Anche libero va bene

Questo film è diretto da Kim Rossi Stuart che recita nel film anche la parte del padre.

E’ stato presentato al Quinzaine des Rèalisateurs del Festival di Cannes nel 2006.

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E’ la storia di un padre che vive con i suoi due figli, Tommi di undici anni e la sorellina Viola, poco più grande.

Lui si occupa di loro, con fatica e con tutti i suoi limiti, dopo l’abbandono della madre, donna immatura, disperatamente incapace di crescere e di rinunciare al suo bisogno egoistico infantile, assumendo il ruolo di madre responsabile.

Il papà, Renato, invece rimane con loro, ci prova, anche se amareggiato e rabbioso, troppo spaventato per essere in grado di contenere, di fronte ai figli, i propri stati d’animo e i propri comportamenti. E così propone ai suoi ragazzi una gamma confusiva di sfaccettature della propria personalità: a volte dolce e accogliente, come a sostituire la mamma che non c’è, altre volte duro, severo, autoritario ed esigente, altre volte ancora sconfitto e depresso.

E poi c’è Tommi, su di lui e sulla sua relazione con il padre il regista costruisce la sceneggiatura del film. Ragazzino sensibile, taciturno ma con lo sguardo attento a ogni movimento dell’animo del padre e di tutte le altre persone che lo circondano.

I figli sono sempre spettatori vigili anche se silenziosi. Osservano gli stati d’animo dei genitori, i loro comportamenti e il modo in cui la mamma e il papà si pongono nei confronti del mondo e delle persone che si relazionano con loro.

Alcuni ragazzini, come Tommi, reagiscono silenziosamente, rispettando la loro natura introspettiva, sviluppando comunque la capacità di identificarsi come persona, con sentimenti e desideri che hanno un valore. Questo tentativo d’identificazione è ciò cui assistiamo nella scena, drammatica, in cui Tommi è esposto alla reazione rabbiosa del padre al quale osa chiedere il permesso di andare in montagna con un amico. Allo stesso tempo questi bambini mantengono la capacità di sentire e di esprimere il loro affetto per i genitori: ne è rappresentazione lo spezzone del film da cui prende spunto il titolo.  Questi ragazzini devono precocemente rinunciare alla rassicurante percezione del genitore idealizzato, onnipotentemente e protettivo e cominciano molto presto a considerarlo come essere umano, limitato, fallace e potenzialmente fonte di delusione.

Altri ragazzi invece sono meno fortunati e possono evidenziare il disagio che stanno vivendo in modi più eclatanti, diventando oppositivi e rabbiosi, trasgressivi o depressi e ammalandosi nel corpo o sviluppando disturbi psichici.

Chi è genitore e si trova ad attraversare periodi della propria esistenza segnati da grande disagio emotivo personale, come situazioni particolarmente tristi o fonte di rabbia, frustrazione o ansia, deve avere la capacità di fermarsi a pensare sul proprio stato d’animo piuttosto che agirlo nella relazione con i figli, trovando il coraggio e la capacità per gestire le proprie emozioni, che non significa negarle o controllarle oltre modo. Deve agire con attenzione verso i propri figli, che sono sempre all’erta e profondamente influenzati dalle nostre reazioni emotive.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra e Psicoterapeuta, si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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