Disturbo Borderline della Personalità.

Secondo Otto Kernberg psichiatra e psicoanalista tra i più importanti nello studio e la cura dei Disturbi di Personalità, il temperamento rappresenta  l’insieme delle caratteristiche  innate, cioè determinate geneticamente, dell’individuo,  il suo modo di  reagire agli stimoli ambientali con determinate modalità sue proprie. Già alla nascita il bambino neonato mostra il suo temperamento senza ancora avere interagito con l’ambiente e le persone.

La personalità può essere invece definita come l’insieme delle caratteristiche psichiche e delle modalità comportamentali che definiscono un soggetto. Rappresenta quindi il  modo di percepire la realtà, di pensare  su  se stessi e sugli altri e le modalità con cui entriamo in relazione con l’altro e queste specificano la soggettività di ciascuno di noi. La personalità non è quindi innata ma si forma e si stabilisce negli anni ed è legata a fattori biologici, psicologici e ambientali.

In condizioni normali i tratti che caratterizzano la personalità dovrebbero essere flessibili e modulabili, nei soggetti affetti da Disturbo di Personalità, invece, sono caratterizzati da forte rigidità e difficoltà di addattamento come invece dovrebbe essere a seconda delle circostanze e delle necessità.

Ne deriva che i pazienti con questo genere di disturbo sviluppano situazioni si grande sofferenza personale e comportamenti che spesso risultano inefficaci e poco adeguati alle situazioni che vivono e ai problemi che si trovano a dover fronteggiare, particolarmente a livello interpersonale.

A seconda della gravità con cui si presentano e quindi del disagio che determinano nelle varie aree della vita del paziente (famigliare, affettiva, lavorativa e sociale), queste situazioni psicopatologiche possono rimanere misconosciute o possono portare l’individuo  alla decisione di volere approfondire con l’aiuto di un medico.

Tra i diversi Disturbi di Personalità  quello Borderline  è oggi largamente presente a livello della popolazione, soprattutto femminile, con gradi di espressione che a volte sono compatibili con una vita comune mentre altre volte richiedeno un intervento terapeutico che sarà tanto più approfondito e strutturato quanto maggiore sarà la gravità della sofferenza soggettiva e delle disfunzionalità che derivano dal disturbo stesso.

Nei casi  meno gravi la psicoterapia ambulatoriale può risultare sufficiente mentre nelle situazioni più acute  si può rendere  necessario un  periodo di ricovero, in reparto ospedaliero o  in Comunità Terapeutiche specificatamente attrezzate per aiutare questi giovani soggetti a conoscere il loro disturbo e a modificare alcuni comportamenti che sono soliti mettere in atto, il più delle volte a livello delle relazioni interpersonali e che li portano spesso a sentirsi o ad essere effettivamente distanti e poco accettati.

Nel Disturbo Borderline il medico può anche a volte valutare l’utilizzo temporaneo di terapia farmacologica, al fine di modulare alcuni sintomi che, se  troppo disturbanti,   possono diventare un limite non solo per la qualità della vita del paziente ma anche per lo svolgimento della terapia psicologica.

Tralasciando in questa sede le diverse ipotesi ( bio – psico – sociali) relative alle cause della comparsa di questo disturbo, riassumiamo le manifestazioni che permettono di riconoscerlo e fare diagnosi.

Il Disturbo Borderline è caratterizzato dalla presenza di relazioni interpersonali instabili, da difficoltà nel controllo e nella modulazione delle emozioni e frequenti comportamenti impulsivi, da instabilità dell’immagine di sé con oscillazioni tra vissuti di svalutazione e vissuti di onnipotenza che danno origine ai frequenti cambiamenti del tono dell’umore che si osservano in questi soggetti.

La diffusione dell’identità si concretizza anche in repentini e immotivati cambiamenti delle proprie scelte di vita e dei propri valori, sia in campo personale, affettivo che professionale.

I pazienti vivono forti timori e vissuti di abbandono e possono mettere in atto comportamenti autolesivi o comunque sforzi disperati per evitare la solitudine, percepiscono in modo profondamente sofferto sentimenti di vuoto e di noia che possono indurli a comportamenti eccessivi di autostimolazione come  bere smodatamente, guidare in modo spericolato, usare droghe, coinvolgersi in relazioni sessuali promiscue.

Così come l’immagine di sé oscilla tra svalutazione e idealizzazione, anche le relazioni con gli altri risultano condizionate da momenti di bisogno simbiotico e momenti di rabbia e di rifiuto.

Possono essere frequenti condotte autolesive, non soltanto come gesti dimostrativi o come tentativi di scongiurare gli abbandoni ma anche come comportamenti che rappresentano un tentativo di lenire  emozioni troppo intense procurandosi  dolore fisico, più tipicamente attraverso tagli e bruciature.

Ritengo molto opportuno specificare che trattandosi di una condizione legata ad una struttura della personalità è essenziale nella valutazione dello specialista un approfondimento sia sulla qualità e la presenza  di sintomi o comportamenti disfunzionali, ma anche di tipo quantitativo; potrà sembrare  strano o sconveniente  ma ognuno di noi, sottoposto a particolari situazioni contingenti può mettere in atto temporaneamente un funzionamento psichico di tipo borderline,  pur non rispondendo a nessun criterio per la diagnosi del Disturbo di Personalità.

Il trattamento di questo disturbo è prettamente di ordine psicologico e psicoterapeutico, anche se come prima accennato, in alcuni casi può essere necessario impostare una terapia che agisca soprattutto sui sintomi d’ansia, sul tono dell’umore e soprattutto sulla impulsività.

Un tipo di Psicoterapia particolarmente utile ed efficace per il Disturbo Borderline di Personalità si chiama DBT e cioè Dialectical Behaviour Therapy,  in Italiano Terapia Dialettico Comportamentale.

Questo modello specifico di intervento terapeutico è stato elaborato da Marsha Linehan, una psicologa dell’Università di Washington che lavora da anni con questi pazienti.

La caratteristica di questo approccio è di integrare tecniche di Terapia Cognitivo- Comportamentale con concetti e strategie che appartengono a forme di meditazione orientale.

Il percorso terapeutico avviene per un tempo stabilito in anticipo e si articola su incontri individuali di verifica e di sostegno e incontri di gruppo, chiamati Skills Training dove vengono presentate ed insegnate una serie di “ skills “ e cioè di stategie e tecniche che permettono di potenziere le scarse abilità di questi pazienti nel fronteggiare le forti emozioni negative  che si possono generare nelle situazioni relazionali e di contenere ed indirizzare in modo efficace e non lesivo per sé o per gli altri il proprio comportamento.

Accanto a ciò, caratteristica della DBT è la pratica della Mindfullness, concetto che deriva dagli insegnamenti del Buddismo, dello Zen e dalle pratiche di meditazione Yoga.

La Mindfullness o pratica della consapevolezza  significa imparare ad acquisire maggiore conoscenza dei propri pensieri, percezioni, impulsi, motivazioni e azioni, nel momento presente, è quindi una modalità di prestare attenzione nell’hic et nunc (qui e ora), intenzionalmente e in modo non giudicante.

 La dott.ssa Cristina Selvi si occupa di Psichiatria, Psicoterapia, Omotossicologia e Disturbo della personalità a Milano, presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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