Genitori preoccupati? No, genitori interessati!

Preoccuparsi è una delle funzioni primarie della genitorialità. Spesso, però, non ci si accorge, o non si vuole vedere oppure addirittura si collude con le condotte disadattive dei figli adolescenti. Principalmente, i genitori sono in buona fede. In seconda istanza, sono spaventati. Essi temono di attribuire un disagio al proprio figlio, pertanto, tendono a rimanere paralizzati adottando una posizione minimalista che tenti una spiegazione rassicurante dei segnali manifestati dai figli come, ad esempio, ritenendo che quei sintomi fanno parte del percorso di crescita, che è così per tutti. Ecco allora che la preoccupazione si placa e contemporaneamente si innalza la capacità di tollerare l’inaccettabile. Si tratta di una sorta di rassegnazione educativa dove tutto può essere giustificato e compreso: le canne vengono rappresentate solo come droghe leggere, anche l’alcol non viene riconosciuto come pericoloso ma piuttosto viene considerato un comune divertimento adolescenziale, le diete particolarmente restrittive fanno parte della normalità, le ore passate sul computer o sul cellulare è perché ormai se si eliminasse la tecnologia sarebbe un trauma e il rischio è di rendere il figlio un disadattato. Lo stesso genitore si abitua ad assistere a tali condotte e spesso non si addentra nella lettura e nell’indagine di ciò che sta oltre il comportamento.

Il decorso di un disagio psicofisico, pur essendo lento e progressivo e pur nascendo in maniera silente, non è mai impercettibile. Nel momento in cui sussiste una buona relazione familiare caratterizzata dalla condivisione delle regole, dall’apertura emotiva e dalla fiducia – specie del genitore nei confronti della propria sensibilità ad avvertire delle stonature del comportamento del ragazzo – è più semplice accorgersi dei cambiamenti.

Molti genitori, di fronte alle trasformazioni che avvengono in adolescenza, arretrano. Si sentono all’interno di un mondo sconosciuto e vivono con impotenza le mutazioni dei figli. Spesso si giustificano pensando che siano normali condotte o che ai loro tempi la società era diversa per cui decidono di non metterci mano e di abbandonare il loro criterio educativo mettendosi in disparte e delegando ai “tempi moderni” la responsabilità della formazione, buona o sbagliata, dei propri figli. Ciò che non tutti i genitori sanno è che devono ritenersi parte integrante del disadattamento del ragazzo affinché si tramutino in parte attiva nel percorso di aiuto.

In alcuni miei precedenti articoli, scrivevo dell’importanza di instaurare una sintonia emotiva con i bambini più piccoli attraverso il gioco ed il contatto fisico. La stessa cosa deve riguardare il rapporto con gli adolescenti, nel senso che l’accudimento fisico viene trasformato in uno scambio più sofisticato ed adeguato all’età ma rimanendo pur sempre convinti che la vicinanza, l’attenzione, l’ascolto ed il contenimento siano gli elementi principali per mantenere la sintonia affettiva. I ragazzi adolescenti per quanto riescano a muoversi in maniera autonoma e si dimostrino svegli e sicuri, vivono con fatica e spesso in solitudine le pressioni di un mondo che scoprono essere complesso. Ciò che vedono e sperimentano con superficialità fuori casa deve poi essere messo a fuoco in casa. Si tratta di  trovare il tempo per elaborare e riflettere su quanto vissuto all’esterno attraverso il confronto con la famiglia. Senza il raffronto con modelli adulti si faticano a trovare le linee guida con cui leggere e, in molti casi, proteggersi dal mondo. I genitori devono costantemente provare ad agevolare l’espressione dei figli ed incuriosirsi al loro punto di vista. Nel momento in cui il ragazzo verbalizza il modo con cui ha vissuto un’esperienza, crea uno spazio di elaborazione indispensabile, specie se aiutato dal confronto con il genitore, per formare le proprie credenze e le proprie idee che guideranno poi le sue successive scelte esterne all’ambito della casa.

Preoccuparsi significa interessarsi, relazionarsi in modo attivo e profondo, intuire il disagio, favorire l’espressione del figlio ed anche trovare il coraggio di dare dei limiti. Dietro a condotte adolescenziali pericolose si cela la difficoltà del genitore di essere presente nel rapporto con il figlio e di fidarsi della propria sensibilità di intuire il disagio psicologico.

Vi è inoltre l’opportunità di affidarsi al sostegno psicologico che, attraverso un counselling familiare, percorso più breve e mirato sui sintomi specifici, o una psicoterapia, affronta le tematiche complesse dell’adolescente e della genitorialità.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
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