secondo alcune stime era intorno al 15 % nei primi anni del secolo scorso e circa del 50% nel 2010.

Anche qui le stime dell’O.N.U. ipotizzano che nel 2050 il 70% della popolazione risiederà in grandi centri urbani.

 Città, Stress, Depressione: i fattori ambientali.

Se la percentuale dei malati depressi in città è maggiore rispetto a chi vive in ambienti più piccoli, è indispensabile porsi delle domande al fine di indagare e capire quali possono essere le cause di ciò, per attuare misure preventive, non limitandosi a curare la patologia una volta che si è manifestata.

Le variabili implicate in questo fenomeno sono più di una e l’impatto di ciascuna di esse sui diversi individui può essere differente, ciò che è dannoso e patogeno per una persona può non esserlo per un’altra che possiede una struttura fisica e psichica differente ed un approccio più efficace alle difficoltà che la vita inevitabilmente ci pone.

Lo stesso tipo di stress, ad esempio, può portare alla depressione una persona, ma non un’altra, è quindi la combinazione di predisposizione genetica con l’evento stressante o traumatizzante che conta.

Le cause della Depressione, come peraltro di tante altre malattie, sono, infatti, di tipo bio-psico-sociale, intervengono cioè  fattori genetici, elementi biologici e fattori psico-sociali, cioè relativi all’ambiente in cui la persona vive.

Se i fattori genetici sono importanti, è stato comunque accertato che l’ambiente ha un’enorme responsabilità nell’insorgenza dei disturbi mentali.

Sicuramente la città impone ritmi di vita innaturali e veloci, quando non frenetici, gli individui vivono spesso in condizioni di stress, con tutte le conseguenze sul piano psicologico che tutti ben conosciamo ma che si manifestano anche sul piano  biologico.

Lo stress cronico attiva tutta una serie di risposte dell’organismo che deve prepararsi a farvi fronte, causa un elevato livello di ormoni come il cortisolo, ormone dello stress, e riduce la disponibilità di serotonina ed altri neurotrasmettitori nel cervello, tra cui la dopamina. Queste modifiche sono a loro volta correlate allo sviluppo di depressione.

Questi neurotrasmettitori, infatti, regolano funzioni biologiche come il sonno, l’appetito, l’umore e il desiderio sessuale, tutte funzioni che si sregolano durante un Episodio Depressivo.

Lo stress attiva vie neuro-ormonali note come Asse Ipotalamo – Ipofisi – Surrene che, per quanto molto efficienti non sono inesauribili, anche la capacità dell’organismo di fare fronte a situazioni di emergenza ha un limite ed esiste una correlazione certa tra stress cronico e sviluppo di depressione.

Un approccio terapeutico alla Depressione in città.

E’ frequente, nella mia pratica clinica, incontrare pazienti che presentano un quadro depressivo i quali mi raccontano una storia di sovraccarico di stimoli stressanti da gestire nei mesi precedenti la comparsa dei sintomi. Il più delle volte si tratta di situazioni di intenso impegno lavorativo a volte le motivazioni riguardano invece la vita relazionale e affettiva. Questo stato di malessere è spesso sottovalutato dalle persone anche perché non vi è altro modo in una società e in ambienti lavorativi orientati ed improntati esclusivamente alla efficienza e alla produttività, dove se non ci si adegua si è emarginati e non si progredisce.

A queste eccessive richieste di performance si associa una situazione socio-economica incerta, dove il timore della disoccupazione, il futuro incerto, mancanza di sostegno sociale adeguato portano da una situazione di disagio psicologico ad una vera e propria malattia psichica, che richiederà poi l’utilizzo di farmaci.

In queste situazioni non ci si può limitare  alla sola prescrizione farmacologica per risolvere la fase acuta.  Il medico deve anche farsi portatore di informazioni e promotore di riflessioni che aiutino il paziente a raggiungere un buon equilibrio, dove da una parte esistono i doveri lavorativi e nei confronti delle persone che amiamo, ma anche una attenzione e un rispetto dei propri spazi, di tempi più lenti ed adeguati e della propria individualità.

Altri fattori ambientali implicati nell’insorgenza della depressione possono essere individuati in uno stile di vita spesso poco attento da un punto di vista dell’alimentazione e di una corretta attività di movimento. Se è certamente vero che cibo e movimento non possono curare la depressione è anche vero che concorrono a sorreggere l’organismo che si trova sottoposto allo stress. È noto come il movimento, svolto in modo corretto, sia terapeutico nel controllare la glicemia, la pressione arteriosa e il livello di cortisolo, cioè tutti quei parametri che si alterano in corso di stress.

Chi cura questi aspetti è inoltre solitamente un soggetto più capace di riconoscere il bisogno di dare spazio a se stesso e sarà probabilmente più focalizzato su un concetto generale di ricerca del ben-essere.

Per resistere, senza ammalarsi, agli stimoli e alle richieste quotidiane grande importanza ha l’effetto tranquillizzante e supportivo delle relazioni interpersonali o meglio di buone relazioni interpersonali.  Molti studi evidenziano come la mancanza di un adeguato supporto affettivo sia un fattore di rischio per lo sviluppo di Depressione.

La città e la vita in città, per i ritmi, per le distanze, per la carenza di luoghi di aggregazione, mina profondamente la facilità di incontri e richiede a tutti noi molto impegno e molta energia se vogliamo mantenere un buon livello di integrazione sociale, buoni rapporti umani fondati su vera amicizia e convivialità.

Quindi, sebbene le terapie farmacologiche per curare e guarire la depressione siano efficaci, è spesso necessario accompagnare il paziente attraverso un percorso di terapia della parola, insegnarli a concedersi uno suo spazio di riflessione e di calma, che in futuro non sarà più la terapia ma altre esperienze buone e piacevoli per il paziente.

Si va inoltre sempre più delineando il bisogno di strategie preventive e di interventi informativi che siano utili per moderare la relazione tra stress psicosociale,  psicopatologia e depressione.

L’informazione e la prevenzione devono agire a livello della popolazione generale e aiutare le persone a combattere i fattori di rischio e le cause dello stress psicosociale cronico.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra a Milano, Psicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di terapia della Depressione Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

 

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L’Ignatia amara contro l’ansia

L’Ignatia amara contro l’ansia

L’ansia si cura con la stricnina!

L’Ignatia Amara (strychnos ignatia) è una pianta, una liana, originaria delle isole Filippine, anche nota come Fava di Sant’Ignazio. Per preparare la tintura madre si utilizzano i suoi frutti gialli, i cui semi contengono i principi attivi. I semi vengono essiccati, sminuzzati e poi macerati in alcool per ottenere la tintura madre dalla quale sono preparate le diluizioni omeopatiche.

Questo è il processo attraverso il quale i principi attivi vengono via via diluiti dando luogo a preparazioni dove queste sostanze possono ancora essere presenti come molecole o, secondo il principio omeopatico, dove rimane soltanto l’acqua informata delle proprietà terapeutiche. Possono essere preparati, a partire dalla tintura madre, rimedi a concentrazioni differenti, che il medico potrà scegliere di utilizzare a seconda dei sintomi e del quadro clinico. Semplificando diciamo che i rimedi più diluiti vanno bene per il controllo dei sintomi psichici e mentali e quelli più concentrati per i sintomi fisici conseguenti al disagio emotivo.

Ignatia è un rimedio dell’Omeopatia classica ma anche della Medicina Omotossicologica, particolarmente efficace in alcune forme di ansia in quanto molto attivo a livello del Sistema Nervoso.

Le sostanze farmacologicamente utili presenti nella bacca sono la stricnina e la brucina, due alcaloidi molto tossici e velenosi se assunti in dosi ponderali dotate di un effetto specifico sul Sistema Nervoso. L’avvelenamento genera, infatti, una forte agitazione psichica e difficoltà respiratorie, contratture e spasmi muscolari fino alle convulsioni.

L’altra pianta da cui sono estratte queste due sostanze è Strychnos Nux-vomica (nota come albero della stricnina o noce vomica), rimedio anch’esso spesso utilizzato nelle forme di somatizzazione ansiosa a livello dell’apparato digestivo.

E’ doveroso specificare che l’utilizzo di una terapia non convenzionale in stati di ansia deve essere riservata ad alcuni casi specifici, non è adatta in tutte le forme di disturbo e non è un’alternativa al trattamento con farmaci tradizionali per il controllo dell’ansia, come gli antidepressivi o le benzodiazepine.

La sua efficacia si manifesta soltanto nelle situazioni che ne possono veramente beneficiare e la scelta di queste è appannaggio esclusivamente del medico che abbia una preparazione specifica in medicina non convenzionale e un’approfondita esperienza clinica psichiatrica.

L’utilizzo di rimedi naturali per i disturbi ansiosi va riservato alle forme meno gravi, dove non sia già strutturato un vero e proprio Disturbo d’Ansia, ad esempio come supporto, nelle forme di ansia conseguenti ad una struttura di personalità fragile e sensibile o a situazioni ambientali difficili e momentanee.

Quando è utile prescrivere preparati a base di Ignatia Amara

La prescrizione di rimedi a base di Ignatia può essere utile negli stati di ansia in cui il paziente riferisce una sensazione di fame d’aria o mancanza di respiro, con il bisogno di sospirare spesso allo scopo di compiere inspirazioni profonde. Sono soggetti con un’emotività labile e malinconica che si commuovono facilmente.

L’umore è instabile, il paziente è irritabile e ipersensibile a tutti gli stimoli: visivi, acustici, emotivi e può lamentare un’iperestesia algica, cioè un’aumentata sensibilità al dolore. Si tratta quindi di una condizione di ipersensibilità sia a livello mentale che fisico. In effetti, la caratteristica di questi pazienti è di sviluppare sintomi a livello somatico conseguenti ad una condizione di ansia. Ciò avviene soprattutto nei soggetti che tendono ad esprimere il disagio psichico in modo non verbale, persone che faticano a comunicare le proprie emozioni, tendono a reprimerle e a facilitare in questo modo la comparsa di sintomi fisici. Spesso addirittura questi soggetti hanno poca consapevolezza del proprio disagio emotivo e dei motivi che stanno alla base del conflitto psicologico. Caratteristicamente durante il colloquio con il medico  riescono a dare voce esclusivamente al loro problema fisico o a qualche superficiale motivazione ambientale.

Ignatia Amara è il rimedio utile in tutti i casi di Distonia Neurovegetativa.

La Distonia Neurovegetativa è una condizione causata da un non corretto equilibrio e funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo o Neurovegetativo, cioè quella parte nel nostro sistema nervoso che funziona senza il controllo della nostra volontà, appunto in modo autonomo. Governa e regola diverse funzioni tra le quali il battito cardiaco, la pressione arteriosa, la dilatazione dei vasi sanguigni, la contrattura della muscolatura liscia degli organi e, di conseguenza, le funzioni digestive gastriche e intestinali, la dilatazione dei bronchi e la frequenza respiratoria.

E’ costituito da due parti distinte, il sistema ortosimpatico e il sistema parasimpatico (o vagale) che hanno una azione uguale e contraria, dove uno stimola l’altro inibisce e regola.

Quando il corretto equilibrio del loro funzionamento sinergico si sregola compaiono sintomi a carico di diversi organi ed apparati. Sono sintomi funzionali, cioè generati da un non corretto funzionamento di questi organi e non da un’alterazione strutturale, anatomica o del tessuto dell’organo.

E’ però vero che un organo con una funzione cronicamente alterata andrà più facilmente incontro a lesioni. Ad esempio, uno stomaco che produce troppo acido cloridrico può essere suscettibile di gastrite o di ulcera, un intestino con una motilità alterata potrà nel tempo sviluppare disbiosi, intolleranze alimentari o una malattia cronica infiammatoria.

Più frequentiamo tutti noi ci troviamo in uno stato di orto-simpatico-tonia, cioè una situazione in cui prevale l’attività di questa parte del sistema nervoso neurovegetativo, mentre sarebbe opportuno essere in relativa vago-tonia, cioè la situazione in cui prevale il funzionamento della parte parasimpatica. In questo caso il battito cardiaco è regolare e non accelerato, il respiro è rilassato, la pressione sanguigna normale, lo stomaco si svuota regolarmente e non vi è eccesso di produzione acida e la contrattura delle fasce muscolari della parete intestinale favorisce un adeguato svuotamento di quest’organo.

Quando siamo in una situazione di sovraccarico di stimoli e di richieste, quindi in una situazione di eccessivo stress o distress, siamo in orto-simpatico-tonia.

Eustress è invece il termine con cui si indica un adeguato livello di attivazione e  di stimolazione, al quale siamo ancora in grado di reagire senza esaurire o depauperare le nostre risorse di energia fisica e psichica.

Questa mancata regolazione dell’equilibrio dei due componenti del Sistema Neuro-vegetativo  è quindi strettamente correlata allo stato ansioso. Spesso, infatti, chi soffre di ansia presenta sintomi come la tachicardia, l’aumento della pressione sanguigna, sudorazioni eccessive, disturbi viscerali digestivi o intestinali e senso di respiro difficile.

In Omotossicologia Ignatia Amara è presente in diversi prodotti, sia come rimedio unico  che in associazione con altri rimedi che agiscano in modo sinergico. A differenza dell’Omeopatia classica unicista, il rimedio omotossicologico può contenere più sostanze e ciascuna di queste a diversa diluizione, in modo da poter agire sia sulla componente mentale del disturbo che sulla sua espressione fisica e somatica. Esempi di situazioni in cui si può considerare l’utilizzo di una terapia non convenzionale con farmaci omotossicologici sono le somatizzazioni dell’ansia a livello gastrico e intestinale, come alcune forme di gastrite e di reflusso gastro-esofageo, eventualmente associando, in un primo momento,  anche la terapia allopatica necessaria.

Anche le coliti spastiche funzionali possono trarre beneficio da una terapia omotossicologica, sempre dopo un attento ed accurato approfondimento diagnostico che escluda patologie organiche.

Alcune forme di Disturbo dell’Adattamento con ansia o depressione e i sintomi psichici e fisici che possono accompagnare la menopausa sono altre situazioni cliniche che, dopo attenta valutazione della gravità dei sintomi, potrebbero trarre beneficio da un approccio di cura integrato.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Medicina Omtossicologica in Psichiatria e Psicoterapia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Disturbi di Ansia: focus sulla necessità di un approccio integrato

Disturbi di Ansia: Focus sulla necessità di un Approccio Integrato

Tratto da un articolo pubblicato sulla rivista scientifica: Evidence Based Medicine dell’agosto 2012.

In questo articolo gli Autori analizzano ben 194 lavori scientifici che indagano se  può essere utile associare alla terapia farmacologica e psicologica dei disturbi d’ansia, un intervento di potenziamento che riguardi la Medicina non Convenzionale o interventi sullo stile di vita, sull’alimentazione o sull’attività fisica.
Per semplicità di esposizione non analizzerò ogni singolo tipo di Disturbo d’Ansia, come invece hanno fatto gli Autori, e riassumerò ciò che è emerso dal loro studio.

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Depressione e Natale. Che strano connubio!

Depressione e Natale. Che strano connubio!

Chi lo ha detto che il natale sia per tutti un lieto evento? Per alcune persone le feste possono suscitare vissuti depressivi e ansiosi, specie il natale. E’ stato riscontrato statisticamente come durante il periodo natalizio aumentino le richieste di aiuto psicologico poiché, per le persone già sofferenti, si acuiscono i pensieri depressivi e ansiosi. Questa statistica merita attenzione e le dovute considerazioni. Non sempre l’aria di festa, di allegria e di famiglia viene vissuta con spirito gioioso e, spesso, le persone si trovano a fare i conti con sensazioni interiori di tristezza e solitudine, di ansia e senso di soffocamento. Tali sono le risposte emotive ad un clima di forzata ed imposta felicità. Read more »

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I disturbi d’Ansia nell’infanzia

I disturbi d’Ansia nell’infanzia

Già in età evolutiva sono presenti i disturbi d’ansia e rappresentano una condizione piuttosto diffusa che crea difficoltà talvolta molto evidenti al bambino e di riflesso anche alla famiglia.

Si tratta di una parte di psicopatologia che si manifesta gradualmente con segnali che non sempre il contesto circostante tende a cogliere, forse anche per non dar peso ad ogni espressione comportamentale del bambino, pensando che si possa trattare di una condizione temporanea che svanirà con la successiva fase di sviluppo. Non sono rare le prime visite in cui i genitori si presentano allarmati dal disagio che il bambino ha evidenziato ‘all’improvviso nell’ultimo periodo’.

Queste dichiarazioni racchiudono un margine di verità: il disagio di cui un bambino è portatore si esprime con più forza nel momento in cui, crescendo, egli è sottoposto a prove e stimoli di maggiore impatto. Di fatto, però, un determinato stile cognitivo e comportamentale non nasce all’improvviso ed è per questo che nei primi colloqui con la famiglia è importante indagare su tutti gli aspetti anamnestici che riguardano anche la gravidanza, le tappe di crescita, lo stile di attaccamento, la socializzazione che possono essere rivelatori di elementi sui quali fondare il parere clinico. Accanto all’indagine clinica, ci si può avvalere di ulteriori strumenti da effettuare sul bambino come i test cognitivi e di personalità ed il disegno.

All’interno dello spettro ansioso, troviamo alcuni disturbi che hanno una notevole importanza in psicopatologia dello sviluppo come i seguenti sotto elencati:

Disturbo d’Ansia da Separazione:

ansia esagerata ed incontrollabile nel momento della separazione dalla figura di riferimento o al pensiero di una separazione. Il pensiero è amplificato e la paura di separazione prende forme irrealistiche pensando che possa accadere qualcosa di grave alle persone a cui il bambino è attaccato. Le difficoltà si manifestano in qualunque situazione egli si trovi solo nonostante siano luoghi a lui noti, come per esempio la scuola. Presenta incubi notturni, sintomi fisici che compaiono anticipando mentalmente il distacco, difficoltà a dormire da solo. Viene fatta diagnosi di disturbo d’ansia da separazione quando i sintomi si presentano per almeno 4 settimane prima dei 18 anni di età e causano un forte disagio sociale, scolastico e familiare;

Fobie specifiche:

si presentano paure esagerate ed irragionevoli per situazioni circoscritte (es. il buio) e l’esposizione a tali situazioni crea risposte fisiche ansiose quali tachicardia, malessere, nausea, anticipazione mentale di eventi disastrosi che possono irrealisticamente accadere in quella circostanza. Tale condizione deve interferire con le normali abitudini del bambino e della famiglia e deve persistere per almeno 6 mesi per essere diagnosticato come disturbo. Esistono diverse categorie di fobie più o meno frequenti nell’infanzia. Le più frequenti sono le fobie per animali, per ambiente naturale (es. temporali, altezze) e situazionali (es. addormentarsi al buio);

Fobia sociale:

si caratterizza per la paura marcata e persistente per quelle situazioni sociali in cui il bambino è esposto a persone non appartenenti alla famiglia che potrebbero giudicarlo. Il soggetto è portato a dare troppa rilevanza (in psicologia si parla di “eccesso di consapevolezza”) ai suoi segnali ansiosi ed ai suoi comportamenti fino al punto di isolarsi poiché teme di essere troppo esposto, osservato e mal giudicato. La fobia sociale ha due picchi: il primo tra i 5 e 7 anni con l’ingresso nel mondo della scuola ed il secondo tra i 9 e 14 anni con l’esordio del periodo adolescenziale;

Disturbo Ossessivo-Compulsivo:

l’ansia crea pensieri intrusivi e comportamenti ritualizzati e ripetitivi che il bambino non riesce a non mettere in atto. Già nell’infanzia è presente una consapevolezza circa l’esagerazione e l’irragionevolezza di tali sintomi, ma ovviamente sussiste una grossa difficoltà a comprenderli, pertanto, emerge la vergogna ad esternare alla propria famiglia il proprio mondo interiore. La tendenza è il controllo e l’isolamento. Purtroppo tale disturbo è spesso associato a sintomi depressivi, fobie specifiche e disturbi dell’apprendimento.

Disturbo d’Ansia generalizzato:

in stretta associazione al disturbo di ansia da separazione, l’ansia generalizzata si caratterizza da angoscia, senso di apprensione, preoccupazione, pessimismo in assenza di sintomi specifici. Il bambino presenta spesso un umore depresso ed una grande necessità di essere rassicurato circa le situazioni presenti e future. Questo dà la sensazione di trovarsi di fronte ad un bambino particolarmente maturo, segno della necessità di tenersi controllato ed informato circa la prevedibilità degli eventi a cui va incontro;

I disturbi di Panico e di Agorafobia hanno un’età di esordio più tardiva e sono quindi più evidenti ed importanti negli adulti rispetto che nei bambini.

Vi è, infine, il Disturbo Post-traumatico da stress che, ricerche non precisamente effettuate su un campione di bambini, mostra una prevalenza del 2%. Tale patologia si manifesta a seguito di un’esposizione ad un stress particolarmente forte e drammatico. I sintomi più comuni consistono nel rivivere ripetutamente lo stressor, evitare gli stimoli e le situazioni legati al trauma, risposte di iperattivazione o ipoattivazione, comportamento disorganizzato, sentimenti di paura, ritiro sociale e regressione di determinate abilità acquisite (es. linguaggio, controllo degli sfinteri), alterazioni del sonno, ipervigilanza. In circa la metà dei casi diagnosticati come disturbo post-traumatico da stress vi è una remissione completa entro 3 mesi.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, si occupa di ansia nell’infanzia collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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Il dolore di una separazione

Il dolore di una separazione

Conosco Massimo durante un ricovero presso il reparto psichiatrico dei Disturbi dell’Umore a causa di un episodio di Depressione Maggiore diagnosticato dal suo medico psichiatra curante. Egli riferisce la necessità di iniziare un percorso psicoterapeutico data la sua sofferenza interiore dovuta alla recente separazione dalla moglie.

Nel mese precedente la nostra conoscenza, il paziente era stato ricoverato in un’altra struttura psichiatrica a causa della sua condizione depressiva, ma poi, dato il mancato miglioramento sintomatologico, ha richiesto il nuovo ricovero.

Il paziente, evidentemente depresso, sin dal primo momento racconta di trovarsi in quello stato a causa della recente separazione dalla moglie per decisione della stessa.

Forte è la motivazione e l’esigenza del paziente di capire la ragione della sua reazione emotiva depressiva così intensa, condizione che lo ha profondamente cambiato a livello umano. Riferisce infatti la necessità di approfondire la conoscenza di se stesso, di essere maggiormente interessato alle problematiche altrui e di vivere con minore superficialità i rapporti con gli altri, gli avvenimenti personali e la vita in generale.

Dati anamnestici

Massimo è cresciuto in un ambiente familiare piuttosto rigido e severo. Suo padre viene descritto come una persona inflessibile e rigorosa in fatto di educazione e sentimenti. Non rammenta l’espressione di alcun gesto affettuoso da parte sua; lo descrive come persona di buoni valori, molto ritirata ed esigente di rispetto.

La madre è una persona buona ma non affettuosa, proiettata verso le esigenze altrui, dominata dal marito. Entrambi i genitori sono sempre stati molto impegnati nella buona educazione dei figli e nel mantenimento di un sereno clima familiare, tanto è vero che Massimo non ricorda di aver mai udito o visto alcun litigio tra i genitori.

Il paziente ha due fratelli maggiori con i quali non ha creato un legame di condivisione vista la scarsa capacità di comunicazione ed il carattere tendenzialmente solitario di tutti e tre i fratelli.

Coppia/famiglia

Con la ex-moglie, coetanea di Massimo, si sono conosciuti in età adolescenziale, hanno intrapreso un legame stabile dopo il raggiungimento della laurea e si sposati dopo tre anni di fidanzamento per decisione di entrambi.

Massimo riferisce che la loro vita di coppia è sempre stata “su due binari paralleli”, ciò a significare che poco hanno condiviso e poco hanno costruito. Lui, molto impegnato nel lavoro durante la settimana nella sua attività imprenditoriale ed il weekend lontano da casa per seguire la sua grande passione per gli sport e per il mare; lei, impegnata nel suo lavoro di insegnante e nella cura dei figli, è sempre stata poco incline a seguire il marito nel fine settimana.

La coppia ha due figli di età preadolescenziale. A tal proposito, Massimo ricorda la sua difficoltà a diventare genitore. Egli spiega che, inizialmente, non era pronto a vivere la paternità. Si sentiva distaccato poiché non sapeva gestire il nuovo ruolo che andava a ricoprire riproponendo il modello genitoriale paterno che lui stesso aveva esperito in qualità di figlio. Solo a distanza di qualche anno, ha capito che stava mettendo in atto un modello anacronistico, troppo formale e distaccato.

Tre mesi prima del ricovero di Massimo, la ex-moglie comunica al marito la volontà di separarsi da lui dopo 14 anni di matrimonio. E’ una decisione sofferta che la ex-moglie è riuscita a prendere dopo aver pensato e ragionato con l’aiuto di uno psicologo.

Analisi del quadro psicologico

La depressione di Massimo è conseguente al vissuto luttuoso dato dalla fine del matrimonio. La sofferenza deriva dal tramonto del suo progetto di coppia e di famiglia ideale ed è accompagnata da un forte senso di fallimento. La separazione è un evento profondamente traumatico che Massimo sente di non riuscire a contrastare, proprio lui che, come temperamento, tende a dominare e dirigere, si trova a provare l’insostenibile sensazione di essere sopraffatto dalle emozioni.

Dalla descrizione della sua storia e della sua personalità emerge chiaramente la tendenza al controllo, al distacco emotivo, alla razionalità ed alla concretezza. La famiglia d’origine, molto rigida e attenta all’educazione, ha trasmesso a Massimo un modello relazionale basato sul dovere piuttosto che sull’espressività e l’affettività. Egli è inconsapevole che l’educazione ed il rispetto tanto richiesti dal padre nascondano la difficoltà di maneggiare il materiale emotivo. Massimo stesso descrive come “sereno” il clima respirato nella sua famiglia d’origine proprio perché non avvenivano contrasti aperti, senza accorgersi del fatto che quello rappresentava una buona difesa dall’instaurare punti di contatto tra loro. La stessa vita coniugale ha seguito un percorso identico. Il termometro della coppia di Massimo sembra essere basato sull’organizzazione: se questa funziona, allora la coppia funziona, trascurando qualsiasi altra sfumatura emotiva ed affettiva tra i coniugi.

Il paziente si è ritrovato ad affrontare non solo il grande fallimento del matrimonio, ma anche il fallimento dei suoi modelli ideali, delle sue convinzioni e progetti futuri.

Soffermarsi sui propri meccanismi psichici attraverso la psicoterapia permette di acquisire consapevolezza circa la fine del rapporto e l’irreversibilità della scelta. La psicoterapia di Massimo si è incentrata non solo sul forte vissuto depressivo, ma anche sull’enorme carico di rabbia per l’abbandono subito e per la perdita affettiva che lo ha sconvolto a livello dell’identità e dell’autostima. Dopo una prima fase di negazione dell’evento, seguono i vissuti depressivi, i sensi di colpa, la rabbia e la necessità di risarcimento verso il partner che ha lasciato. Ognuno ha un personale percorso che, secondo i manuali, dura almeno un anno (ma in realtà dura molto di più) e comporta una complessa elaborazione psicologica simile a quella che si effettua di fronte alla morte di una persona cara.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano per la separazione a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Disclaimer: Le storie trattate hanno come protagonisti personaggi di fantasia ispirati alla pratica clinica quotidiana. A tutela della privacy tutti i nomi e dettagli sono stati modificati/omessi. Ogni riferimento a fatti e/o persone realmente accaduti e/o esistenti è da ritenersi puramente casuale.

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Un caso di Depressione

 Un caso di Depressione

La paziente che incontro in studio è una donna di 51 anni, è sposata e ha due figli maschi,  di 22 e 19 anni. E’ laureata in Lettere Straniere e ha insegnato inglese, dando ripetizioni private, fino a circa due anni fa. Nella sua famiglia di origine nessuno ha sofferto di Depressione o di Disturbi d’Ansia.

La paziente viene da me su suggerimento del suo medico di famiglia, alla quale si è rivolta per lo stato di malessere depressivo che sta attraversando. La collega ha preferito prescrivere una terapia solo per controllare l’ansia e l’insonnia rimandando a me le successive decisioni su una cura più specifica per lo stato depressivo.

Il colloquio, in psichiatria, è il momento in cui il medico “visita” il paziente. Osserva il modo in cui  la persona si presenta e si relaziona con il medico, la fluidità nel parlare, la mimica e la gestualità. Rileva una serie di segni specifici che insieme ai sintomi e ai disturbi riferiti dal paziente permettono di fare la diagnosi.  Questa signora presenta un quadro clinico compatibile con la diagnosi di Episodio Depressivo.  Da circa un mese si sente particolarmente stanca e demotivata in tutte le attività che riguardano la sua vita, sia quelle più strettamente casalinghe sia le sue abituali occupazioni del tempo libero. Solitamente, infatti, ama praticare regolarmente attività fisica con alcune amiche e lavora come volontaria in una bottega equosolidale.

Il colloquio è un po’ lento e faticoso per le modalità con cui la paziente si esprime. Risponde in modo breve e conciso, con un tono della voce  basso e poco modulato, con una certa latenza tra la mia domanda e la risposta, come se necessitasse più tempo per concentrarsi e trovare le parole giuste. E’ un po’ rallentata non soltanto nel parlare ma anche nella gestualità del corpo che è anche molto contenuta.

Non conosco bene questa donna, che incontro oggi per la prima volta, e non so quindi capire se ciò appartenga al suo solito modo di essere, al suo temperamento, o faccia parte del quadro depressivo. Il rallentamento psicomotorio è, infatti, uno dei sintomi tipici della depressione.

Mi racconta di essere un soggetto molto sensibile ma di avere in questo periodo frequenti episodi di pianto che non sa a che cosa attribuire, cosa che generalmente non accade nonostante la sua sensibilità.

Ciò di cui mi parla mette anche in luce una particolare preoccupazione per la propria salute fisica. Lamenta, infatti, una lunga serie di timori ansiosi sul suo stato di salute. Alcuni sono descritti in modo più preciso, altri in modo così vago da segnalare il loro aspetto fobico (“mi sento bruciare tutte le vene del corpo, come se scoppiassero”). Per questo motivo ha recentemente eseguito una serie di esami che hanno dato tutti risultati negativi. Il suo corpo è sano.

Mi dice che dorme male (“…e poi non dormo….”), fa fatica a prendere sonno, anche se le medicine prescritte dalla sua dottoressa di famiglia hanno parzialmente ridotto questo disagio. Alla mattina, invece, non vorrebbe mai alzarsi dal letto, non sente di avere l’energia per affrontare la giornata e pensa al momento di coricarsi come l’unico in cui il suo disagio si attenua. Una volta alzata tende a vagare per casa indecisa su cosa fare e affrontando con fatica anche la cura del sé, cioè lavarsi, vestirsi e truccarsi, attività che solitamente fa con interesse e gioia.

Negli ultimi tempi ha timore ad allontanarsi dalla propria abitazione per le normali commissioni quotidiane che quindi, da qualche tempo,  preferisce fare quando il marito è disponibile, nei fine settimana.  Indagando su questo aspetto mi riferisce che ha una sensazione vaga di non sentirsi sicura fuori casa, da sola, con la paura che possa non stare bene e non sapere a chi rivolgersi.

Le pare di “ avere perso la memoria” e non sente più la voglia di leggere un libro o una rivista, attività che normalmente fa con piacere. Mangia con il solito appetito ma negli ultimi tempi, dopo cena, nota che ha sempre desiderio di mangiare qualcosa di dolce. Non si sente “in forma” e preferisce in questo periodo rimanere a casa piuttosto che uscire con le amiche o con le coppie che normalmente frequenta insieme al  marito.

Il desiderio espresso da questa paziente è di poter curare questo situazione depressiva con una terapia Non Convenzionale, avendo saputo dal medico di base che mi occupo di Omotossicologia.

Sebbene la comparsa recente dei sintomi, la famigliarità negativa e nessun episodio precedente o nel post partum, possano rappresentare dati favorevoli ad un approccio più delicato, ho ritenuto che  l’entità dei sintomi fosse già piuttosto marcata  per orientarmi su un trattamento esclusivamente naturale, ho preferito quindi suggerire una terapia dove venissero integrati farmaci omotossicologici con un antidepressivo serotoninergico.

Nell’impostare questa terapia ho preso in considerazione anche l’età della paziente, che sebbene ancora mestruata, ha sicuramente in corso una serie di modifiche e di modulazioni neuro-ormonali della fase di Premenopausa, che potrebbero influire sul tono dell’umore e sull’ansia e che possono rispondere molto bene ad alcuni preparati omotossicologici.

Come antidepressivo ho scelto il Citalopram perché si tratta, nella mia esperienza, di una  molecola solitamente molto ben tollerata e pressoché priva di effetti collaterali, soprattutto a regime, dopo le prime 2/3 settimane di trattamento. Per questo primo periodo ho anche mantenuto la terapia con le benzodiazepine che le era stata prescritta dal suo medico di famiglia, alprazolam per l’ansia diurna e lormetazepam per favorire l’addormentamento.

I farmaci non convenzionali che ho deciso di aggiungere, ad integrazione della terapia, sono in parte rimedi omotossicologici e in parte preparati fitoterapici.

L’obiettivo era di regolare l’asse neuro-endocrino parzialmente sbilanciato dall’inevitabile calo degli estrogeni, fatto fisiologico in una donna di 51 anni. Per ottenere un buon risultato, soprattutto all’inizio, è necessario utilizzare più rimedi che agiscano in modo sinergico.

A questa paziente ho prescritto della serotonina omeopatizzata, o meglio in diluizione low dose, e altri prodotti con lo scopo di controllare i disturbi del climaterio come il calo del tono dell’umore e l’ansia che alcune donne sperimentano in questo periodo. Ho prescritto anche un integratore a base di probiotici, calcio, isoflavoni di soia e thè verde, la cui azione sinergica è di potenziare il sistema immunitario, di supporto alla prevenzione dell’osteoporosi, di modulazione del tono dell’umore. Infine ho suggerito l’assunzione di un integratore ricostituente, allo scopo di dare un effetto energizzante, riducendo le difficoltà di memoria e concentrazione, nonché la stanchezza fisica mattutina.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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Depressione e cannabis in adolescenza

Depressione e Cannabis in adolescenza

Oggi presento il caso clinico di un paziente conosciuto due anni fa.

Francesco è un adolescente di 19 anni, di nazionalità italiana nonostante i suoi tratti somatici rivelino l’origine somala ereditata dalla mamma, di ceto sociale benestante e di buona cultura. E’ un ragazzo di bell’aspetto, longilineo, eccessivamente magro. Si presenta al primo incontro accompagnato dalla madre a cui delega completamente la spiegazione del suo disagio non pronunciandosi mai se non stimolato direttamente da me. Il suo atteggiamento appare timido e pacato. Solo conoscendolo meglio capisco che si tratta, invece, di uno stato di apatia, chiusura e rassegnazione nei confronti della vita.

Il motivo che ha spinto la famiglia a richiedere una psicoterapia per il figlio riguarda, nello specifico, l’incapacità di Francesco a condurre una vita “normale” fatta di scuola, studio, sport, interessi, ragazza, orari, impegni. Francesco manifesta un disinteresse generale per tutto ciò che deve svolgere. Fondamentalmente, egli passa le sue giornate tra il letto e le panchine del parco con alcuni amici. Nonostante la famiglia lo incoraggi e lo renda libero di scegliere qualsiasi attività, lui non manifestava alcuna preferenza. Per lui contano solo i pochi amici che, come lui afferma, provano la sua stessa identica condizione di abulia. La condizione clinica di Francesco, al momento dell’inizio della terapia, non si presenta solo attraverso l’appiattimento emotivo riconducibile ad uno stato depressivo, ma anche attraverso l’uso sostanzioso di cannabis iniziato intorno ai 15 anni. Francesco spiega che la dipendenza dalla marijuana abbia uno scopo “autoterapeutico”, vale a dire trovare sollievo dalla sua condizione di disagio. Indagando, emerge che la cannabis, talvolta, provoca in lui stati affettivi contrastanti: momenti di pace e sollievo, ma anche ansia e pensieri negativi. Francesco fuma in compagnia o da solo, ma l’effetto che più gli piace è quella sorta di isolamento in cui il suo pensiero viaggia affrontando grandi temi esistenziali, oppure si perde nei suoni della musica riuscendo ad assentarsi dalla vita per qualche ora. Per contro, la sostanza si ripercuote sul suo sonno che afferma essere molto sfasato, dormendo poche ore la notte, non riuscendo a svegliarsi il mattino per fare qualsiasi attività e ciò lo porta ad avere continui contrasti familiari.

La sua condizione nel tempo è peggiorata. Si è aggiunto l’uso di alcol che gli fa provare nausee che gli impediscono di mangiare, consumandosi ancora di più fisicamente. I suoi genitori sembrano stanchi del suo stile di vita e lo lasciano molto libero di gestirsi. La frequenza alla scuola serale, seppure sia stata una sua scelta, non è mai stata mantenuta con continuità. Francesco manifesta idee opposte a seconda del momento: talvolta è sconfortato, non ha alcun progetto di recupero scolastico, non si mostra interessato ad intraprendere alcuna attività lavorativa, né è positivo sul suo futuro (anzi, pensa di diventare un homeless); talvolta, emerge in lui il desiderio di recuperare, di andare a lavorare con suo padre, di smettere di fumare, di cambiare. E’ però consapevole che, da un momento all’altro, possano arrivare le “crisi” che lo spingerebbero a riprendere di fumare e gli impedirebbero di far fronte agli impegni.

Per i primi sei mesi di psicoterapia, la frequenza di Francesco alle sedute è piuttosto discontinua: si scorda dell’appuntamento, oppure non riesce a svegliarsi per tempo, oppure arriva in ritardo. Inizialmente, dimostra di non aver investito molte aspettative sul nostro lavoro dato che l’atteggiamento è di rassegnazione per la sua condizione psicologica. Successivamente, mostra un atteggiamento diverso nei confronti della terapia: la sua frequenza è più regolare, mi telefona personalmente, senza delegare alla madre, nel momento in cui dimentica l’orario dell’appuntamento, è più puntuale e durante i colloqui manifesta livelli minori di chiusura e disagio.

Diagnosi

Dal punto di vista clinico psicologico, Francesco presenta un disturbo dell’umore di tipo depressivo, denominato Distimia. Si tratta di una condizione depressiva cronica che può esordire già in età adolescenziale e che, a differenza della Depressione Maggiore, comporta sintomi più lievi ma continuativi. La cognitività di Francesco presenta i seguenti pensieri:

  • non combino niente, i miei amici sono già all’università;
  • non ho un appoggio dai miei genitori;
  • sono in un ambiente stressante, ho un continuo bisogno che qualcosa mi calmi;
  • non mi interessa se il fumo o l’alcol mi fanno del male perché non sono interessato alla vita;
  • senza di me la mia famiglia non avrebbe problemi, è tranquilla, vanno d’accordo;
  • mi isolo anche per togliere loro il senso di colpa del non essere riusciti a crescermi.

Nel caso di Francesco, alla Distimia è associata una dipendenza da sostanze.

Trattamento

Nonostante sia dimostrato che la psicoterapia risulti essere un trattamento efficace nella cura della Distimia, esso deve essere correlato ad una adeguata farmacoterapia. Il paziente ha rifiutato le cure psichiatriche farmacologiche necessarie sia dal punto di vista antidepressivo, sia da quello di disintossicazione da cannabis e alcol.

Sembra che Francesco tema di liberarsi della marijuana poiché la vive come unico valido anestetico in grado di alleviare il suo stato di sofferenza. Il percorso di psicoterapia, al contrario, è finalizzato al portare a contatto il paziente con le proprie emozioni anche se sgradevoli. Francesco ha manifestato molte resistenze espresse anche rifiutando di presentarsi ad alcune sedute; il suo istinto è sempre stato di scappare dalle brutte emozioni che prova di sé e del mondo. Nel tempo, ha lentamente preso coscienza dei circoli viziosi che lo portano ad una visione depressiva della vita ed ora è più consapevole dei suoi schemi di pensiero e della sua affettività. L’utilizzo della cannabis avviene ancora, seppure in modo minore, più per soddisfare un piacere che per necessità di fuga. Nella suo vissuto si stanno affacciando esperienze emotive nuove ed una maggiore possibilità di attività.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano per la distimia e le dipendenze da alcool e cannabis collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.