La Depressione in città

“We have a largely materialistic lifestyle characterized by a materialistic culture. However, this only provides us with temporary, sensory satisfaction, whereas long-term satisfaction is based not on the senses but on the mind. That’s where real tranquility is to be found. And peace of mind turns out to be a significant factor in our physical health too.”  Dalai Lama.

“Abbiamo uno stile di vita largamente materialistico caratterizzato da una cultura materialistica. Questo ci dona una temporanea sensazione di soddisfazione dei sensi, mentre la soddisfazione a lungo termine non è basata sui sensi ma nella mente. Nella mente è dove si trova la vera tranquillità. E la pace della mente si rivela anche essere un fattore fondamentale per la nostra salute fisica.”  Dalai Lama.

Studi epidemiologici sulla Depressione nelle aree urbane.

Numerosi studi sono stati condotti, o sono ancora in corso, per valutare l’impatto sulla salute fisica e psichica della vita nelle grandi città. Alcuni di questi riguardano in modo specifico la valutazione della frequenza di Depressione nei soggetti che vivono nei grandi centri urbani.

La Depressione è una patologia in notevole e continuo aumento, come anche indicato dall’O.M.S.

Nel 2030, secondo i dati diffusi in occasione dell’ultimo congresso della Società Italiana di Psichiatria, la Depressione sarà la seconda malattia più diffusa dopo le patologie cardiovascolari, con un enorme impatto sulla spesa socio-sanitaria, sia diretta che indiretta,  come ore di lavoro perse.

Una recente ricerca statunitense evidenzia che quasi il 50% delle persone viene colpito, almeno una volta nella vita, da Depressione o Ansia.

In Italia si stima che circa cinque milioni di persone siano affette da Depressione, circa tre milioni soffrono invece di disturbi d’Ansia.

Nella sola città di Milano le persone malate di Depressione sono stimate a 85.000, con una maggioranza di donne e ogni anno si contano intorno a 4000 casi in più.

Anche altre patologie psichiatriche sono più frequenti nella popolazione che vive in città. Negli adulti i Disturbi d’Ansia e la Schizofrenia mentre nei bambini la Sindrome da Iperattività e Deficit d’Attenzione e i Disturbi d‘Ansia.

Anche la Depressione Post Partum può colpire maggiormente le mamme che vivono in grandi città, come evidenziato da uno studio condotto dai ricercatori del Women’s College Hospital di Toronto, su un campione di oltre 6000 mamme.

Le donne che vivono in aree urbane possono essere più esposte alla depressione per motivi di ordine ambientale ed in particolare a causa di un maggiore isolamento sociale.

Secondo un recente studio del Servizio Sanitario Nazionale chi nasce a Roma o a Milano, o comunque chi vive in queste città da almeno tredici anni, ha il 30% di probabilità in più di insorgenza di malattie mentali.

Inoltre, va considerato che la percentuale della popolazione che risiede nelle aree urbane sta continuamente crescendo, secondo alcune stime era intorno al 15 % nei primi anni del secolo scorso e circa del 50% nel 2010.

Anche qui le stime dell’O.N.U. ipotizzano che nel 2050 il 70% della popolazione risiederà in grandi centri urbani.

 Città, Stress, Depressione: i fattori ambientali.

Se la percentuale dei malati depressi in città è maggiore rispetto a chi vive in ambienti più piccoli, è indispensabile porsi delle domande al fine di indagare e capire quali possono essere le cause di ciò, per attuare misure preventive, non limitandosi a curare la patologia una volta che si è manifestata.

Le variabili implicate in questo fenomeno sono più di una e l’impatto di ciascuna di esse sui diversi individui può essere differente, ciò che è dannoso e patogeno per una persona può non esserlo per un’altra che possiede una struttura fisica e psichica differente ed un approccio più efficace alle difficoltà che la vita inevitabilmente ci pone.

Lo stesso tipo di stress, ad esempio, può portare alla depressione una persona, ma non un’altra, è quindi la combinazione di predisposizione genetica con l’evento stressante o traumatizzante che conta.

Le cause della Depressione, come peraltro di tante altre malattie, sono, infatti, di tipo bio-psico-sociale, intervengono cioè  fattori genetici, elementi biologici e fattori psico-sociali, cioè relativi all’ambiente in cui la persona vive.

Se i fattori genetici sono importanti, è stato comunque accertato che l’ambiente ha un’enorme responsabilità nell’insorgenza dei disturbi mentali.

Sicuramente la città impone ritmi di vita innaturali e veloci, quando non frenetici, gli individui vivono spesso in condizioni di stress, con tutte le conseguenze sul piano psicologico che tutti ben conosciamo ma che si manifestano anche sul piano  biologico.

Lo stress cronico attiva tutta una serie di risposte dell’organismo che deve prepararsi a farvi fronte, causa un elevato livello di ormoni come il cortisolo, ormone dello stress, e riduce la disponibilità di serotonina ed altri neurotrasmettitori nel cervello, tra cui la dopamina. Queste modifiche sono a loro volta correlate allo sviluppo di depressione.

Questi neurotrasmettitori, infatti, regolano funzioni biologiche come il sonno, l’appetito, l’umore e il desiderio sessuale, tutte funzioni che si sregolano durante un Episodio Depressivo.

Lo stress attiva vie neuro-ormonali note come Asse Ipotalamo – Ipofisi – Surrene che, per quanto molto efficienti non sono inesauribili, anche la capacità dell’organismo di fare fronte a situazioni di emergenza ha un limite ed esiste una correlazione certa tra stress cronico e sviluppo di depressione.

Un approccio terapeutico alla Depressione in città.

E’ frequente, nella mia pratica clinica, incontrare pazienti che presentano un quadro depressivo i quali mi raccontano una storia di sovraccarico di stimoli stressanti da gestire nei mesi precedenti la comparsa dei sintomi. Il più delle volte si tratta di situazioni di intenso impegno lavorativo a volte le motivazioni riguardano invece la vita relazionale e affettiva. Questo stato di malessere è spesso sottovalutato dalle persone anche perché non vi è altro modo in una società e in ambienti lavorativi orientati ed improntati esclusivamente alla efficienza e alla produttività, dove se non ci si adegua si è emarginati e non si progredisce.

A queste eccessive richieste di performance si associa una situazione socio-economica incerta, dove il timore della disoccupazione, il futuro incerto, mancanza di sostegno sociale adeguato portano da una situazione di disagio psicologico ad una vera e propria malattia psichica, che richiederà poi l’utilizzo di farmaci.

In queste situazioni non ci si può limitare  alla sola prescrizione farmacologica per risolvere la fase acuta.  Il medico deve anche farsi portatore di informazioni e promotore di riflessioni che aiutino il paziente a raggiungere un buon equilibrio, dove da una parte esistono i doveri lavorativi e nei confronti delle persone che amiamo, ma anche una attenzione e un rispetto dei propri spazi, di tempi più lenti ed adeguati e della propria individualità.

Altri fattori ambientali implicati nell’insorgenza della depressione possono essere individuati in uno stile di vita spesso poco attento da un punto di vista dell’alimentazione e di una corretta attività di movimento. Se è certamente vero che cibo e movimento non possono curare la depressione è anche vero che concorrono a sorreggere l’organismo che si trova sottoposto allo stress. È noto come il movimento, svolto in modo corretto, sia terapeutico nel controllare la glicemia, la pressione arteriosa e il livello di cortisolo, cioè tutti quei parametri che si alterano in corso di stress.

Chi cura questi aspetti è inoltre solitamente un soggetto più capace di riconoscere il bisogno di dare spazio a se stesso e sarà probabilmente più focalizzato su un concetto generale di ricerca del ben-essere.

Per resistere, senza ammalarsi, agli stimoli e alle richieste quotidiane grande importanza ha l’effetto tranquillizzante e supportivo delle relazioni interpersonali o meglio di buone relazioni interpersonali.  Molti studi evidenziano come la mancanza di un adeguato supporto affettivo sia un fattore di rischio per lo sviluppo di Depressione.

La città e la vita in città, per i ritmi, per le distanze, per la carenza di luoghi di aggregazione, mina profondamente la facilità di incontri e richiede a tutti noi molto impegno e molta energia se vogliamo mantenere un buon livello di integrazione sociale, buoni rapporti umani fondati su vera amicizia e convivialità.

Quindi, sebbene le terapie farmacologiche per curare e guarire la depressione siano efficaci, è spesso necessario accompagnare il paziente attraverso un percorso di terapia della parola, insegnarli a concedersi uno suo spazio di riflessione e di calma, che in futuro non sarà più la terapia ma altre esperienze buone e piacevoli per il paziente.

Si va inoltre sempre più delineando il bisogno di strategie preventive e di interventi informativi che siano utili per moderare la relazione tra stress psicosociale,  psicopatologia e depressione.

L’informazione e la prevenzione devono agire a livello della popolazione generale e aiutare le persone a combattere i fattori di rischio e le cause dello stress psicosociale cronico.

La dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra a Milano, Psicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di terapia della Depressione Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

 

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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