Disturbo ossessivo-compulsivo: una prigione da cui provare a liberarsi

Il disturbo ossessivo-compulsivo (DOC) è il più frequente dei disturbi d’ansia. Necessita di cure prolungate che spesso comportano solo l’attenuazione di una sintomatologia molto invalidante.

Secondo il DSM-IV, manuale diagnostico psichiatrico, le Ossessioni sono idee, pensieri, immagini ricorrenti, persistenti e angosciosi, vissuti come intrusivi ed inappropriati. Il soggetto che ne soffre è consapevole che le ossessioni siano prodotte dalla sua mente.

Le Compulsioni sono comportamenti (es. riordinare, lavarsi le mani), oppure azioni mentali (es. contare, ripetere frasi e preghiere) ripetitivi ed intenzionali. Le compulsioni sono correlate alle ossessioni poiché il soggetto è convinto che se mette in atto la compulsione in modo meticoloso e preciso, essa può bloccare e neutralizzare l’evento temuto che era stato paventato dall’ossessione.

Il soggetto che soffre di DOC è consapevole che la compulsione non è correlata in modo realistico all’ossessione. Per tale ragione, la compulsione è vissuta con il desiderio di opporvisi poiché viene riconosciuta come un comportamento assurdo ed insensato tanto da scatenare il timore di essere sull’orlo della pazzia.

L’aspetto fondamentale, perché possa essere fatta la diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo, è il forte senso di disagio, dispendio di tempo, interferenza significativa con lo svolgimento della vita del soggetto che esso implica.

Il DOC colpisce dal 2% al 3% della popolazione senza distinzione di sesso. L’esordio della malattia è precoce: il 20% dei soggetti affetti da questa patologia hanno sviluppato i primi sintomi nell’infanzia, il 29% nell’adolescenza e circa il 50% prima dei trent’anni. Si tratta di una valutazione sottostimata dal momento che, nella maggior parte dei casi, la persona non arriva a dichiarare tale problema perché vive tutto all’interno della propria mente, senza presentare manifestazioni esteriori evidenti oppure manifesta piccoli comportamenti compulsivi ma tende a nasconderli per un forte senso di vergogna.

Esistono diverse sotto-categorie del disturbo ossessivo-complusivo, nel senso che un paziente affetto da tale problema presenta una o più delle seguenti tematiche:

–         contaminazione: preoccupazione di essere contaminato da sostanze quali escrementi, sporcizia, siringhe, solventi, carne cruda, ecc. La persona mette in atto l’evitamento di molti luoghi (es. bagni pubblici, ospedali, stazioni ferroviarie) ma se invece ritiene di essere stata contaminata, metterà in atto rituali di accurata pulizia che possono durare da qualche minuto fino a diverse ore;

–         controllo: rituali di controllo prolungati per rassicurarsi e placare il dubbio di aver causato danni agli altri, a se stesso, oppure ad oggetti propri o altrui. Il “senso di colpa da responsabilità” accompagna questi soggetti che mettono ripetutamente in atto compulsioni come controllare il rubinetto del gas, porte, finestre, luci, portiere dell’auto; controllano di non aver investito nessuno e di non avere sangue addosso o sulla propria auto. Spesso chiedono rassicurazioni agli altri chiedendo loro di effettuare dei controlli per scongiurare ogni dubbio residuo;

–         ordine e simmetria: preoccupazione che ci sia qualcosa fuori posto al punto da sentire l’irrefrenabile necessità di riordinare, sistemare gli oggetti in modo simmetrico e secondo una precisa logica. Può riguardare anche la riga dei propri capelli e il vestiario. Tali rituali possono durare anche diverse ore;

–         superstizione: timore che l’effettuare certi gesti o pronunciare certe parole, oppure vedere cimiteri o simboli mortuari, possa causare l’esito negativo degli eventi. In questo caso, il soggetto mette in atto rigidamente una serie specifica di compulsioni al fine di neutralizzare il proprio timore;

–         accumulo: l’ansia e la paura di separarsi dagli oggetti comporta l’accumulo eccessivo e bizzarro di elementi insignificanti e senza più alcuna utilità quali giornali vecchi, lattine, scatole, oggetti rotti, ecc.;

–         ossessioni senza compulsioni: pensieri o immagini insensate, violente, cruente. In questa categoria sono incluse anche le ossessioni di tipo aggressivo (es. paura di maneggiare oggetti taglienti, di stare vicino alle finestre o sulla banchina della metropolitana, ferire i sentimenti altrui) oppure il timore di pronunciare bestemmie ed insulti sacrileghi.

Potendo tracciare un profilo delle persone affette da DOC, esse manifestano un’elevata coerenza e razionalità in ogni ambito della loro vita eccetto che sulle tematiche sulle quali si fondano le loro ossessioni e compulsioni. Su quei temi nutrono continui dubbi capaci addirittura di invalidare la certezza delle loro percezioni sensoriali. Il dubbio è causato dall’eccessivo timore di essere responsabile di un evento dannoso.

Il clima familiare da cui provengono è caratterizzato da rigide regole formali e da una particolare attenzione per il sacrificio, l’impegno, il dovere, il perfezionismo che lascia poco spazio all’espressione emotiva ed alla vicinanza affettiva. Il paziente ossessivo ha una visione di tipo ‘bianco/nero’ tale per cui ritiene che per essere amato, debba essere assolutamente bravo e perfetto, altrimenti il rischio è di deludere ed essere rifiutato.

Oltre a ciò, tra le cause del DOC esistono fattori genetici e fattori individuali come l’umore depresso e lo stress ed anche caratteristiche di personalità quali la timidezza, la coscienziosità e la sensibilità al pericolo.

Il disturbo ossessivo-complusivo viene trattato attraverso un approccio integrato che prevede il connubio tra terapia farmacologia e psicoterapia. La psicoterapia è in grado di modificare significativamente il quadro clinico anche in quei casi in cui il paziente non risponde positivamente ai farmaci. Nel DOC vengono ritenute valide tecniche psicoterapeutiche sia cognitive, sia psicoanalitiche che vertono sui temi sopra descritti.

Nonostante i trattamenti difficilmente raggiungano un pieno successo, studi scientifici relativi all’efficacia della psicoterapia nel trattamento del disturbo ossessivo-complusivo, mostrano che un’elevata percentuale di pazienti ottiene una significativa riduzione dei sintomi anche a lungo termine nel post trattamento.

Effettuare una psicoterapia significa intervenire sui processi di pensiero che determinano quell’elevato senso di responsabilità. Significa potersi occupare del timore che possa su di sé ricadere un giudizio di colpevolezza e di non amabilità. Significa aprire uno spazio per poter affrontare il proprio senso di insicurezza che si maschera sotto la forma del perfezionismo e del controllo.

La dott.ssa Alessia SantoroPsicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Disturbo Ossessivo Compulsivo a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina SelviPsichiatra, Psicoterapeuta e Omotossicologa presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

dott.ssa Alessia Giulia Santoro

dott.ssa Alessia Giulia Santoro

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
dott.ssa Alessia Giulia Santoro

Latest posts by dott.ssa Alessia Giulia Santoro (see all)

dott.ssa Alessia Giulia Santoro

Gli articoli dello Studio Psichiatria Integrata sono un'opera della dott.ssa Cristina Selvi e sono distribuiti con una licenza Creative Commons. Gli articoli sono da intendersi come puramente informativi e con il seguente disclaimer. Tutti i diritti sono riservati all'autrice. 1) Testi liberamente ripubblicabili se immodificati nella loro interezza, a scopo non commerciale, se viene incluso questo box di copyright e previa richiesta all'autore da questa pagina. 2) Immagini non ripubblicabili. Ulteriori permessi possono essere richiesti all'autrice da qui.