Un caso di Depressione

La paziente che incontro in studio è una donna di 51 anni, è sposata e ha due figli maschi,  di 22 e 19 anni. E’ laureata in Lettere Straniere e ha insegnato inglese, dando ripetizioni private, fino a circa due anni fa. Nella sua famiglia di origine nessuno ha sofferto di Depressione o di Disturbi d’Ansia.

La paziente viene da me su suggerimento del suo medico di famiglia, alla quale si è rivolta per lo stato di malessere depressivo che sta attraversando. La collega ha preferito prescrivere una terapia solo per controllare l’ansia e l’insonnia rimandando a me le successive decisioni su una cura più specifica per lo stato depressivo.

Il colloquio, in psichiatria, è il momento in cui il medico “visita” il paziente. Osserva il modo in cui  la persona si presenta e si relaziona con il medico, la fluidità nel parlare, la mimica e la gestualità. Rileva una serie di segni specifici che insieme ai sintomi e ai disturbi riferiti dal paziente permettono di fare la diagnosi.  Questa signora presenta un quadro clinico compatibile con la diagnosi di Episodio Depressivo.  Da circa un mese si sente particolarmente stanca e demotivata in tutte le attività che riguardano la sua vita, sia quelle più strettamente casalinghe sia le sue abituali occupazioni del tempo libero. Solitamente, infatti, ama praticare regolarmente attività fisica con alcune amiche e lavora come volontaria in una bottega equosolidale.

Il colloquio è un po’ lento e faticoso per le modalità con cui la paziente si esprime. Risponde in modo breve e conciso, con un tono della voce  basso e poco modulato, con una certa latenza tra la mia domanda e la risposta, come se necessitasse più tempo per concentrarsi e trovare le parole giuste. E’ un po’ rallentata non soltanto nel parlare ma anche nella gestualità del corpo che è anche molto contenuta.

Non conosco bene questa donna, che incontro oggi per la prima volta, e non so quindi capire se ciò appartenga al suo solito modo di essere, al suo temperamento, o faccia parte del quadro depressivo. Il rallentamento psicomotorio è, infatti, uno dei sintomi tipici della depressione.

Mi racconta di essere un soggetto molto sensibile ma di avere in questo periodo frequenti episodi di pianto che non sa a che cosa attribuire, cosa che generalmente non accade nonostante la sua sensibilità.

Ciò di cui mi parla mette anche in luce una particolare preoccupazione per la propria salute fisica. Lamenta, infatti, una lunga serie di timori ansiosi sul suo stato di salute. Alcuni sono descritti in modo più preciso, altri in modo così vago da segnalare il loro aspetto fobico (“mi sento bruciare tutte le vene del corpo, come se scoppiassero”). Per questo motivo ha recentemente eseguito una serie di esami che hanno dato tutti risultati negativi. Il suo corpo è sano.

Mi dice che dorme male (“…e poi non dormo….”), fa fatica a prendere sonno, anche se le medicine prescritte dalla sua dottoressa di famiglia hanno parzialmente ridotto questo disagio. Alla mattina, invece, non vorrebbe mai alzarsi dal letto, non sente di avere l’energia per affrontare la giornata e pensa al momento di coricarsi come l’unico in cui il suo disagio si attenua. Una volta alzata tende a vagare per casa indecisa su cosa fare e affrontando con fatica anche la cura del sé, cioè lavarsi, vestirsi e truccarsi, attività che solitamente fa con interesse e gioia.

Negli ultimi tempi ha timore ad allontanarsi dalla propria abitazione per le normali commissioni quotidiane che quindi, da qualche tempo,  preferisce fare quando il marito è disponibile, nei fine settimana.  Indagando su questo aspetto mi riferisce che ha una sensazione vaga di non sentirsi sicura fuori casa, da sola, con la paura che possa non stare bene e non sapere a chi rivolgersi.

Le pare di “ avere perso la memoria” e non sente più la voglia di leggere un libro o una rivista, attività che normalmente fa con piacere. Mangia con il solito appetito ma negli ultimi tempi, dopo cena, nota che ha sempre desiderio di mangiare qualcosa di dolce. Non si sente “in forma” e preferisce in questo periodo rimanere a casa piuttosto che uscire con le amiche o con le coppie che normalmente frequenta insieme al  marito.

Il desiderio espresso da questa paziente è di poter curare questo situazione depressiva con una terapia Non Convenzionale, avendo saputo dal medico di base che mi occupo di Omotossicologia.

Sebbene la comparsa recente dei sintomi, la famigliarità negativa e nessun episodio precedente o nel post partum, possano rappresentare dati favorevoli ad un approccio più delicato, ho ritenuto che  l’entità dei sintomi fosse già piuttosto marcata  per orientarmi su un trattamento esclusivamente naturale, ho preferito quindi suggerire una terapia dove venissero integrati farmaci omotossicologici con un antidepressivo serotoninergico.

Nell’impostare questa terapia ho preso in considerazione anche l’età della paziente, che sebbene ancora mestruata, ha sicuramente in corso una serie di modifiche e di modulazioni neuro-ormonali della fase di Premenopausa, che potrebbero influire sul tono dell’umore e sull’ansia e che possono rispondere molto bene ad alcuni preparati omotossicologici.

Come antidepressivo ho scelto il Citalopram perché si tratta, nella mia esperienza, di una  molecola solitamente molto ben tollerata e pressoché priva di effetti collaterali, soprattutto a regime, dopo le prime 2/3 settimane di trattamento. Per questo primo periodo ho anche mantenuto la terapia con le benzodiazepine che le era stata prescritta dal suo medico di famiglia, alprazolam per l’ansia diurna e lormetazepam per favorire l’addormentamento.

I farmaci non convenzionali che ho deciso di aggiungere, ad integrazione della terapia, sono in parte rimedi omotossicologici e in parte preparati fitoterapici.

L’obiettivo era di regolare l’asse neuro-endocrino parzialmente sbilanciato dall’inevitabile calo degli estrogeni, fatto fisiologico in una donna di 51 anni. Per ottenere un buon risultato, soprattutto all’inizio, è necessario utilizzare più rimedi che agiscano in modo sinergico.

A questa paziente ho prescritto della serotonina omeopatizzata, o meglio in diluizione low dose, e altri prodotti con lo scopo di controllare i disturbi del climaterio come il calo del tono dell’umore e l’ansia che alcune donne sperimentano in questo periodo. Ho prescritto anche un integratore a base di probiotici, calcio, isoflavoni di soia e thè verde, la cui azione sinergica è di potenziare il sistema immunitario, di supporto alla prevenzione dell’osteoporosi, di modulazione del tono dell’umore. Infine ho suggerito l’assunzione di un integratore ricostituente, allo scopo di dare un effetto energizzante, riducendo le difficoltà di memoria e concentrazione, nonché la stanchezza fisica mattutina.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Depressione a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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