Dimmi che famiglia hai e ti dirò chi sei

Il periodo sensibile durante il quale il bambino costruisce il legame di attaccamento è quello del primo anno di vita. Uno dei migliori indici di previsione del modello di attaccamento che emergerà tra la madre ed il suo bambino di 12 mesi è il modo in cui la madre parla della propria madre e della sua esperienza di essere accudita da lei quando era bambina. In effetti, la relazione della neomamma con la totalità della sua esperienza di ricevere cure materne esercita un’influenza fondamentale sul suo comportamento materno verso il bambino.

La storia di attaccamento è molto informativa per capire il comportamento degli adulti. In psicologia, esiste un test chiamato Adult Attachment Interview che ricostruisce il rapporto che il soggetto adulto aveva instaurato con il proprio genitore e che spiega il motivo per cui una persona arriva a manifestare un determinato assetto cognitivo in grado di condizionare la visione di sé e dell’ambiente circostante, la modalità con cui vengono vissute le esperienze e, in generale, il comportamento tenuto verso pressoché ogni attività e legame interpersonale.

Il modo con cui l’individuo riesce a gestire le relazioni sociali è strettamente correlato al modo con cui il genitore si è comportato con lui. L’attaccamento, quindi, ha un ruolo considerevole nell’influenzare i risvolti della personalità futura dell’individuo e, pertanto, anche nel condizionare la psicopatologia dell’adulto.

Per avere una sorta di schema che possa meglio aiutare a capire come il comportamento dei caregivers influenzi lo stile personologico del soggetto, è possibile identificare in linea di massima tre gruppi di psicopatologia dietro ai quali vi è stato un preciso atteggiamento genitoriale.

  •  Adulti con una modalità di rapportarsi all’ambiente tendenzialmente bizzarra, poco congrua alla realtà, strana e stravagante hanno avuto genitori incapaci di cogliere le loro richieste. La mancata sintonizzazione del genitore sui bisogni del figlio non ha permesso al bambino di riconoscersi ed identificarsi nelle proprie esigenze; il piccolo non ha potuto essere adeguatamente aiutato a fare una buona lettura del proprio mondo interno che appare, quindi, confuso ed inappropriato. Ne deriva un soggetto che nella vita è orientato all’isolamento sociale, allo scarso desiderio di coinvolgimento affettivo ed alla tendenza a creare le proprie interpretazioni della realtà in modo eccentrico e poco realistico.
  • Adulti con una forte emotività, drammaticità nel vivere i sentimenti, espressività esagerata del mondo interno sono persone che hanno tendenzialmente vissuto relazioni con genitori immaturi ed ambivalenti poiché incapaci di veicolare in maniera appropriata ed efficace la manifestazione dei sentimenti e dei bisogni profondi. Ne derivano adulti impulsivi e con elevate difficoltà di controllo.
  • Adulti ansiosi hanno alle spalle genitori ansiosi, insicuri, inclini ad adottare regole educative rigide poiché forte è il senso di insicurezza interna, peraltro trasmesso in toto al proprio figlio.

Soffermandosi su quest’ultimo cluster di tipo ansioso, è possibile ricostruire una famiglia ansiosa che vive il mondo esterno in termini di pericolo o di rischio potenziale verso il quale bisogna proteggersi dal momento che anche il corpo e la mente sono vissuti come vulnerabili e deboli. In molti casi, in famiglia vi è la presenza di un malato, o di un depresso, oppure è paventata la possibilità di malattie future, o ancora sussiste una storia di lutto. Tutto questo aggrava il senso della vita che appare difficile da sostenere e fa provare ad ogni membro il timore di “non farcela” a portare avanti il peso del rischio e delle responsabilità.

I genitori sono così terrorizzati dal mondo esterno che tengono i figli il più possibile protetti all’interno del loro piccolo mondo chiuso, senza considerare il danno che ciò causa sulla formazione psicofisica del bambino. In primis, il piccolo inizia a costruire un’esperienza di un sé fragile ed incapace di affrontare il mondo e, in seconda battuta, si avvia con maggiore probabilità verso la possibilità di sviluppare in modo grave una psicopatologia. La rappresentazione di sé debole autorizza la persona ad impaurirsi della crisi d’ansia e ad evitare i luoghi che riconosce come pericolosi, ma in questo modo rafforza il mantenimento della sofferenza. Il senso di sé fragile e debole è il punto di partenza di tutte le patologie d’ansia. E’ fondamentale indagare con il paziente ansioso la sua storia di attaccamento perché ciò consente di ricostruire la fiducia verso se stesso e di demolire determinate credenze che derivano da lontano.

La dott.ssa Alessia Giulia Santoro, Psicologa e Psicoterapeuta, si occupa di Psicoterapia a Milano per il disturbo di personalità collaborando con la dott.ssa Cristina Selvi, PsichiatraPsicoterapeuta e Omotossicologa a Milano presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6.

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La dott.ssa Alessia Giulia Santoro è una Psicologa Psicoterapeuta che esercita la sua attività presso l'Ospedale San Raffaele di Milano. Collabora presso lo Studio Psichiatria Integrata in piazza Gorini 6, Milano. | Contatta la dott.ssa Alessia Giulia Santoro |
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