Le Benzodiazepine nella cura dell’ansia

Farmaci introdotti in terapia all’inizio degli anni ’60, le benzodiazepine hanno sostanzialmente modificato la cura e il decorso di molti disturbi psichiatrici e la vita di milioni di pazienti affetti da ansia nelle sue diverse manifestazioni. Nonostante i pregiudizi, i timori e la disinformazione sono farmaci estremamente efficaci ed utili, se prescritti nel modo corretto sono un indispensabile ausilio terapeutico. Sono in grado di esplicare la loro azione ansiolitica nel giro di pochi minuti, dando un pronto sollievo dai sintomi fisici e psichici dovuti all’ansia.

Le benzodiazepine agiscono potenziando l’azione inibitoria del GABA( acido gamma-ammino butirrico) a  livello del sistema nervoso centrale. Il GABA, a sua volta, riduce la eccitabilità dei neuroni e in questo modo svolge la sua azione calmante e sedativa.

Le molecole appartenenti alla classe delle benzodiazepine sono moltissime, tutte sono dotate di azione sedativa e ansiolitica ma anche ipnoinducente, anticonvulsivante e miorilassante. La scelta della specifica molecola dipende dal tipo di problema riferito dal paziente e dalla valutazione di altri parametri soggettivi che guidano il medico nella valutazione della molecola con le caratteristiche più adatte a quel singolo paziente. 7

La via di assunzione più frequente è quella orale ma in casi specifici possono essere somministrate anche per via intramuscolare o endovenosa. Vengono metabolizzate a livello epatico ed eliminate con le urine dove possono essere dosati alcuni metaboliti.

Possono essere utilizzate nel paziente anziano ma rispettando alcune accortezze che riguardano l’eventuale presenza di disturbi epatici o renali, nonchè l’assunzione di altre terapie. In generale nel paziente anziano è richiesta un’attenzione ai dosaggi che devono essere inferiori a quelli prescritti nel paziente adulto sano.  Sono, infatti, più probabili fenomeni di accumulo per la ridotta velocità di metabolizzazione tipica dell’età avanzata.

Un parametro molto importante da considerare quando si sceglie una benzodiazepina è l’emivita. Per emivita si intende il tempo necessario per ridurre del 50% la concentrazione plasmatica del farmaco. Alcune molecole hanno un’emivita molto breve, di poche ore, altre invece possono rimanere nell’organismo anche fino a uno o due giorni. Questo anche perché alcune producono metaboliti anch’essi attivi e dotati di azione farmacologica. Il vantaggio delle molecole ad emivita lunga sta nel fatto che la sospensione, anche brusca, non determina la comparsa di sintomi di astinenza in quanto l’abbassamento del livello plasmatico è molto graduale.La criticità sta nel fatto che inducono più facilmente fenomeni di accumulo. In generale bambini e anziani sono dotati di minori attività enzimatiche e ciò determina un allungamento dell’emivita del farmaco.

Gli effetti collaterali delle benzodiazepine possono essere facilmente evitati ricorrendo alle dosi minime efficaci e per il periodo di tempo strettamente necessario.Per chi non ha mai assunto questi farmaci qualche effetto collaterale nei primi giorni di assunzione è probabile. Può essere ad ogni modo controllato salendo gradualmente con i dosaggi fino a raggiungere quello che controlla l’ansia del paziente senza causare eccessiva sedazione. Nella pratica clinica i pazienti sono solitamente così tanto disturbati dall’ansia che sopportano senza particolari problemi qualche lieve disturbo, purché siano stati avvertiti e rassicurati dal medico che li prescrive.

I più frequenti effetti collaterali sono:

  • eccessiva sedazione con sonnolenza diurna
  • debolezza muscolare e senso di spossatezza
  • disturbi della memoria
  • negli anziani  talvolta confusione o agitazione per effetto paradosso e atassia ( mancanza di coordinazione con difficoltà nei movimenti)

Pur essendo farmaci indispensabili in molte situazioni cliniche, è importante chiarire che la cura dei disturbi d’ansia più comuni come gli Attacchi di panico, il Disturbo Ossessivo Compulsivo, le fobie, il Disturbo d’Ansia Generalizzato non si può limitare alla prescrizione di benzodiazepine. Oggi sono ben noti i meccanismi biologici alla base dell’ansia ed è oramai chiaro e scientificamente validata la terapia di queste patologie con i farmaci serotoninergici. L’ansiolitico è indispensabile nella prima fase della terapia per aiutare il paziente a tollerare i piccoli effetti collaterali delle prime settimane.

In conclusione possiamo sicuramente affermare che gli ansiolitici sono molecole molto valide ed efficaci, prescritte ed assunte nel modo corretto sono assolutamente sicure e possono veramente alleviare i sintomi e coadiuvare la terapia di tutti i disturbi d’ansia.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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