I farmaci antiepilettici in psichiatria

L’utilizzo di molecole antiepilettiche in psichiatria è diventato una pratica clinica usuale negli ultimi anni. Questi farmaci, a volte associati ad altre molecole, danno ottimi risultati su alcune forme di ansia e nell’insonnia.

Gli antiepilettici, come dice il nome, vengono originariamente utilizzati per trattare le crisi comiziali, più note come crisi epilettiche, ma sono anche dotati di attività sedativa, ansiolitica, antidolorifica e miorilassante. Hanno inoltre la potenzialità di contenere i comportamenti impulsivi e aggressivi. Agiscono riducendo l’ipereccitabilità neuronale che è alla base della genesi di sintomi come ansia, contratture muscolari, disturbi del sonno, dolori da lesione neuropatica e ovviamente le crisi epilettiche.

Come funzionano i farmaci antiepilettici?

La loro azione si esplica principalmente a livello di alcune zone cerebrali che appartengono al sistema limbico, la corteccia prefrontale, l’amigdala, l’ippocampo, tutte zone deputate al controllo emotivo e al controllo dell’impulsività.

Alcune forme di ansia rispondono particolarmente bene a questo tipo di terapia, ad esempio l’ansia e i tremori che compaiono in corso di crisi di astinenza da sospensione di alcolici.

I farmaci ad azione ansiolitica più comunemente noti ed utilizzati sono le benzodiazepine, ottime molecole soprattutto destinate ad un utilizzo a breve termine. Sono, infatti, farmaci che inducono fenomeni di tolleranza e di dipendenza che ne limitano l’efficacia e l’utilizzo per periodi più lunghi Inoltre, se assunti a lungo o in dosaggi non adeguati possono indurre  disturbi di memoria, di gravità variabile in base alla molecola utilizzata, alle caratteristiche del singolo paziente e al dosaggio assunto. Negli anziani, che sono tra l’altro soggetti particolarmente inclini all’ansia, una terapia con benzodiazepine va valutata con estrema attenzione, proprio per il rischio di disturbi a carico della memoria, dell’equilibrio e in alcuni casi anche per comparsa di un effetto paradosso, con confusione e agitazione.

Per quali patologie psichiatriche vengono utilizzati i farmaci antiepilettici?

Nell’anziano gli antiepilettici possono essere utilizzati con efficacia anche negli stati di agitazione con disturbi del comportamento, quindi ad esempio nella Demenza. Prima ancora che il loro utilizzo nella cura dell’ansia, da lungo tempo i farmaci antiepilettici sono impiegati per la loro potenzialità di stabilizzare il tono dell’umore.  Alcune di queste molecole sono, infatti, molto efficaci sia per controllare la fase euforica del Disturbo Bipolare sia nella profilassi delle ricadute, cioè per ridurre la probabilità di recidive e limitare la ciclicità degli episodi depressivi o di euforia.

Gli studi hanno segnalato che alcune molecole sono più efficaci come stabilizzatori del tono dell’umore (Carbamazepina, Acido Valproico, Lamotrigina) mentre altre sono maggiormente indicate nel trattamento dell’ansia (Gabapentin e Pregabalin). Possono essere utilizzate in mono-terapia o associate ad altri farmaci efficaci nell’ansia, come gli antidepressivi serotoninergici o SSRI, anche con lo scopo di contenerne i dosaggi  in virtù dei possibili effetti collaterali indesiderati come l’aumento di peso o il calo del desiderio sessuale.

Gli effetti positivi della mono-terapia con anticonvulsivanti si sono osservati soprattutto nel Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD).

Negli Attacchi di Panico vengono spesso utilizzati in  associazione con altre molecole dotate di effetto anti-panico come la paroxetina. Inoltre, grazie alla sua potenzialità di modulare e controllare i comportamenti impulsivi è stato osservato un effetto positivo sull’abuso di benzodiazepine o alcolici nei pazienti affetti da disturbi d’ansia.

Anche nella Fobia Sociale diversi studi hanno confermato che l’introduzione in terapia di un anticonvulsivante può potenziare in modo rilevante l’azione del serotoninergico.

Sebbene i dati non siano ancora completi e a volte gli studi non confermino una sufficiente efficacia degli anticonvulsivanti nella cura dell’ansia, è però vero che l’esperienza con i pazienti permette di individuare quelle situazioni cliniche in cui la particolare qualità del disagio riferito può rispondere bene a questa terapia.

Per quanto riguarda gli effetti collaterali, da segnalare soprattutto  sonnolenza,  vertigini e debolezza muscolare, sintomi che tendono a regredire dopo i primi giorni di terapia e che possono essere contenuti modulando la dose prescritta.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di farmaci antiepilettici in psichiatria a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

dott.ssa Cristina Selvi
La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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