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Author: dott.ssa Nicoletta Rocca

Informazioni Autore

La dott.ssa Nicoletta Rocca è un Medico Chirurgo, Specialista in Neurologia e Perfezionato in diagnosi e terapia delle cefalee. Esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano e presso l'Istituto Medico Legale dell’Aeronautica Militare di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata con la dott.ssa Cristina Selvi, psichiatra psicoterapeuta, in piazza Gorini 6, Milano. | dott.ssa Nicoletta Rocca |

Il problema diagnostico nella Malattia di Alzheimer

Il problema diagnostico nella Malattia di Alzheimer

Tra le forme di demenza, la malattia di Alzheimer è senz’altro la più nota e la più frequente; secondo  l’OMS (Organizzazione mondiale della sanità), ne soffrono circa 36 milioni di persone nel mondo ; tra questi almeno il 60%  è affetto da malattia di Alzheimer.

La malattia colpisce maggiormente il sesso femminile e comporta un progressivo decadimento delle funzioni cognitive,tra cui la memoria. E’ facile immaginare l’impatto sanitario ed economico della patologia i cui costi sociali, assai  Elevati, pesano soprattutto ancora oggi sui familiari di questi malati davvero complessi da seguire.

Spesso la mancanza di una chiara sintomatologia ci impedisce di riconoscere tempestivamente la patologia e quindi mettere in atto tutte le strategie volte a migliorarla e/o arrestarla.

Ma è possibile riconoscere i  sintomi della malattia prima che questa si manifesti in tutta la sua gravità?

Si può sostenere in generale che ogni malattia abbia una fase ‘pre-clinica’, cioè uno spazio di tempo in cui il processo patologico è iniziato ma le manifestazioni cliniche non sono ancora espresse. Anche per quanto riguarda la demenza di Alzheimer è possibile pensare che le alterazioni neuropatologiche siano precedenti rispetto alle manifestazioni cliniche , cioè per esempio al disturbo di memoria.

In questi ultimo decennio ha a tal proposito acquisito particolare interesse  il concetto di MCI, Mild Cognitive Impairment (Petersen et al, 1997). Con questo termine ci si riferisce alla presenza nell’anziano di un isolato deficit cognitivo tale da non compromettere le funzioni quotidiane, ma possibilmente correlato a rischio di sviluppare la Malattia di Alzheimer.

Negli anni il concetto di MCI è stato revisionato e rielaborato; possiamo oggi riconoscere sostanzialmente una forma amnesica di MCI e una forma non amnesica. Nella prima forma il disturbo di memoria può essere l’unico deficit cognitivo obiettivabile oppure può associarsi a lieve compromissione di un’altra funzione cognitiva (ad es. il linguaggio, la capacità di ragionamento, etc.)

Nella forma non amnesica vi è una compromissione lieve di funzioni cognitive diverse dalla memoria.

Bisogna poi ricordare che spesso l’esordio sintomatologico della malattia di Alzheimer coincide con apatia, perdita d’interesse, calo del tono dell’umore o con la comparsa di una sintomatologia ansiosa che non ha una causa apparente.

Ecco  quindi perché sono ormai numerosi gli studi che hanno combinato tra loro diverse metodiche  al fine di evidenziare possibili fattori predittivi di malattia;  un attento screening  neuropsicologico. Le neuroimmagini, unitamente alle alterazioni cliniche, possono esser utilizzate a tale fine.

Risulta così evidente l’importanza di una valutazione specialistica accurata, in grado di rilevare i primi segni di cambiamento, non appena questi diventino manifesti al paziente o ai suoi famigliari, allo scopo di seguirli ed eventualmente porre il sospetto diagnostico di una demenza di Alzheimer in fase iniziale.

La dott.ssa Nicoletta RoccaNeurologa a Milano, si occupa di Disturbi della Memoria e Malattia di Alzheimer a Milano attraverso un approccio integrato, collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

L’Emicrania è Donna

L’Emicrania è Donna

Ebbene sì, noi appartenenti al genere femminile abbiamo questo primato: infatti la prevalenza dell’emicrania nelle donne (calcolata nell’anno precedente l’indagine e nei paesi occidentali, maggiormente colpiti) è compresa tra l’11 e il 25%, mentre quella nei maschi tra il 4 e il 9%.

Per fortuna questo dato non varia soltanto in rapporto al sesso, ma anche in rapporto all’età: infatti mentre nei bambini è presente in una percentuale variabile tra il 3 e il 5% e colpisce in modo più o meno uguale maschi e femmine, nelle età successive la prevalenza aumenta progressivamente fino ai 40 anni per poi decrescere e portarsi alle basse prevalenze (1-4%) della terza età.

Analizzando i dati a nostra disposizione ancor più da vicino, si osserva che lo squilibrio tra i sessi origina dalla pubertà: più del 10% delle emicranie  inizia appunto con  la pubertà; da quel momento per la donna affetta da emicrania le modificazioni ormonali relative a gravidanza, puerperio, menopausa, e anche assunzione di contraccettivi orali o terapia sostitutiva ormonale, influenzeranno l’andamento della patologia.

Emicrania E Ciclo Mestruale

 L’International Headache Society  distingue due forme in relazione al ciclo mestruale:

  •  l’emicrania mestruale pura (Pure Menstrual Migraine), caratterizzata da attacchi emicranici che si presentano nella finestra perimestruale, compresa tra meno 2 e più 3 giorni rispetto al primo giorno di mestruazione, in almeno 2 cicli su 3;
  • l’emicrania correlata alle mestruazioni  (Menstrually Related Migraine), in cui gli attacchi si verificano anche in momenti diversi dal ciclo mestruale.

Caratteristiche Degli Attacchi

Gli attacchi mestruali si presentano con le caratteristiche dell’emicrania senz’aura, sono molto intensi, hanno a volte anche  durata superiore a 72 ore, rispondono poco al trattamento farmacologico e hanno un’elevata probabilità di recidivare.

Generalmente questa forma di cefalea migliora in gravidanza,  per poi ripresentarsi appena dopo,  spesso purtroppo in forma peggiore.

Terapia

Anche per queste forme di cefalea è valida come prima cosa l’assunzione del sintomatico per stroncare l’attacco; i farmaci utilizzati sono gli stessi per l’emicrania senz’aura e quindi triptani,  (da preferire per il loro maggior controllo sul dolore e sui sintomi di accompagnamento) FANS, e vari analgesici in combinazione.

Si può poi intraprendere quella che viene definita “mini-profilassi”, cioè una profilassi a breve termine con somministrazione del farmaco  per un tempo che solitamente varia dai 6 ai 14 giorni coprendo il periodo mestruale. Oppure si può optare per una supplementazione estrogenica  prima della mestruazione, in considerazione del fatto che la fisiologica caduta dei tassi estrogenaci nel periodo pre mestruale, costituisce il principale fattore scatenante in questo tipo di emicrania.

Esistono poi altre strategie terapeutiche sicuramente complesse e con effetti collaterali importanti, da riservare ai casi più gravi .

Per concludere possiamo dire che anche se da tempo è noto che gli attacchi mestruali sono tra le forme di cefalea più difficili da trattare, abbiamo comunque a disposizione diverse strategie terapeutiche in grado di far fronte a questo tipo di mal di testa.

La dott.ssa Nicoletta Rocca, Neurologa, si occupa di Emicrania nelle Donne a Milano correlata al ciclo mestruale, collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Ma come russi!!!

Russamento, Apnee Ostruttive Notturne e Disturbi del Sonno

Quante volte molti di noi si sono sentiti fare questo ammonimento!

L’argomento non è banale e vi assicuro che in ambulatorio è causa di vere proprie discussioni di coppia  durante le quali , spesso, il soggetto che” subisce” il russamento è tacciato di nevrosi o quanto meno ipersensibilità nei confronti dei rumori esterni. Al di là di questo seppur importante impatto tra chi condivide la stessa camera da letto, il disturbo rappresenta un serio problema medico.

Incominciamo con definire cosa si intende per russamento:  si tratta di un rumore per di più inspiratorio prodotto dalla vibrazione del palato molle e dei pilastri posteriori delle fauci dovuto a un restringimento  delle vie aeree superiori.

Sappiamo che la respirazione è sotto il controllo di  un pace-maker situato a livello di una parte dell’encefalo denominata bulbo; questo centro risente e risponde a tre ordini di informazioni:

  1. Chimiche : fanno riferimento ai valori  ematici di ossigeno e CO 2 e del pH;
  2. Meccaniche: arrivano al centro respiratorio attraverso il nervo vago e hanno origine dai polmoni e dalla parete toracica;  i recettori di tipo meccanico sono sensibili allo stiramento, all’irritazione e se stimolati, accorciano l’inspirazione rendendo la respirazione rapida e superficiale;
  3. Comportamentali : le relazioni sociali , le emozioni, gli stress o semplicemente la assunzione dei pasti , sono tutte condizioni che influenzano, variandola, la attività respiratoria.

Anche la compromissione delle componenti periferiche della respirazione, polmonare e  muscolo-scheletrica, possono  quindi contribuire all’insorgenza di quadri di patologia respiratoria legati al sonno.

Ma cosa succede mentre dormiamo alla nostra respirazione ?

Nel sonno si verificano nei diversi stadi , modificazioni del controllo della respirazione caratterizzate da:

  • prevalenza del centro metabolico/automatico;
  • diminuzione del tono dei muscoli dilatatori delle vie aeree, con conseguente aumento della resistenza al flusso aereo;
  • riduzione dell’efficienza meccanica del sistema addome/ torace e i n particolare durante il sonno REM,   riduzione della risposta ventilatoria agli stimoli di aumentata CO2 e  riduzione di ossigeno.

Durante il sonno, vi è quindi la perdita del cosiddetto drive di veglia, cioè delle efferenze volontarie che partecipano al mantenimento di una ventilazione adeguata alle diverse necessità dell’organismo.

Queste premesse per capire meglio come  diverse condizioni favoriscono il russamento : per es. l’ipertrofia tonsillare e adenoidea, la deviazione del setto nasale, i polipi nasali e anche l’assunzione di alcuni farmaci.

Ma torniamo al nostro individuo russatore; durante il russamento vi è un amento inspiratorio dell’attività dei muscoli intercostali e della depressione endoesofagea  proprio per cercare di vincere la resistenza data dalle vie aeree ristrette al passaggio dell’aria.

Nei forti russatori poi possono presentarsi delle apnee ostruttive durante le quali  si verifica un vero e proprio  arresto del flusso di aria attraverso le vie aeree superiori (naso e bocca), mentre continuano e aumentano progressivamente i movimenti del torace e della parete addominale volti a vincere l’ostruzione , fino a ottenere la ripresa del respiro.

La Sindrome delle Apnee Ostruttive Notturne

Il quadro clinico della SINDROME DELLE APNEE OSTRUTTIVE NEL SONNO (SAOS) è molto ricco e oltre al russamento , che può essere il primo sintomo e quello che porta il paziente a consultare il medico, si caratterizza  per   un sonno agitato, risvegli per bisogno di urinare, sonnolenza diurna, cefalea mattutina, aggressività, irascibilità, alterazioni della memoria, riduzione della libido, modificazioni metaboliche e ormonali.

I soggetti maggiormente predisposti sono maschi di età superiore ai 30 anni

E’ nota la frequente associazione della sindrome con obesità, ipertensione arteriosa e cardiopatie.

Fattori di rischio il diabete, la broncopneumopatia cronica e ovviamente le patologie delle cavità nasali, del palato molle (ptosi), del faringe

Si comprende quindi l’importanza di non banalizzare un sintomo così frequente che può esser la spia di una patologia che conduce nel tempo , se non curata, anche a rischi consistenti.

La dott.ssa Nicoletta Rocca, Neurologa, può consigliarvi riguardo ai Disturbi del sonno a Milano e al russamento, collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

Quanti tipi di mal di testa!

Quanti tipi di mal di testa!

Ho mal di testa“: dietro questa semplice frase si cela un mondo complesso in cui confluiscono molteplici forme di cefalea.
Con il termine di cefalea si indicano genericamente tutte le forme dolorose localizzate a livello cefalico e in particolare un dolore localizzato al neurocranio (al di sopra cioè della linea immaginaria che passa tra l’occhio e l’orecchio). Read more »