Il Litio nella Depressione

Il Litio è un metallo presente in natura con il quale si formulano i Sali di Litio, farmaci utilizzati in alcune forme di depressione, soprattutto nelle Depressioni Bipolari o Ricorrenti.

Il cibo e l’acqua che assumiamo contengono Litio in minime quantità, per questo motivo nel nostro organismo è riscontrabile soltanto in tracce, a meno che non venga assunto come farmaco.Il Litio si estrae da alcune rocce che ne sono ricche. Sotto forma di Carbonato di Litio, è utilizzato in psichiatria come stabilizzatore del tono dell’umore ed è un farmaco indispensabile per la cura dei Disturbi Affettivi.

Quando è possibile utilizzare il Litio come terapia

Si intende per stabilizzatore del tono dell’umore una sostanza che ha la capacità di evitare, o ridurre notevolmente, la possibilità che il paziente sviluppi Episodi di Depressione o di Euforia. Esistono anche altri farmaci dotati di questa potenzialità ma il Litio è senz’altro il più efficace.

Il Carbonato di Litio può esser prescritto per controllare la fase acuta maniacale nel Disturbo Bipolare e può essere utilizzato come terapia di mantenimento e di prevenzione delle ricadute. Il Litio non guarisce il Disturbo Bipolare ma agisce bloccando o riducendo la ciclicità degli episodi, prevenendo quindi le ricadute. Per questo motivo è un farmaco che va assunto a lungo termine, per qualche anno, anche quando il paziente sta bene, i sintomi sono scomparsi e l’umore è rientrato nella normalità. Se la terapia viene sospesa troppo presto e in modo brusco, aumenta notevolmente la probabilità che gli episodi depressivi o maniacali si ripresentino. Si calcola circa un 50% di rischio di ricaduta entro i sei mesi dalla sospensione; inoltre va segnalato che alcuni pazienti che hanno sospeso il trattamento non hanno più benefici, una volta che riprendono la terapia.

Molti pazienti ottengono ottimi risultati terapeutici dal Litio, che controlla completamente la sintomatologia e blocca la ricomparsa della malattia. Altri, più raramente, possono avere una risposta parziale, che consiste in crisi meno frequenti, meno gravi dal punto di vista sintomatologico e più contenute nel tempo.

Quando si prescrive una terapia a base di sali di Litio, bisogna avvisare il paziente (e i suoi famigliari) che l’effetto clinico non sarà immediato, il miglioramento è, infatti, graduale e si stabilizza nel giro di alcuni mesi. Perciò potrebbe inizialmente essere necessario prescrivere altri farmaci. L’obiettivo nel tempo è di ridurre sempre più le altre medicine e lasciare soltanto la terapia stabilizzante a base di Litio. Il paziente deve informare il medico su eventuali terapie già assunte. Alcuni farmaci, infatti, aumentano la concentrazione plasmatica del Litio, possono essere assunti senza problemi in modo saltuario. Nel caso la terapia debba durare più a lungo, è necessario ridurre temporaneamente il dosaggio di Litio assunto ogni giorno. Questo è molto importante perché il Litio ha una finestra terapeutica piuttosto ridotta, ciò significa che sotto certi livelli non funziona e sopra può causare effetti collaterali spiacevoli e a volte molto gravi diventando tossico per l’organismo.

Quali farmaci interferiscono con la concentrazione sanguigna del Litio

Tra i farmaci che aumentano la concentrazione del Litio, ci sono i diuretici che agiscono aumentando l’eliminazione di sodio, farmaci spesso utilizzati nella terapia dell’ipertensione. E’ inoltre necessario fare attenzione ai regimi dietetici iposodici a volte prescritti in caso di aumento della pressione. Se l’organismo contiene meno sodio, i reni filtrano il Litio più lentamente e di conseguenza la litiemia tende ad  aumentare. Altri farmaci di uso comune sono i FANS (farmaci antiinfiammatori non steroidei), cioè i comuni farmaci da banco utilizzati in caso di febbre o dolori. In questi casi è meglio utilizzare il paracetamolo che non interferisce con  i livelli plasmatici del Litio. L’associazione con ACE inibitori, utilizzati spesso in alcune patologie cardio-vascolari, può provocare una riduzione dell’eliminazione di Litio, con conseguente aumento della litiemia. Anche l’assunzione di alcool può causare un aumento del livello plasmatico del Litio.

Effetti collaterali della terapia con il Litio

Come tutti i farmaci anche il Litio può determinare alcuni effetti collaterali spiacevoli. Va innanzitutto chiarito che questi disagi possono essere tenuti sotto controllo, ridotti o eliminati, dosando bene la quantità di Litio che il paziente assume e che deve essere personalizzata in base al monitoraggio plasmatico. Bisogna prescrivere la giusta dose che controlli la malattia, causando il minor disagio possibile al paziente.

Gli effetti collaterali più frequenti sono l’aumento della sete e quindi dell’introito di liquidi, da cui deriva una maggiore necessità di urinare durante la giornata. E’ importante segnalare al paziente che la sensazione di sete va placata esclusivamente bevendo acqua, evitando bevande gasate e zuccherine, per non aumentare eccessivamente di peso. L’aumento ponderale, infatti, è uno dei possibili effetti collaterali della terapia con sali di Litio e va quindi contrastato con una corretta alimentazione e adeguato movimento. Un altro effetto collaterale abbastanza frequente è il tremore fine delle mani, come tutti gli effetti dei farmaci, la sua comparsa o intensità non è prevedibile, alcuni pazienti svilupperanno questo disturbo e altri no. Qualche paziente riferisce nausea, soprattutto all’inizio della terapia, nella pratica clinica questa è un’evenienza piuttosto rara che può essere controllata assumendo il farmaco a stomaco pieno. Altri effetti possibili sono la debolezza muscolare, una lieve sonnolenza, il peggioramento di acne o psoriasi, sapore metallico in bocca.

Quali esami sono necessari quando si assume il Litio

Prima di iniziare l’assunzione di Litio è buona regola eseguire alcuni esami. Questi controlli dovranno poi essere ripetuti, a scadenza regolare, durante tutto il periodo di assunzione del farmaco. Gli esami comprendono la funzionalità della tiroide e del rene, con comuni esami ematochimici, e quella cardiaca con l’elettrocardiogramma. Altri esami consigliati sono l’emocromo, gli elettroliti e l’esame delle urine.

Tra i controlli che è indispensabile eseguire, durante la terapia, c’è ovviamente la litiemia.  Questo esame consiste nel dosaggio della quantità di Litio nel sangue. Mentre normalmente il Litio non è dosabile, lo diventa nei pazienti che lo assumono a scopo terapeutico o preventivo. Il dosaggio deve rimanere entro un livello terapeutico che va da 0.5 a 1.0 mEq/l. Nelle fasi acute sono solitamente necessari livelli leggermente più alti (0.6 – 1.2 mEq/L).

Il Litio deve essere dosato perché, a parità di dosaggio, la litiemia varia da paziente a paziente e perché come abbiamo già detto i suoi valori devono rimanere nell’intervallo terapeutico. Episodi di vomito, diarrea, sudorazione profusa possono modificare i livelli di Litio  a causa della disidratazione. Ad esempio, in alcuni pazienti, nei mesi estivi si rileva un aumento della litiemia a causa della maggiore dispersione di liquidi con il caldo. La litiemia deve essere eseguita settimanalmente all’inizio della terapia, fino a che il livello plasmatico sarà stabilizzato, in seguito la frequenza dell’esame va riducendosi fino ad un controllo  ogni tre o quattro mesi.

Controindicazioni assolute all’utilizzo del Litio

Il Litio non deve essere assunto in gravidanza e durante l’allattamento. Può, infatti, causare malformazioni a livello dell’apparato cardiovascolare. Nel caso si voglia programmare una gravidanza, il Litio andrà sospeso, gradualmente, alcuni mesi prima. Le donne che assumono Litio, devono utilizzare metodi contraccettivi efficaci. E’ controindicato nei pazienti affetti da insufficienza renale o pazienti che abbiano da poco avuto infarto del miocardio.

Intossicazione da Litio

E’ un’evenienza molto rara, che si determina soltanto nel caso in cui non siano rispettate le semplici precauzioni di cui sopra, cioè assunzione del farmaco nel dosaggio prescritto, controllo regolare dei valori di litiemia,  prevenzione e cura delle situazioni che determinano disidratazione o perdita di sodio ( diarrea o vomito profusi, febbre alta, utilizzo di farmaci diuretici o di antiinfiammatori non steroidei). I sintomi iniziali sono un peggioramento o la comparsa del tremore alle mani, astenia profonda e vomito. Aggravandosi si va incontro a confusione mentale, fino a grave compromissione dello stato di coscienza, convulsioni, disturbi del ritmo cardiaco, insufficienza renale, fino al coma. L’intossicazione da Litio va curata in ambiente ospedaliero.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione Bipolare a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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