Gli Psicofarmaci nella terapia dell’ansia

L’ansia è uno stato emotivo noto a tutti, chiunque può sperimentare nella sua esistenza situazioni o problemi che generano uno stato ansioso di preoccupazione mentale e di disagio fisico. Può anche essere un sintomo, spesso presente in molte forme cliniche di malattia psichiatrica o medica, ad esempio alcune forme di depressione sono accompagnate da evidenti sintomi ansiosi. Infine esiste il vasto capitolo dei Disturbi d’Ansia nei quali, ovviamente, questo sintomo caratterizza il quadro clinico, pur declinandosi in modi differenti.

La Classificazione dei Disturbi d’ansia

Si è portati a credere che l’ansia si curi esclusivamente con i calmanti, invece i farmaci a disposizione del medico per curare il sintomo ansia, o un vero e proprio Disturbo d’Ansia, sono diversi:

  • le benzodiazepine;
  • gli antidepressivi;
  • gli antipsicotici;
  • gli anticonvulsivanti.

Le benzodiazepine nella terapia dei Disturbi d’ansia

Oggi parliamo delle Benzodiazepine. Questo è il nome scientifico di quei farmaci che sono normalmente conosciuti come ansiolitici o calmanti. Questi farmaci hanno azione ansiolitica ma anche ipnoinducente, miorilassante e anticonvulsivante e si utilizzano quindi anche in altre condizioni patologiche.
E’ un gruppo composto da molte molecole diverse, che, sebbene abbiano tutte la stessa funzione, si differenziano per la durata di azione e cioè per il tempo che rimangono nell’organismo  una volta assunti.

La scelta tra le diverse benzodiazepine nella terapia dell’ansia

Si distinguono benzodiazepine ad emivita lunga, che vengono eliminate lentamente dall’organismo, svolgendo la loro azione anche per 24 ore  (ad es. En, Valium, Dalmadorm, Felison, Prazene), ad emivita intermedia (ad es. Xanax, Tavor, Lexotan) che vengono eliminate dall’organismo entro le 24 ore e ad emivita breve (ad es. Lendormin, Minias)  che svolgono la loro azione soltanto per poche ore.

L’emivita di un farmaco è un parametro molto importante che indica il tempo di durata di azione di un farmaco nell’organismo e varia notevolmente da molecola a molecola. Dall’emivita dipende non solo l’azione terapeutica ma anche gli eventuali effetti collaterali indesiderati.

La scelta del farmaco più opportuno al singolo paziente e alla situazione clinica che presenta prevede quindi delle conoscenze specifiche, anche perché il metabolismo dei farmaci può subire importanti modifiche in alcune situazioni. Ad esempio alcuni di questi farmaci sono particolarmente controindicati negli anziani, nei quali i fenomeni di accumulo sono più frequenti a causa del metabolismo epatico rallentato fisiologicamente dall’età e anche da eventuali altre terapie assunte. Anche per i pazienti affetti da malattie epatiche o con alterata funzionalità del fegato e renale vanno scelte molecole con un’emivita media o breve.

I possibili effetti indesiderati delle benzodiazepine, soprattutto quando non sono adeguatamente dosate,  sono sonnolenza, astenia, disturbi della memoria e rallentamento psico-motorio.

I meccanismi di azione delle benzodiazepine nella terapia dell’ansia

Le benzodiazepine agiscono potenziando l’azione di un neurotrasmettitore che si chiama acido gamma-aminobutirrico o GABA e, fissandosi ai suoi recettori a livello dei neuroni,  svolgono effetto sedativo.

Le benzodiazepine rappresentano l’intervento sintomatico del fenomeno ansioso, controllano sia i sintomi psichici sia quelli fisici dell’ansia. Sono più adatte nelle forme di ansia acuta o  anticipatoria, meno nelle forme di ansia cronica. L’utilizzo a lungo termine va valutato con attenzione dal medico curante. Il dosaggio e la durata del trattamento vanno individualizzate a seconda delle caratteristiche dell’ansia, di quelle del paziente e monitorando la risposta clinica. A scopo indicativo possiamo dire che un trattamento protratto per qualche settimana, purché monitorato, non genera problemi.

L’utilizzo di questi farmaci è importante soprattutto nelle prime fasi del trattamento, quando è necessario ottenere un controllo sintomatico del disagio del paziente in attesa che altri farmaci svolgano la loro funzione. Questo perché i Disturbi d’Ansia si curano con i farmaci Serotoninergici i quali però hanno una latenza di azione di qualche settimana.

Gli effetti indesiderati delle benzodiazepine nella terapia dell’ansia

Molte persone a cui vengono prescritti questi farmaci temono il fenomeno della dipendenza. Come per tutti gli psicofarmaci c’è molto allarmismo, pregiudizio e mancanza di adeguata conoscenza e informazione. Va specificato che una terapia prescritta con criterio, quando è necessaria, dosata attentamente e monitorata periodicamente non può arrecare danni ma deve portare solo benefici, inoltre non causerà dipendenza, sempre se prescritta e assunta nel modo idoneo.

Ad ogni modo la sospensione del farmaco deve avvenire in modo graduale e deve seguire dei criteri che dipendono dalla dose iniziale e dal tempo per il quale il farmaco è stato assunto, con queste accortezze non si avranno problemi di astinenza e il paziente sarà in grado di sospendere la terapia senza particolari difficoltà. Eventuali piccoli disagi svaniscono nel giro di pochi giorni.

La sospensione brusca del farmaco, invece, può causare fenomeni di rebound come irritabilità, ansia, insonnia, tremori, sudorazioni e tachicardia. Anche questi comunque transitori e non pericolosi.

Un buon utilizzo di questi psicofarmaci è di grande sollievo per il paziente che soffre di ansia e non può essere dannoso. Purtroppo capita spesso che queste medicine vengono utilizzate senza una prescrizione medica ma  assunte per auto-somministrazione: in questo modo i possibili effetti indesiderati o i sintomi di astinenza e la dipendenza sono più frequenti.

Le benzodiazepine possono provocare qualche lieve effetto indesiderato, più che altro all’inizio della terapia. I più frequenti sono sedazione, sonnolenza, debolezza muscolare, stanchezza fisica e diminuzione della memoria. Tutti questi effetti spariscono aggiustando la dose in base alla reattività individuale al farmaco, che è molto variabile da soggetto a soggetto.

Le benzodiazepine sono farmaci molto maneggevoli e sicuri, anche l’intossicazione acuta da  ingestione accidentale o volontaria non porta solitamente al decesso. L’utilizzo incongruo di questi farmaci può invece di diventare pericoloso se vi è un abuso concomitante di alcool o di altre sostanze che agiscono a livello del sistema nervoso centrale, come le sostanze stupefacenti assunte a scopo voluttuario. In questi casi di poli-abuso possono essere inibiti alcuni importanti centri cerebrali, soprattutto quelli che controllano la frequenza del respiro e ciò può portare a grave pericolo per la vita a causa della depressione respiratoria.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa del percorso di diagnosi e terapia dei disturbi di Ansia Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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