Disturbi di Ansia: Focus sulla necessità di un Approccio Integrato

Tratto da un articolo pubblicato sulla rivista scientifica: Evidence Based Medicine dell’agosto 2012.

In questo articolo gli Autori analizzano ben 194 lavori scientifici che indagano se  può essere utile associare alla terapia farmacologica e psicologica dei disturbi d’ansia, un intervento di potenziamento che riguardi la Medicina non Convenzionale o interventi sullo stile di vita, sull’alimentazione o sull’attività fisica.
Per semplicità di esposizione non analizzerò ogni singolo tipo di Disturbo d’Ansia, come invece hanno fatto gli Autori, e riassumerò ciò che è emerso dal loro studio.

L’obiettivo è di dimostrare se l’uso di farmaci e di terapie complementari, insieme alle modifiche dello stile di vita, dell’attività fisica e della dieta possano essere considerate potenziali opzioni terapeutiche, anche in associazione alla terapia farmacologica.
Questi studi sono anche scaturiti dall’osservazione che una percentuale di pazienti che assumono farmaci per ansia continua a soffrire di sintomi significativi nonostante la terapia,  si evidenzia quindi la necessità di valutare ulteriori interventi per potenziare l’efficacia delle attuali strategie di cura.
Personalmente mi preme sottolineare come sia necessaria una diversa apertura mentale della classe medica al fine di conoscere sempre meglio tutto ciò che  possiede valore terapeutico, così che lo specialista possa consigliare ed indirizzare il paziente che si rivolge a lui con informazioni quanto più complete  e corrette.

Nell’articolo in questione si segnala innanzitutto l’efficacia delle tecniche psicologiche quali gli approcci di ristrutturazione cognitiva e comportamentale, il training autogeno di rilassamento e altre forme di terapia psicologica che andrebbero sempre associate alla terapia farmacologica.

Sono poi analizzati interventi quali il massaggio terapeutico che risulta essere il più gradito e diffuso come strategia anti-ansia; ciò nonostante gli studi condotti su questa metodica non siano ancora esaustivi; ancora cioè non si può parlare di una efficacia scientificamente comprovata per le tecniche di massoterapia. Ciò non esclude ovviamente l’effetto positivo conseguente al rilassamento determinato da questo tipo di pratiche.

L’agopuntura viene analizzata in numerosi studi, molti dei quali condotti in modo metodologicamente corretto ed emergono chiare evidenze sperimentali circa la sua efficacia. Questa pratica agisce stimolando la produzione di oppioidi, regolando quindi l’umore e la percezione del dolore, inducendo ansiolisi con l’attivazione delle vie nervose che utilizzano serotonina e noradrenalina e modulando la produzione di cortisolo, che è aumentata in caso di ansia.

Per quanto riguarda la fitoterapia, gli studi segnalano la maggiore efficacia di preparazioni a base di Ginkgo Biloba, di Kava (Piper Methysticum), di Iperico o Erba di San Giovanni nel ridurre i sintomi d’ansia, rispetto al placebo.

L’uso delle erbe non va comunque inteso come del tutto scevro da controindicazioni, vanno sempre prescritte da medici che sono in grado di valutare le loro eventuali controindicazioni, ad esempio potenziale  tossicità sul fegato e  interferenza sui processi di coagulazione.

Inoltre questi preparati sono utili solo a dosaggi efficaci e quindi spesso non presenti nelle preparazioni da banco per autoprescrizione.

Attività fisica ed esercizio per prevenire i disturbi d’ansia

Inattività fisica è oramai riconosciuta come fattore di rischio per lo sviluppo di molti disturbi, comprese le malattie psichiche. L’attività fisica regolare sembra inoltre ridurre la mortalità per tutte le cause. Ad ogni modo, un’attività fisica regolare si è dimostrata correlata a un maggior benessere emotivo.

Studi condotti su 8098 adulti, tra i 15 e i 54, anni hanno dimostrato che una attività regolare è associata ad una diminuzione della prevalenza di disturbi d’ansia, compresi gli attacchi di panico.

Un ampio studio condotto in Svezia, su un campione di 2548 adolescenti seguiti per un periodo di 2 anni, conferma che una attività sportiva di almeno 2 ore alla settimana è associata a valori più bassi di sintomi d’ansia, stimati attraverso Scale di Valutazione validate scientificamente.

I meccanismi neurobiologici alla base dell’effetto ansiolitico dell’attività fisica non sono del tutto chiariti, sicuramente è implicata una migliore modulazione del sistema nervoso neurovegetativo, una maggiore produzione di endorfine e di fattori neurotrofici. L’esercizio fisico moderato ha inoltre un’azione antiinfiammatoria e antiossidante a livello del Sistema Nervoso Centrale.

Infiammazione e Stress Ossidativo sono entrambi concause nella genesi di numerosi disturbi mentali, tra cui anche la Depressione.

Gli studi iniziano anche ad approfondire secondo la Medicina di Genere per indagare quale tipo di esercizio sia più indicato nei due sessi, ad oggi infatti si segnala maggiore efficacia nel sesso  maschile per ansia e disturbi dell’umore e nel genere femminile per quanto concerne le somatizzazioni dell’ansia. Le attuali linee guida del BEST PRACTICE TREATMENT raccomandano comunque sempre un’attività fisica regolare di circa 30 – 45 minuti almeno 3 o 4  volte alla settimana come supporto al trattamento dei Disturbi d’Ansia.

Tecniche di Meditazione (Mindfullness, Tai Chi e Yoga) per ridurre l’ansia

Negli ultimi anni durante i quali i concetti della  filosofia buddista si sono diffusi sempre più in Occidente, si è registrato un crescente interesse nel valutare il rapporto tra  pratiche di meditazione e salute mentale.

Esistono di programmi di Mindfullness Based Stress Reduction, che si basano su questi concetti e si sono dimostrati efficaci nella riduzione della sintomatologia nel Disturbo da Attacchi di Panico (PD) e nel Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD).

Questi interventi prevedono incontri di gruppo, workshop e soprattutto esercizio quotidiano da parte del paziente.In alcuni studi una percentuale di pazienti ha dimostrato che i miglioramenti si sono mantenuti nel tempo fino a ben tre anni dalla terapia. Sono invece per ora insufficienti gli studi di valutazione dell’efficacia della Mindfullness nel Disturbo Ossessivo Compulsivo (OCD). I benefici delle pratiche di meditazione e consapevolezza iniziano ad essere conosciuti da un punto di vista neurobiologico e riguardano sia il rilascio dei neurotrasmettitori che modifiche strutturali a livello delle cellule cerebrali, come dimostrato da studi di neuroimaging che indagano la funzione e la morfologia dell’encefalo.

Per quanto riguarda pratiche fisiche che richiedono anche esercizio di concentrazione come Yoga e Tai Chi, i dati non sono ancora del tutto sufficienti,     sebbene venga confermata una significativa riduzione dei sintomi d’ansia, in associazione alla terapia farmacologica, se questi esercizi vengono praticati per almeno 2 o 3 volte alla settimana e per un periodo di almeno 6 mesi.

Interessante è uno studio statunitense che indaga l’utilizzo della pratica Yoga nell’ansia da prestazione di musicisti e cantanti laureati al Conservatorio. Il programma prevedeva 9 settimane di pratica, per 60 minuti, 2 volte alla settimana associata ad  una breve pratica a casa quotidiana. I risultati dello studio suggeriscono che lo Yoga è un intervento promettente per ridurre l’ansia da prestazione con risultati e miglioramenti mantenuti nel tempo.

Dieta e nutrizione per prevenire i disturbi d’ansia

La ricerca sul ruolo della dieta sulla salute mentale è ancora in via di sviluppo. Alcuni studi però hanno cercato di valutarne l’influenza nei disturbi d’ansia.

Il primo studio è stato condotto su un campione di donne australiane in cui è stato dimostrato che una dieta ricca di frutta, verdura, cereali integrali e carni bianche è associata ad una minore probabilità di sviluppo di malattia depressiva ma non di ansia. L’altro studio è invece norvegese e anche in questo caso una dieta “occidentale” cioè ricca di salumi, snack, margarina, bevande gasate zuccherine, dolci e zuccheri raffinati è correlata a una maggiore probabilità di depressione ma non di ansia. E’ verosimile che questo sia legato al forte potere acidificante e infiammatorio che un’alimentazione come quella suddetta determina.

Una dieta ricca di Omega 3 e Omega 6, in giusta proporzione, è invece protettiva circa lo sviluppo di depressione e anche di ansia.

 Conclusioni

In conclusione si può affermare che esistono, allo stato dell’arte, numerosi studi che cercano di chiarificare quanto possano essere efficaci alcune strategie terapeutiche e approcci alternativi da associare alla terapia farmacologica e alla psicoterapia per il trattamento dei disturbi d’ansia, allo scopo di potenziarne l’efficacia. Diversi studi evidenziano l’utilità di questi approcci, differenziandoli tra quelli più efficaci e quelli ancora non validati.

Queste ricerche non sono per ora completamente esaustive e sarà necessario indagare meglio l’efficacia di queste pratiche nelle  diverse forme di disturbi d’ansia. Un altro dato importante che emergerà dai futuri approfondimenti dovrà riguardare anche l’efficacia a lungo termine e la prevenzione delle recidive.

La dott.ssa Cristina SelviPsichiatra a MilanoPsicoterapeuta e Omotossicologa, si occupa di Psichiatria, psicoterapia e medicina omotossicologica per la terapia dell’ansia a Milano. Ha fondato lo Studio Psichiatria Integrata al fine di promuovere un approccio integrato ai disturbi dell’umore fra varie discipline e metodi, che fornisca alla persona una risposta il più adeguata, più personalizzata e più corretta possibile in un momento di difficoltà della propria vita.

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La dott.ssa Cristina Selvi, Medico ChirurgoPsichiatra e Psicoterapeuta,  si occupa di Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica a Milano, presso il suo Studio Psichiatria Integrata, in Piazzale Gorini 6. E' autrice di un Blog di Informazione Medica e di un Ebook sugli argomenti Psichiatria, Psicoterapia e Medicina Omotossicologica e promotrice di un modello d’intervento integrato fra queste discipline che valorizzi una conoscenza globale della persona. | Google | Contatti |
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