La maternità e il bambino immaginato

La nascita di un figlio, nella mente di una donna, è un processo esteso che nasce nell’infanzia quando sorge l’identità di genere e si protrae fino al momento in cui si è alle prese con un bambino reale da crescere. In questa lunga ed inconscia maturazione si delinea l’identità di genitore.

Il concepimento biologico non coincide obbligatoriamente con il concepimento mentale ma solo l’unione di questi due elementi permette alla donna lo sviluppo armonico della relazione madre-bambino. Durante la gravidanza vengono affrontati cambiamenti dal punto di vista fisico ed emozionale. Per ciò che concerne l’aspetto emozionale, si distingue l’area delle aspettative e delle paure coscienti dall’area delle fantasie inconsce. Queste ultime sono collegate, a livello più profondo, alla rielaborazione di antichi vissuti relativi alla storia infantile e adolescenziale della donna e possono trovare espressione nei sintomi psicosomatici e nelle rappresentazioni oniriche.

Le rappresentazioni inconsce e la rielaborazione dei vissuti della donna definiscono la procreazione un “atto creativo” dal quale prende corpo un bambino immaginato.

Si assiste all’avvio di due fasi di evoluzione della donna: un processo di sviluppo di identità femminile ed un processo di elaborazione di rappresentazioni mentali, quali fantasie sogni, emozioni, desideri, affetti e relazioni nuove. Questo continuo esercizio di immaginazione ha una funzione importante perché permette alla madre di costruire un ponte fra lei e il bambino immaginato e di predisporsi alla relazione di attaccamento che si svilupperà appieno col bambino reale proprio dopo la nascita. Ecco che, da potenzialità pura, il bambino immaginario comincia a delinearsi e la mamma inizia a costruirsi un’immagine ed a fantasticare intorno ad essa.

Ogni mamma costruisce mentalmente il bambino dei suoi sogni e delle sue speranze e con l’immaginazione si spinge fino a prefigurarsi come sarà a un anno, quando andrà a scuola, quando sarà adulto, ecc.

Questo processo immaginativo avviene in ogni madre e si può affermare che sia un modo utile per prepararsi ad affrontare la situazione relazionale che si verrà a creare subito dopo la nascita del bimbo. Vi  è un intreccio indissolubile tra la storia del bambino immaginario e di quello reale.

Non è solo l’immagine del bambino che impegna la mente della madre, anche l’immagine non ancora definita di se stessa, il nuovo assetto psichico che questo ampio cambiamento richiede e la revisione delle rappresentazioni di sé costituitesi durante l’infanzia. Che madre sarò? In che modo cambieranno la percezione che ho di me stessa e la vita che ho condotto finora? Che ne sarà della vita di coppia e degli amici? Come cambieranno i rapporti con la mia famiglia ed il lavoro? Come andrà il parto? Il bambino nascerà sano?

La psicoanalisi ha contribuito in maniera specifica alla concettualizzazione delle rappresentazioni mentali mettendo in luce due significati: uno di carattere astratto, come già sottolineato da Freud, secondo cui la rappresentazione costituisce una sorta di schema o organizzazione costruita sulla base di molteplicità di impressioni, quindi di una struttura nell’ambito della non-esperienza, e l’altro di carattere più concreto che riguarda i contenuti dell’ambito esperienziale, le immagini ed altri fenomeni soggettivi, compresi i sentimenti.

Il bambino rappresentato o immaginato ha una lunga storia prenatale: man mano che il feto cresce e si sviluppa nell’utero, il bambino rappresentato è soggetto ad uno sviluppo quasi del tutto parallelo nella mente della madre. Al giorno d’oggi, l’ecografia permette di vedere l’immagine del bambino e la realtà dell’esistenza del nascituro diventa tangibile e sicura.

Per nove mesi la donna vive la realtà di un corpo che muta ed i movimenti del bambino aggiungono,  sollecitano e costruiscono continuamente un rapporto intimo e unico. I movimenti percepiti consentono di affinare l’idea che la madre si sta formando sul bimbo, interpretando questi movimenti secondo la sua intuizione ed immaginazione. Ciò le permetterà di tentare di “riconoscere” il bambino appena nato e di sovrapporlo all’immagine che per nove mesi aveva fantasticato.

In realtà, la mamma non finisce mai di immaginare il proprio figlio anche nel momento in cui nasce. Ciò rappresenta, oltre ai significati sopra elencati, anche una grande opportunità di riscatto poiché attraverso l’ideazione il genitore elabora una rappresentazione idealizzata del bambino e del suo futuro. E’ come se, con l’arrivo di un figlio, la storia precedente si ripresentasse ma, al tempo stesso, si aprisse la possibilità di operare una nuova trasformazione: di ottenere, attraverso il bambino, ciò che non si è avuto per sé.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, si occupa di maternità a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
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