Depressione e Cannabis in adolescenza

Oggi presento il caso clinico di un paziente conosciuto due anni fa.

Francesco è un adolescente di 19 anni, di nazionalità italiana nonostante i suoi tratti somatici rivelino l’origine somala ereditata dalla mamma, di ceto sociale benestante e di buona cultura. E’ un ragazzo di bell’aspetto, longilineo, eccessivamente magro. Si presenta al primo incontro accompagnato dalla madre a cui delega completamente la spiegazione del suo disagio non pronunciandosi mai se non stimolato direttamente da me. Il suo atteggiamento appare timido e pacato. Solo conoscendolo meglio capisco che si tratta, invece, di uno stato di apatia, chiusura e rassegnazione nei confronti della vita.

Il motivo che ha spinto la famiglia a richiedere una psicoterapia per il figlio riguarda, nello specifico, l’incapacità di Francesco a condurre una vita “normale” fatta di scuola, studio, sport, interessi, ragazza, orari, impegni. Francesco manifesta un disinteresse generale per tutto ciò che deve svolgere. Fondamentalmente, egli passa le sue giornate tra il letto e le panchine del parco con alcuni amici. Nonostante la famiglia lo incoraggi e lo renda libero di scegliere qualsiasi attività, lui non manifestava alcuna preferenza. Per lui contano solo i pochi amici che, come lui afferma, provano la sua stessa identica condizione di abulia. La condizione clinica di Francesco, al momento dell’inizio della terapia, non si presenta solo attraverso l’appiattimento emotivo riconducibile ad uno stato depressivo, ma anche attraverso l’uso sostanzioso di cannabis iniziato intorno ai 15 anni. Francesco spiega che la dipendenza dalla marijuana abbia uno scopo “autoterapeutico”, vale a dire trovare sollievo dalla sua condizione di disagio. Indagando, emerge che la cannabis, talvolta, provoca in lui stati affettivi contrastanti: momenti di pace e sollievo, ma anche ansia e pensieri negativi. Francesco fuma in compagnia o da solo, ma l’effetto che più gli piace è quella sorta di isolamento in cui il suo pensiero viaggia affrontando grandi temi esistenziali, oppure si perde nei suoni della musica riuscendo ad assentarsi dalla vita per qualche ora. Per contro, la sostanza si ripercuote sul suo sonno che afferma essere molto sfasato, dormendo poche ore la notte, non riuscendo a svegliarsi il mattino per fare qualsiasi attività e ciò lo porta ad avere continui contrasti familiari.

La sua condizione nel tempo è peggiorata. Si è aggiunto l’uso di alcol che gli fa provare nausee che gli impediscono di mangiare, consumandosi ancora di più fisicamente. I suoi genitori sembrano stanchi del suo stile di vita e lo lasciano molto libero di gestirsi. La frequenza alla scuola serale, seppure sia stata una sua scelta, non è mai stata mantenuta con continuità. Francesco manifesta idee opposte a seconda del momento: talvolta è sconfortato, non ha alcun progetto di recupero scolastico, non si mostra interessato ad intraprendere alcuna attività lavorativa, né è positivo sul suo futuro (anzi, pensa di diventare un homeless); talvolta, emerge in lui il desiderio di recuperare, di andare a lavorare con suo padre, di smettere di fumare, di cambiare. E’ però consapevole che, da un momento all’altro, possano arrivare le “crisi” che lo spingerebbero a riprendere di fumare e gli impedirebbero di far fronte agli impegni.

Per i primi sei mesi di psicoterapia, la frequenza di Francesco alle sedute è piuttosto discontinua: si scorda dell’appuntamento, oppure non riesce a svegliarsi per tempo, oppure arriva in ritardo. Inizialmente, dimostra di non aver investito molte aspettative sul nostro lavoro dato che l’atteggiamento è di rassegnazione per la sua condizione psicologica. Successivamente, mostra un atteggiamento diverso nei confronti della terapia: la sua frequenza è più regolare, mi telefona personalmente, senza delegare alla madre, nel momento in cui dimentica l’orario dell’appuntamento, è più puntuale e durante i colloqui manifesta livelli minori di chiusura e disagio.

Diagnosi

Dal punto di vista clinico psicologico, Francesco presenta un disturbo dell’umore di tipo depressivo, denominato Distimia. Si tratta di una condizione depressiva cronica che può esordire già in età adolescenziale e che, a differenza della Depressione Maggiore, comporta sintomi più lievi ma continuativi. La cognitività di Francesco presenta i seguenti pensieri:

  • non combino niente, i miei amici sono già all’università;
  • non ho un appoggio dai miei genitori;
  • sono in un ambiente stressante, ho un continuo bisogno che qualcosa mi calmi;
  • non mi interessa se il fumo o l’alcol mi fanno del male perché non sono interessato alla vita;
  • senza di me la mia famiglia non avrebbe problemi, è tranquilla, vanno d’accordo;
  • mi isolo anche per togliere loro il senso di colpa del non essere riusciti a crescermi.

Nel caso di Francesco, alla Distimia è associata una dipendenza da sostanze.

Trattamento

Nonostante sia dimostrato che la psicoterapia risulti essere un trattamento efficace nella cura della Distimia, esso deve essere correlato ad una adeguata farmacoterapia. Il paziente ha rifiutato le cure psichiatriche farmacologiche necessarie sia dal punto di vista antidepressivo, sia da quello di disintossicazione da cannabis e alcol.

Sembra che Francesco tema di liberarsi della marijuana poiché la vive come unico valido anestetico in grado di alleviare il suo stato di sofferenza. Il percorso di psicoterapia, al contrario, è finalizzato al portare a contatto il paziente con le proprie emozioni anche se sgradevoli. Francesco ha manifestato molte resistenze espresse anche rifiutando di presentarsi ad alcune sedute; il suo istinto è sempre stato di scappare dalle brutte emozioni che prova di sé e del mondo. Nel tempo, ha lentamente preso coscienza dei circoli viziosi che lo portano ad una visione depressiva della vita ed ora è più consapevole dei suoi schemi di pensiero e della sua affettività. L’utilizzo della cannabis avviene ancora, seppure in modo minore, più per soddisfare un piacere che per necessità di fuga. Nella suo vissuto si stanno affacciando esperienze emotive nuove ed una maggiore possibilità di attività.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano per la distimia e le dipendenze da alcool e cannabis collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

dott.ssa Alessia Giulia Santoro

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La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
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