Il caso di Davide, timido narcisista

Conosco Davide nell’ambulatorio dell’ospedale in occasione di un test psicologico di valutazione della personalità (SCID II) come richiesto dal suo psichiatra curante a causa di vissuti depressivi che il paziente afferma di manifestare.

Davide appare un ragazzo timido ed insicuro. Si presenta con un look semplice, t-shirt, maglione di lana a girocollo, occhiali che ogni tanto toglie e pulisce con il maglione. Mi colpisce la modalità attraverso cui si svolgono il test ed i colloqui conoscitivi: egli non sa cosa dire, non riesce a descrivere nessun componente della sua famiglia, non sa spiegare i lati del suo carattere, parla poco e bisogna continuamente sollecitarlo a maggiori approfondimenti che, spesso, rimangono incompiuti.

Davide spiega di aver avuto delle difficoltà scolastiche che lo hanno portato a manifestare sensazioni di insuccesso, di disistima e di tristezza che, talvolta, culmina in una ideazione suicidaria. Nel corso della terapia, è emerso che Davide ha vissuto diversi cambiamenti scolastici, ma l’ultimo gli ha causato maggior disagio poiché si trovava nella classe degli amici che frequentava anche nel tempo libero e, il dover loro mostrare di non essere uno studente brillante, lo condizionava molto e lo condiziona anche al momento della terapia visto che frequentava ancora la stessa cerchia di persone. Il paziente riferisce in seduta sogni ambientati proprio all’interno della classe, sogni di interrogazioni e voti bassi, di sguardi, di valutazioni e di derisioni. Al termine delle scuole superiori, Davide ha sentito la necessità di allontanarsi dall’ambiente fino a quel momento frequentato, iscrivendosi in una ottima università all’estero. Spiega di essere dovuto “scappare” dalla sua città natale a causa dei rapporti problematici con i suoi amici.

Descrive in modo molto sbrigativo la sua famiglia dal momento che non trova le parole per poterlo fare. Lo interpreto come un ulteriore segno di incapacità di capire chi ha di fronte visto che lui stesso ha una visione indefinita di sé. Ciò che emerge in maniera significativa è la forza delle figure parentali che sembrano aver schiacciato Davide: il padre professionista di alto livello e la madre molto forte caratterialmente.

Sono affiorati molti aspetti che bene spiegano il disagio di Davide e che ne definiscono la diagnosi come, ad esempio, il suo assumere atteggiamenti snob, sottolineare costantemente il proprio gusto per la raffinatezza e la sofisticazione, la volontà di ottenere alti guadagni dalla professione di cui è alla ricerca per sentirsi forte e potente, la necessità di volersi legare a persone dal cognome importante.

Molto rilevante è l’uso di alcolici, di ansiolitici e di cannabis in pressoché qualsiasi occasione sociale.

Valutazione diagnostica del caso clinico

Il paziente presenta un disturbo della personalità di tipo nacisistico covert (timido) caratterizzato dalla necessità di ammirazione e di riconoscimento da parte degli altri che, se non si realizza, diventa una fonte di estrema sofferenza per il soggetto poiché egli dipende dall’approvazione altrui senza esserne consapevole, o essendolo solo parzialmente. La sfera sociale è investita di grandi aspettative e acquisisce, quindi, un’importanza fondamentale per queste persone: esse dipendono e si sentono determinate dalla valutazione degli altri. Il senso di sé è grandioso ma molto precario e risente dell’esterno. Tali pazienti appaiono molto fragili ed ipersensibili alla critica dal momento che vi è un sottostante senso di inferiorità ed inadeguatezza. Ciò li condiziona a livello sociale rendendoli inibiti e facendo emergere condotte che possano aiutare ad affrontare il senso di vergogna. In questo caso, Davide utilizza principalmente l’alcol, sostanza che gli permette di sentirsi più forte e carico e che allevia l’ansia. Vi la tendenza a manifestare una sintomatologia ansiosa-depressiva e, spesso, anche la manifestazione di attacchi di panico. Emergono in modo preponderante anche sentimenti di rabbia solitamente proiettata sugli altri ed espressa in maniera passiva-aggressiva.

Attraverso un percorso di psicoterapia si attua una importante ristrutturazione cognitiva. E’ possibile riconoscere tali tratti sopraelencati e trovare le risorse interne sulle quali fondare la propria forza. Si tratta di un nuovo modo di vivere, finalmente libero dalla dipendenza verso gli altri e certamente basato su una stima di sé che diviene solida e reale e non più veicolata dagli altri. La sintomatologia ansiosa e depressiva si risolve, lasciando spazio ad una visione positiva della vita.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta a Milano, si occupa di disturbi del sonno a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Disclaimer: Le storie trattate hanno come protagonisti personaggi di fantasia ispirati alla pratica clinica quotidiana. A tutela della privacy tutti i nomi e dettagli sono stati modificati/omessi. Ogni riferimento a fatti e/o persone realmente accaduti e/o esistenti è da ritenersi puramente casuale.

dott.ssa Alessia Giulia Santoro

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La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
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