Bulimia: riconoscerla e vincerla

 

La parola Bulimia deriva dalla parola greca limos, che significa fame, e bous che indica il bue. Era un termine già in uso nell’Antica Grecia ed è soggetto a due tipi di interpretazioni: avere una fame da bue, oppure avere tanta fame da mangiarsi un bue.

Negli ultimi decenni la bulimia nervosa è stata oggetto di una quantità di ricerche scientifiche che ha pochi precedenti nel campo delle scienze psichiche. Nonostante questo grande interesse, vi è una bassa richiesta di aiuto professionale da parte dei pazienti che ne sono affetti.

Il DSM IV, manuale diagnostico che classifica i disturbi psichiatrici, considera essenziali per la diagnosi di bulimia nervosa le seguenti manifestazioni:

–          ricorrenti abbuffate, ossia rapida ingestione di una quantità di cibo significativamente maggiore di quella che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo ed in circostanze simili;

–          ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie al fine di prevenire l’aumento di peso: vomito auto-indotto, abuso di lassativi, uso di farmaci dimagranti, esagerata attività fisica;

–          una frequenza media delle abbuffate e condotte compensatorie di almeno due volte alla settimana per almeno tre mesi;

–          livelli di autostima indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporeo.

L’1% delle ragazze giovani soffre di bulimia e il 3% si abbuffa con una certa regolarità. Nel sesso maschile, la percentuale dei soggetti che soffrono di bulimia è nettamente inferiore, ma gli uomini sono  molto più a rischio per quanto riguarda il disturbo da abbuffate compulsive (Binge Eating Disorder, riconosciuto come disturbo psichico simile alla bulimia ma senza condotte compensatorie).

A differenza di quanto riferito dal DSM, non sempre la quantità di cibo assunta è oggettivamente esagerata. Analisi recenti condotte su pazienti bulimiche, dimostrano che, a parte alcuni casi in cui in una sola abbuffata si possono ingurgitare 15.000 o 20.000 calorie, l’abbuffata più tipica è costituita  dall’ingestione di una quantità di cibo media. Ciò che conta è la percezione soggettiva della quantità di cibo unita alla sgradevole sensazione di perdita di controllo. I primi momenti dell’“attacco al cibo” sono percepiti come piacevoli; in breve, però, la piacevolezza lascia il posto al disgusto ed alla perdita di controllo seguiti da un profondo sentimento di disagio e di colpa.

Nelle fasi iniziali della malattia, essa si presenta come una vera e propria crisi improvvisa durante la quale il soggetto avverte il bisogno irrevocabile di mangiare e si procura del cibo che ingerisce in modo caotico e vorace, senza dare attenzione al gusto ed al sapore. Nelle fasi più avanzate, invece, molti pazienti si preparano al meglio per l’abbuffata: si procurano cibi specifici, li cucinano e li consumano in luoghi appartati e solitari.

L’abbuffata NON è un comportamento innocuo. Chi ne soffre o chi si trova vicino a persone che ne soffrono deve sapere che non è innocuo dal punto di vista psicologico poiché provoca un abbassamento del tono dell’umore, sensi di colpa, sensazione di perdita del controllo, allontanamento dalla vita sociale e di relazione. Non è innocuo nemmeno a livello dei problemi fisici che scatena, spesso anche gravi.

La bulimia non si risolve con le diete ferree. Le diete aumentano i pensieri e le preoccupazioni per il cibo e il peso. Esse vanno accuratamente evitate per dare spazio ad uno stile di vita composto dalle giuste abitudini che permettono di riconquistare una regolarità di quantità, qualità, orari, attività fisica. La regolarità viene riacquisita attraverso l’ausilio di un diario alimentare che il terapeuta analizzerà insieme al paziente.

Dal momento che la bulimia nasconde un profondo disagio interiore difficile da comunicare a parole, la cura non consiste nel semplice ripristino di un adeguato comportamento alimentare, ma nel fornire al paziente uno spazio per poter comunicare tale disagio.

Lo specialista dei disturbi alimentari può aiutare ad inquadrare il problema andando ad affrontare i fattori che determinano la malattia: generalmente si tratta di donne eccessivamente insicure che tendono ad invalidare una visione positiva di sé, con un forte senso di inadeguatezza nei rapporti sociali e con alle spalle famiglie incapaci di accettarle come persone autonome.

Chi ne soffre deve sapere che la bulimia si può vincere: la psicoterapia agevola la possibilità di mettere a fuoco le radici del problema e offre l’opportunità di costruire alternative alla rappresentazione di sé e della propria storia intervenendo quindi sui circoli viziosi che alimentano il comportamento alimentare sbagliato.

Per un soggetto bulimico, l’unica via d’uscita, consiste nel darsi la possibilità di chiedere aiuto ad uno specialista.

La dott.ssa Alessia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Bulimia a Milano collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, Psichiatra, Psicoterapeuta e Omotossicologa presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

dott.ssa Alessia Giulia Santoro

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La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
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