La depressione, l’obesità e le malattie cardiovascolari

È oramai accertato che i pazienti affetti da Depressione presentano un rischio maggiore di sviluppare malattie fisiche, soprattutto patologie cardiovascolari, come infarti e ictus cerebrali.

Alcuni studi calcolano che la Depressione Maggiore incrementi di 4 volte il rischio di morte per patologia cardiovascolare. Il collegamento tra la malattia depressiva e il rischio di patologia cardiovascolare è stato individuato in un disturbo complesso, noto come Sindrome Metabolica.

Depresione e obesità: collegamento con la sindrome metabolica

La Sindrome Metabolica è caratterizzata da obesità, con tessuto adiposo localizzato soprattutto a livello addominale, ipertensione sanguigna, iperglicemia e resistenza all’insulina, aumento del colesterolo ed è significativamente più frequente nei pazienti depressi che nella popolazione generale. La Sindrome Metabolica colpisce circa un quarto della popolazione adulta mondiale, rappresenta, quindi, una grave emergenza sanitaria ed economica. Nel suo sviluppo sono determinanti fattori genetici ed epi-genetici, cioè tutto ciò che va ad agire sulla possibilità che l’inclinazione genetica diventi effettivamente malattia, tra questi citiamo la sedentarietà, le abitudini alimentari, il sovrappeso e  lo stress psicologico.

La connessione tra Depressione e Sindrome Metabolica è, però, bidirezionale, ciò significa che anche la Sindrome Metabolica espone ad un più alto rischio di sviluppare Depressione. Mettere in atto comportamenti e stili di vita che contrastino lo sviluppo delle alterazioni che si hanno nella Sindrome Metabolica, riduce la possibilità di ammalare di Depressione.

Depressione e obesità: stress e infiammazione sistemica

grafico_obesitàA differenza di quanto verrebbe da pensare in un primo momento la Depressione è una malattia che compromette l’organismo in toto, la mente, ma anche il corpo e va considerata quindi, una patologia sistemica, nel corso della quale l’organismo va incontro a molteplici alterazioni e ad uno stato di infiammazione cronica generalizzata.

Il concetto di Low Grade Inflammation è relativamente nuovo in medicina. Processi infiammatori di basso grado, che non causano cioè sintomi o malattia, si svolgono in continuazione durante tutto l’arco della nostra esistenza, sono determinati dalla vita stessa e dal metabolismo. Questi processi danno origine a un lieve stato d’infiammazione dell’organismo a cui fanno seguito, in condizioni di normalità, processi di riparazione e di controllo. In alcune malattie si è osservato che il corpo perde la capacità di mantenere l’infiammazione a livelli fisiologici e va incontro ad uno stato infiammatorio di livello tale da causare la malattia e i suoi sintomi.
In questi casi sono liberate citochine pro-infiammatorie ed è stato dimostrato che queste sono elevate nei pazienti depressi: la Depressione è una malattia con un’importante componente sistemica infiammatoria.

Moltissimi studi attualmente stanno  identificando il ruolo di questa infiammazione sistemica in  patologie psichiatriche e neurologiche anche come, appunto,  la Depressione, il Morbo di Alzheimer e altre malattie neurologiche.
Anche la Sindrome Metabolica e le conseguenti malattie a livello dell’apparato cardiovascolare presentano uno stato infiammatorio sistemico e un’aumentata produzione di citochine pro-infiammatorie.

Curare la depressione e l’obesità

Curare la Depressione significa, quindi, mettere in atto terapie e strategie terapeutiche che si occupino sia mente che del corpo. Guarire e prevenire la Depressione riduce la possibilità di sviluppare altre gravi patologie come ictus, infarti, demenze, diabete, malattie autoimmuni e degenerative.
La Depressione può favorire l’insorgenza di patologie metaboliche e cardiovascolari anche a causa di alcuni fattori comportamentali. Il paziente depresso si chiude in se stesso, rallenta i suoi processi mentali e i movimenti del corpo, evita gli stimoli sociali, fuma di più, a volte beve per lenire il disagio emotivo, presenta cioè quello che viene definito rallentamento psico-motorio.

Da tempo è stato dimostrato che l’attività fisica ed intellettuale sono protettive nei confronti di molte patologie e sicuramente anche nei confronti dei Disturbi dell’Umore, come la Depressione. Il più delle volte l’appetito si riduce ma in alcune forme di Depressione si può avere un sintomo definito craving per i carboidrati, cioè uno smodato desiderio di cibi dolci e calorici  o insonnia con fame notturna.

Sia nella Depressione sia nella Sindrome Metabolica si ha la disregolazione dell’asse dello stress, Ipotalamo-Ipofisi-Surrene, con iperproduzione di cortisolo che porta a modifiche a livello cerebrale come l’ipertrofia dell’amigdala, struttura del cervello deputata alla gestione delle emozioni e delle memorie emotive.
Alcune pratiche di rilassamento e concentrazione possono essere utili nei pazienti depressi perché agiscono moderando le risposte allo stress e determinando modifiche dell’amigdala proprio riducendo lo stato infiammatorio generalizzato.
Lo stress ossidativo che si ha in corso di Depressione può risentire positivamente dell’utilizzo di Omega 3, che hanno un’importante azione anti-infiammatoria. Sono numerosi gli studi che stanno cercando di comprendere l’utilità di una supplementazione di acidi grassi poli-insaturi nella cura e nella prevenzione della Depressione, proprio partendo dalla consapevolezza che il paziente depresso ha uno stato d’infiammazione sistemica. Inoltre, la scarsa introduzione alimentare di queste sostanze è chiaramente correlata con obesità viscerale e Sindrome Metabolica. Il grasso raccolto a livello addominale è un vero e proprio organo secernente sostanze che inducono lo stato infiammatorio dell’organismo che a sua volta facilità la patologia cardiaca e vascolare.

Se la Depressione è una malattia sistemica anche  la terapia deve essere sistemica, e non dovrebbe limitarsi alla semplice prescrizione di psico-farmaci antidepressivi. È necessario curare la psiche con i farmaci, la mente con la psicoterapia, con le relazioni e gli interessi, il corpo con il movimento e la giusta alimentazione, e nel caso, supplementando i nutrienti che non possono essere introdotti in modo adeguato o sufficiente. Solo così non ci si limita a “spegnere” la Depressione senza curarsi dei motivi per cui è comparsa.

Diagnosi della depressione nella medicina sistemica: il rischio metabolico

Per la diagnosi di Depressione non servono e non esistono esami specifici, a volte può essere indicato valutare il funzionamento della tiroide, poiché alcuni sintomi di un mal funzionamento di questa ghiandola possono mimare la sintomatologia della Depressione. Lavorando con il paradigma della medicina sistemica, invece, diventa buona pratica prescrivere, nei casi necessari, accertamenti che valutino lo stato dell’organismo e quindi il suo rischio di slatentizzare una malattia a seguito di un episodio di Depressione, fare cioè una valutazione del rischio metabolico in pazienti depressi.

Ecco alcuni degli accertamenti che possono essere prescritti:

  • Esami di routine ematochimici e delle urine;
  • Esami di valutazione della funzionalità tiroidea;
  • Controllo della funzionalità renale ed epatica, utile anche per valutare l’efficacia di questi organi di metabolizzare ed eliminare il farmaco antidepressivo.
  • Glicemia;
  • Pro­filo lipi­dico, cioè il dosaggio del colesterolo totale e dei trigliceridi;
  • Dosaggio dell’Omocisteina, indice di rischio cardiovascolare e di deficit cognitivi;
  • Proteina C-reattiva, indice d’infiammazione e rischio cardiaco;
  • Vitamina-D, spesso bassa nei pazienti adulti ed associata a Depressione, deficit cognitivi o patologie neurologiche come il morbo di Parkinson e la Malattia di Alzheimer.

Altri parametri importanti di rischio per la Sindrome Metabolica sono il peso corporeo con la valutazione della massa grassa e la pressione arteriosa.
Questi esami possono rendersi necessari soprattutto per monitorare quei pazienti che assumono terapie antidepressive che possono avere come effetto collaterale l’aumento del peso corporeo. Questo non avviene in tutti i pazienti e non è causato da tutte le molecole antidepressive ma, a volte, il quadro clinico presentato dal paziente richiede l’utilizzo di una molecola specifica che potrebbe causare l’aumento del peso. Questi pazienti vanno avvisati e accompagnati a promuovere stili di vita salutari che riducano e contrastino questo effetto indesiderato, oltre ad essere adiuvanti nella cura della depressione.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione e obesità a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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