Gli Stabilizzatori del tono dell’umore nella terapia preventiva della Depressione

A cosa servono gli stabilizzatori del tono dell’umore e quando si usano?

Gli stabilizzatori dell’umore sono di farmaci che si utilizzano soprattutto nelle Depressioni Maggiori Ricorrenti e nel Disturbo Bipolare. Il loro compito è proprio quello di mantenere il tono dell’umore in uno stato di equilibrio, prevenendo la ricomparsa di sintomi depressivi o di euforia.

Il nostro umore non è mai costante, varia di giorno in giorno o anche nel corso della stessa giornata. Questo è normalmente dovuto ai diversi stimoli e condizioni ambientali esterne cui siamo esposti e che possono influire sul nostro stato d’animo. Le fisiologiche oscillazioni possono anche essere indipendenti da cause esterne e quindi legate a fattori più intimi di cui siamo inconsapevoli.

Queste oscillazioni da stati di maggiore serenità ad altri di moderata tristezza o preoccupazione sono assolutamente normali e non rappresentano una patologia da curare. Quando le oscillazioni in senso depressivo o in senso euforico sono invece intense e durature, non congrue a ciò che sta accadendo nella vita del soggetto, quando determinano una sofferenza soggettiva che da luogo a comportamenti evidentemente patologici, siamo di fronte ad un Episodio Depressivo o ad un Episodio Maniacale del Disturbo Bipolare.

Queste sono condizioni cliniche con andamento episodico, ciclico che richiedono una terapia protratta per diverso tempo. E’ possibile in questi casi intervenire nella fase acuta con farmaci specifici che servono per contenere i sintomi depressivi o di euforia. E’ però determinante, una volta risolto il quadro clinico più urgente, prevenire le ricadute prescrivendo uno stabilizzatore del tono dell’umore.

Quali sono gli stabilizzatori del tono dell’umore?

Il farmaco più efficace nel prevenire le recidive è il Litio. Il Litio è un elemento presente in natura, non è quindi un farmaco di sintesi, quando viene assunto per bocca non è metabolizzato ed è eliminato come tale con le urine, una quota piccolissima con le feci e il sudore. Il Litio è considerato il farmaco di prima scelta e, nella maggiore parte dei casi, è in grado di bloccare o comunque di ridurre notevolmente la ciclicità del Disturbo Bipolare o della Depressione Ricorrente. Questo significa cambiare radicalmente il decorso di una malattia che, se non curata nel modo adeguato, diventa molto invalidante per lo svolgimento di una normale esistenza. Con la corretta assunzione di Litio la maggior parte dei pazienti affetti da queste malattie possono condurre una vita del tutto normale.

Un’alternativa è l’utilizzo della Carbamazepina, farmaco ad azione anticonvulsivante che possiede anche proprietà anti-maniacali e stabilizzanti.  Il suo ottimo effetto anti-maniacale, fa sì che spesso sia utilizzato non solo a scopo profilattico ma anche proprio nella fase acuta della malattia. Questo farmaco appartiene alla classe degli anticonvulsivanti cioè medicine utilizzate anche in neurologia per trattare le crisi epilettiche e altre patologie come ad esempio la nevralgia del trigemino. La Carbamazepina può essere utilizzata come valida alternativa nei pazienti che per qualche motivo non tollerano il Litio o presentano controindicazioni al suo utilizzo. A volte viene prescritta in associazione  al Litio per potenziarne l’azione.

L’Acido Valproico o Valproato è anch’esso efficace e, come la Carbamazepina, appartiene alla classe degli antiepilettici. Il suo utilizzo in psichiatria come stabilizzatore che previene le recidive non deve essere di prima scelta ma è da considerare quando la risposta ai precedenti farmaci non è sufficiente o non è indicato il loro utilizzo. Più raramente possono essere prescritti altri farmaci tra cui il Gabapentin, la Lamotrigina o il Clonazepam. Sono molecole meno efficaci da un punto di vista della profilassi delle ricadute, il cui utilizzo dovrebbe essere riservato ai casi in cui non vi sia stata risposta alle precedenti opzioni.

Come si sceglie lo stabilizzatore del tono dell’umore più adatto? 

Se non ci sono controindicazioni assolute, il farmaco di prima scelta deve essere sempre il Litio. Gli studi clinici negli anni hanno chiaramente confermato che rappresenta la scelta più valida ed efficace. Se, nonostante l’assenza di controindicazioni, il paziente riferisce effetti collaterali eccessivamente disturbanti che non si risolvono modulando la terapia, il medico dovrà prescrivere un altro stabilizzatore. Qualche volta può essere anche necessario potenziare l’azione prescrivendo due farmaci contemporaneamente. La scelta si basa quindi su diversi criteri valutabili conoscendo a fondo il singolo paziente e la particolare situazione clinica, nonchè l’evoluzione nel tempo della malattia e delle sue recidive.

Quali sono le controindicazioni all’uso degli stabilizzatori del tono dell’umore?

Il Litio non deve mai essere assunto in gravidanza e durante l’allattamento. Può, infatti, causare gravi malformazioni a livello dell’apparato cardiovascolare. E’ inoltre controindicato nei pazienti affetti da insufficienza renale o che abbiano da poco avuto infarto del miocardio. Nel caso di un paziente affetto da ipotiroidismo la prescrizione del Litio deve essere fatta con molta attenzione e dopo un’attenta valutazione del costo/beneficio, comunque sempre monitorando costantemente il funzionamento della ghiandola tiroidea. Anche gli altri farmaci stabilizzanti sono controindicati in gravidanza, almeno nei primi tre mesi. La Carbamazepina deve essere assunta con cautela nei pazienti che abbiano presentato problemi a livello di produzione di cellule del sangue ( depressione midollare).

E’ necessario fare esami quando si assumono stabilizzatori del tono dell’umore?

Per quanto riguarda la terapia a base di sali di Litio va specificato che sarà necessario eseguire alcuni accertamenti sia prima della prescrizione sia per tutto il tempo per il quale il farmaco dovrà essere assunto. In questo caso è necessario valutare la funzionalità renale perché il Litio viene eliminato dal rene,  se la funzionalità renale è compromessa c’è rischio di tossicità. Importante anche valutare la funzione della tiroide in quanto a volte il Litio può determinare un lieve ipotiroidismo.

Per completare gli accertamenti in corso di terapia con il Litio è necessario fare un elettrocardiogramma e comuni esami ematochimici. Per gli anticonvulsivanti in genere può essere sufficiente valutare la funzionalità epatica e renale e l’emocromo, cioè la conta delle cellule nel sangue, globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Questi esami vanno ripetuti a intervalli regolari durante l’assunzione del farmaco. Inoltre, sia per il Litio sia per la Carbamazepina e l’Acido Valproico, devono essere eseguiti  dosaggi regolari di questi farmaci nel sangue del paziente, attraverso un semplice prelievo.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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