Le benzodiazepine nella cura dell’ansia (seconda parte)

In un articolo precedente, abbiamo introdotto in un panorama generale l’ambito di impiego medico delle benzodiazepine nella cura dell’ansia. Nello specifico abbiamo discusso sui casi di utilizzo e sul loro meccanismo di azione. Clicca qui per leggere la prima parte di questo articolo.

Come si assumono le benzodiazepine

La via di somministrazione delle benzodiazepine può variare. Nei casi in cui sia necessaria un’azione pronta, ad esempio in pronto soccorso, quando un paziente si presenta in piena crisi di panico, si può utilizzare la somministrazione endovenosa. La somministrazione intramuscolare non è particolarmente adatta a questi tipi di farmaci poiché l’assorbimento risulta lento. Il più delle volte si assumono per bocca, in gocce, comprese o capsule. Esistono anche formulazioni a rilascio sublinguale che agiscono molto velocemente. Nei bambini si predilige la somministrazione rettale, ad esempio in caso di convulsioni, perché ha un effetto molto rapido.

Le benzodiazepine sono utili per una terapia sintomatica ma non come farmaci che agiscano sulla genesi prima del sintomo ansia. Il più delle volte sono una terapia temporanea di accompagnamento alle prime fasi di una cura con serotoninergici, farmaci prescritti nei disturbi d’ansia come terapia patogenetica. Questi ultimi, infatti, agiscono proprio sui meccanismi che generano l’ansia. Avendo però un tempo di latenza di alcuni giorni, l’effetto immediato e pronto delle benzodiazepine sostiene il paziente nelle prime fasi del trattamento.

Un dato a favore di questi farmaci ad azione calmante è che non hanno alcuna azione sui parametri ematici come invece altri farmaci psichiatrici che, avendo questo possibile effetto, vanno monitorati, inoltre non causano effetti collaterali sul sistema endocrino-ormonale. In caso di abuso accidentale o per scopi autolesivi non hanno la pericolosità dei barbiturici, farmaci che venivano utilizzati in passato per la cura dell’ansia. Solitamente non c’è rischio per la vita a meno che non sia una condizione di poli-abuso, cioè di contemporanea assunzione di dosi importanti di alcool o sostanze stupefacenti.

La dipendenza fisica o psicologica e i disturbi legati alla sospensione non rappresentano un problema se la prescrizione, e l’assunzione, avvengono in modo corretto. Vale sempre e comunque il principio che una terapia prescritta correttamente, per i giusti motivi, costantemente monitorata nel tempo e ridotta gradualmente sotto controllo del medico, non porta generalmente a difficoltà nemmeno nella fase di sospensione. Va anche detto che, essendo terapie prettamente sintomatiche, se l’ansia si ripresenta non è dovuta alla sospensione ma è il ripresentarsi della condizione clinica di fondo che veniva controllata dai farmaci.

Gli effetti secondari delle benzodiazepine

Anche queste medicine, come tutte peraltro, hanno alcuni effetti secondari. La scelta di prescriverle quindi si basa su un’attenta valutazione dei costi/benefici. Gli effetti spiacevoli sono ovviamente minori quanto più la scelta del farmaco è stata corretta e quanto più si fa attenzione ad un dosaggio che sia  terapeutico ma non eccessivo. Ai dosaggi terapeutici gli effetti sono generalmente ben tollerati e scompaiono dopo i primi giorni di trattamento.

Dipendono dalla dose assunta e quindi è sufficiente modulare la prescrizione. I più frequenti effetti collaterali sono sedazione, sonnolenza diurna, stanchezza muscolare, riduzione dell’attenzione, rallentamento nei movimenti e lievi alterazioni delle prestazioni cognitive in particolare della memoria. Questi effetti possono essere amplificati dalla contemporanea assunzione di alcool.

Le interazioni delle benzodiazepine con le altre terapie farmacologiche

Non esistono controindicazioni assolute ad assumerne le benzodiazepine insieme ad altre terapie. I farmaci per la cura delle più frequenti patologie possono essere prescritti senza timore: farmaci per il controllo della pressione arteriosa o del colesterolo, così come quelli per il controllo della glicemia. Anche antibiotici, antipiretici o antiinfiammatori non generano problemi se assunti insieme alle benzodiazepine.

Soltanto è necessaria attenzione da parte del medico nella prescrizione contemporanea di altri farmaci, soprattutto psichiatrici, che possono avere un’azione inibitoria su alcuni centri nervosi. Si tratta comunque di situazioni che nulla hanno a che fare con la cura dei disturbi d’ansia o della depressione. In un contesto ambulatoriale la terapia con benzodiazepine è sicura ed efficace.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Psichiatria, psicoterapia e medicina omotossicologica per la terapia dell’ansia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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